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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 

Cari amici,

per me è arrivata la pensione e insieme a lei anche tanto tempo a disposizione per riflettere sul lavoro fatto, ripensarlo trarre delle conclusioni.

Questo ha significato tanta carta da riordinare, da rivedere, da buttare.

Con la carta i ricordi, le facce,i luoghi,le scuole,i progetti, i risultati positivi e quelli negativi.

Fra le carte ho ritrovato la poesia di Nicola. Me l’aveva data un insegnante che aveva tentato insieme al consiglio di classe di realizzare una didattica

cooperativa. Era una classe prima scombinata con ragazzini dalle diverse provenienze che non avevano nessuna voglia di crescere insieme. La riscrittura collettiva della poesia di Michele è stato un primo passo verso un percorso scolastico, irto di difficoltà e d’imprevisti, ma con esito positivo.

Ho trovato anche la poesia di Valerio,un dolcissimo studente di quindici anni,figlio di una cara amica.

Era il periodo in cui andavo spesso nella scuola di Valerio per risolvere alcuni problemi.

Una mattina, grigia dopo una brutta alzataccia, un treno sempre in ritardo e un caffè peggiore del solito, trovo sulla porta della scuola Valerio che sorrideva, come sa sorridere lui.

“Questo è per te - mi dice, porgendomi il foglio su cui era scritta una poesia- la mamma ha detto che ti fa piacere averla”

 Ora Valerio, frequenta l’università ,è diventato “grande”,come dice la sua mamma,chissà se si ricorda ancora le chiacchierate che facevamo al termine delle lezioni , mentre aspettavamo la sua mamma?,I suoi compagni uscivano correndo, salutandolo in fretta “A domani Valè”

Altre poesie me le hanno date alcuni docenti, timidamente, quasi scusandosi del dono troppo piccolo, o del poco che mi dicevano.

Erano doni, sono doni fatti con il cuore e con il timore di non essere accettati. Per me erano grandi cose che segnavano il cammino che tutti noi facciamo verso l’integrazione. e i doni non vanno tenuti nascosti, non sono segreti.

 

 

 Non so se sono “belle poesie”, non so se i percorsi realizzati per poterle scrivere sono buone prassi, non so se qualche preside approva che i ragazzi invece di studiare la matematica scrivano poesie. Non so, ma spesso mi chiedo perché utilizziamo tante energie per insegnare ai ragazzi a leggere un vecchio orologio meccanico,quando tutti ormai possiedono quello digitale, e nessuna per insegnare loro a utilizzare al meglio il loro tempo, nessuna per insegnare loro a scrivere poesie,li rende più felici saper leggere l’ora nel vecchio orologio? Ma chi decide quali sono le cose importanti, per un ragazzo che sta crescendo?    

 L’importante per me è aver ritrovato queste poesie, ricordare i ragazzi che le hanno scritte, le loro facce divertite, soddisfatte e preoccupate e fra tutte quella di Rachele che un po’ titubante mi chiedeva: “Ti piace davvero? ”

Certo, mi piacciono davvero e per questo voglio dividerle con voi.

Arrivederci al prossimo fascicolo!

 

                                                                           Giovanna Cantoni


 

                      Incontro

 

 

 

Mi trascinavano a scuola

 infreddolito nella coperta che mi copriva

 insieme ai miei libri grigi e sgualciti

Nel sonno, non ancora passato,

sentivo il cigolare della carrozzella

e il dolore di sempre al collo

.

Ho visto

Un ciuffo biondo sollevato dal vento

Mani bianche

 che stringevano libri colorati

 

Il freddo era passato.

              Michele con la 1°C

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L’insegnante aveva proposto agli alunni di scrivere quello che a loro piaceva e quando ne avevano voglia (il testo libero) e poi lo avrebbero sistemato a scuola tutti insieme.

Gli alunni arrivarono con i loro testi scritti su dei fogli quelli del compito in classe, con molte cancellature. La classe scelse alcuni testi e li rielaborò con le tecniche della scrittura collettiva”Non ho mai spiegato le regole di grammatica e di sintassi con una maggiore attenzione da parte degli alunni “.disse l’insegnante.. Fra i testi c’era anche il testo di Michele il ragazzo disabile che aveva fatto un tentativo di scrivere una poesia.

La classe elaborò con grande entusiasmo la poesia di Mchele; ad ogni modifica si rivolgevano a Michele dicendo

“Michè ci siamo?dillo se siamo fuori!”

Fu il primo passo verso una buona esperienza di didattica cooperativa

 

 

 

 

                 L’ispettore

 

 

E’ arrivato l’ispettore

 a Carla urlava con furore

“In classe deve stare

con i compagni imparare

può anche giocare”

Maria, la bidella, piangeva

Mentre la preside se la rideva.

