
UTOSKUL
La scuola
che non c'è
Non
c'era una volta, non c'è mai stata, ma forse un giorno di
sarà
- Nell'isola di Utoskul tutto
veniva concepito in maniera AUTO (autonomia,
autogestione, autoconsumo
). Anche quando c'era
DIPEN, era sempre INTER, per cui nessuno si sentiva SERV
dell'altro, nessuno poteva COMAND sull'altro.
- Società e scuola erano fuse
come l'acciaio: l'una (il ferro) non poteva fare a meno
dell'altra (la ghisa). Tutta la società era in costante
Educazione permanente.
- I più anziani insegnavano ai
più giovani, ma nessuno diceva: "Io non ho bisogno
d'imparare più nulla".
- Quello che si trasmetteva era
il sapere degli avi, degli antichi abitanti di Utoskul,
che col tempo era stato ampliato, perfezionato, ma che,
nella sostanza, era rimasto sempre quello, perché era un
sapere umano, a misura d'uomo.
- Gli abitanti di Utoskul
infatti avevano capito che la saggezza, il benessere, la
felicità
non dipendono dalle cose che si
possiedono, né dal progresso e neppure dal tempo che
scorre: dipendono solo dalla libera volontà degli uomini
di vivere nella pace, nell'aiuto reciproco, nell'esigenza
di dirsi sempre la verità. Avevano capito che la verità
rende liberi.
- Quando in una città o nel
bel mezzo di una campagna dell'isola di Utoskul si voleva
edificare una scuola, tutti gli abitanti si riunivano a
Consiglio e discutevano su quale tipo di scuola avessero
bisogno.
- Agricoltori, artigiani,
operai
tutti dicevano la loro: "Io ho bisogno
di ragazzi che conoscano questo e quello, che sappiano
fare questo e quello
".
- Così dalla scuola non
uscivano mai dei ragazzi che non sapessero dove andare.
- La cosa più bella di Utoskul
è che tutto quanto dava vita all'isola, era tenuto sotto
controllo. Praticamente non c'erano sprechi: aria, acqua,
cibo, materie prime, materie lavorate
tutto veniva
utilizzato per il bene comune.
- E se qualcuno si lamentava,
perché gli sembrava d'essere discriminato, subito si
convocava un Consiglio per discuterne. E una soluzione
veniva sempre trovata.
- Problemi da risolvere ce
n'erano sempre tanti, ma nessuno li usava come pretesto
per dire: "Sono più bravo io, voi non sapete fare
niente".
- Tutta la vita dell'isola era
come un grande termitaio: ognuno aveva qualcosa da fare,
perché il lavoro dava soddisfazione. Chi era bravo,
anzi, molto bravo in un'attività, ne sapeva fare tante
altre, perché non c'era lo specialista che ne sapeva
fare solo una, e quando si aveva bisogno di un esperto,
non si stava lì a guardarlo, ma ci si metteva subito al
suo servizio, per imparare.
- Gli utoskuliani, anche quando
non svolgevano alcun vero lavoro, non stavano mai in
ozio: chi dipingeva, chi disegnava, chi suonava uno
strumento, chi scriveva poesie
l'arte era il più
grande passatempo della loro giornata. I suoi primi
rudimenti li apprendevano a scuola, oltre che in
famiglia, perché la scuola cominciava ad essere
frequentata molto presto, praticamente subito dopo lo
svezzamento.
- La caratteristica tipica di
Utoskul era che la scuola non finiva mai. Di tanto in
tanto, infatti, gli utoskuliani tornavano sui banchi per
imparare cose nuove; anzi, molti di loro tornavano a
scuola non come studenti, ma come insegnanti
Siccome da adulti avevano imparato cose abbastanza
particolari, stavano lì uno o due anni a insegnarle,
finché gli abitanti dell'isola non le avessero apprese.
- Il sapere, la scienza, la
tecnologia, la cultura, l'arte
si trasmettevano
senza sosta e tutti potevano essere maestri e discepoli
allo stesso tempo, gli uni degli altri. La scuola metteva
a disposizione di chiunque lo volesse, laboratori,
attrezzature, libri, tutti i materiali necessari a
svolgere un lavoro didattico.
- Praticamente la scuola era
sempre aperta, giorno e notte.
- Per questo motivo tutti erano
interessati a sostenerla, a potenziarla, a incentivarne
l'uso. La scuola era di tutti i cittadini che avessero
qualcosa da insegnare o da imparare.
- Poiché gli abitanti di
Utoskul consumavano ciò che producevano, non avevano
bisogno di frequentare gli abitanti di altre isole,
però, siccome erano molto curiosi, spesso organizzavano
feste, mercati, gemellaggi, scambi di esperienze
Infatti, erano convinti di aver sempre qualcosa da
imparare
- Volevano sentirsi liberi, ma
sapevano far tesoro dell'esperienza altrui.
- Questi rapporti erano così
amichevoli che quando, per un motivo o per un altro, si
era costretti a dipendere per certe cose dalla produzione
altrui, nessuno metteva in discussione che dovesse
esserci un vantaggio reciproco.