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"Anticipazioni Dossier Statistico Immigrazioni 2002"

Fondazione Migrantes

12/07/2002

Come tradizione, anche quest'anno, la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes, con il supporto della Caritas diocesana di Roma presso la quale ha sede il coordinamento del "Dossier Statistico Immigrazione", presentano le prime statistiche sugli immigrati soggiornanti in Italia all'inizio del 2002, anticipando così una piccola parte del nuovo Dossier 2002 (XII Rapporto) che verrà pubblicato il prossimo ottobre.


Tali "Anticipazioni", solitamente diffuse nel mese di marzo, appaiono in ritardo essendo stato possibile disporre solo a giugno dei dati sui visti d'ingresso da parte del Ministero Affari Esteri e dei dati sui permessi di soggiorno raccolti dal Ministero dell'Interno presso il Centro Elaborazione Dati.


Nel nuovo conteggio del Ministero dell'Interno gli immigrati titolari di permesso di soggiorno sono risultati 1.363.000 includendovi anche 148.000 cittadini dell'Unione Europea: complessivamente si tratta di 25.000 persone in meno rispetto all'anno precedente.
Nel corso del 2001 sono stati rilasciati 208.000 visti di ingresso, di questi solo 130.000 hanno riguardato soggiorni di lunga durata, in prevalenza per lavoro (50.000, inclusi quelli venuti sotto sponsorizzazione ed esclusi i lavoratori stagionali) e per ricongiungimento familiare (65.000): ad essi si aggiungono le persone venute per motivi religiosi, per studio e per residenza elettiva.


Tra i soggiornanti si rileva una sempre maggiore stabilità della presenza e ciò si può dedurre non solo dalle elevate percentuali dei permessi per lavoro (59% e 801.000 persone) e per famiglia (29% e 394.000 persone) ma anche dal fatto che tra i soggiornanti per lavoro sia molto bassa (meno dell'8%) la percentuale di disoccupati.

Gli ingressi con sponsorizzazione (circa 15.000 nel 2001), ritenuti una sorta di porta di ingresso per etnie e individui poco raccomandabili, alla luce dei dati disaggregati per area di provenienza, superano questi pregiudizi e lasciano intatte nella loro validità le ragioni che indussero a chiederne l'istituzione.


Dal punto di vista degli insediamenti nelle regioni italiane e dei paesi di provenienza, nel corso del 2001, si confermano le dinamiche degli ultimi anni. Le regioni settentrionali, con il 57% degli stranieri soggiornanti, sono sempre più il polo di attrazione di quanti vogliono inserirsi nel mercato del lavoro e l'Europa dell'Est si conferma l'area preminente di provenienza dei soggiornanti (con Albania, Romania e altri paesi balcanici in testa) pur restando quella marocchina la prima comunità con 158.000 unità. Guardando all'ultimo decennio, comunque, aumenti molto consistenti sono stati quelli di Cina, India, Bangladesh e Pakistan in Asia, Nigeria in Africa e Perù in America Latina.


Nel contesto europeo, l'Italia si conferma come un paese verso il quale si indirizzano pochi richiedenti asilo (10.000 domande nel 2001 secondo l'ACNUR, di cui la maggior parte non accolte) e dove rimane molto basso il numero di studenti stranieri (i soggiornanti a tale titolo sono 31.000).


La pressione migratoria e il suo controllo, come si rileva dall'analisi dei respingimenti e delle espulsioni, è rimasta caratterizzata da valori simili a quelli degli ultimi anni e questo a prescindere dai diversi governi.


Secondo il Comitato di presidenza del Dossier Immigrazione, composto da mons. Vittorio Nozza, Direttore della Caritas italiana, da mons.
Luigi Petris, Direttore generale della Fondazione Migrantes della C.E.I e da mons. Guerino Di Tora, Direttore della Caritas diocesana di Roma, "Alla luce dei nuovi dati che non giustificano allarmismo, è fondato esprimere profonda preoccupazione sulle modifiche apportate alla normativa del diritto d'asilo e ribadire anche il dissenso nei confronti dello spirito restrittivo della nuova normativa sull'immigrazione. E inoltre è tempo di costruire fattivamente la convivenza tra italiani e immigrati. Perciò non bisogna pensare al Nord solo come terra in cui l'integrazione è difficile, quando invece sono numerose le città di quell'area da prendere come esempio con fruttuose tradizioni di accoglienza. Sappiamo che spesso la rigidità nei confronti degli immigrati è frutto soltanto di lacune conoscitive. Perciò, come "Dossier Immigrazione" della Caritas, vorremmo essere aiutati maggiormente a fornire una informazione tempestiva e completa alla popolazione".

