Prima Pagina
Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo

Ricerca

 

COORDINAMENTO DISTRETTI SCOLASTICI DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA

A T T I

CONVEGNO REGIONALE

NUOVI ORGANI COLLEGIALI DELLA SCUOLA: I CONSIGLI SCOLASTICI LOCALI

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna
Assessorato alla Scuola, Formazione Professionale,
Università, Lavoro e Pari Opportunità

Bologna, 29 maggio 2001 – Aula Magna Regione Emilia Romagna


-         I testi sono stati traslati da registrazione e riveduti dai singoli Relatori

-         Il  materiale degli atti è stato collazionato e impostato da:

GAZZOTTI Maria Grazia - Assistente Amministrativo Distretto Scolastico n. 18 - Modena

ACIERNO Maria Donata  -  Assistente Amministrativo Distretto Scolastico n. 24 - Bologna

-         Coordinamento:  Dott. Ennio TOZZI – Presidente Distretto Scolastico n. 24 - Bologna


 

SOMMARIO

APERTURA DEI LAVORI

Ø      Dott. Ennio TOZZI – Coordinatore Regionale Distretti Scolastici                                 pag.     4

Ø      Dott.ssa Mariangela BASTICO – Assessore Regionale Scuola, Formazione            pag.     5

Professionale, Università, Lavoro, Pari Opportunità

Ø      Dott. Paolo MARCHESELLI – Provveditore agli Studi di Bologna                      pag.   10

INTRODUZIONE

Ø      Angelo CERVATI – Coordinatore Nazionale Distretti Scolastici         pag.   12

RELAZIONI

Ø      Dott. Giovanni BISSON – Coordinatore Nord Italia Distretti Scolastici      pag.   14

Ø      Dott. Mario GUGLIETTI – Vicepresidente Consiglio Nazionale della          pag.   21 

Pubblica Istruzione      

INTERVENTI

Ø      Dott. Emanuele BARBIERI – Direttore Generale Ufficio Scol.co Regionale      pag.   27 Dott. Franco BOARELLI – Presidente Regionale Associazione Genitori      pag.   32

Scuole Cattoliche (A.Ge.S.C.)

DOCUMENTO DEL COORDINAMENTO DEI DISTRETTI              pag.  35

SCOLASTICI DELL’EMILIA ROMAGNA


 

APERTURA DEI LAVORI

 

 

Dott. Ennio TOZZI

Coordinatore Regionale Distretti Scolastici Emilia Romagna – Presidente Distretto Scol.co n. 24

 

 

       Questo Convegno nasce dalla disponibilità, anzi dalla intenzione ferma dei Distretti Scolastici di dare un sostegno e di garantire al meglio il passaggio dalle vecchie strutture collegiali territoriali alle strutture che si stanno profilando.

       In particolare i Distretti Scolastici si sentono, per così dire, “gli eredi”, dei Distretti Scolastici attualmente ancora in funzione ed hanno esaminato, con una successione di iniziative in autunno ed in inverno, e poi all’inizio della primavera, attraverso varie riunioni dei Presidenti dei Distretti dell’Emilia Romagna, soprattutto il Decreto Legge del 1999 che dà un assetto ai Consigli Scolastici Locali, trovando in questa Legge degli aspetti positivi e degli aspetti da discutere.

       Troviamo positiva, innanzitutto, la conferma degli Organi Collegiali anche come Istituzione Territoriale; troviamo positiva la revisione della composizione della compagine dei Distretti, che prima erano chiamati piccoli Parlamentini e adesso si riducono come numero di Consiglieri; troviamo positiva la riconsiderazione del loro funzionamento, più elastico, là dove prima era prevista la maggioranza assoluta dei componenti per arrivare alle deliberazioni, adesso è prevista soltanto la maggioranza dei 2/3: è un miglioramento rispetto a prima perché noi Presidenti sappiamo quanto sia stato difficile gestire i Distretti stessi con la non possibilità, tante volte, di giungere alla approvazione delle delibere che andavamo facendo.

       Aspetto discutibile, tra gli altri, ci sembra il fatto che il nuovo Organo, il Consiglio Scolastico Locale,  non è del tutto autonomo e indipendente, in quanto il Presidente della Giunta è un elemento esterno.

       Altro aspetto negativo che fa molto discutere, e francamente ci rammarica, è la minore rappresentanza prevista per i Genitori, solo tre, rispetto ad esempio ai rappresentanti degli Enti Locali e delle componenti varie del Distretto.

       Ne consegue un condizionamento della partecipazione, soprattutto delle famiglie, che sono nel processo educativo un elemento essenziale.

       Poi vi è una totale assenza di una funzione realmente operativa, tanto è vero che questo ci fa chiedere che cosa possono fare delle Istituzioni che hanno solo un parere propositivo mentre altri Organismi hanno anche un potere deliberativo.

       Noi abbiamo avuto poteri operativi nel passato, in particolare quello dell’Orientamento Scolastico e Professionale, che adesso sono messi sul piano di una consulenza e di appoggio alle iniziative che possono essere fatte.

       Infine, tanto per cambiare, vi è una insufficiente chiarezza riguardo al Personale di Segreteria dei Consigli Scolastici Locali e sui finanziamenti.    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Mariangela BASTICO

Assessore Regionale alla Scuola, Formazione Professionale, Università, Lavoro, Pari Opportunità

 

 

       Vi ringrazio molto per l’invito che avete voluto rivolgermi che mi permette di partecipare ad un dibattito su un tema che io ritengo importante, quello sulla partecipazione, quindi sugli Organi Collegiali nel sistema scolastico.

       Purtroppo, ve lo dico subito, non potrò seguire i lavori di questa mattinata perché è contemporaneamente convocata la Giunta, cui proprio oggi sono stati iscritti due temi importanti sulla Scuola, che dovrò illustrare e dalla cui approvazione dipendono importanti decisioni che dovrà poi assumere il Dirigente Scolastico Regionale.

       Mi riferisco in particolare al parere sul decreto che ridisegna tutto l’Ufficio Scolastico Regionale, quindi inerente all’intera Amministrazione scolastica della nostra Regione ed alla proposta sul calendario scolastico.

