BREVI
CONSIDERAZIONI SULLA DIDATTICA
Didattica
della storia
Quando si fa
"storia", come disciplina scolastica, la priorità andrebbe data
all'economia, poiché la storia economica, meglio di qualunque altra storia,
permette di concatenare i fatti e le diverse epoche.
Quando invece si prende in
esame il "pensiero" degli uomini, occorrerebbe dare un certo risalto
alle idee politiche, poiché esse costituiscono una sintesi di tutte le altre
idee, nonché una loro verifica applicativa. Dalla politologia si può poi
risalire all'etica, alla filosofia ecc., nonché alle concezioni in campo
socio-economico.
Compito della scuola
dovrebbe essere, anzitutto, quello di far capire il presente, che ha una priorità
sia sul passato che sul futuro. E' impossibile capire il passato senza conoscere
il presente, e chi vuole vivere e conoscere a fondo il presente, deve avere del
passato un quadro molto sintetico, essenziale.
E' vero, il presente può
essere meglio compreso se si vanno a ricercare nel passato le motivazioni
storiche del suo esistere (delle sue contraddizioni), ma questo non significa
che il passato può offrirci le soluzioni dei nostri problemi. La libertà
dell'uomo deve giocarsi nel presente.
La storia, dunque,
andrebbe fatta a partire dal presente, rivolgendosi al passato per cercare gli
agganci col presente. Come si può pretendere che il giovane consideri
"vivo" un tempo morto, quando per lui la scuola rende
"morto" un tempo vivo? Se esiste un presente significa che il senso
del passato non si esaurisce nel passato.
Insegnamento
delle scienze umane e naturali
Occorrerebbe un
insegnamento di scienze umane e sociali che esaminasse le correnti di pensiero
che più hanno determinato lo sviluppo della storia contemporanea:
1) il percorso
dell'empirismo inglese che ha portato alla nascita dell'economia politica
classica;
2) il percorso del materialismo francese che ha portato alla nascita delle
teorie politiche sul socialismo;
3) il percorso della filosofia idealistica tedesca che ha portato alla scoperta
delle leggi della dialettica.
Naturalmente tutte le
correnti di pensiero e di azione che sono seguite all'economia, alla politica e
alla filosofia suddette, dovrebbero essere prese in attenta considerazione
(analiticamente), mentre tutto quanto ad esse precede è sufficiente esaminarlo
in modo sintetico.
Oltre a ciò bisognerebbe
prendere in esame alcuni autori fondamentali, che sono all'origine di diverse
scienze, come ad es. Machiavelli (politica), Galilei (scienza sperimentale),
Grozio (diritto), Freud (psicanalisi) ecc. L'esame delle scienze naturali
dovrebbe anche cogliere quegli aspetti che hanno un aggancio, un riflesso, una
conseguenza (diretta o indiretta) sulle questioni umane e sociali.
Triennio
delle medie superiori
Suddiviso per aree
specialistiche:
- scienze
sociali: antropologia, sociologia, politica, diritto, economia,
etnologia...;
- scienze linguistiche:
letteratura italiana e straniera, linguistica, semiotica, psico e
socio-linguistica...;
- scienze esatte: fisica,
chimica, matematica, astronomia, geografia, statistica...;
- scienze estetiche: musica,
pittura, scultura, recitazione, spettacolo, fotografia, cinematografia....
Abolire:
- la storia
come materia specifica, reinserendola in ogni disciplina (ad es. storia della
letteratura, della matematica ecc.);
- la filosofia come materia
specifica, anche se nel fare la storia di una disciplina si dovrà tener conto
sia della filosofia che della religione;
- la pedagogia e la psicologia
come materie specifiche, rendendole obbligatorie (come scienze dell'educazione)
per la formazione non solo di ogni docente ma di chiunque faccia l'università.
Considerare ogni disciplina in riferimento all'attualità.
Predisporre:
Materie
trasversali:
oltre a storia, filosofia/religione, psicologia/pedagogia, informatica, inglese.
Considerare: etica/ecologia (l'etica non può prescindere dalle questioni
sessuali).
Sul
processo dell'apprendimento
Se oggi prendiamo un
qualunque individuo di qualunque parte della terra e lo costringiamo a imparare
le equazioni di II grado, siamo certi che prima o poi le imparerà.
Ma questo cosa significa?
Significa che le potenzialità del nostro cervello non conoscono, attualmente,
alcun confine geografico. La differenza fra le applicazioni di queste
potenzialità è relativa alle circostanze socio-economiche.