                                         Io volevo stare un po’ solo

                                         Per pensare alle mie cose

Alla mia mamma che è stanca

Al mio papà che mi ha appena salutato

E per i fatti suoi se ne è andato

                                         Io volevo stare un po’ solo

                                         Per pensare alle mie cose

Alla fatica che devo fare

Per leggere,imparare,

giocare,guardare,

                                         Io volevo stare un po’ solo

                                         Per pensare alle mie cose

Però,grazie ispettore

Che di me ti sei preoccupata

E con amore mi hai parlato,

di me hai parlato con interesse vero

di me tutto intero

 

 ma credi

                                         Io volevo solo stare un po’ solo

                                         Per pensare alle mie cose

                                                                         MARIO

 

  La storia di questa poesia è un po’ singolare.

Ero andata nella scuola di Mario, chiamata dalla preside che non era molto contenta di come andavano le cose con Mario, che secondo lei “progrediva poco”.Avevo visto Mario solo,nel corridoio,seduto. con le mani a ciondoloni, vicino al muro lunghissimo del corridoio e poco distante la bidella che metteva in ordine alcuni fogli. Mi ero arrabbiata.Dopo alcuni giorni per posta mi è arrivata questa poesia.Ho risposto a Mario  “Grazie, non volevo disturbarti”

 

 

                  CANZONE

 

 

 

Sei la mia prof preferita

           Ti voglio bene per tutta la vita

 

  Non gridare con orrore,

ma correggi l’errore

non dire lavoriamo

ma sempre “giochiamo”

non si deve sempre studiare

qualche volta anche passeggiare

          Sei la mia prof preferita

           Ti voglio bene per tutta la vita

 

Dici a tutti che sono bravo

anche se a fatica me la cavo

Sei una persona rara

per questo mi sei cara

Dici che ho potenzialità         

Fantasia e creatività

non so cosa sono

ma se mi fare amare da te

sono beato come un re

 

              oh  la mia prof preferita

              Ti voglio bene per tutta <la vita

 

                                              Paolo

 

 

 

Questa poesia mi è stata data da Maria ,la docente specializzata nel sostegno

che si occupa di Paolo,

Il giorno del compleanno di Maria, il 3 febbraio,,Paolo le ha regalato questa poesia scritta su un foglio di quaderno con molti errori ortografici. Il giorno prima era stato spiegato a Paolo la struttura di una canzone, il ritornello, ecc.

 

 

                                              Ciao ispettrice

 

 

 

Ciao ispettrice

Assomigli alla mia nonna

 anche tu porti la gonna

.come lei, sei grassottella

E forse anche bella

 

Ti vedo sempre volentieri

Perché mi dai dei consigli veri

Mi dici tante cose

Che profumano come le rose

Mi fai sentire grande

Come un mare che si espande

Mi fai sentire importante

E utile come tante

 

Ciao ispettrice

L’esame l’abbiamo dato

E un bel voto abbiamo riportato

nonostante la paura

di non uscire da queste mura.

Grazie ispettrice

Ti voglio bene

Il mondo ti risparmi tutte le pene.

                             MARINA

 

 

 

 

Questa poesia me l’ha mandata Marina con un enorme mazzo di fiori dopo l’esame di maturità che ha superato a pieni voti.

Ora Marina lavora con il telelavoro per una ditta della sua città; mi ha scritto  che è felice perché ha incontrato l’amore.

                                                NON

Non scrivo

Non parlo

Non cammino

Non canto

Non chatto

Ma sogno

E vivo

 

Non scrivo

Non parlo

Non cammino

Non canto

Non chatto

Ma amo

 Sogno e sono viva

 

Non scrivo

Non parlo

Non cammino

Non canto

Non chatto

Non ama

Non sogno

Sono viva

E SOLA

                Rebecca

 

 

Partecipavo ad un convegno presso un IP:Andavo ogni giorno nell’aula della TIC ( tecnologia,informazione e comunicazione), l’aula della nuova disciplina introdotta con il “Progetto 2002”:In classe gli alunni imparavano ad utilizzare il computer.Anche Rachele una bella ragazzina con i capelli neri che le ricadevano sempre scomposti sui dolci occhi azzurri lavorava al suo computer con la nuova interfaccia appena arrivata.Ho passato con la classe di Rachele molte ore anche per vedere come andava la nuova strumentazione che il Ministero aveva acquistato.Alla fine del convegno quando, con la valigia in mano, sono passata per l’aula della TIC per un rapido saluto,Rachele mi ha consegnatola sua poesia scritta, senza errori, con il computer e stampata con la stampante che aveva appena imparato ad usare.