       Capite bene che sono due temi di grande rilevanza per la vita della scuola e soprattutto per l’organizzazione del prossimo anno scolastico, perciò penso che potrete scusarmi se non riuscirò ad assistere ai vostri lavori.

       Entrando nel merito del tema oggi proposto, vorrei portarvi un contributo, ovviamente problematico, come peraltro lo è stata anche la presentazione di questa mattina.

       Sono convinta che il fatto di non avere approvato, dopo la Riforma della Scuola, anche la Riforma degli Organi Collegiali, si configuri come carenza del disegno riformatore.

       Avere pensato, giustamente a mio avviso, ad un sistema scolastico fondato sull’Autonomia delle Scuole, sul Dirigente Scolastico, sulle competenze professionali e tecniche dei Docenti, ma non ancora delineato per quanto attiene al tema della partecipazione, rappresenta un limite.

       E per partecipazione intendo il coinvolgimento delle famiglie, lo scambio tra le famiglie ed il corpo docente e quindi la costruzione dei contenuti della scuola, obiettivo molto più rilevante oggi dato il sistema dell’autonomia, dato il sistema dei curricula (accantonando per un attimo la paventata sospensione della Riforma dei Cicli), che andranno cadenzati nei loro contenuti, nelle loro modalità, dentro ad una Autonomia Scolastica.

       E’ alla luce di tutto ciò che emerge questo punto di grave carenza!

       Il disegno degli Organi Collegiali Territoriali delineato dal Decreto Legislativo del 1999, quindi precedentemente alla definizione del principio di nuova Autonomia Scolastica, risente a mio avviso fortemente di questa anticipazione rispetto al disegno riformatore e molte delle contraddizioni che sono state qui segnalate, delle incertezze, delle non definizioni, sono causate da questo non allineamento.

       Allora noi questo tema, dico noi Regione Emilia Romagna, dico noi sistema delle Autonomie Locali, l’abbiamo ben presente e ci stiamo lavorando ed anticiperò, ora, alcune linee di intervento.

       Innanzitutto occorre affermare che siamo consapevoli che oggi il sistema scolastico, cioè il sistema dell’istruzione, il sistema della formazione professionale ed il sistema che consente il passaggio al lavoro (le esperienze di formazione lavoro, tirocini per stage) è, diciamo così, governato da soggetti autonomi che sono tutti radicati nel territorio regionale.

       Su questo punto voglio essere molto  chiara: sono consapevole che la riforma, operata attraverso più leggi, ha affidato il governo del sistema dell’education, quindi istruzione/formazione e passaggio al lavoro, a soggetti dotati d’autonomia e con radici nell’ambito territoriale regionale.  Ad esempio il sistema scolastico ha nel Dirigente Scolastico Regionale e nelle sue articolazioni, una referenza piena per quanto riguarda il governo del personale e delle risorse, le 557 Autonomie Scolastiche sono soggetti autonomi dotati di propria identità, di propria responsabilità, di propria personalità giuridica. La formazione professionale è tutta di competenza della Regione, delle Province e di 227 Enti di Formazione autonomi accreditati.

       Sul fronte delle diverse forme di rapporto formazione/lavoro: l’apprendistato è di competenza regionale, i contratti di formazione lavoro dove la formazione, i tirocini, gli stage, sono competenza regionale; ancora, tutta la formazione alta, ed al riguardo registriamo le Università come soggetti autonomi, in questa Regione sono presenti quattro sedi, più alcune rispetto all’Università di Piacenza, che hanno piena autonomia a livello territoriale. Questo è il sistema, complesso, che ci è affidato dalla riforma.

       Attenzione però: non è la regionalizzazione del sistema e non è neppure l’affidamento alle autonomie locali di questo sistema.

       Per dirla con uno slogan, sono molto contenta che la soluzione delineata dalla riforma ci abbia affidato non più la Scuola del Ministero della Pubblica Istruzione, ma non abbia neppure costruito la Scuola degli Assessori o dei Presidenti Regionali, né la Scuola degli Assessori o dei Sindaci, ma che da un disegno chiaro d’Autonomia della Scuola, si affidi la stessa alla Dirigenza Scolastica, alla competenza professionale dei Docenti, alla partecipazione dei soggetti che di questa scuola saranno fruitori. Quindi la Scuola dell’Autonomia come centro fondamentale di riferimento, questo è quanto ci affida la Riforma.        

       Ho citato prima i soggetti autonomi di questo sistema, facendo la somma arrivano circa ad un migliaio. Le Scuole, gli Enti di Formazione, la Regione, le Province, i Comuni, le Università, sono più di 1000 i soggetti dotati d’autonomia e che governano il sistema dell’education nella nostra Regione.

       Voi capite che se l’autonomia fosse interpretata come separatezza, come chiusura, come tante monadi che da sole ritengono di potere realizzare un’offerta formativa adeguata, magari entrando in competizione fra di loro, strappandosi i ragazzi, io credo che potremmo registrare effetti quali l’abbassamento della qualità dell’offerta, un aumento dei costi a scapito della qualità, insomma la possibilità da parte del sistema di esplodere.

       Come Istituzioni, consapevoli di questa possibilità infausta, abbiamo da subito delineato un percorso basato sugli accordi, sulla concertazione; i soggetti autonomi possono operare realmente insieme attraverso un atto di autonomia e di libertà che è quello di aderire ad un accordo in cui si definiscono le linee, i contenuti, le risorse e i metodi, quindi autonomia significa libertà d’adesione.

       Una volta però che l’accordo è siglato e che gli impegni sono assunti, questi diventano regole e norme per tutti, quindi il tema dell’autonomia che si coniuga con quello del fare insieme per raggiungere obiettivi concordati, mettendo insieme risorse, disponibilità, attraverso percorsi definiti.

       Questa è la natura fondante di un accordo: autonomia e libertà, ma, poi, responsabilità, vincolo e rispetto delle regole sottoscritte e questo, a mio parere, è il perno attorno al quale il sistema scolastico può diventare davvero sistema.  

       Non più la somma di mille monadi che competono tra loro, ma un sistema che delinea i suoi obiettivi, i suoi percorsi e le modalità per raggiungerli.

