Annuari e calendari

di Umberto Landi

Le scuole, a modo loro, hanno sempre cercato di far conoscere all’esterno quello che andavano facendo. Questo bisogno e questa intenzione si manifestavano - e si manifestano tuttora - soprattutto alla fine dell’anno scolastico e si concretizzano in ‘ manifestazioni’ (recitazioni, saggi di attività motorie, spettacoli vari, mostre ecc.) aperte alla partecipazione delle famiglie e delle autorità locali.

Nei casi riusciti, tali iniziative hanno la funzione di saldare il bisogno, l’interesse e l’impegno della scuola - e di chi vi lavora - a savoir faire e il faire savoir quello che vi si fa. Nei casi meno fortunati, l’obiettivo di ‘promuovere l’immagine della istituzione scolastica’ diventa fine a se stesso, prevalendo e travolgendo il legittimo interesse a costruire una interazione con l’utenza che abbia il senso di una corretta informazione e rendicontazione.

Le scuole meglio organizzate o più ‘impegnate’, anche nel passato, hanno fatto qualcosa di più: un giornalino, un ‘numero unico’ o altra pubblicazione che lasciasse una traccia documentale meno effimera, che nei casi migliori, assumeva la forma dell’annuario.

Specialmente nelle scuole secondarie la pubblicazione dell’annuario era (ed è ancora in alcuni casi) l’occasione per attivare la collaborazione dei docenti e degli alunni migliori cui si univano - e si uniscono - spesso (nella ricorrenza di anniversari o altri momenti celebrativi) ex allievi diventati ormai professionisti e studiosi affermati.

Non poche volte tali annuari raggiungevano il livello non solo di ‘archivi della memoria e della storia della Istituzione scolastica’ ma anche quello di pubblicazioni di pregevole livello sul piano della ricerca e della documentazione storiografica tanto da risultare fonti interessanti anche per un pubblico più generale e più vasto.

Negli ultimi anni, le istituzioni scolastiche producono molta documentazione, sia in forma cartacea che in compact disk, videocassette ed altro. Progetti, resoconti di esperienze, monitoraggi, valutazioni, certificazioni di qualità ecc., senza dimenticare i documenti ‘ufficiali e obbligatori’: Carta dei servizi, Piano dell’offerta formativa, Progetti vari, Accordi di programma, Convenzioni, Costituzione e attività di reti, documentazione e rapporti su ‘progetti europei’ e simili (1) ecc.

Qualcuna si impegna ancora nella produzione e pubblicazione di un ‘annuario’ ma la maggior parte - forse perché già consuma troppe energie nel produrre i documenti tessé citati e altri - forse perché presa in nuove mode o nell’effimero proprio del nostro tempo, più semplicemente produce calendari.

Cominciarono alcune istituzioni scolastiche che, operando in zone con particolari caratteristiche paesaggistiche o storico-sociali, ritennero di dover far conoscere tale patrimonio, anche perché talvolta il territorio in cui operava la Scuola era diventato un ‘laboratorio’ ossia un ‘campo di indagine e una risorsa’ per le attività scolastiche, talvolta in modo programmato e sistematico.

L’iniziativa talvolta era veramente lodevole perché in qualche caso la scuola era l’unico soggetto capace di far conoscere aspetti storico-culturali del territorio in cui operava.

Poi l’idea si è diffusa a macchia d’olio e molti si sono messi ad allestire e produrre calendari.

Non manca qualcuno veramente interessante ma per la maggior parte si tratta ormai di un clichè che si ripete: alcune foto di angoli e monumenti del paese, detti e proverbi più o meno locali, il profilo di qualche personaggio storico locale e qualche ricetta culinaria come si fa in tante trasmissioni televisive realizzate andando in giro la domenica per il bel Paese.

Spesso completano il tutto alcune foto di scolaresche con gli insegnanti e il dirigente.

Domanda: è un segno irreversibile del nostro tempo questa tendenza a privilegiare il ‘rapporto orizzontale’ con il territorio? fino a cadere nell’effimero che, specialmente in estate, si traduce e si sostanzia nella tendenza, speculare, ad andar per sagre - le più banali e le più strane - che ormai imperversano non solo nelle più remote contrade (che qualcosa di caratteristico l’avranno) ma anche negli agglomerati di più recente formazione e privi di ogni identità e tradizione e che spesso pure sono accompagnate da opuscoli storico-ambientali?

Seconda domanda: la scuola è, sì - e deve essere - innervata nel contesto socio-culturale in cui opera - ma non ha anche una mission che le dà il diritto/dovere di andare oltre quel contesto e comunque da non schiacciarvisi?

In altre parole, la scuola può permettersi oltre il provincialismo del luogo anche il provincialismo del tempo che è ancora più grave?

In un tempo in cui - senza inneggiare alla globalizzazione disumana e travolgente - siamo comunque presi in una dimensione sovranazionale e mondiale, ha un senso, per le istituzioni formative scolastiche, questo insistere sugli elementi locali e/o effimeri trascurando altri aspetti essenziali per la formazione di generazioni che vivranno in orizzonti assai dilatati e diversi rispetto a quelli di oggi?

Non sarebbe più opportuno - e congruente con le funzioni e le finalità proprie della scuola - proporre ed esplorare altri orizzonti e altre forme di documentazione anziché gareggiare a chi fa il calendario più bello, grazie anche agli sponsor più generosi?

L’autonomia delle istituzioni scolastiche - si sa - apre spazi e possibilità ad ogni iniziativa e comporta anche l’attivazione di alcune dinamiche competitive. Ma, quando una Scuola si impegna a produrre un calendario per che cosa e con chi compete? con qualche altra Scuola? o con la salumeria, il supermarket, la macelleria o il rivenditore di elettrodomestici che, diffusamente e per scopi comprensibili nel loro caso, già fanno da anni queste cose?

* * *

Se qualcuno, leggendo questa ‘provocazione’ (che non nasce da spirito di polemica ma dalla intenzione di contribuire in qualche modo ad elevare il modo di interpretare l’autonomia) decidesse di cambiare idea o - al contrario - si convincesse ancora di più della positività di produrre un ‘bel calendario’ mi piacerebbe saperlo su questa stessa rivista.


Note

1 I Progetti realizzati con il contributo dei ‘fondi strutturali europei’ prevedono che una parte cospicua del finanziamento sia riservata alla ‘documentazione’ e richiedono forme puntuali di rendicontazione che impegnano notevolmente le scuole nell’espletamento di tali adempimenti burocratici.


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