
RAPPORTO
ISTAT 2001
21/05/2002
L’Italia
dal punto di vista delle famiglie: lavoro, consumi, accesso ai
servizi, partecipazione sociale
Delinea l'andamento e gli stili di vita delle famiglie
italiane il "Rapporto annuale dell'Istat - La situazione del
paese nel 2001", presentato stamani nella Sala della Lupa di
Montecitorio alla presenza del presidente della Camera,
Pierferdinando Casini.
Abbiamo scelto di presentarlo partendo dall'ottica del nucleo
familiare e non dal punto di vista individuale, analizzando quindi
la relazione delle famiglie con il lavoro (spesso atipico e talvolta
sommerso, soprattutto al sud) e la disoccupazione, con i consumi e
la fruizione culturale - in cui si accentua il divario tra nuclei
benestanti e disagiati specialmente riguardo all'uso di computer,
internet, e alle spese per tempo libero, cultura e giochi -, con i
servizi sanitari, scolastici e giuridici.
Infine, uno sguardo sul pianeta del non profit e dei
volontari, dell'alta partecipazione sociale che coinvolge un quarto
degli italiani in associazioni e partiti.
Prosegue nel 2001, anche se lentamente, l'aumento del numero di
figli per donna (da 1,24 a 1,25): secondo le stime relative allo
scorso anno, le nascite dovrebbero aggirarsi intorno alle 544.500,
con un incremento diffuso al nord (tranne Val d'Aosta e Veneto); al
centro e nel Mezzogiorno solo Toscana, Calabria e Campania
dimostrano un trend positivo, mentre nelle altre regioni si assiste
a un calo delle nascite. Tuttavia i dati del '99 evidenziano che i
valori più elevati di fecondità si registrano proprio al sud, ad
esclusione di Sardegna. Abruzzo e Molise. Una curiosità: nel 2001
la provincia autonoma di Bolzano detiene il primato del più elevato
numero di figli per donna (1,52), superando la Campania (1,49) che
storicamente è la regione più prolifica del paese. I valori più
bassi si registrano in Liguria e Sardegna; tuttavia la fecondità
recupera lievemente quota grazie alle regioni del centro-nord.
L'aumento della natalità corrisponde però a una
diminuzione dei matrimoni: 270mila nel 2001, 10mila in meno rispetto
all'anno precedente. Diminuisce la mortalità e la dinamica
complessiva della popolazione è positiva grazie al fenomeno
migratorio. In crescita gli anziani: l'indice di vecchiaia risulta
pari al 129%, cioè su ogni 129 persone ultra 64enni vivono in
Italia 100 minori di 14 anni (in Campania il rapporto è 75 anziani
su 100 bambini, in Liguria 239 su 100).

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Attivo dal 1926, l'Istituto nazionale di statistica è il
maggior produttore di dati demografici, economici e sociali del
paese. Esso è articolato nella Direzione generale, nella Segreteria
centrale del Sistema statistico nazionale, in tre direzioni centrali
(statistiche su popolazione e territorio, statistiche su istituzioni
e imprese, gestione delle risorse) e in tre dipartimenti
(contabilità nazionale e analisi economica, informatica, diffusione
e banche dati).
E' presente sul territorio con i suoi uffici regionali che operano a
contatto con le autonomie territoriali. Gli organi di governo
dell'Istituto sono il Consiglio e il Presidente.
In 700 mila famiglie (2 milioni di persone) non lavora
nessuno. ''La disoccupazione è una delle più importanti cause di
disagio sociale''
La relazione tra famiglia e lavoro fotografata dal Rapporto
Istat 2001 evidenzia innanzitutto “l’opportunità di produrre
informazione e analisi del mercato del lavoro condotte secondo una
prospettiva familiare”, dato che l’ottica individuale si
dimostra insufficiente a cogliere che la disoccupazione, ad esempio,
“è una delle più importanti forme di disagio non solo economico,
ma anche sociale” e che il lavoro non rappresenta più soltanto
“un’opportunità di reddito aggiuntivo a quello familiare, ma
anche come un fondamentale aspetto di realizzazione della persona e
di inclusione sociale”.
Le famiglie con almeno un componente in età compresa tra i 15 e i
64 anni, appartenente alle forze di lavoro, costituiscono circa i
due terzi del totale delle famiglie italiane, che presentano varie
tipologie: dal single al monogenitore, dalla coppia senza figli a
quella con prole. Se il tasso di disoccupazione scende al 9,5% nel
2001, passando al sud dal 21 al 19,3% (18,8% nel dato più recente),
la crescita di occupazione non è distribuita in modo uniforme tra
le famiglie italiane: crescono infatti quelle in cui almeno 2 adulti
sono occupati (42,5%), mentre non si riducono quelle in cui nessun
componente è occupato (11,1%).