       Noi questa strada l’abbiamo già imboccata: insieme con le Province e i Comuni abbiamo siglato uno accordo con il Dirigente Scolastico Regionale, accordo interistituzionale, l’abbiamo chiamato così con un titolo molto impegnativo, per il governo del sistema della istruzione, della formazione e della transizione al lavoro.

       Questo è l’accordo quadro che ha, tra l’altro, definito un proprio Organo paritetico di Governo, in cui sono presenti il Presidente della Regione o un suo delegato, il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale e 24 componenti, 12 designati dal sistema delle autonomie locali, 12 dal sistema scolastico e dell’autonomia scolastica; previsto anche un esecutivo, anche questo paritetico, composto da 3 + 3, che dovrebbe coincidere con l’organo interistituzionale che la legge ha previsto all’interno della direzione scolastica.

       Dall’accordo regionale intendiamo passare, non per clonazione, ma per valorizzare, stimolare, le realtà esistenti a livello locale, ad accordi innanzitutto provinciali, con i dirigenti di riferimento a livello provinciale, con le Autonomie Scolastiche da un lato, con le Province ed i Comuni dall’altro, caratterizzando l’azione con contenuti più specifici.

       Questo diventa la modalità reale del confronto e dell’integrazione e qui, secondo me, attraverso questi Organi di Governo Territoriali misti, possiamo affrontare il grande nodo degli Organi Collegiali di carattere territoriale, delinearne l’identità, assegnando loro non solo funzioni di consultazione e di proposta, ma funzioni più forti di governo integrato del sistema, sapendo che caratteristica dell’azione di governo è di dare linee di indirizzo dentro cui le autonomie scolastiche rimangono tali.

       Diventa pertanto indispensabile prevedere gli Organi Collegiali all’interno delle autonomie scolastiche, organi che, a mio parere, non debbono prevedere la presenza dell’istituzione locale, ma quella delle componenti di governo della scuola; sarà la Scuola dell’Autonomia che si confronterà con gli Organi Collegiali Territoriali, pena la creazione di una inutile e dannosa confusione, poiché la Scuola è Scuola dell’Autonomia e quindi deve esprimere la propria azione di indirizzo, di programmazione, di governo, con elementi che compongono l’identità della Scuola.

       L’Ente Locale è un soggetto importante, fondamentale, nell’azione di programmazione, di indirizzo e quindi a livello territoriale, sulla base di un accordo, si devono costituire Organi di Governo in cui la Scuola abbia pari dignità e pariteticità rispetto al mondo delle autonomie locali.

       Credo che questo disegno istituzionale sia in grado di valorizzare le competenze e le autonomie, di far sì che nessuno svolga il compito dell’altro  perché l’integrazione, e voglio con grande chiarezza ribadire un punto su cui stiamo lavorando molto, non significa mai che uno fa anche quello che dovrebbe fare l’altro, e quindi la Scuola che fa anche formazione professionale o la Formazione Professionale che si sostituisce all’Università e viceversa; al contrario, ognuno deve avere un proprio compito, che è molto caratterizzato e sempre più qualificato e specializzato.

       E’ costruendo progetti comuni che si può mettere la competenza propria di un sistema insieme con la competenza dell’altro sistema, realizzando un progetto integrato che unifica le specificità e le caratteristiche dei due sistemi. Ad esempio l’integrazione con la formazione sarà uno dei temi più rilevanti, poiché ci sono competenze, risorse ed opportunità che vanno portate nel mondo della Scuola, nel rispetto della specificità di ognuno, facendo insieme, non sostituendosi. Se questa modalità vale l’integrazione di due mondi formativi, credo debba valere anche tra il mondo dell’Autonomia Scolastica ed il mondo degli Enti Locali.

       Noi, e in questo senso esprimo l’opinione della Regione, ma parlo anche delle risultanze del confronto avviato con il Dirigente Scolastico Regionale, non abbiamo avuto timore dell’accordo perché sapevamo che le nostre competenze, le nostre identità, sono diverse e siamo stati disponibili a metterle insieme per fare un percorso comune, senza confusione di ruoli: io non faccio il Dirigente Scolastico Regionale, il Dirigente Scolastico Regionale non fa e non vuole svolgere il ruolo dell’Assessore. E questa considerazione ricordate che è molto, molto importante!

       Se questo è il disegno, come facciamo ad uscire da questo stallo di carattere normativo? Vedo due strade: la prima è capire se il nuovo Parlamento riprenderà in mano il provvedimento sugli Organi Collegiali non approvato nella precedente legislatura, verifica che abbiamo già in corso con la collaborazione di alcuni parlamentari.

       In alternativa credo si possano fare alcune considerazioni: innanzitutto dobbiamo valutare, e secondo me questo è abbastanza vero, che non è poi necessario che gli Organi Collegiali siano uguali in tutte le scuole del “regno”.

       Quello che ho detto fino ad ora ha un senso perché siamo in Emilia Romagna, in altre Regioni dove il rapporto Enti Locali-Scuola è meno consolidato, meno strutturato, magari ha un senso ragionare sugli Organi Collegiali in modo diverso.

       Vi sono realtà, anche a noi geograficamente vicine, molto diverse; realtà in cui l’istituzione scolastica ha avuto raramente l’opportunità di confrontarsi con i Comuni e le Province.      

       Si potrebbe quindi valutare l’ipotesi di Organi Collegiali Territoriali su cui interviene il Parlamento solo per definire gli indirizzi, affidando al livello regionale il compito di dettare normative più rispondenti alle proprie caratteristiche.

       Noi siamo ovviamente attenti e disponibili nei confronti di questa ipotesi.

       Vi segnalo che da un punto di vista normativo la Costituzione, la riforma della Costituzione che è stata approvata in doppia lettura dal Parlamento e che sarà soggetta a referendum confermativo, prevede sul fronte dell’assetto costituzionale delle norme molto chiare e precise che io condivido molto e che potemmo, se sarà approvata, utilizzare subito.

       La prima, e fondamentale, afferma che i principi generali dell’ordinamento scolastico sono di esclusiva competenza dello Stato, quindi taglia alle radici quella che è stata l’aspettativa e la proposta politica di alcuni di costruire una scuola regionalizzata.