In potenza, quindi, tutti
gli uomini sono uguali, e lo sarebbero anche in atto se le circostanze fossero
le stesse. Questo perché tutti gli uomini provengono da un unico ceppo, che col
passare dei secoli si è semplicemente limitato a differenziarsi sul piano
fenomenico (colore della pelle, caratteristiche somatiche, varietà dei
linguaggi ecc.).
Naturalmente a parità di
condizioni sociali continuerebbero a sussistere le differenze dovute alle qualità
soggettive (inclinazioni, attitudini, interessi ecc.).
A questo punto però sorge
una domanda: le attuali potenzialità del cervello sono sempre state tali o
hanno avuto per così dire una "data di nascita"? Per quale ragione
dovremmo pensare che l'evoluzione della natura avrebbe dotato l'uomo (in
anticipo) di enormi potenzialità cerebrali, quando per secoli e secoli egli non
ne avrebbe usate che un'infima parte? Anche agli animali è possibile
l'adattamento all'ambiente, ma entro limiti relativamente ristretti. Per quale
ragione l'uomo si differenzia in misura così spiccata dal resto degli animali?
Detto altrimenti: lo
sviluppo della storia e la modificazione dell'ambiente hanno anche determinato
una trasformazione qualitativa della massa cerebrale (nel senso cioè che ne
hanno aumentata la potenzialità), oppure storia e ambiente non sono altro che
il frutto di diversi modi di utilizzare delle potenzialità innate?
E' cioè possibile
supporre che il figlio di due genitori intellettuali, a loro volta figli di una
o due generazioni di intellettuali, riuscirà a risolvere le equazioni di II
grado più facilmente di qualunque altro individuo diversamente condizionato,
soltanto perché le potenzialità del suo cervello hanno subìto delle
modificazioni organiche e qualitative?
Oppure possiamo
tranquillamente sostenere che con la comparsa dell'uomo la natura ha raggiunto
il massimo della sua perfezione possibile (a livello organico), per cui anche
fra un milione di anni l'attuale massa cerebrale non subirà delle sostanziali
modifiche?
Se col passare dei secoli
(o dei millenni) è avvenuta una modifica organica sostanziale nell'evoluzione
della massa cerebrale della specie umana, si può ancora considerare il concetto
di "uomo" come un parametro universale, valido anche per tutti i tempi
passati? In che senso allora si deve intendere il concetto di
"storia"?
Il
rapporto docente/studente
E' assurdo pensare che tra
un insegnante e un allievo vi possa essere una tale reciproca influenza che
porti lo stesso allievo, ad un certo punto, ad assumere il ruolo
dell'insegnante.
La piena simmetria può
esserci solo tra persone equivalenti, alla pari, non tra persone oggettivamente
diverse. E' l'adulto che deve abbassarsi al livello del giovane per indurlo a
crescere. Se l'adulto non si comporta così, non sarà certo il giovane a fare
il primo passo verso l'adulto. In assenza di valori educativi, i giovani, quando
imitano gli adulti, non fanno che acquisire i lati peggiori. In ogni caso essi
riproducono quelle esperienze adulte che, anche se non negative, in loro lo
diventano, poiché essi non hanno la responsabilità adeguata che le supporti.
L'insegnante dunque deve
restare tale, anche quando, per ragioni funzionali o di opportunità, vuole
realizzare un rapporto simmetrico con l'allievo. Considerare equivalenti due
soggetti così diversi significa implicitamente ammettere che non si crede nel
concetto di educazione o di formazione.
Certo, l'insegnante deve
adeguarsi al contesto, ma fino a un certo punto; deve valutare le reazioni dello
studente (o della classe) ai suoi stimoli; deve saper modificare (anche
radicalmente) il proprio atteggiamento sulla base delle risposte agli stimoli,
ma non può, neanche per un momento, dimenticare che fra lui e i suoi allievi il
rapporto è e resta soprattutto di tipo complementare, cioè asimmetrico.
I ragazzi possono avere
rapporti paritetici tra loro, come tra loro li hanno i docenti, ma la simmetria
tra docenti e studenti al massimo può avere un valore di tipo strumentale,
finalizzata a determinati obiettivi. Nel momento stesso in cui si pretendesse di
realizzarla come una costante pedagogica, l'evoluzione del giovane cesserebbe
d'essere stimolata.
Il docente quindi non può mai rinunciare all'idea di doversi imporre quando le circostanze lo richiedono. Sono gli stessi studenti che pretendono questa determinazione di carattere. Supplire alle carenze di motivazioni educative con la simmetria ad oltranza, porta il giovane a illudersi che nella vita sociale tutto sia relativamente facile da ottenere, e il docente a sentirsi frustrato in un ruolo che non gli appartiene.