E'
possibile trovare un'intesa coi sostenitori della
scuola privata?
- I sostenitori delle scuole
private dicono che in questo momento un cittadino
cattolico sta finanziando con le sue tasse una scuola che
cattolica non è (quella statale). Bene, ma allora il
problema è un altro.
- Se vogliamo delle scuole
confessionali, aboliamo quella statale e reimpostiamo
completamente il sistema del finanziamento pubblico.
Altrimenti le contraddizioni non si risolveranno mai. Si
faranno sempre delle ingiustizie.
- Abolire la scuola statale
significa in sostanza che la sua gestione deve essere
affidata ad altri ENTI.
- Questi enti non possono che
essere LOCALI, poiché l'unica alternativa possibile allo
Stato è la "società civile".
- Questi enti locali (dai
classici Regione - Provincia - Comune sino a cooperative,
associazioni ecc.), per poter sussistere, devono far leva
sulle tasse di tutti i cittadini locali (regionali o
provinciali), che, se vogliamo, possiamo anche
distinguere in maniera ideologica (le tasse dei cittadini
cattolici alle scuole cattoliche ecc.), ma forse è
meglio limitarsi a fare quanto segue.
- [Premetto che qui do per
scontato che la Regione debba diventare un vero organo di
governo e legislativo, al pari dei Cantoni svizzeri].
- Tutti i cittadini locali
devono pagare le tasse per sostenere le scuole che
vogliono avere. Questo il principio-base. Ora vediamo
come applicarlo.
- Se p.es. una cooperativa di
genitori e insegnanti ed eventualmente esperti vuole
realizzare una scuola ad orientamento
"galileiano" (cioè scientifica, tecnologica,
sperimentale, ecc. sia nei metodi che nei contenuti), e
dimostra di aver un certo numero di potenziali iscritti,
ha diritto ad usufruire di finanziamenti tratti dal
budget locale destinato alla scuola "pubblica",
cioè non statale (perché intanto questa è stata
abolita), né privata (perché quella
"pubblica" viene finanziata con le tasse di
tutti i cittadini).
- Questi finanziamenti
ovviamente verranno dati sulla base del numero previsto
di iscritti.
- In pratica sarebbero i
cittadini locali a decidere quali tipi di scuole
finanziare sul loro territorio. Ci saranno i geovisti che
vorranno le loro scuole, i valdesi le loro, gli ebrei
pure, i cattolici, i marxisti (se ci sono ancora) ecc.
ecc.
- A questo punto sorge un
problema: fatto il contenitore, quali contenuti?
I programmi, gli obiettivi
devono infatti essere
abbastanza equivalenti, poiché ci troviamo a vivere in
uno stesso paese, che ha ancora dei confini nazionali,
per quanto l'Europa sia alle porte e il villaggio globale
pure; che ha ancora una lingua nazionale, per quanto le
censure statali nei confronti dei dialetti siano stati un
assassinio culturale bell'e buono, e via discorrendo.
- Ebbene, qui bisognerà
mettersi d'accordo: una larga parte dei programmi dovrà
esser comune a tutte le scuole (laiche o
religiose che siano); un'altra parte invece potrà essere
specifica, diversa, settoriale, ideologica ecc.
- Se non ci si metterà
d'accordo, allora è meglio abolire il valore
legale dei titoli di studio e lasciare che sia
la società, il mondo del lavoro (nazionale ed europeo),
a giudicare, a posteriori, quanto valga un determinato
diploma. Sarà la società a fare gli esami sul
diplomato
- Però se ci sono dei
programmi comuni, dovranno anche esserci degli standard
comuni di valutazione, degli esami finali di
maturità fatti in maniera uniforme, almeno su un
territorio abbastanza grande (diciamo regionale o
interregionale, se le Regioni sono abbastanza omogenee. A
livello nazionale si potrebbero decidere degli standard
minimi, di livello elementare, cui tutti dovrebbero
attenersi
).
- Questo comunque significa
decidere insieme delle prove di verifica, dei test, dei
questionari
per misurare il livello di
apprendimento, ecc.
- Quali problemi
potrebbero sorgere da questa impostazione generale del
sistema scolastico "pubblico"?
- In certe scuole si potrebbero
insegnare cose assurde, anacronistiche, antidemocratiche,
ecc. Si può impedirlo? No. L'unica cosa che si può fare
è quella di tenere democraticamente queste scuole in
contatto fra loro, agevolando il più possibile il sereno
e pacifico confronto reciproco (su temi culturali,
sociali, religiosi ecc.).
- Se le scuole vengono
finanziate con le tasse dei cittadini locali, le Regioni
più ricche avranno scuole migliori di quelle più
povere. Si può fare qualcosa per limitare questo gap?
Sì, attraverso intese, gemellaggi, convenzioni
tra
scuole di Regioni diverse (magari rendendo obbligatorio
la partnership per ogni scuola), ma anche attraverso lo
stanziamento di una quota specifica, che serva a
riequilibrare le situazioni difficili
Non lasciamo
però che questi fondi vengano gestiti dallo Stato, che
ne sarebbe del tutto incapace. Creiamo degli organi
interregionali.