       Sono profondamente contraria alla Scuola dell’Emilia Romagna, della Lombardia, delle Marche, del Veneto, profondamente e radicalmente e, per quello che mi riguarda, mi batterò perché la Scuola rimanga ordinamento dello Stato, perché sui diritti dei cittadini, sui diritti di fondo come quello della formazione, dell’educazione, non ci sia esitazione alcuna.

       I cardini, gli standard, i fondamenti, debbono essere comuni e regolati dallo Stato, poi si potrà articolare l’organizzazione scolastica legandola meglio al territorio, rendere una parte dei contenuti della formazione più rispondenti alle esigenze del territorio! Ma questa è un’altra cosa.

       Allora, come dice la Costituzione, ordinamento scolastico nazionale, organizzazione scolastica, organizzazione come competenza legislativa concorrente della Regione e dello Stato. Quindi se l’organizzazione, il sistema può essere normato dalla Regione, a questo punto gli Organi Collegiali potrebbero trovare una risposta in una legislazione integrata di carattere regionale.

       Integrata significa che ci vogliono norme a livello nazionale ed all’interno di queste una applicazione di carattere regionale.

       Ancora, per terminare, la Costituzione afferma che la formazione professionale tutta, la formazione e l’istruzione professionale, sono di competenza esclusiva delle Regioni e, voi sapete, che ciò apre un tema di grande importanza anche per la parte dell’istruzione professionale.

       Ancora, il diritto allo studio è tutto di competenza regionale, per tutti gli ordini di scuola, dalle elementari all'università.

       E’ nostra intenzione muoverci dentro questo quadro di riferimento; i prossimi mesi serviranno a chiarire se questa riforma costituzionale sarà confermata dal referendum popolare.

       Per quello che riguarda tutto il tema degli Organi Collegiali noi siamo, non solo disponibili, ma interessati ad un confronto reale con chi ha svolto fino ad ora un ruolo importante e una presenza importante negli stessi.         

       Voglio fare un’ultima considerazione: gli Organi Collegiali Territoriali sono condizionati dalla dimensione del territorio, cioè non saranno più di carattere distrettuale, ma dovranno essere definiti a livello provinciale ed a livello subprovinciale, sulla base degli ambiti ottimali che saranno ridisegnati nel territorio stesso.

       Questa competenza, questo  compito, lo abbiamo delineato e definito nell’accordo regionale che prima citavo, fissando anche tempi abbastanza ravvicinati di lavoro.

       Primo impegno sarà l’organizzazione dell’Ufficio Scolastico Regionale, su cui come Giunta siamo chiamati ad esprimere un parere, scadenza peraltro prossima come vi dirà il Dirigente Scolastico Regionale; l’altra priorità è di avviare il percorso della programmazione della nuova offerta formativa.

       C’eravamo dati un tempo, entro l’anno, per definire una proposta; ovviamente l’incertezza sull’avvio della Riforma dei Cicli, qualche problema lo pone poiché programmare su cicli nuovi è diverso che lavorare sull’attuale assetto;  per cui cominceremo a lavorare da subito e delineeremo gli ambiti ottimali di riferimento.

       Dentro a questa tempistica dovrebbe avere una risposta anche l’organizzazione dei CIIS – Centri Intermedi Integrati di Servizio, e voi sapete che mentre i CSA – Centri di Servizio Amministrativo – saranno di carattere provinciale, i CIIS potranno anche essere di carattere subprovinciale, più correlati ad ambiti ottimali di offerta formativa.

       Da ciò consegue che gli Organi Collegiali Territoriali potranno avere carattere provinciale o articolazioni subprovinciali legati a bacini ottimali di offerta formativa, quindi un’architettura molto significativa e importante sulla quale lavoreremo.

       Questo è l’impegno vero: un percorso realmente partecipato che non vorrà dire, ovviamente, accontentare tutti perché so che tutti chiederanno molto, ma vorrà dire ascoltare ed acquisire dai territori gli elementi per la realizzazione di una offerta formativa utile per i ragazzi, utile per il sistema sociale ed economico complessivo della nostra Regione.

       Consapevoli davvero che sulla sfida dell’istruzione e della formazione si gioca il futuro delle persone, i diritti delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, la loro inclusione od esclusione sociale, il futuro economico e sociale della nostra Regione.

       Una Regione come la nostra deve avere un alto livello di formazione, di formazione culturale, un buon livello di professionalizzazione, perché queste sono le condizioni per restare sul mercato internazionale, dei servizi, dei prodotti, rinnovando sia il processo produttivo, sia la qualità del prodotto offerto, prodotto in senso stretto e prodotto in senso complessivo dei servizi.

       Dobbiamo essere consapevoli che questa è la sfida vera del nostro futuro. Grazie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dott. Paolo MARCHESELLI

Provveditore agli Studi di Bologna

 

 

       Un cordiale saluto a tutti gli intervenuti, in particolare un ringraziamento ai Presidenti dei Distretti Scolastici, ai Consiglieri, per avere avuto tanta disponibilità ad operare pur in un contesto sicuramente non favorevole, se è vero, come penso sia vero, che ormai da 10 anni o forse più, si chiedeva la Riforma degli Organi Collegiali, riforma che non è venuta fino al punto, adesso, di doverli fare nuovi perché il contesto scolastico è enormemente mutato: per dire che, in effetti, sono stati anni di grande difficoltà nei quali, spesso, la partecipazione ha conosciuto momenti anche di mortificazione.

       Consentitemi però, prima di dire due brevissime cose, anche perché so di avere di fronte persone addette ai lavori, quindi tutto il contesto in cui si è sviluppata la partecipazione, negli ultimi anni almeno, e anche le prospettive credo siano più o meno abbastanza chiare per tutti.

       Desideravo proprio richiamare l’attenzione nostra su una persona che da tanti anni svolge con una intensità, con una motivazione, con una passione veramente difficili, la funzione di Presidente di un Distretto Scolastico di Bologna, è ormai una istituzione e mai in questi anni si è attardato su questioni di scarso rilievo, ma ha sempre puntato l’impegno guardando avanti, richiamando, sempre e comunque, ciascuno di noi al dovere di credere, di potenziare il ruolo degli Organi Collegiali, ed in particolare i Distretti Scolastici,: vi chiedo un applauso per il dott. Tozzi.

