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LEARNING BY DOING (AND BY THINKING, AND BY LOVING)

Umberto Tenuta

Learning by doing, imparare facendo, imparare attraverso il fare.

Sembrava, e sembra questa, la migliore strategia per imparare, ove l’imparare non sia solo il memorizzare, ma anche e soprattutto il comprendere.

Per comprendere e memorizzare, sembra che la strategia migliore sia l’apprendere attraverso il fare, attraverso l’operare, attraverso le azioni.

<<L'intelligenza è un sistema di operazioni... L'operazione non è altro che azione: un'azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché il bambino giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici>> (1).

Learning by doing è stata l’insegna dell’Attivismo pedagogico ed è sostanzialmente l’insegna della didattica più aggiornata, ma con alcune precisazioni o aggiunte.

Innanzitutto, non si apprende attraverso il mero fare, la semplice attività non accompagnata dal pensiero, dalla riflessione.

Attraverso le semplici azioni si memorizzano azioni meccaniche.

Ma per comprendere deve intervenire la riflessione, il pensiero.

Le azioni debbono essere interiorizzate, eseguite mentalmente.

Occorre riflettere, pensare, acquisire consapevolezza delle azioni.

All’azione si deve accompagnare il pensiero: quindi learning by doing, ma anche learning by thinking.

Operare pensando, riflettendo, discutendo con se stessi e con gli altri (cooperative learning).

Forse questo viene sottointeso, quando si afferma il principio del learning by doing, ma è opportuno esplicitarlo, per evitare equivoci, come avviene quando si parla di ricerchismo ovvero di una ricerca fondata sul mero operare, agire, fare.

Oggi si insiste molto, ed opportunamente, sulla metacognizione: non basta agire, manipolare, operare, fare; è necessario riflettere, pensare.

E, tuttavia, fare e pensare non si può senza essere motivati.

<<Ogni essere che agisce, agisce per un fine. Ora, per ogni essere, il fine è il bene che si desidera e si ama. Da ciò è manifesto che ogni essere che agisce, qualunque sia questo essere, compie ogni sua azione, qualunque sia questa sua azione, mosso da qualche amore>> (2).

Non v'è azione, ma soprattutto non v'è pensiero, senza motivazioni, interessi, passioni.

Oggi si parla di intelligenza affettiva.

L’intelligenza, il pensiero, la stessa azione sono sempre sostenute dall’affettività: learning by loving!

Perché gli alunni operino e pensino, debbono essere motivati: non si impara senza motivazioni, non si comprende senza motivazioni, non si ricorda senza motivazioni.

La scuola deve essere il luogo dell’amore del sapere (philosophia = amore del sapere). Anche "Studium" in latino significa "passione, desiderio, impulso interiore" e quindi studente è "colui che ama il sapere".

La scuola è il luogo della gioia di imparare pensando e facendo.

Se faccio e se penso, capisco e ricordo. Ma non posso fare e pensare senza amare quello che faccio e penso.

Learning by doing, by thinking and by loving!

Vogliamo ricordarcene, ogni giorno, docenti e genitori?


Note

1 PIAGET J., Avviamento al calcolo, la Nuova Italia, Firenze, 1956, p. 31.

2 Bastien H., Psicologia dell’apprendimento, La Scuola, Brescia, 1954, p. 102.


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