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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

 

PROGETTO ITALIA PER TUTTI

STUDIO SULLA DOMANDA
PER IL TURISMO ACCESSIBILE 


La domanda di turismo accessibile, intesa nella sua più vasta accezione come quella componente turistica che esprime esigenze speciali di comodità ed agevolazioni nei confronti della pratica del viaggiare, è, a tutt’oggi, un campo ancora insufficientemente inesplorato all’interno delle cosiddette discipline turistiche, almeno in ambito europeo. Scarne se non assenti sono le informazioni ed i dati sull’argomento all’interno delle principali fonti statistiche sul turismo, che prevalentemente riescono ad effettuare solo valutazioni qualitative o al più stime sulle effettive dimensioni del fenomeno. 


Lo studio ITER intende rappresentare il primo tentativo di colmare tali lacune e, contemporaneamente, costruire un prototipo metodologico utile a realizzare – anche in differenti contesti – indagini ed analisi sulla domanda effettiva e potenziale di turismo accessibile.

   

Ente per le Nuove Tecnologie
L’Energia e l’Ambiente

 

STUDIO SULLA DOMANDA DI TURISMO ACCESSIBILE

 report conclusivo

Napoli: dicembre 1999

 

La ricerca è stata realizzata dall’ITER srl, su incarico dell’ENEA nell’ambito del progetto STARe e rappresenta il report definitivo dello Studio sulla Domanda di Turismo Accessibile.

Responsabili della ricerca:                                      dott.ssa Francesca De Felice

                                                                                  dott.ssa Laura Limoncelli

Staff di lavoro:

dott.ssa Paola Di Martino (piano di elaborazione dati)
dott.ssa Daniela Marra (coordinamento campagna di interviste)
dott.ssa Paola Sorvillo (reperimento fonti e dati)

Consulenza statistica ed econometrica:                  dott. Gennaro Zezza

ITER srl, Centro Ricerche e Servizi, è una società con sede a Napoli che opera a livello nazionale ed europeo dal 1980. ITER realizza indagini, studi e progettazioni nei diversi settori della ricerca sociologica, statistica, economica e fornisce i propri servizi ad Enti pubblici e privati, aziende, gruppi industriali e commerciali, centri di ricerca. I progetti realizzati da ITER hanno riguardato soprattutto: piani e programmi di sviluppo; osservatori e analisi sui settori produttivi; ricerche e indagini sul sistema culturale, formativo e scolastico; studi sull’imprenditorialità; studi e monitoraggi su traffico e trasporti; corsi di formazione.

 

STUDIO SULLA DOMANDA DI TURISMO ACCESSIBILE

0. Premessa                                                                                                            pag.  1

1.      L’analisi dei comportamenti della domanda:

lo scenario di riferimento                                                                           pag.  5

1.1 L’Analisi delle fonti e dei dati relativi alla popolazione disabile                pag.  9

1.2 L’Analisi delle fonti e dei dati relativi sul turismo                                       pag. 16

2.             L’indagine nazionale sul turismo:

metodologie e tecniche                                                                                                           pag.22

2.1 La metodologia di campionamento                                                                pag. 23

2.1.1      Le unità primarie di campionamento: identificazione degli

 strati e selezione dei comuni campione                                                         pag. 25

2.1.2      Le unità secondarie di campionamento: identificazione degli

strati e selezione degli individui da intervistare                                             pag. 27

2.2 La metodologia dell’indagine sul campo                                                       pag. 33

2.2.1    L'elaborazione dello strumento di rilevazione: il questionario         pag. 33

2.2.2    Il pretest e l'indagine CATI                                                               pag. 34

2.2.3    La somministrazione delle interviste                                                pag. 35

2.3 L'elaborazione dei dati                                                                                    pag. 36

2.3.1    La verifica di congruità dei dati                                                       pag. 36

2.3.2    Il riproporzionamento dei dati campionari                                      pag. 36

2.3.3    La verifica dell'affidabilità statistica del campione                         pag. 39

3.      I segmenti di domanda turistica degli italiani: comportamenti,

preferenze ed esigenze                                                                                   pag. 45

3.1 Tre tipologie di domanda turistica                                                                 pag. 46

3.2 La quantificazione della domanda di turismo accessibile

degli italiani                                                                                                     pag. 51

3.3 La qualificazione della domanda di turismo accessibile:

quali "turisti" e con quali esigenze                                                                 pag. 55

3.3.1         Le caratteristiche generali della domanda

di turismo degli italiani                                                                                     pag. 55

3.3.2         Le caratteristiche della domanda di turismo accessibile

e della domanda di turismo degli anziani                                                        pag. 58

3.4 La domanda inespressa o potenziale di turismo accessibile: chi viaggerebbe e a quali condizioni                                                                                              pag. 70

3.5 Un ulteriore spunto di riflessione: la quantificazione delle invalidità degli italiani                                                                                                                                 pag. 73

4. Il modello della domanda di turismo accessibile:

scenari a confronto                                                                                        pag. 114