       Bene, due brevissime cose nel merito.

       Penso che dobbiamo cogliere questi ritardi evidenti nell’avere affrontato da un lato la riforma e oggi la riproposizione dei nuovi Organi Collegiali cercando, se è possibile, di fare un minimo di chiarezza per quanto riguarda il nuovo assetto della partecipazione nell'ambito del sistema scolastico.

       Abbiamo, da un lato il Decreto Legislativo del ’99 che delinea, o delineava, gli assetti organizzativi territoriali, non abbiamo ancora la bozza o la proposta di Organi Collegiali di istituto, dei singoli istituti, quindi è bene comunque, dato che ormai siamo in così evidente ritardo, capire se è possibile leggere le due proposte in una lettura parallela, perché gli uni non sono indipendenti degli altri e viceversa.

       Questi Organismi territoriali della partecipazione dovranno tenere conto, o comunque gli organismi delle singole istituzioni scolastiche, degli Organi Territoriali anche al fine di individuare bene i confini: guai alle sovrapposizioni che sono sempre frutto di grande confusione, e quindi anche grande chiarezza nelle competenze.

       Certo, probabilmente non poteva che essere così.

       Ho molto riflettuto in questi anni; Bologna in particolare, ma oserei dire l’intera Regione Emilia Romagna e anche gran parte del Nord, hanno vissuto delle stagioni di grande intensità della partecipazione, in particolare delle famiglie.

       In questi ultimi anni la partecipazione delle famiglie è un poco diminuita di intensità, di motivazioni, credo si debba porre all’attenzione di ciascuno il tentativo forte e motivato di riportare le famiglie nell’ambito del grande interesse partecipativo, in particolare nei confronti delle istituzioni scolastiche, che poi sono anche dei loro figli.

       Quindi questa è la grande scommessa e il grande tentativo.

       Non vi è dubbio che negli Organi Collegiali Territoriali è marginale la presenza delle famiglie, lo si coglie dalla lettura, si tratta di capire se la marginalità del ruolo delle famiglie in questi Organismi territoriali viene compensata da un ruolo molto più forte all’interno dei futuri Organi Collegiali delle singole istituzioni scolastiche.

       Qui credo che il problema sia, da un lato urgente e da un lato complesso. E’ bene che nessuno si nasconda le difficoltà.          

       Non vi è dubbio che l’Organo Collegiale di Circolo/Istituto di oggi, fino all’avvio dell’Autonomia, aveva comunque un rapporto all’interno delle istituzioni scolastiche ed in particolare il rapporto con il Capo di Istituto diverso, perché è diverso il Capo di Istituto da oggi in avanti.

       Oggi il Capo di Istituto è un Dirigente Scolastico chiamato dall’Amministrazione  a raggiungere degli obiettivi, se non raggiunge gli obiettivi ci sono le conseguenze che voi tutti immaginate, conseguenti al Decreto. Questo problema non è assolutamente marginale.

       Il Dirigente deve studiare, capire bene, quale dovrà essere il rapporto fra un Dirigente chiamato a raggiungere obiettivi, pena anche il licenziamento, e un Organo Collegiale che dovrà pure avere delle competenze solide che potrebbero anche confliggere con le responsabilità del Dirigente Scolastico, quindi questo è un grande tema che dovrà essere affrontato con grandissima attenzione perchè, se dopo tanti anni, dovessimo sbagliare gli Organi Collegiali delle istituzioni scolastiche, allora davvero avremo la strada enormemente in salita.

       Dico soltanto una brevissima altra cosa. Ci sono gli Organi Collegiali Territoriali dei quali però nessuno sa ancora quando entreranno in funzione, quindi i Presidenti degli attuali Distretti Scolastici dovranno rassegnarsi a rimanere in carica fino all’insediamento dei nuovi e credo che oggi nessuno possa dire quando, ma certamente non dal 1 settembre 2001, probabilmente dal 1 settembre 2002, perciò i Distretti Scolastici dovranno rimanere in funzione cercando di dare, così come stanno dando e hanno  dato, il massimo appoggio al sistema scolastico.

       Ho cercato di accentuare questa brevissima riflessione sull’esigenza di riportare all’attenzione delle famiglie la necessità di una loro convinta partecipazione all’interno del sistema scolastico.  

       Colgo qualche punta di preoccupazione oggi nel rapporto famiglia - scuola.

       E’ una famiglia, giustamente e per fortuna, con un livello culturale più alto, sicuramente medio alto: la stragrande maggioranza delle famiglie oggi sono diplomate e laureate, quindi è una famiglia oggi diversa, ovviamente, rispetto a quella di venti anni fa, una famiglia giustamente più esigente, che chiede alla scuola qualcosa di più, qualcosa di diverso, chiede alla scuola che motivi di più, rispetto al passato, le proprie scelte, le proprie decisioni, quindi è una famiglia più esigente dalla quale però non possiamo prescindere per quanto riguarda il modello organizzativo di una scuola autonoma; se la scuola è autonoma significa che deve sapersi muovere più agevolmente sul territorio, essere maggiormente capace di interagire con tutti i livelli istituzionali o associativi del territorio e, in questo contesto, il ruolo della famiglia deve essere posto al 1^ piano: ciò è indiscutibile.

       Proprio questo tentativo, in una fase in cui la comunicazione pare svilupparsi in gran parte attraverso le nuove tecnologie, la telematica, dalla quale non vi è dubbio, non si può prescindere, ma credo che la scuola, il rapporto tra  famiglie e istituzione scolastica, debba essere comunque recuperato nell’ambito di un rapporto diretto, interpersonale, che non può essere in qualche modo, in nessun modo, tagliato fuori da questa nuova fase della comunicazione, dell’informazione, che è quella tecnologica, quindi credo che se oggi  cogliamo in alcuni momenti difficoltà di rapporto tra le famiglie e la scuola, è forse anche perché in questi anni si è molto allentata, da parte della famiglia, l’attenzione partecipativa all’interno della scuola, così come forse in alcuni casi la scuola non ha aiutato fino in fondo la partecipazione della famiglia.

