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"Anticipazioni
Dossier Statistico Immigrazioni 2002" 12/07/2002 Come tradizione, anche quest'anno, la Caritas
Italiana e la Fondazione
Migrantes, con il supporto della Caritas diocesana di Roma
presso la quale ha sede il coordinamento del "Dossier
Statistico Immigrazione", presentano le prime statistiche sugli
immigrati soggiornanti in Italia all'inizio del 2002, anticipando
così una piccola parte del nuovo Dossier 2002 (XII Rapporto) che
verrà pubblicato il prossimo ottobre.
Gli ingressi con sponsorizzazione (circa 15.000 nel 2001),
ritenuti una sorta di porta di ingresso per etnie e individui poco
raccomandabili, alla luce dei dati disaggregati per area di
provenienza, superano questi pregiudizi e lasciano intatte nella
loro validità le ragioni che indussero a chiederne l'istituzione.
IMMIGRAZIONE Dossier Caritas 2002.
''Lavoratori sì, ma anche cittadini''. Dal '70 gli stranieri
raddoppiano ogni dieci anni: in Italia 1 ogni 38 abitanti Dossier
Caritas sull'immigrazione, dodicesima edizione. Il rapporto viene
presentato questa mattina a Roma, accolto come sempre da un grande
interesse. Il
dossier giunge in un momento molto importante e la sua presentazione
si colloca a metà strada tra l'approvazione della legge Bossi-Fini
e la regolarizzazione messa in atto dal Governo. Aspetti che hanno
consentito agli studiosi e agli estensori del rapporto di dare altre
e più dirette interpretazioni della situazione in atto. Non a caso
esso si intitola “Lavoratori e cittadini”, quasi ad evidenziare
le due dimensioni del problema. “La
legge Bossi-Fini – si legge nel Rapporto Caritas
– concentra l’attenzione sull’immigrato come lavoratore e
presenta una forte analogia, anche se con tonalità più
restrittive, con l’impostazione della prima legge sull’immigrazione
(n.943/1986). E’ vero che il lavoro è uno degli aspetti
preminenti e può favorire la comprensione ma non esaurisce la
realtà del fenomeno migratorio; perciò il lavoro merita di essere
evidenziato, senza trascurare che l’immigrato è anche un
cittadino portatore di bisogni socio-culturali”. Dunque
Caritas Italiana e Fondazione
Migrantes, nell’introduzione del Dossier, esprimono riserve
sulla Bossi-Fini. E il punto, così come evidenziato, “non è la
severità contro i trafficanti clandestini, che trova tutti d’accordo,
bensì la rigidità mostrata nei confronti degli immigrati regolari:
abolizione della venuta sotto garanzia, riduzione della durata del
permesso di soggiorno, riduzione del periodo di permanenza come
disoccupati, restrizioni nell’acquisizione della carta di
soggiorno e nella normativa sui ricongiungimenti familiari, tutela
inadeguata in caso di ricorso contro provvedimenti coattivi (…)”.