4.1 L'evoluzione dei flussi turistici in Italia                                                        pag.114

4.1.1         Gli arrivi                                                                                           pag.114

4.1.2         Presenze, durata del viaggio, permanenza media                           pag.121

4.1.3         La stagionalità                                                                                 pag.124

4.1.4         Domanda e offerta di turismo nelle regioni italiane                        pag.126

4.2 La stima dell'impatto economici del turismo                                               pag.130

4.3 I turisti con esigenze speciali                                                                         pag.134

4.4 L'impatto sul turismo di interventi dal lato dell'offerta                               pag.138

4.4.1         Scenario base (prudente) di evoluzione

del turismo in Italia                                                                                           pag.138

4.4.2         Scenario ottimista di evoluzione

del turismo in Italia                                                                                           pag.141

 

Allegato al Capitolo 1:

1. tavole statistiche sulla popolazione disabile e sul fenomeno turistico relative ai principali paesi europei

Allegato al Capitolo 2:

1. L'analisi fattoriale per la scelta delle unità primarie di campionamento: identificazione degli strati e selezione dei comuni campione

2. Elenco dei comuni d'Italia per cluster

3. Il questionario

 

0. PREMESSA

La domanda di turismo accessibile, intesa nella sua più vasta accezione come quella componente turistica che esprime esigenze speciali di comodità ed agevolazioni nei confronti della pratica del viaggiare, è, a tutt’oggi, un campo ancora insufficientemente inesplorato all’interno delle cosiddette discipline turistiche, almeno in ambito europeo. Scarne se non assenti sono le informazioni ed i dati sull’argomento all’interno delle principali fonti statistiche sul turismo, che prevalentemente riescono ad effettuare solo valutazioni qualitative o al più stime sulle effettive dimensioni del fenomeno.

D’altra parte, come in seguito sarà più dettagliatamente analizzato, i paesi europei non soltanto non hanno ancora provveduto a definire univocamente e quindi a censire in modo sistematico la propria quota di popolazione portatrice di “esigenze speciali”, ma molto spesso rilevano parzialmente ed in modo inadeguato anche i flussi turistici di incoming ed outgoing di cui sono oggetto o generatori. E’ inevitabile, pertanto, che il segmento dei turisti con condizioni particolari da soddisfare – che incrocia quindi le tematiche del turismo con quelle della popolazione disabile - sia ampiamente “sconosciuto” e nel migliore dei casi soltanto ipotizzato.

Vale la pena sottolineare, già in questa premessa, come proprio per l’Italia siano disponibili dati maggiormente accurati – sia per quel che riguarda le stime sulla popolazione “disabile” sia per quel che attiene le informazioni puntuali sul turismo – forniti dall’ISTAT, sebbene anche nel nostro paese non sia stata finora intentata un’analisi volta a coniugare turismo ed esigenze speciali, ovvero ad approfondire la domanda di turismo accessibile.

Lo studio ITER intende rappresentare il primo tentativo di colmare tali lacune e, contemporaneamente, costruire un prototipo metodologico utile a realizzare – anche in differenti contesti – indagini ed analisi sulla domanda effettiva e potenziale di turismo accessibile.

La definizione adottata per tale componente turistica è stata segnatamente la più ampia possibile, poiché la finalità, peraltro ben espressa dal Committente, era quella di riuscire a comprendere all’interno di essa tutte quelle fasce di popolazione che manifestano esigenze anche non immediatamente rilevabili, ma che emergono in maniera particolare proprio nel momento in cui si intraprende o si potrebbe intraprendere un viaggio a scopi turistici. Di conseguenza è scaturita la necessità di non confinare l’analisi ai disabili propriamente detti, ma di estenderla anche alla popolazione anziana, nonché a quanti soggettivamente affermano di avere condizioni particolari ed esigenze speciali da soddisfare in relazione alle attività di turismo. E’ importante sottolineare che per alcuni soggetti queste difficoltà vengono incontrate e variamente superate anche nell’effettuare altre attività o azioni della propria esistenza, al tempo stesso c’è una quota di persone che percepisce queste difficoltà esclusivamente o principalmente quando intraprende la pratica del viaggiare (con annesso pernottamento fuori casa).

Il campo di indagine principale su cui si è focalizzato lo studio è stato circoscritto al territorio italiano, seppure nell’analisi di scenario si è preferito allargare lo sguardo sull’Europa, con particolare attenzione alla Francia ed alla Gran Bretagna. Tale scelta – concordata con il Committente – è stata motivata sia da valutazioni di natura statistica – il peso largamente prevalente sulle presenze turistiche in Italia dei flussi turistici generati all’interno del paese – sia da valutazioni di opportunità operativa legate alla poderosa indagine diretta prevista nel corso dello studio.