       Quindi c’è un ripensamento generale che deve essere fatto da parte delle istituzioni autonome, da parte delle famiglie, da parte delle associazioni dei genitori, nella consapevolezza che solo riscoprendo questa nuova stagione, questa nuova modalità di partecipazione della famiglia all’interno di nuovi Organi Collegiali chiari, ben definiti nelle competenze, nelle funzioni, solo così si possa dare un ulteriore contributo, quel valore aggiunto che può venire solo dalle famiglie, all’autonomia.           

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE

 

 

Angelo CERVATI

Presidente del Coordinamento Nazionale dei Distretti Scolastici

 

 

       Registro con piacere una presenza a questo incontro qualificata e numerosa. E’ per me conferma del fatto che vale la pena di lavorare sui temi in oggetto perché sono sentiti, supportati e trovano pertanto una forte determinazione nel volere affrontarli, ricercandone la migliore soluzione.

       Nel merito sarò breve.

       Come al solito mi piace sottolineare tre, quattro punti che mi interessano veramente. Oggi sono qui per sentire le persone che sono sedute a questo tavolo, a cui va il mio saluto e ringraziamento.

       Nel momento in cui, come Coordinamento Nazionale, abbiamo scelto di sviluppare una serie di iniziative a livello regionale e locale, dopo avere fatto una serie di Convegni Nazionali, partendo dal ’94, passando attraverso tutti i Ministri, tutti i Sottosegretari, e tutti quanti hanno assicurato, proposto e detto qualche cosa ma, come si suole dire, “stringi, stringi, stringi poca polpa”. Mi auguro di riscontrare qui una inversione di tendenza.

       Oggi ci troviamo in un momento nel quale la cultura del territorio può esprimersi veramente.

       Se parliamo di territorio, parliamo di una serie di tradizioni, di volontà, di ricerca, che devono dare un contenuto e quindi, sempre di più, essere un supporto culturale, reale, riscoprendo le radici di un determinato ambiente, di un determinato territorio.

       Siamo in una Regione talmente avanti sul piano sociale che, sembra quasi inutile sottolinearlo, la realtà è che la partecipazione qui non è un optional, qui è una cosa viva, ma  è un fatto che deve avere riscontro anche nelle Leggi, nei Decreti Legge, ecc. a tutti i livelli, non solamente affermazioni di principio, ma individuare proposte di sostanza.

       E’ importante, ad esempio, valorizzare il tema della famiglia, ma è altrettanto importante vedere quale è il reale spazio che la famiglia ha.

       Nella attuale situazione è difficile trovare un equilibrio; non entro nel merito perché so che il collega Bisson su questo piano svilupperà molto, molto bene come suo solito, tutta la tematica.

       Traccio però alcune sottolineature.

       Come Distretti, come Coordinamento, abbiamo sempre sostenuto che il territorio deve essere caratterizzato da quelle peculiarità che prima sostenevo: ambiente, territorio, cultura non devono essere sottoposti a forzature che sostanzialmente non rispettano e snaturano la realtà nella quale ci si muove; diventerebbe assurdo mettere, come invece viene proposto, per esempio a Napoli, Ischia con Pozzuoli: c’è di mezzo un pezzettino di mare!

       E’ chiaro, pertanto, che gli ambiti territoriali dovranno essere designati in un certo modo, con certe caratteristiche originali e rispettare l’ambiente culturale compatibile e facilmente operativo.  

       Inoltre, come Coordinamento Nazionale fino dal ’94 abbiamo sempre detto che il Consiglio del Distretto, del nuovo Consiglio Scolastico Locale, deve avere una reale rappresentanza.

       Non è tanto importante il numero, anche se la logica direbbe il più contenuto possibile, ma che sia realmente rappresentativo di un determinato territorio, creando realmente un collegamento tra gli operatori della scuola e le altre agenzie, ma soprattutto questo Consiglio, l’abbiamo sempre sottolineato e lo continueremo a dire, non può essere messo sotto tutela di nessuno!

       Deve essere un Consiglio che, avendo tutte le componenti al suo interno, deve eleggere i propri Organi operativi al suo ambito perché solo così possiamo avere la possibilità concreta di discutere alla pari con i vari interlocutori.

       Quello che è sempre mancato a questi Organi Collegiali è stata l’assenza di una autonomia anche finanziaria.

       E’ indubbio quindi che devono avere anche strumenti per potere operare.

       Respingo qui con forza, ad un eventuale mittente, l’assioma che “gli Organi Collegiali sono stati un fallimento”. Viva Iddio non gli avete dato soldi, non gli avete dato strutture, non gli avete dato possibilità di muoversi, li avete strangolati da tutte le parti, le competenze che aveva le avete date ad altri. Mi domando: “ma che cosa volete?”. Mi hanno insegnato che se voglio coinvolgere una persona gli devo dare da fare qualche cosa, la devo mettere in condizioni di operare.

       Quindi i nuovi Organi Collegiali dovranno essere una struttura veramente credibile, veramente operativa, riscoprendo anche tutte le capacità e le professionalità che all’interno di questo organismo si sono manifestate.

       Intendiamoci bene, il nostro Coordinamento è andato avanti su due piani, il piano sì dei Presidenti, ma soprattutto è andato avanti con il lavoro fattivo di chi all’interno del Distretto lavorava ed in alcuni casi creando situazioni anche di supplenza.

       E’ evidente che l’esperienza, la professionalità che si manifesta, deve essere rivalutata, lo sottolineo, lo presento alle OO.SS. da sempre, spero che lo recepiscano.

       Concludo con questa annotazione e ritorno ancora al discorso della partecipazione.

       La partecipazione non ci può essere se non c’è volontà da parte di tutti di creare veramente un rapporto di collaborazione su cose concrete da fare, su spazi obiettivamente condivisi e originalmente disegnati.

       Questi Organi Collegiali devono avere delle funzioni ben precise e gli strumenti per poterle realizzare, altrimenti, diciamolo fuori dai denti, sono tutte chiacchiere.