 

 

IMMIGRAZIONE

 

REDATTORE  SOCIALE

 

Dossier Caritas 2002. ''Lavoratori sì, ma anche cittadini''. Dal '70 gli stranieri raddoppiano ogni dieci anni: in Italia 1 ogni 38 abitanti

 

Dossier Caritas sull'immigrazione, dodicesima edizione. Il rapporto viene presentato questa mattina a Roma, accolto come sempre da un grande interesse.

Il dossier giunge in un momento molto importante e la sua presentazione si colloca a metà strada tra l'approvazione della legge Bossi-Fini e la regolarizzazione messa in atto dal Governo. Aspetti che hanno consentito agli studiosi e agli estensori del rapporto di dare altre e più dirette interpretazioni della situazione in atto. Non a caso esso si intitola “Lavoratori e cittadini”, quasi ad evidenziare le due dimensioni del problema.

“La legge Bossi-Fini – si legge nel Rapporto Caritas – concentra l’attenzione sull’immigrato come lavoratore e presenta una forte analogia, anche se con tonalità più restrittive, con l’impostazione della prima legge sull’immigrazione (n.943/1986). E’ vero che il lavoro è uno degli aspetti preminenti e può favorire la comprensione ma non esaurisce la realtà del fenomeno migratorio; perciò il lavoro merita di essere evidenziato, senza trascurare che l’immigrato è anche un cittadino portatore di bisogni socio-culturali”.

Dunque Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, nell’introduzione del Dossier, esprimono riserve sulla Bossi-Fini. E il punto, così come evidenziato, “non è la severità contro i trafficanti clandestini, che trova tutti d’accordo, bensì la rigidità mostrata nei confronti degli immigrati regolari: abolizione della venuta sotto garanzia, riduzione della durata del permesso di soggiorno, riduzione del periodo di permanenza come disoccupati, restrizioni nell’acquisizione della carta di soggiorno e nella normativa sui ricongiungimenti familiari, tutela inadeguata in caso di ricorso contro provvedimenti coattivi (…)”. Per la Caritas, in definitiva, l’Italia è un Paese “storicamente destinato a convivere con l’immigrazione”, e il dibattito politico “non sembra recepire adeguatamente la rilevanza strutturale assunta dall’immigrazione, la sua crescente dimensione societaria e le sue prospettive”. Aspetti, questi, messi in evidenza dai numeri riportati dal Dossier.

A partire dagli anni ’70 la popolazione immigrata in Italia si è raddoppiata ogni dieci anni. Alla fine del 1991 gli immigrati registrati come legalmente soggiornanti in Italia erano 648.935; alla fine del 2001 sono aumentati a 1.362.930. E se si tiene conto dei nuovi nati e dei minori (circa 300 mila unità, un quinto della popolazione straniera), il numero complessivo degli immigrati sfiora 1 milione e 600mila unità, con una incidenza sulla popolazione residente pari al 2,8% (1 presenza ogni 38 residenti). Qualcosa di inferiore, comunque, rispetto alla media europea (1 immigrato ogni 20 residenti), agli Stati Uniti d’America (1 ogni 10), in Canada (1 ogni 6), in Svizzera e Australia (1 ogni 5). Non solo: tenendo conto che molte persone sposate hanno lasciato i figli in patria e che altre devono ancora costituire una famiglia, e che ogni anno c’è bisogno di nuove leve lavorative, il dossier ipotizza che la presenza degli immigrati è destinata ad aumentare ulteriormente. Ma per la Caritas l’apertura all’immigrazione deve realizzarsi oggi, perché essa è una realtà in atto. Nel 2001, infatti, i nuovi permessi di soggiorno per inserimento a carattere stabile sono stati 130mila, la metà dei quali è avvenuta per ricongiungimento familiare. Non si tratta, dunque, di una immigrazione passeggera, visto che negli anni ’90 il processo di radicamento è stato molto incisivo. E all’inizio del 2001 (dati Istat) il 10% degli immigrati viveva in Italia da più di 15 anni, il 26% da più di 10 e il 54% da più di 5 anni.