Nei capitoli seguenti pertanto si descriveranno le attività svolte e i risultati ottenuti in ciascuna fase di lavoro: in particolare nel capitolo 1 viene illustrato lo scenario di riferimento a livello nazionale ed europeo (Francia e Gran Bretagna), in cui si analizzano separatamente le fonti e i dati disponibili sia sui disabili, secondo le varie definizioni adottate, sia sul turismo. Nel capitolo 2 viene riportata la metodologia adottata per la realizzazione di una ricerca nazionale sul turismo degli italiani in cui sono state indagate sia le componenti classiche del viaggiare (durata, periodo, destinazione, motivazione, spesa pro-capite) sia una dimensione poco o nulla rilevata precedentemente e cioè quella inerente a particolari esigenze e difficoltà, e relative azioni per superarle, che possono sorgere nell’intraprendere un viaggio. Scopo dell’indagine è stato proprio quello di quantificare questa quota di popolazione con esigenze speciali – ancora sconosciuta – sul totale della popolazione italiana viaggiante e non viaggiante. Inoltre si è indagato anche sulla domanda potenziale e segnatamente quella legata al turismo accessibile, se cioè esistono e quali sono le condizioni per cui le persone che non viaggiano per motivi legati a difficoltà di spostamento o a gravi motivi di salute potrebbero incominciare a farlo.

I risultati ottenuti sono descritti nel capitolo 3 in cui si descrivono sia gli aspetti quantitativi, sia quelli qualitativi del fenomeno. Nel capitolo 4, dopo un interessante confronto tra i risultati ottenuti con la ricerca ITER/ENEA ed altre ricerche, relativamente alla quantificazione di alcune variabili, compreso il reddito generato dal settore attraverso la spesa degli italiani (ma si è effettuata anche una stima indiretta sulla spesa degli stranieri), si illustreranno due scenari previsionali: uno decisamente "prudente" e l'altro più ottimista, in cui in base ad alcune circostanziate ipotesi di qualificazione dell'offerta ricettiva verranno fatti intervenire i possibili incrementi generati dalla potenziale domanda di turismo accessibile.


1. L’ANALISI DEI COMPORTAMENTI DELLA DOMANDA: LO SCENARIO DI RIFERIMENTO

In questo capitolo verranno descritte le attività svolte durante la prima fase dello studio, che hanno riguardato innanzitutto la ricognizione e l’analisi della popolazione di riferimento, vale a dire i disabili e le persone portatrici di esigenze speciali, residenti in Italia ed in alcuni paesi europei – tra i maggiori generatori di flussi turistici – quali appunto Francia e Gran Bretagna. L’analisi desk si è fondata sulle principali fonti di dati ed informazioni, costituite quasi esclusivamente da enti ed istituzioni pubbliche.

Come già accennato, il principale risultato ottenuto dallo screening delle fonti ufficiali è stato quello di confermare l’assenza di informazioni puntuali sui cosiddetti turisti con particolari esigenze, che non vengono pertanto rilevati con metodologie univoche e sistematiche in nessuno dei paesi europei considerati, i quali dovrebbero implementare allo scopo un sistema di rilevazione ad hoc per cui attualmente non sembrano attrezzati.

Con l’insorgere in tempi più recenti di una maggiore attenzione a tali tematiche, la Comunità Europea – dopo aver sollecitato la centralizzazione dei dati su domanda ed offerta di turismo accessibile provenienti dai paesi membri - ha sentito, di conseguenza, l’esigenza di promuovere direttamente, al termine degli anni ’80, un filone di ricerche sull’argomento del turismo accessibile, che al momento però si limitano necessariamente a costruire indici ed elaborare stime sulla portata quantitativa e qualitativa del fenomeno.

Valga come esempio di questa tipologia di survey, la ricerca prodotta dalla Touch RossProfiting From Opportunities”, che partendo dall’elaborazione di una stima della popolazione disabile in Europa arriva a valutare il mercato potenziale per il turismo accessibile utilizzando per tale quantificazione alcune ipotesi di abbattimento relative a fattori quali la gravità della disabilità ed il livello di disponibilità economica: valutati in circa 50 milioni i disabili europei, vale a dire il 14% della popolazione totale, quasi 36 milioni di essi sono o potrebbero divenire turisti, e per quanto riguarda l’Italia a fronte di circa 8 milioni di disabili esisterebbe secondo la Touch Ross un mercato turistico potenziale di quasi 6 milioni di persone.

La metodologia di analisi adottata si basa evidentemente su procedimenti di stima effettuati sui dati ufficiali disponibili e su di un’indagine qualitativa in profondità rivolta ad un gruppo di testimoni privilegiati, identificati soprattutto tra operatori economici di medio-grande dimensione del mercato turistico: in altre parole, i ricercatori sono arrivati a formulare un’ipotesi sulla consistenza del mercato di turismo accessibile attraverso un’indagine mirata sull’offerta di strutture e servizi turistici.

Lo studio succitato ha fornito in ogni caso – insieme ad iniziative similari – alcune necessarie coordinate di riferimento alla Comunità Europea, che negli ultimi anni ha intensificato interventi e misure mirate allo sviluppo del turismo ed, in quest’ambito, previsto azioni specifiche rivolte a facilitare ed incentivare il turismo accessibile.