Per la Caritas, in definitiva, l’Italia è un Paese “storicamente
destinato a convivere con l’immigrazione”, e il dibattito
politico “non sembra recepire adeguatamente la rilevanza
strutturale assunta dall’immigrazione, la sua crescente dimensione
societaria e le sue prospettive”. Aspetti, questi, messi in
evidenza dai numeri riportati dal Dossier. A
partire dagli anni ’70 la popolazione immigrata in Italia si è
raddoppiata ogni dieci anni. Alla fine del 1991 gli immigrati
registrati come legalmente soggiornanti in Italia erano 648.935;
alla fine del 2001 sono aumentati a 1.362.930. E se si tiene conto
dei nuovi nati e dei minori (circa 300 mila unità, un quinto della
popolazione straniera), il numero complessivo degli immigrati sfiora
1 milione e 600mila unità, con una incidenza sulla popolazione
residente pari al 2,8% (1 presenza ogni 38 residenti). Qualcosa di
inferiore, comunque, rispetto alla media europea (1 immigrato ogni
20 residenti), agli Stati Uniti d’America (1 ogni 10), in Canada
(1 ogni 6), in Svizzera e Australia (1 ogni 5). Non solo: tenendo
conto che molte persone sposate hanno lasciato i figli in patria e
che altre devono ancora costituire una famiglia, e che ogni anno c’è
bisogno di nuove leve lavorative, il dossier ipotizza che la
presenza degli immigrati è destinata ad aumentare ulteriormente. Ma
per la Caritas l’apertura all’immigrazione deve realizzarsi
oggi, perché essa è una realtà in atto. Nel 2001, infatti, i
nuovi permessi di soggiorno per inserimento a carattere stabile sono
stati 130mila, la metà dei quali è avvenuta per ricongiungimento
familiare. Non si tratta, dunque, di una immigrazione passeggera,
visto che negli anni ’90 il processo di radicamento è stato molto
incisivo. E all’inizio del 2001 (dati Istat) il 10% degli
immigrati viveva in Italia da più di 15 anni, il 26% da più di 10
e il 54% da più di 5 anni. Quanto
ai numeri del mondo del lavoro, va detto che i lavoratori
extracomunitari costituiscono il 3% del totale delle forze lavoro,
triplicando la loro incidenza sulle assunzioni. Uno ogni 10 assunti
è un lavoratore extracomunitario, mentre uno ogni cinque posti
perduranti a fine anno spetta ad un immigrato. In altre parole:
questi lavoratori, in confronto con quelli italiani, vengono assunti
con più frequenza e con maggiore facilità vengono tenuti in
attività. Caritas Italiana Indirizzo:V.le Baldelli 41 - 00162 - Roma (RM) Tel: 06/541921, Fax: 06/5410300 E-mail:segreteria@caritasitaliana.it responsabile:don Vittorio Nozza addetto alla comunicazione:Ferruccio Ferrante sito/i internet: http://www.caritasitaliana.it/
La Caritas Italiana è l'organismo pastorale
costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di
promuovere la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale
italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello
sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace,
con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione
pedagogica. Fa anche parte della Conferenza nazionale volontariato
giustizia.
Fonte: Dossier statistico immigrazione, 2002 -
"Lavoratori e cittadini" - Caritas e Migrantes
Lo scorso anno assunti 467mila
extracomunitari. Sono loro a trovare lavoro nelle piccole e medie
imprese Ma
qual è la rilevanza dei lavoratori immigrati? Secondo il Dossier
Caritas, che riporta dati raccolti dall’Inail, nel corso del 2001
i flussi lavorativi sono stati così caratterizzati: 4.743.650
assunzioni (di cui 467.304 extracomunitari), 4.297.205 cessazioni
dei rapporti (di cui 378.856 extracomunitari) e 446.445 saldi tra
assunzioni e cessazioni (di cui 88.448 extracomunitari). I
lavoratori extracomunitari trovano un maggiore sbocco tra le piccole
e medie imprese rispetto a quelle con oltre 50 dipendenti (58% dei
lavoratori extracomunitari). La loro incidenza è del 9,9% sul
totale delle assunzioni, dell’8,8% sul totale delle cessazioni e
del 19,8% sui saldi tra assunzioni e cessazioni di rapporti.
Il
Dossier, cioè, riscontra che i settori che attraggono in maggior
misura e più stabilmente la manodopera immigrata sono il mercato
dei servizi e delle merci ‘immateriali’ più che quello della
produzione industriale. Il primo ambito, dunque, è quello
alberghiero e della ristorazione, primo per assunzioni (87.182), e
vede i lavoratori extracomunitari influire nella misura del 10,5%
sul totale delle assunzioni del settore. Più meno identica l’incidenza
nel settore delle costruzioni, dei trasporti e delle pulizie. Nell’agricoltura,
nell’industria tessile e dei metalli, invece, il rapporto è più
consistente e c’è un lavoratore immigrato ogni 6 assunti.
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