Quasi 700mila le famiglie in cui nessuna delle forze di lavoro
presenti è occupata: circa 2 milioni di persone, il 68% residenti
al sud, dove i nuclei familiari interessati sono 456mila, poco meno
di un milione e mezzo di persone. In 12 milioni e mezzo di famiglie,
invece, sono occupate tutte le forze di lavoro presenti. “Non ci
sono segnali di interventi né di ammortizzatori sociali sulle
famiglie disagiate, a maggior rischio di esclusione sociale”, nota
l’Istat. Si denota, inoltre, un forte aumento delle famiglie “jobless”
con un solo componente su tutto il territorio nazionale: fenomeno
(anche europeo) che al nord coinvolge soprattutto i single, mentre
nell’area meridionale tocca tutte le tipologie familiari.
Negli ultimi 8 anni le nuove lavoratrici sono donne nel 96% dei casi
(su oltre un milione di persone), ma la cura familiare è ancora un
ostacolo: il tasso di occupazione per le 30-39enni in coppia con
figli si riduce al 48,9% (senza figli: 72,7%). Il contesto
familiare, al contrario, condiziona poco la partecipazione degli
uomini al mercato del lavoro: il tasso di attività maschile tra i
30 e i 39 anni si mantiene molto alto indipendentemente dal contesto
familiare, passando dal 95% degli uomini soli al 97,9% degli uomini
che vivono in coppia. Il divario tra le donne, invece, è notevole:
lavorano l’89,7% delle single tra i 30 e i 39 anni. Le donne con
figli registrano anche un tasso di disoccupazione del 12,3%, più
alto rispetto alle donne senza prole (8%) o alle single (6%).
Ancora più evidente il maggiore utilizzo del lavoro a tempo
parziale da parte delle donne (16,6%) rispetto agli uomini (3,5%).
Il part-time viene scelto per conciliare il lavoro con impegni di
natura familiare; tra gli occupati di 30-39 anni che lavorano a
tempo parziale, le donne sono sempre la maggioranza: l’80,9% di
coloro che vivono in coppia ma senza figli, l’87,7% di chi ha
figli, il 57,4% dei single. “Nel Mezzogiorno – evidenzia l’Istat
– la scarsa partecipazione al mercato del lavoro delle donne
sembra essere principalmente influenzata da un modello ancora molto
tradizionale di vita in coppia, che spinge le donne a occuparsi solo
della cura della famiglia, indipendentemente dalla presenza di figli”.
Ancora alta la disoccupazione femminile in Italia (13%) rispetto
alla media dell’Unione europea (9%); al centro-nord è al 7,2%,
cioè meno della metà di quella maschile nel Mezzogiorno. Resta
elevata anche la disoccupazione giovanile: le persone in cerca di
occupazione con meno di 29 anni sono il 51,4% e il tasso di
disoccupazione tra i 25 e i 29 anni è ancora quasi il doppio
rispetto a quello degli adulti tra i 30 e i 39 anni; quello dei
20-24enni è oltre il triplo.
|
Famiglie
con tutti occupati come lavoratori temporanei e/o part-time
sul tot. delle famiglie con almeno un componente
appartenente alle forze di lavoro per ripartizione
geografica
Anni 1993/2001
- Valori %
|
|
INCIDENZA
|
|
|
Nord
ovest
(%)
|
Nord
est
(%)
|
Centro
(%)
|
Mezzogiorno
(%)
|
ITALIA
(%)
|
|
1993
|
2,3
|
2,3
|
2,4
|
5,1
|
3,3
|
|
1994
|
2,5
|
3,1
|
2,9
|
5,7
|
3,8
|
|
1995
|
2,9
|
3,2
|
3,0
|
6,1
|
4,0
|
|
1996
|
2,8
|
3,1
|
3,2
|
6,0
|
4,0
|
|
1997
|
3,3
|
3,3
|
3,5
|
6,3
|
4,3
|
|
1998
|
3,5
|
3,7
|
4,1
|
6,7
|
4,7
|
|
1999
|
3,6
|
4,4
|
4,6
|
7,6
|
5,3
|
|
2000
|
4,2
|
4,5
|
4,9
|
7,9
|
5,6
|
|
2001
|
4,0
|
4,4
|
4,9
|
8,0
|
5,6
|
|
COMPOSIZIONE
|
|
1993
|
19,5
|
13,7
|
14,3
|
52,5
|
100,0
|
|
1994
|
18,9
|
15,5
|
14,8
|
50,8
|
100,0
|
|
1995
|
20,4
|
14,9
|
14,7
|
50,0
|
100,0
|
|
1996
|
19,7
|
14,9
|
15,5
|
49,9
|
100,0
|
|
1997
|
21,1
|
14,8
|
15,5
|
48,6
|
100,0
|
|
1998
|
20,9
|
14,8
|
16,7
|
47,6
|
100,0
|
|
1999
|
19,4
|
15,9
|
17,0
|
47,7
|
100,0
|
|
2000
|
21,0
|
15,6
|
17,1
|
46,3
|
100,0
|
|
2001
|
20,1
|
15,4
|
17,2
|
47,3
|
100,0
|
Fonte:
Rapporto Istat 2001, Indagine sulle forze di lavoro
|
Famiglie
"polarizzate"* sul totale delle famiglie con
almeno
due componenti in età di lavoro (15-64
anni) per ripartizione geografica - Anni 1993/2001
- Incidenza %
|
|
N O R D O V E S T
|
|
Tipo
di famiglia
|
1993
|
1996
|
1999
|
2001
|
|
Senza
occupati
|
9,7
|
10,4
|
9,5
|
8,8
|
|
Con
due o più occup.