L’insieme però di gran parte di questi interventi – sia comunitari che nazionali – unitamente alle attività realizzate dalle principali associazioni operative nel settore, hanno sollecitato e rivolto l’attenzione sul versante dell’offerta turistica, puntando dunque ad incentivare facilità di accesso, di fruizione, di trasporto, etc., in altre parole di pari opportunità di viaggio per quanti, tra la popolazione disabile, in qualche modo hanno già espresso una domanda turistica.

Alla luce, dunque, di siffatta situazione, in cui ancora non si dispone di dati puntuali sull’effettiva consistenza di questa componente turistica, nonché di indagini dirette rivolte ai portatori di esigenze speciali per sondarne la disponibilità e l’interesse a divenire turisti – seppure in particolari condizioni - è stato necessario affrontare la ricognizione dei dati ufficiali, tenendo obbligatoriamente separate le tematiche del turismo da quelle della disabilità.

Si è proceduto quindi reperendo il maggior numero possibile di fonti ufficiali nazionali nei diversi paesi della UE ed acquisendo i dati distintamente per le diverse tematiche indagate. Di seguito analizzeremo sinteticamente sia le fonti che le informazioni – con maggiore puntualità quelle italiane – al fine di pervenire ad uno scenario complessivo dello stato dell’arte sugli argomenti oggetto della ricerca.

Il reperimento delle fonti ufficiali per i paesi indagati è avvenuto:

·        contattando i principali enti ed istituti nazionali che si occupano di rilevazioni statistiche;

·        effettuando ricerche mirate attraverso Internet per completare l’elenco di fonti.

Obiettivo di questa ricognizione è stato quello di effettuare un confronto puntuale tra:

·        tipologia di fonti;

·        definizioni del fenomeno;

·        metodologie di rilevazione;

·        anni di riferimento.


1.1 l’analisi delle fonti e dei dati relativi alla popolazione disabile

Le fonti e, di conseguenza i dati reperiti, sono apparsi estremamente eterogenei, sotto il profilo delle definizioni, delle classificazioni di disabilità, di metodologie adottate e degli anni di rilevazione, al punto che diviene impraticabile la standardizzazione delle informazioni reperite[1].

Va fatta innanzitutto una prima considerazione generale: le rilevazioni sulla popolazione cosiddetta disabile vengono generalmente effettuate nell’ambito di indagini più vaste, aventi scopi più generali, come ad esempio quelle sulla salute e sull’assistenza sanitaria, oppure sulla popolazione non attiva economicamente. Ulteriore tipologia di informazioni sono poi quelle prodotte da Istituzioni che – per area di propria competenza – “censiscono” anche persone disabili con caratteristiche determinate: è questo per esempio il caso dei Ministeri dell’Istruzione – che censisce la popolazione in età scolare con problemi di apprendimento, - e del Lavoro – che si occupa di persone non attive economicamente o di categorie lavorative “protette”– oppure infine Enti Previdenziali che rilevano i dati relativi alle pensioni di invalidità.

Evidentemente la diversità degli scopi e degli obiettivi delle fonti ha come primo effetto quello di “definire” con caratteristiche estremamente diversificate la popolazione disabile indagata, rendendo impossibile sia il confronto tra i dati, sia qualsiasi elaborazione puntuale su di essi.

Inoltre, come già detto, la metodologia delle indagini utilizzata dalle fonti ufficiali è quella dell’elaborazione di stime e previsioni, oppure quella dell’indagine campionaria. Anche tale disparità di metodi statistici impedisce l’univocità dei risultati per singolo paese esaminato.

Infine, non va sottovalutato che la sporadicità delle rilevazioni – indagini molto spesso uniche ovvero non periodiche e ripetute nel tempo -, impedisce l’analisi di serie storiche e la formulazione di trend con relativi aggiustamenti quali-quantitativi dei risultati stessi.

Per una migliore comprensione di tali affermazioni, abbiamo utilizzato una griglia sinottica, relativa ai tre paesi europei indagati, vale a dire Francia, Italia e Gran Bretagna. Nella griglia, di seguito riportata, vengono comparate fonti, definizioni, anni di rilevazione e metodologie, con il risultato che lo scenario complessivo della conoscenza sui temi della disabilità appare decisamente scarno ed insoddisfacente: la ricerca sistematica – di cui inevitabilmente i censimenti sono un elemento imprescindibile e propedeutico – non ha ancora affrontato la quantificazione puntuale, e tanto meno i temi dei comportamenti sociali delle persone con difficoltà o disabilità.





In ogni caso, va sottolineato che la validità e la correttezza metodologica di ogni singola indagine non possono essere assolutamente messe in discussione.

Valga come esempio il caso italiano, in cui l’Istat produce all’interno di una più complessa indagine multiscopo anche una rilevazione campionaria sui disabili: i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica sono un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia affrontare l’argomento.