Quanto ai numeri del mondo del lavoro, va detto che i lavoratori extracomunitari costituiscono il 3% del totale delle forze lavoro, triplicando la loro incidenza sulle assunzioni. Uno ogni 10 assunti è un lavoratore extracomunitario, mentre uno ogni cinque posti perduranti a fine anno spetta ad un immigrato. In altre parole: questi lavoratori, in confronto con quelli italiani, vengono assunti con più frequenza e con maggiore facilità vengono tenuti in attività.

 

Caritas Italiana

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responsabile:don Vittorio Nozza

addetto alla comunicazione:Ferruccio Ferrante

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La Caritas Italiana è l'organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di promuovere la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. Fa anche parte della Conferenza nazionale volontariato giustizia.

 

 

 

 

Ingressi di lavoratori stagionali immigrati 1992/2001

 

 

Numero totale

Numero indice

% europei

1992

1.659

100

n.d.

1993

2.788

168

72,9

1994

5.777

348

90,9

1995

7.587

457

96,8

1996

8.880

535

98,6

1997

8.449

509

97,8

1998

16.500

995

n.d.

1999

20.381

1.229

-

2000

30.901

1.659

96,3

2001

39.400

2.374

91,9



Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini"  - Caritas/Migrantes su dati del Ministero del Lavoro

 

 

 

 

Permessi di soggiorno per lavoro e immigrati senza lavoro 
Dati al 31/12/2001

REGIONI

Forza lavoro immigrata

Senza occupazione

% su forza lavoro

Piemonte

57.695

4.841

8,4

Valle D'Aosta

1.548

168

10,9

Lombardia

202.895

9.537

4,7

Liguria

17.535

1.199

6,8

NORD OVEST

279.673

15.745

5,6

Trentino A. Adige

20.995

949

4,5

Veneto

78.406

4.064

5,2

Friuli V. Giulia

19.495

1.065

5,5

Emilia Romagna

78.232

6.072

7,8

NORD EST

197.128

12.150

6,2

Toscana

54.055

2.858

5,3

Umbria

15.045

857

5,7

Marche

21.417

846

4,0

Lazio

130.098

13.346

10,3

CENTRO

220.615

17.907

8,1

Abruzzo

9.012

500

5,5

Molise

923

79

8,6

Campania

33.961

4.893

14,4

Puglia

16.735

1.189

7,1

Basilicata

1.740

218

12,5

Calabria

7.970

1.970

24,7

SUD

70.341

8.849

12,6

Sicilia

27.432

3.829

14,0

Sardegna

5.491

638

11,6

ISOLE

32.923

4.467

13,6

ITALIA

800.680

59.118

7,4

Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 - "Lavoratori e cittadini"  - Caritas e Migrantes                             

 

Lo scorso anno assunti 467mila extracomunitari. Sono loro a trovare lavoro nelle piccole e medie imprese

 

Ma qual è la rilevanza dei lavoratori immigrati? Secondo il Dossier Caritas, che riporta dati raccolti dall’Inail, nel corso del 2001 i flussi lavorativi sono stati così caratterizzati: 4.743.650 assunzioni (di cui 467.304 extracomunitari), 4.297.205 cessazioni dei rapporti (di cui 378.856 extracomunitari) e 446.445 saldi tra assunzioni e cessazioni (di cui 88.448 extracomunitari).

