PER IMPARARE A PROGRAMMARE OCCORRE IMPARARE A INSEGNARE

Umberto Tenuta

 

  Chi non sa fare non sa comandare

Chi non sa insegnare non sa programmare

 

Un tempo le mamme ammonivano le figlie di buona famiglia che chi non sa fare non sa comandare.

L’ammonimento, allora sempre persuasivo, oggi potrebbe valere per i docenti: chi non sa insegnare non sa programmare.

Si tratta di un ammonimento estremamente necessario ed opportuno, per diverse ragioni.

Da una parte, si può prendere atto che si impanca a programmare troppa gente: gente che non sa insegnare; gente lontana le mille miglia dalla scuola; gente che ha abbandonato l’insegnamento; gente che non ha mai insegnato o che addirittura è stata costretta ad allontanarsi dall’insegnamento.

D’altra parte, l’ammonimento va tenuto presente anche da chi insegna ed è tenuto a programmare.

Il programmare non è qualcosa che possa essere separato dall’insegnare: per programmare occorre sapere insegnare.

È senz’altro vero che per insegnare bene si deve programmare bene, ma per programmare bene occorre saper insegnare bene.

L’insegnare bene costituisce il primum: dovrebbe costituire l’obiettivo fondamentale di tutti i discorsi che si fanno sulla scuola.

Le strutture, i servizi, le risorse finanziarie, l’organizzazione del lavoro del personale docente e non docente: tutto dovrebbe essere funzionale all’insegnare bene.

Purtroppo, invece, in tutti i discorsi che oggi si fanno sulla scuola non si parla più dell’insegnare.

Ora, ricordando l’ammonimento alle figlie di buona famiglia, viene da domandarsi: come può programmare chi non sa insegnare?

Chi non conosce i processi dell’apprendimento (problem solving) e le dinamiche del lavoro di gruppo (cooperative learning?

Chi non conosce la molteplicità delle strategie per motivare gli alunni?

Chi non conosce la molteplicità delle strategie dei processi dell’apprendimento matematico, dell’apprendimento storico, dell’apprendimento linguistico ecc.?

Chi non conosce la molteplicità delle tecnologie educative e didattiche per apprendere le singole discipline?

Occorre saper insegnare per poter programmare.

Saper insegnare bene è il primum della scuola.

Ma è il primum anche del programmare!

Non può programmare bene chi non conosce bene, sperimentandoli e vivendoli quotidianamente dentro le aule, i processi dell’insegnamento e dell’apprendimento.

Occorre cambiare rotta per migliorare i processi di insegnamento e di apprendimento, così come richiede il Regolamento dell’autonomia scolastica (<<migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento>>).

Se si vuole cambiare la scuola, non servono i discorsi che si fanno fuori delle aule.

Occorre entrare nelle aule, ove docenti ed alunni sono impegnati ad utilizzare le metodologie del problem solving e del cooperative learning per perseguire gli obiettivi che attengono alla formazione integrale della persona umana nel rispetto delle identità personali, sociali, culturali e professionali dei singoli alunni.

Si può elaborare un POF che risponda alle effettive esigenze di una scuola impegnata ad assicurare il successo formativo a tutti gli alunni solo se i docenti sanno insegnare bene.

E insegnare bene significa saper mettere tutti gli alunni nella condizione di avere successo nei processi apprenditivi e formativi: la scuola dell’autonomia è la scuola del successo formativo, è la scuola del successo nell’acquisizione, oltre che delle conoscenze, soprattutto delle capacità e degli atteggiamenti che attengono alla formazione matematica, alla formazione scientifica, alla formazione storica, alla formazione linguistica ecc.

Per assicurare a tutti i docenti le competenze educative e didattiche occorre mettere a loro disposizione gli strumenti adeguati attraverso iniziative di formazione in servizio che abbandonino definitivamente la vuota retorica dell’organizzazione, della programmazione, dell’autonomia, dei progetti educativi ecc. ecc.

Occorre invece offrire ai docenti le occasioni per conoscere come gli alunni, non solo possano comprendere ed apprendere la lingua, la matematica, la storia, le scienze ecc., ma possano nel contempo sviluppare anche le loro <<competenze>>, in termini di atteggiamenti e di capacità cognitive, affettive, sociali, linguistiche, matematiche, scientifiche ecc.

Alle figlie di buona famiglia non si facevano discorsi sull’organizzazione della casa, ma si offrivano le concrete occasioni per imparare a fare.

Anche ai docenti non bisogna offrire discorsi, ma concrete occasioni per imparare ad insegnare bene!