Il problema, invece, non riguarda le singole indagini o stime effettuate: si rende evidente l’esigenza, da una parte, di un’uniformità di classificazione e di metodologia internazionale per affrontare in profondità i temi qualitativi più specifici legati alla disabilità e, dall’altra, della rilevazione censuaria all’interno dei censimenti della popolazione delle informazioni relative alle persone portatrici di esigenze speciali per quantificare le effettive dimensioni del fenomeno.

Tali sintetiche considerazioni derivano anche dalla rilettura di alcune griglie interpretative: sono stati messi a confronto i dati esistenti nei paesi europei secondo le definizioni adottate negli anni 1971-1992, come è visibile nelle Tabelle da 1 a 12 riportate nell’Allegato al Capitolo 1.

L’osservazione di tali tavole di informazioni mette in evidenza quanto attualmente la popolazione disabile, o meglio con esigenze speciali, rappresentino ancora un universo soltanto ipotizzato, poiché persino all’interno del singolo paese e nello stesso anno di rilevazione i segmenti di popolazione rilevati sono molto spesso incompleti e definiti in modo non univoco, nonostante siano state recepite dal Consiglio d’Europa fin dal 1984 le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità relative allInternational Classification of Deasease, Disability and Handicap (ICDH).

Per quanto riguarda l’Italia in particolare, la più recente rilevazione multiscopo dell’ISTAT (1994), realizzata su di un campione di 70.000 individui, adotta le definizioni dell’ICDH e offre il seguente quadro sintetico di stime relative alla disabilità:

 

Quali disabilità

(dati assoluti in migliaia)

Fino a 44 anni

45 – 64 anni

65 anni e oltre

 

TOTALE

Disabili, di cui:*

375

428

1.874

2.677

Confinamento individuale

71

123

730

924

Difficoltà nelle funzioni quotidiane

256

228

1.333

1.817

Difficoltà nel movimento

51

167

866

1.084

Difficoltà nel vedere, sentire, parlare

82

75

344

501

* Si avverte che alcuni soggetti rientranti in questa categoria manifestano più di una forma di disabilità, per cui il totale delle tipologie di disabilità è superiore a quello delle persone disabili.

Le statistiche elaborate dall’ISTAT sul campione di famiglie ed individui indagati, si soffermano con grande attenzione sugli aspetti prevalentemente legati alla salute ed all’assistenza incrociati per variabili socio-demografiche (sesso, età, titolo di studio, fonte di reddito), ponendo in evidenza soprattutto le difficoltà croniche o gravi ed indagando in primo luogo gli impedimenti e le condizioni di svantaggio nella vita familiare e quotidiana. D’altra parte erano proprio i comportamenti connessi al fenomeno salute oggetto specifico dell’indagine, di conseguenza sono stati tralasciati comportamenti, stili di vita, usi ed opinioni inerenti altri aspetti socio-culturali e/o di consumo, quale è ad esempio il turismo e la pratica del viaggiare.

 

1.2 l’analisi delle fonti e dei dati relativi al turismo

Anche nelle informazioni relative al mercato turistico si assiste ad un fenomeno di insufficiente omogeneità ed incongruità nella raccolta e nell’analisi dei dati statistici: alcuni paesi sembrano sovrastimare le rilevazioni della domanda turistica, ed in altri casi invece vengono sottostimati i dati relativi a strutture/esercizi ricettivi non strutturati o “sommersi”[2] secondo le rilevazioni ufficiali. I molti tentativi di coordinamento ed omogeneizzazione, sollecitati dalle organizzazioni internazionali e comunitarie competenti in materia, non hanno fino ad oggi prodotto alcun risultato rilevante e, in generale, i confronti tra fonti di paesi diversi possono essere effettuati solo con estrema cautela.

Valga come esempio di tale situazione, perdurante nelle statistiche europee, i sintetici dati messi a disposizione dall’EUROSTAT – l’istituto di statistica comunitario - per la domanda turistica nei paesi europei, riportati nelle Tabelle da 13 a 19 in Allegato al Capitolo 1, in cui appare evidente la disparità delle informazioni esistente tra gli stati membri della Comunità, oltre ad un certo disinteresse a far circolare le statistiche in proprio possesso (visto che l’EUROSTAT non rileva in questo caso i dati direttamente, ma collaziona quelli prodotti e “obbligatoriamente” inviati dai diversi paesi).

Rimandando alle tabelle sullo screening – che rappresentano però solo le principali informazioni generali disponibili – soffermiamoci invece nell’analisi del caso italiano.

Vale qui la pena di accennare almeno ad alcune considerazioni, diffuse tra gli esperti del settore, sullo stato delle informazioni inerenti il mercato turistico del nostro paese. Infatti i dati sono sicuramente molteplici, spesso però frammentari, rilevati diversamente e soprattutto disseminati tra numerosissime fonti nazionali e locali: quindi uno dei problemi principali messi in luce da studiosi ed operatori del turismo è quello di “definire le fonti incaricate del reperimento dei dati e di sviluppare una matrice metodologica che permetta la confrontabilità tra le fonti”[3].