 

I lavoratori extracomunitari trovano un maggiore sbocco tra le piccole e medie imprese rispetto a quelle con oltre 50 dipendenti (58% dei lavoratori extracomunitari). La loro incidenza è del 9,9% sul totale delle assunzioni, dell’8,8% sul totale delle cessazioni e del 19,8% sui saldi tra assunzioni e cessazioni di rapporti.
Il bisogno di manodopera immigrata, rappresentata dalla sua incidenza sulle assunzioni, è al di sotto del 4% nel Sud e nelle Isole, nell’ordine del 10-11% nel Centro e nel Nord-Ovest e del 15% nel Nord-Est (poco meno di 1 ogni 6 assunzioni). In tutte le aree, comunque, il saldo è più favorevole rispetto a quanto avviene per gli italiani: in media un rapporto rimasto in essere a fine anno ogni 5 avviamenti effettuati, con ovvie differenze territoriali (media migliore al Nord-Est e al Nord-Ovest, con 1 ogni 4, mentre al Centro diventa 1 ogni 6 e al Sud 1 ogni 7).


Ma da dove arrivano i lavoratori immigrati? Per numero di assunzioni troviamo ai primi posti Albania e Marocco, che superano le 45mila unità. Al terzo e quarto posto ci sono Romania e Svizzera, rispettivamente con 28mila e 20mila assunzioni. Seguono altri gruppi di nazioni: ex Jugoslavia (17mila), Tunisia (16.800), Senegal e Cina (entrambe 13mila) e Polonia (10mila). Ma l’origine etnica non è ininfluente nemmeno ai fini della stabilità. Infatti, a fine 2001, dei 46.300 marocchini solo 6.400 erano ancora occupati, e dei 47mila albanesi ne rimanevano attivi solo 9.600.


E veniamo ai settori a più alta partecipazione di immigrati. Gli avviamenti dei lavoratori extracomunitari sono caratterizzati da una ripartizione per settori che vede prevalere quello dei servizi (49%), seguito dall’industria (36%) e dall’agricoltura (15%). I lavoratori extracomunitari, come detto, trovano uno sbocco maggiore tra le piccole e medie imprese e sono più giovani degli italiani: nelle classi di età 18-35 anni e 36-50 sopravanzano gli italiani rispettivamente di 6 e 2 punti percentuali. Interessante anche la proporzione tra immigrati e italiani assunti nello stesso settore.

 

Il Dossier, cioè, riscontra che i settori che attraggono in maggior misura e più stabilmente la manodopera immigrata sono il mercato dei servizi e delle merci ‘immateriali’ più che quello della produzione industriale. Il primo ambito, dunque, è quello alberghiero e della ristorazione, primo per assunzioni (87.182), e vede i lavoratori extracomunitari influire nella misura del 10,5% sul totale delle assunzioni del settore. Più meno identica l’incidenza nel settore delle costruzioni, dei trasporti e delle pulizie. Nell’agricoltura, nell’industria tessile e dei metalli, invece, il rapporto è più consistente e c’è un lavoratore immigrato ogni 6 assunti.


L’agricoltura è il settore nel quale, nel corso del 2001, sono stati assunti 497.214 lavoratori, di cui 59.992 immigrati, pari al 9,9% di tutte le assunzioni. Vi sono settori in cui l’incidenza dei saldi di extracomunitari sulle assunzioni supera il valore medio (che è del 19,8%). Ciò accade nelle altre industrie (20%), nel commercio al dettaglio (20,8%), nell’industria meccanica (25,2%), in quella di trasformazione (21,8%) e di estrazione dei minerali (22,6%), nella sanità (30,2%). E in alcuni settori la manodopera è costituita solo dagli immigrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni, cessazioni e saldi 
nel periodo 16/3/2000 - 27/6/2002

 

Tutti i lavoratori

Lavoratori extracomunitari

 

Rapporti

%
maschi

C.F. netti

x persona

Assunz.

%
maschi

C.F. netti

x persona

Tempo indeterminato

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni

8.927.732

58,7

5.754.208

1,6

942.311

n.d.

582.801

1,6

Cessazioni

7.168.298

60,1

4.959.187

1,4

657.071

n.d.

432.242

1,5

Saldi

1.759.434

53,0

795.021

2,2

285.240

n.d.

150.559

1,9

Tempo determinato

 

 

 

 

 

 

 

 

Assunzioni

3.711.316

54,4

1.364.281

2,7

280.959

n.d.

120.468

2,3

Cessazioni

3.465.572

54,5

1.282.016

2,7

261.178

n.d.

113.204

2,3

Saldi

245.744

52,9

82.265

3,0