       Concludo ringraziando Tozzi ed i colleghi dell’Emilia Romagna che hanno promosso questa iniziativa, tutti i colleghi presenti e posso assicurare una cosa: le iniziative che abbiamo messo in cantiere oggi possono trovare un momento di riferimento veramente importante ma, comunque sia, finchè abbiamo fiato, operiamo. Grazie. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RELAZIONI

 

 

Dott. Giovanni BISSON

Coordinatore Nord Italia dei Distretti Scolastici

 

 

“In un ambito territoriale funzionale: l’Istituzione scolastica e i suoi dintorni”

 

 

A CAPELLO DELLA “CULTA BONONIA”

 

       E’ ormai da qualche anno che, sul tema che ci propone questo Convegno, i Presidenti dei Distretti Scolastici, a loro rischio, mi affibbiano il ruolo di “grillo parlante”.

       Tenterei allora, in questa occasione, di riscontrare quale spazio – allo stato – ci sia ancora per il “buon senso” con il quale, unitariamente con i colleghi abbiamo ritenuto di argomentare le nostre proposte; e quanto invece, a nostro modesto avviso, di opportuno e utile – nel rapporto scuola/società – possa rischiare di venire spiaccicato dal maglio scagliato da Pinocchio.

       A capello mi sia consentito ricordare che i responsabili dei Distretti Scolastici, per primi, hanno aperto la partita sull’esperienza degli Organi Collegiali, senza nascondere alcuna carta. Cioè con la consapevolezza che tali Organi, nati nel maggio del 1974 e che, dunque tra due giorni compiranno 27 anni, per riguadagnare efficacia ed efficienza dovevano essere riformati; o, specie con riferimento ai Distretti Scolastici così come andavano riducendosi, soppressi. Chiedendo, peraltro, che il giudizio sull’esperienza fosse storicamente e culturalmente corretto. Discorrendone oggi in questa città, già da Marziale nomata “culta bonomia”, sono sicuro che ciò sarà possibile.

       Si vuol dire che forse non è irreprensibile la conclusione “chiudiamoli perché non hanno funzionato”.      

       Si vuol dire che forse è un po’ epidermico l’assioma “la sempre più scarsa frequenza delle componenti ne dimostra l’inutilità”.

       Così non si vedono le vere cause che hanno portato al progressivo disarticolamento dei Distretti Scolastici:

-         i compiti genericamente enciclopedici che, nell’attivazione, potevano creare due tensioni: con la struttura didattico-amministativa da un lato e con gli organismi di sintesi politica generale (gli Enti Locali) dall’altro;

-         compiti per i quali, in ogni caso, non si davano riconoscimenti cogenti: o che sono stati ignorati come, in molte realtà, nel recente caso del nuovo dimensionamento delle istituzioni scolastiche, sorvolando sulla referenza  che l’art. 12 del D.P.R. 416 dà ai Consigli Scolastici Distrettuali, nei confronti del Provveditore, della Regione, degli Enti Locali, per quanto di rispettiva competenza, “per tutto ciò che attiene alla istituzione, alla localizzazione ed al potenziamento delle istituzioni scolastiche, nonché all’organizzazione ed allo sviluppo dei servizi e delle strutture relative, anche al fine di consentire unità scolastiche territorialmente e socialmente integrate”;

-         compiti sui quali si è via via consentita e finanziata ogni incursione da parte di altri soggetti: non solo per le sperimentazioni, ma anche per i corsi di scuola popolare e di istruzione permanente; non solo per i servizi all’assistenza scolastica ma anche per quelli di orientamento. Per questi ultimi, anzi, si è ignorato quasi dappertutto perfino il recupero di coinvolgimento tentato dal Ministero con una specifica direttiva: quella che impegnava i Provveditori a promuovere anche con i Distretti gli “osservatori d’area” per i servizi territoriali di orientamento e negli interventi di sostegno. Tant’è che uno dei quesiti posti nell’ultimo Convegno di FARE SCUOLA (Milano 7-8 novembre 2000) si intitolava appunto ”che fine ha fatto la direttiva 487?”.

-         compiti per i quali non potevano nemmeno più reggere la concorrenza perché, infine, venivano via via strangolati nelle disponibilità finanziarie.

       Ecco, allora, dei Distretti Scolastici gradatamente ricacciati in spazi residui e, nella lunga penisola, in alcune attività fatalmente diversificate; senza, cioè una visibilità omogenea e caratterizzante.

       Perché meravigliarsi allora del disamoramento delle componenti chiamate ad amministrali se oggi dovrebbero riunirsi più di 50 persone in ognuno dei 700 Distretti per gestire, ciascuno, quattro milioni di contributo ordinario?

       Erano stati dotati, è vero, di un consiglio elefantiaco, varato in un tempo in cui si confondeva una qualificata partecipazione con l’assemblearismo. Ma è altrettanto vero che dopo avere costruito l’organismo non gli si è più data la dovuta struttura operativa.

       Per i collaboratori o assistenti amministrativi c’è sempre stata la provvisorietà; non è mai stato istituito un organico; hanno dovuto, spesso e senza riconoscimento, svolgere mansioni superiori al loro livello: dei paria senza tutela che, tuttavia, maturano esperienza e professionalità. E che ora, in molti casi, a seguito del ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, si vedono rispediti nelle segreterie delle scuole per fare posto nei Distretti agli  eventuali Direttori Amministrativi sopra numerari o si vedono preferiti dai docenti utilizzati ex art. 113. Non voglio esprimere giudizi sul patrocinio dato loro dai sindacati; so, però, che questo personale non chiede l’elemosina di un privilegio: chiede che gli venga riconosciuto il lavoro svolto; e chiede, per il futuro, di essere messo alla prova, di non essere escluso dai corsi di formazione, di essere, a domanda, riutilizzato nei futuri Consigli Scolastici Locali ai quali possono garantire la continuità dell’esperienza acquisita.

       Se, però, tali Organi Collegiali ci saranno e avranno un ruolo.

 

LA PREGHIERA DI TOMMASO MORO   

     

       Perché in ogni caso, siamo al dunque.

       Ammessa, infatti, per buona la rivisitazione della causa di una crisi, questa resta.

       Resta anche al di là delle tante cose che, nonostante tutto, nelle diverse realtà territoriali i Distretti sono riusciti a fare con la collaborazione delle Scuole e degli Enti Locali. E’, almeno questo, un riconoscimento dovuto alle decine di migliaia di volontari che li hanno amministrati tenendo accesa “senza olio, controvento” la lucerna della partecipazione dell’hinterland sociale di un determinato territorio intorno alla scuola.