Vanno inoltre citate almeno due questioni, più volte sollevate in sedi autorevoli: la prima riguarda le difficoltà derivanti dai ritardi nella raccolta e nella pubblicizzazione delle informazioni statistiche sul turismo; la seconda invece concerne la necessità di adottare metodologie ed indicatori indiretti per misurare alcune tipologie di domanda turistica che altrimenti sfuggono nelle rilevazioni ufficiali, quali quelle delle seconde case, dell’extra-alberghiero, etc.

Infine, oltre le indagini campionarie dell’ISTAT sulle vacanze degli italiani che approfondiscono abitudini e comportamenti, è relativamente limitato il patrimonio di ricerche ed analisi su specifici segmenti della domanda turistica, sulle diverse tipologie di turismi, nonché sulle esigenze e sui giudizi dei turisti in merito al viaggiare in Italia. Resta quindi come un terreno ancora tutto da esplorare la domanda espressa e prevedibile di turismo accessibile, su cui finora non è stato prodotto un patrimonio di informazioni significativo.

Ciò detto, nello svolgimento della prima fase del nostro progetto, sono stati raccolti i dati disponibili su visitatori e presenze nel nostro paese dal 1983 al 1996, suddivisi tra nazionali e stranieri, articolati anche per regione e tipo di località prescelta (riportati nelle Tabelle da 20 a 39, in Allegato al Capitolo 1).

Vogliamo qui mettere in evidenza solo alcuni dei principali fenomeni emersi dall’analisi di tali informazioni. Sinteticamente si assiste a:

4.      perdurare di un trend positivo nell’andamento della domanda turistica, sia generata dal paese stesso sia – soprattutto - proveniente dall’estero;

5.      progressivo incremento della domanda rivolta alle strutture extra-alberghiere, soprattutto ad opera delle presenze turistiche italiane;

6.      netta prevalenza dei movimenti turistici nazionali su quelli internazionali;

7.      consolidamento delle preferenze per tipologia di località: destinazioni marine per i turisti italiani e città d’arte e cultura per gli stranieri.

Se queste sono in estrema sintesi le principali tendenze nazionali, osserviamo ora invece le dinamiche rilevate nelle regioni meridionali, oggetto precipuo del nostro studio che, nonostante si vedano ancora raggiungere da 1 turista straniero su 8, registrano:

ü       oltre 12 milioni di arrivi complessivi nel 1996;

ü       andamento positivo del flusso di arrivi e presenze in tutta l’area meridionale e soprattutto una maggiore crescita complessiva dei movimenti turistici;

ü       prevalenza dei flussi di arrivi nazionali su quelli esteri;

ü       predominante attrattività della Campania sia per i turisti italiani che per quelli esteri;

ü       rafforzamento delle mete artistico-culturali in Campania, Puglia e Sicilia;

ü       prevalenza del movimento turistico rivolto alle località marine in quasi tutte regioni, ad opera soprattutto dei visitatori italiani.

A completare i dati sul movimento turistico, infine, abbiamo tenuto conto anche dell’indagine campionaria dell’Istat – la più recente è del 1993 – sulla domanda turistica degli italiani. Alcuni risultati appaiono particolarmente interessanti: il 45,8% degli italiani si è concesso almeno una vacanza dalla durata di 4 giorni nel corso dell’anno precedente all’intervista, dimostrando una diffusione della pratica del viaggiare che sta prendendo sempre più piede, seppure continui a coinvolgere più largamente le aree centro-settentrionali del paese. Inoltre, quasi l’88% degli intervistati ha dichiarato di aver trascorso le vacanze in località italiane e circa 5 su 10 nelle regioni meridionali.

Il patrimonio di dati ed informazioni acquisiti ed elaborati nel corso di questa fase del lavoro, da una parte, sono serviti per predisporre la metodologia dell’analisi diretta e, dell’altra, saranno utilizzati per la costruzione degli scenari sulla domanda attuale e potenziale di turismo accessibile.

Gli obiettivi di lavoro formulati a seguito della ricognizione sullo scenario complessivo di riferimento sono principalmente:

ü       definire la quota della popolazione portatrice di esigenze speciali sul totale della popolazione italiana;

ü       quantificare quanta parte di essa già contribuisca alla domanda turistica;

ü       quantificare quanta parte invece rappresenta un mercato turistico potenziale;

ü       qualificare le tipologie di esigenze speciali e le relative difficoltà incontrate dalla popolazione che già esprime una domanda turistica;

ü       qualificare le condizioni necessarie perché si esprima la domanda potenziale di turismo accessibile.


2. L’INDAGINE NAZIONALE SUL TURISMO: METODOLOGIE E TECNICHE

Nel capitolo precedente è stato ampiamente descritto lo stato delle ricerche - a livello europeo – che sono state condotte a vario titolo sui disabili, sulla popolazione anziana e sul turismo. Questa rassegna ci ha confermato, tra l’altro, che poco o nulla è stato fatto, in termini di acquisizione di dati, su questi tre fenomeni congiuntamente. Ciò significa che sono ancora molto carenti le informazioni sul comportamento di chi viaggia o vorrebbe viaggiare ed è, al tempo stesso, un soggetto portatore di esigenze speciali.