|
42,6
|
44,4
|
46,8
|
50,8
|
|
Totale
|
52,2
|
54,7
|
56,3
|
59,6
|
|
N O R D E S T
|
|
Tipo
di famiglia
|
1993
|
1996
|
1999
|
2001
|
|
Senza
occupati
|
7,7
|
8,2
|
8,0
|
7,5
|
|
Con
due o più occup.
|
45,6
|
46,8
|
50,9
|
54,6
|
|
Totale
|
53,4
|
55,0
|
58,8
|
62,1
|
|
C E N T R O
|
|
Tipo
di famiglia
|
1993
|
1996
|
1999
|
2001
|
|
Senza
occupati
|
9,1
|
10,1
|
10,0
|
9,1
|
|
Con
due o più occup.
|
41,1
|
41,3
|
43,8
|
47,2
|
|
Totale
|
50,2
|
51,5
|
53,8
|
56,3
|
|
M E Z Z O G I O R N O
|
|
Tipo
di famiglia
|
1993
|
1996
|
1999
|
2001
|
|
Senza
occupati
|
15,2
|
18,2
|
18,0
|
15,9
|
|
Con
due o più occup.
|
25,2
|
23,9
|
25,3
|
27,3
|
|
Totale
|
40,4
|
42,1
|
43,3
|
43,2
|
|
I T A L I A
|
|
Tipo
di famiglia
|
1993
|
1996
|
1999
|
2001
|
|
Senza
occupati
|
11,1
|
12,7
|
12,3
|
11,1
|
|
Con
due o più occup.
|
36,8
|
37,0
|
39,4
|
42,5
|
|
Totale
|
47,9
|
49,7
|
51,7
|
53,6
|
Note:
(*) Famiglie con almeno due componenti in età 15-64 senza occupati
o famiglie con due o più occupati in età 25-64 anni
Fonte: Rapporto Istat 2001, Indagine sulle forze di lavoro
Consumi: per tempo libero, cultura e giochi, alle famiglie
disagiate ''bastano'' 29 euro al mese
Come cambiano i consumi e la fruizione culturale all’interno
delle famiglie italiane? Dall’ultimo Rapporto Istat, presentato
oggi a Montecitorio, nel 2000 la spesa media mensile delle famiglie
italiane risulta pari a 2.178 euro, con un aumento del 7,6% rispetto
al ’97, dovuto all’inflazione per il 6,1%. Ma, indipendentemente
dal tenore di vita, si nota un mutamento negli stili di consumo, in
cui trasporti e comunicazioni (carburanti, trasporti pubblici e
telefoni cellulari in testa) diventano voci insostituibili accanto
ad alimentari, abitazione, assorbendo complessivamente il 63% della
spesa familiare.
Se crescono i consumi per tutte le famiglie, non così per i nuclei
disagiati, che spendono 29 euro mensili per tempo libero, cultura e
giochi, mentre le famiglie benestanti destinano a questo scopo 244
euro al mese. Le famiglie del nord-est spendono complessivamente
2.520 euro al mese, quelle del centro 2.148 e quelle del sud 1.857,
quindi si accentuano le differenze territoriali. In aumento i soldi
destinati a vacanze e pasti fuori casa, ma anche per assicurazioni
vita e malattia, sostenute da un numero crescente di famiglie; nelle
regioni del nord, oltre alle spese per i mobili e gli
elettrodomestici, in salita quelle per la collaborazione domestica,
il baby-sitting e l’assistenza agli anziani.
Le uniche spese in calo sono quelle per istruzione e sanità, quest’ultima
dovuta al costo diminuito degli accertamenti diagnostici; solo nelle
regioni del nord-est si verifica un trend inverso, in particolare
per le visite mediche specialistiche e per le cure dentistiche.