       Ed ora, se non si crede ai risultati di un rapporto del Censis, i cui dati rilevano fiducia (bassissima) e indifferenza (altissima) degli italiani per la scuola - “perché tenuta fuori dalla scuola, la società civile nel suo complesso manifesta una bassa sensibilità verso problematiche educative” - gli epigoni che hanno creduto nei principi dell’art. 9 del D.P.R. fondante i vecchi Organi Collegiali possono essere mandati a casa: siccome, per l’erario, hanno operato a costo zero, non c’è nemmeno l’onere della liquidazione.

       Anche se si pensa ad una scuola meramente autoreferenziale è meglio non rianimare soggetti territoriali di collegamento con i suoi dintorni socio-culturali.

       Ne sortirebbe una scuola forse non più centralizzata, ma con una nuova escludente verticalizzazione (Ministero-Maneger-Dirigenti delle istituzioni scolastiche), con la sola interfaccia delle istituzioni (Regioni-Province-Comuni): cioè strutturalmente democratica, ma non compiutamente partecipata.

       Questa può essere la posizione di chi bada all’apparato e crede, cioè, che l’efficienza della scuola si esaurisca nel rapporto, sicuramente fondamentale, ma non esclusivo, tra potere tecnico e potere politico.

       C’è, invece, chi, come noi, preferisce la curiosa preghiera composta da Tommaso Moro, prima che lo statista ed umanista inglese del ‘500 venisse decapitato per non avere approvato lo scisma anglicano “Signore, diceva, dammi una buona digestione, ma naturalmente, anche qualcosa da mangiare!”

       Dunque, oltre l’apparato, non va mortificata l’applicazione del “combinato disposto” dall’art. 3 (partecipazione) e dall’art. 5 (decentramento e autonomia) della Costituzione che vuole, cito Luciano Corradini, accanto agli enti istituzionali “enti di servizio” o “aggregazioni di scopo” con la finalità di rendere sempre più proficuo il sistema formativo: cioè sempre più efficace (non solo efficiente) perché più vicino, secondo una distanza ottimale, ai destinatari e alla società civile.

       Dunque si deve risolvere e superare uno stato di crisi funzionale degli Organi Collegiali della scuola ancora motivati da validi principi.

       Il Governo ne ha delega nel marzo del ’97, con la legge n. 59, per emanare entro un anno “un decreto legislativo di riforma degli Organi Collegiali della Pubblica Istruzione di livello nazionale e periferico”. - Alla scadenza dell’anno dato esce, marzo ’98, il D.L. 112 che conferisce, tra l’altro, alle Province, in relazione all’istruzione secondaria superiore, e ai Comuni, in relazione agli altri gradi inferiori della scuola, il compito della costituzione, il controllo, la vigilanza, ivi compreso lo scioglimento, sugli Organi Collegiali scolastici a livello territoriale.

       E’ una anticipazione dei compiti venturi da regolamentare. Ed, infatti, il 30 giugno del ’99 ecco il decreto legislativo 233 di “riforma degli organi collegiali territoriali della scuola”, rinviando, quindi, la riforma di quelli di istituto.

       La coerenza con i principi è, nelle premesse, salvaguardata:

-         la delega al Governo (L. 59/97) era per un decreto legislativo “che tenga conto della specificità del settore scolastico, valorizzando l’autonomo apporto delle diverse componenti”

-         e il primo comma dell’art. 1 del decreto legislativo 233/99 appare conseguente: “nel sistema scolastico nazionale, si legge, gli organi collegiali disciplinati dal presente decreto legislativo assicurano a livello centrale, regionale e locale, rappresentanza e partecipazione alle componenti della scuola ed ai diversi soggetti interessati alla sua vita, alla sua attività e ai suoi risultati”.

       Ma qui, come vedremo, le successive articolazioni non sembrano del tutto coerenti.

       L’impianto dei livelli invece, se davvero si intendono superati i Provveditorati per cui appare consecutivo lo scioglimento dei Consigli Scolastici Provinciali, sembra condivisibile, con:

-         il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione al posto del Consiglio Nazionale

-         i nuovi Consigli Regionali dell’Istruzione

-         i Consigli Scolastici Locali in sostituzione dei Distretti.

     Riformati Organi che dovrebbero essere costituiti entro il prossimo 1° settembre.

 

IN ATTESA DELLE GLOSSE DI IRNERIO

 

       Il Vicepresidente Dr. Mario Guglietti ci dirà, credo, perché il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione ha ritenuto tale decreto nella sua stesura complessiva, non coerente con le linee di riforma degli Organi Collegiali Territoriali dallo stesso auspicate.

       In occasione dell’ultimo congresso dell’ANCI  svoltosi a Verona abbiamo raccolto la preoccupata incertezza applicativa della norma da parte dei Comuni per i Consigli Scolastici Locali.

       In diverse sedi è stata espressa la “valutazione critica e negativa” della associazioni dei genitori.

       Ed anche qui devo motivare in nome della nostra esperienza, le richieste di modifica del decreto e/o, in attesa di queste, tentarne una proposta di attivazione che, a nostro avviso, sia comunque razionale ed utile.

       Circa il nuovo Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione sentiremo poi l’autorevole opinione del Dr. Mario Guglietti. Mi limito ad esprimere la sensazione che compiti e composizione lo prefigurino più come un mero organo tecnico a latere del Ministro piuttosto che la garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale dell’istruzione; con una rappresentanza assai ridotta di Regioni ed Enti Locali visti i compiti e le funzioni ad essi trasferiti in materia scolastica; con la totale esclusione delle rappresentanze dei genitori; con metà dei 36 componenti nominati “arbitrio suo” dal Ministro.

       Per i Consigli Regionali dell’Istruzione il decreto di riforma

-         ne prevede l’istituzione presso gli uffici periferici regionali dell’amministrazione della P.I.;

-         indica  compiti di pareri obbligatori in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, di attivazione delle innovazioni ordinamentali, di distribuzione dell’offerta formativa e di integrazione tra istruzione e formazione professionale, di educazione permanente, di politiche comprensive, di reclutamento e mobilità del personale, di attuazione degli organici di istituto sui provvedimenti relativi al personale docente;

-