La finalità, raggiunta con l’indagine campionaria sulla popolazione italiana, è stata proprio quella di quantificare la domanda di turismo accessibile in Italia, quella espressa, cioè, dalle persone che, allo stato attuale, manifestano esigenze speciali nell’effettuazione del viaggio finalizzato a scopi turistici. In altre parole con la ricerca è stato possibile calcolare la percentuale di turisti con esigenze speciali sia sul totale della popolazione italiana che viaggia, sia sulla popolazione italiana nel complesso.

Accanto a questo fenomeno, sono state rilevate moltissime altre informazioni sia sul comportamento turistico in generale –cioè su coloro che non esprimono esigenze speciali – sia su quanti non effettuano attualmente viaggi di alcun genere anche per motivi riconducibili al proprio stato di salute psico-fisica e che costituiscono la domanda inespressa. Questo patrimonio di informazioni ha condotto in definitiva alla definizione di un modello di determinazione della domanda di turismo in Italia.

Per tutte queste caratteristiche la ricerca ENEA/ITER si pone, dal punto di vista metodologico, come un prototipo per la realizzazione di indagini successive che potrebbero essere condotte anche in altri paesi.

 

2.1 la metodologia di campionamento

L’indagine campionaria sulla popolazione italiana, di cui in questo paragrafo si presenta la progettazione dell’impianto metodologico, ha avuto quindi due principali obiettivi: in primo luogo una quantificazione dei segmenti di domanda turistica con particolare riferimento ai portatori di esigenze speciali ed in secondo luogo un’analisi di informazioni qualitative sui comportamenti e sulle preferenze dei turisti.

In relazione all’obiettivo di tipo quantitativo, che necessita di un campione probabilistico e di elevata numerosità, è stata effettuata un’indagine telefonica con uno strumento (questionario) agile, ma efficace a rispondere alla finalità, senza dubbio ambiziosa, di dimensionare la percentuale di portatori di esigenze speciali di tipo turistico ed è stato progettato un campionamento a due stadi con stratificazione delle unità sia di primo, sia di secondo stadio.

Questa particolare tecnica di campionamento è proprio indicata nei casi in cui la popolazione di partenza è ampia e diffusa sul territorio: in questi casi è consigliabile, allo scopo di ridurre la complessità ed i costi dell’indagine, concentrare la rilevazione in contesti più ristretti, senza nulla togliere alla bontà delle stime sull’universo che è possibile effettuare a partire dalle interviste. Più in particolare il vantaggio fondamentale di questo tipo di campionamento è quello che, ad ogni passaggio allo stadio successivo, si riduce il numero delle liste che occorrono per estrarre il campione. Così, selezionando nel corso del primo stadio i Comuni, le liste da cui estrarre la popolazione finale saranno relative soltanto ai Comuni campionati e quindi molto più facili e meno costose da reperire e da gestire.

La numerosità del campione finale, a cui è stato sottoposto il questionario, è stata fissata in 9.041 unità di secondo stadio, numerosità questa che garantisce una rappresentatività e una precisione delle stime più che soddisfacenti con un intervallo di fiducia del 99,7% e un errore standard pari a circa +/-1,8%.

Le fasi in cui è possibile suddividere il campionamento effettuato sono le seguenti:

8.      Identificazione degli strati delle unità di primo stadio – i Comuni d’Italia – attraverso l’analisi multivariata (12 strati);

9.      Identificazione ed estrazione dai singoli strati dei Comuni campione (n=48);

10. Identificazione in ciascun cluster del numero di interviste da eseguire in base alla popolazione residente e proporzionale ad essa;

11. Identificazione degli strati delle unità di secondo stadio secondo due variabili demografiche e cioè sesso ed età (8 strati);

12. Distribuzione percentuale della popolazione italiana negli strati individuati;

13. Identificazione in ciascun comune campionato del numero di interviste da eseguire (uguale in ciascun comune del cluster) e distribuzione di tale numero nelle classi di stratificazione secondo le percentuali della popolazione italiana.

Di seguito verranno descritte le fasi di lavoro che hanno condotto al campionamento ed in particolare l’identificazione degli strati e delle unità di primo stadio e l’identificazione degli strati e delle unità di secondo stadio.

2.1.1 Le unità primarie di campionamento: identificazione degli strati e selezione dei comuni campione

Le unità primarie di campionamento sono i comuni italiani: per identificare gli strati da cui campionare i comuni, come si è detto, ci si è avvalsi di una metodologia sofisticata quale l’analisi multivariata, ed in particolare dell’analisi fattoriale e della cluster analysis, che ha permesso di ottenere raggruppamenti di aree fortemente omogenei al loro interno e marcatamente eterogenei rispetto agli altri, sotto il profilo di significative variabili socio-economiche. In tal modo è stato possibile scegliere, all’interno dei raggruppamenti così elaborati, un numero molto più ristretto di comuni da far ricadere nel campione territoriale, con la garanzia che ogni unità estratta con tale procedura sia rappresentativa dell’intero raggruppamento di appartenenza. Inoltre, utilizzando tale metodo, la scelta del numero degli strati in cui suddividere l’universo dal quale estrarre il campione è basata, oltre che sulla sensibilità del ricercatore anche su una serie di statistiche ed indicatori di prestazione.