Trattandosi di una zona in cui sono diffusi il benessere e la
crescita economica, il dato segnala probabilmente “un maggior
ricorso alle strutture private e all’attività di prevenzione”,
ipotizza il Rapporto Istat 2001.
Gli stili di vita delle diverse generazioni si traducono in
comportamenti di spesa molto diversi: le famiglie di anziani
destinano una quota maggiore delle loro spese all’alimentazione e
all’abitazione, mentre i nuclei composti da giovani e adulti
spendono di più per tempo libero e cultura, trasporti e
comunicazione. Riducono in modo consistente la spesa mensile le
persone sole giovani o adulte (tra i 35 e i 64 anni) e le famiglie
monogenitore; in quest’ultimo caso crescono gli investimenti in
istruzione, tempo libero e cultura, sanità, servizi di baby-sitting
e/o asili nido.
Nel ’97 erano le coppie con 3 o più figli a registrare le spese
più elevate, nel 2000 sono le coppie con 2 figli, anche per la
progressiva concentrazione delle famiglie più numerose nel
Mezzogiorno, che registra i livelli più bassi di spesa per consumi
e in cui risiede il 57,4% delle famiglie disagiate. In sintesi, nel
2000 il 20% delle famiglie più disagiate (coppie con 2 o più
figli, anziani soli o in coppia) spendeva mensilmente meno di 972
euro, mentre l’equivalente delle famiglie più benestanti (il
65,4% risiedenti al nord, per lo più persone sole, coppie in età
giovane e adulta e con un solo figlio) superava i 2.574 euro
mensili.
Per quanto riguarda l’uso delle nuove tecnologie, il “cultural
divide” persiste tra nuclei benestanti e disagiati: il 27,2% delle
famiglie italiane possiede un personal computer, ma solo l’11%
delle disagiate e ben il 42% delle benestanti, che per acquistare pc
e attrezzature informatiche spendono quasi il doppio rispetto alle
disagiate (le quali, comunque, accorciano le distanze, avendo
acquistato più spesso un computer dal ’97 al 2000). Se il 30%
della popolazione con più di 6 anni di età usa il pc, il 19% degli
ultra 11enni si collega a Internet. Con il computer si lavora, si
gioca e si studia, mentre Internet è usato soprattutto per svago
(69%), per lavoro (52%) e solo nel 16% dei casi per studio.
Ben il 60% dei navigatori on line cerca informazioni su riviste e
giornali elettronici, oltre 3 milioni e 800mila persone leggono il
quotidiano in rete e il 22% cerca informazioni su servizi di
pubblica utilità; il 20% si connette per dialogare tramite chat,
forum e newsgroup; solo il 9% fa acquisti in rete (circa 870mila
persone).
Tuttavia l’uso del computer non esclude altri media,
anzi, si integra con essi e si e accompagna a livelli più alti di
lettura e ascolto della radio, mentre diminuisce il tempo dedicato
alla tv. Ben 8 milioni di persone usano la rete e i cd-rom per
fruizione culturale (quasi il 40% sono giovani tra i 14 e i 19
anni). Meno tv e più radio, meno quotidiani e più settimanali; l’informazione
diventa sempre più veloce e personalizzata.
|
Persone
di 11 anni e più che usano internet per tipo di attività
svolta e per sesso* -
Anno 2000 - valori %
|
|
|
Maschi
|
Femmine
|
TOTALE
|
|
Partecipare
a chat, newsgroup e forum
|
20,0
|
19,4
|
19,8
|
|
Avere
informazioni (giornali, riviste)
|
60,3
|
58,5
|
59,6
|
|
Acquistare
documenti e informazioni varie
|
48,4
|
45,0
|
47,1
|
|
Utilizzare
servizi pubblici
|
24,3
|
19,3
|
22,3
|
|
Fare
acquisti
|
11,6
|
5,5
|
9,2
|
|
Cercare
lavoro
|
6,3
|
7,8
|
6,9
|
|
Giocare
o altro divertimento
|
28,3
|
24,5
|
26,8
|
|
Attività
finanziarie
|
5,3
|
1,4
|
3,7
|
Note:
(*) Per 100 persone dello stesso sesso
Fonte: Rapporto Istat 2001, Indagine multiscopo. I cittadini e il
tempo libero
|
Spesa
media mensile delle famiglie - Anno 2000
Valori
percentuali
|
|
Spesa
media famiglie
|
Tipologia di spesa -
valori %
|
|
Alimentari
|
Abitazione
|
Trasporti e
comunicazioni
|
Altre spese
|
|
Spesa
media tot.
€ 2.178
|
19
|
27
|
18
| |