Sinteticamente il lavoro relativo all’analisi multivariata[4] ed all’individuazione degli strati si è articolato nelle seguenti attività:

ü       reperimento di dati ufficiali disaggregati a livello comunale per l’intera Italia;

ü       scelta dei parametri maggiormente significativi e dei relativi indicatori;

ü       elaborazione degli indicatori statistici per ciascun comune;

ü       caricamento dei dati ed elaborazioni dell’analisi fattoriale e della cluster analysis;

ü       interpretazione dei risultati delle analisi multifattoriali, lettura ed analisi dei fenomeni osservati, identificazione e definizione delle tipologie di comuni e quindi degli strati su cui campionare;

ü       identificazione dei comuni in cui svolgere l’indagine diretta.

Dai 12 gruppi di comuni individuati sono stati estratte 48 unità di campionamento all’interno delle quali sono state campionate le persone da intervistare. Va specificato che in taluni casi e segnatamente nei comuni con una popolazione residente molto contenuta, caratteristica tipica di alcuni cluster con comuni non urbani, si è reso necessario integrare i nominativi su cui campionare con quelli di un altro comune, scelto sempre nello stesso strato.

2.1.2 Le unità secondarie di campionamento: identificazione degli strati e selezione degli individui da intervistare

Le unità secondarie di campionamento sono le persone residenti nei comuni campionati che costituiscono la sub-popolazione contenuta nelle unità selezionate al livello superiore. Anche per estrarre le persone da intervistare si è deciso di effettuare una stratificazione preventiva della popolazione utilizzando in questo caso solo due variabili demografiche e cioè il sesso e l’età. Sono stati costruiti in tal modo otto strati derivanti dall’incrocio tra le due modalità della variabile sesso e le quattro classi della variabile età, queste scelte in base agli obiettivi del lavoro. La prima classe di età comprende la fascia da 0 a 14 anni, cioè la popolazione che è legata per i propri spostamenti turistici e non alla famiglia e sono stati proprio i genitori, o chi ne fa le veci, a rispondere al questionario. La seconda fascia di età che va dai 15 ai 29 anni è costituita dalla fascia “giovanile”, che organizza i suoi spostamenti turistici in modo spesso autonomo rispetto alla famiglia ed esprime quindi comportamenti significativamente diversi. Abbiamo poi la fascia di età matura dai 30 ai 64 anni ed infine la popolazione anziana a partire dai 65 anni in su.

Dopo aver definito gli strati è stata effettuata una distribuzione percentuale della popolazione italiana negli strati stessi (tabella 2.1): le percentuali così ottenute sono state applicate al numero di interviste da effettuare in ciascun comune campionato in modo da rispettare la distribuzione per sesso e per età della popolazione italiana. Nella tabella 2.2 si riporta: l’elenco dei comuni campionati per cluster, l’indicazione del numero di interviste per comune e la distribuzione del numero di interviste negli strati. Così ad esempio nel comune di Narni rappresentativo del cluster 1 (i comuni urbani maggiori) sono state effettuate 316 interviste e precisamente 26 maschi e 24 femmine di età 0 – 14 anni, 38 maschi e 37 femmine di età 15 – 29 anni e così via. All’interno degli strati è stato effettuato un campionamento casuale: in ciascun comune sono stati generati casualmente dal computer i numeri telefonici a cui chiamare ed è stato chiesto di intervistare le persone in base alle caratteristiche di sesso ed età, come da prospetto di campionamento, fino ad esaurimento di tutti gli strati.






2.2 la metodologia dell’indagine sul campo

L’indagine campionaria sulla popolazione italiana è stata condotta, come si è detto telefonicamente, con metodo CATI, utilizzando un questionario costruito ad hoc sulla base delle ipotesi e degli obiettivi generali di lavoro, tenendo cioè anche presente la parallela indagine sull’offerta.

La preparazione e l’organizzazione della campagna di rilevazione telefonica è stata realizzata attraverso:

Ø      elaborazione di un programma edp per la somministrazione delle interviste e l’immissione diretta delle risposte tramite computer (metodo CATI);

Ø      estrazione casuale dei numeri telefonici per comune campionato;

Ø      selezione degli intervistatori;

Ø      briefing di addestramento degli intervistatori;

Ø      coordinamento, controllo e verifica del lavoro di rilevazione, attraverso quotidiano aggiornamento sulle procedure adottate, sull’esito delle interviste, su problemi e difficoltà incontrati.

2.2.1 L’elaborazione dello strumento di rilevazione: il questionario

Lo strumento di rilevazione elaborato è un questionario ad alternative prefissate, da sottoporre agli individui campionati secondo il metodo descritto. La scheda si compone di 17 domande base, più una serie di sottodomande da compilare a