 

 

                                               Poesia di Carlo

 

 

 

Dice  la mia nonna””Sei il mio nipote d’oro”

E la mia mamma “sei il mio tesoro”

Il mio papà “ grande campione”,

Ma io mi sento un po’ coglione

 

dice la Preside: “certificato”

e la bidella “maleducato”

e l’insegnante “ritardato  ”

e i compagni “sfigato”

e Agnese” sei il mio figliolo”

ma io mi sento molto solo.

 

Dice la Preside “handicappato”

e l’insegnate “screanzato”

e i compagni “ sei un po’ ammalato”

e Agnese “ tu sei mio

ti proteggo io,

ti gestisco io”

 

Nessuno dice “ Carlo

per favore, questo non farlo

 

                                         CARLO

 

 

 

 

Questa poesia me l’ha data Agnese una docente di sostegno che avevo rimproverato per il modo possessivo e ossessivo con cui si comportava con Carlo,. Agnese l’aveva trovata la poesia  scritta in un foglio di quaderno piegato e nascosto fra le pagine di un libro di scuola di Carlo. Non so che cosa mi voleva dire Agnese con questo dono.Io non glielo ho chiesto. Ora mi dispiace.

 

 

                                        SONO SOLO E SONO STANCO

 

 Sono solo e sono stanco

Sono solo nel primo banco

Dietro a me parlano le ragazzine

Cicalando come galline.

 

L’ispettrice è arrivata

e mi ha parlato

e nel viso mi ha guardato

“Enrico che si fa’

Enrico come va?”

Mentre parlava sorrideva

E dentro mi vedeva.

 

Sono solo e sono stanco

Sono solo nel primo banco

Voglio un compito copiare

E non la prova equipollente fare

Voglio sempre parlare

Quando lo prof non sta a guardare

Voglio essere normale

 e non uno che sta male

Voglio la mamma e il papà

Che sono lontani per lavoro

Ma io voglio stare con loro

Non voglio un cane da guardia

Come Carla: devo essere libero di andare

alla finestra guardare,

nel cortile giocare,

con tutti parlare.

 

L’ispettrice ha capito

Anche se non ha sentito

Quello che non ho detto,

ma che ho nel petto.

“Enrico non ho la magica bacchetta

e neppure l’acqua benedetta!

Qualcosa si può fare

insieme vogliamo provare?”

 

Grazie ispettrice

Di avermi ascoltato

Anche se non ho parlato

Di aver capito lo stesso

Che non sono fesso

Che sono stanco

Di star solo nel primo banco

 

Poi Carla delle mie compagne chiacchierine

si è occupata e cicalavano tutte come galline

Anna nel mio banco si è seduta

ed è stata la benvenuta.

Anna ha i capelli neri

che la notte mi fanno sognare

di poter un giorno amare

e una ragazza sposare

di fare qualcosa di grandioso

e di essere di molte battaglie vittorioso.

Anche il compito ho fatto

dall’Anna l’ho copiato

e in due l’abbiamo sbagliato

poi con Carla abbiamo studiato

e un bel voto meritato

                                      ENRICO

 

 

 

 

Questa poesia me l’ha data la nonna di Enrico.. Enrico l’aveva dimenticata in un cassetto.non aveva titolo e non è terminata.

Enrico è stato una integrazione difficile, che, anche grazie alla nonna, si è risolta verso la fine dell’anno positivamente. Enrico viveva con la nonna perché i genitori erano emigrati all’estero per motivi di lavoro. Enrico soffriva di questa separazione e non tollerava la presenza della docente di sostegno. Frequentava un IPC ed era l’unico maschio in una classe formata da  25 ragazzine.

L’anno seguente sono tornati i genitori e così Enrico ha cambiato scuola e città: Su richiesta della nonna sono andata a trovarlo: era ben inserito in una classe di trenta ragazzini che l’avevano “ adottato”. “Enrico che fai il sabato?” Ho chiesto Mi ha risposto sorridendo felice “Vado a pesca con il mio papà. Siamo bravi: portiamo sempre a casa molto pesce: Ne vuole anche lei?”

                               MI PIACE

 

Mi piace la sera

Quando con la mia mamma guardo il sole che se ne va,

sapendo che tornerà

 

Mi piace la mattina

quando la mamma mi sveglia nel mio grande letto

E mi stringe al petto

 

Mi piace il pomeriggio

Quando la mamma dice dobbiamo insieme studiare

E molte cose imparare

 

Mi piace la cena

 Con la mamma e il papà

Che sempre con noi starà

                              Valerio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa poesia me l’ha data Valerio dicendomi “ la mamma ha detto che ti fa piacere leggerla”. La mamma di Valerio è una mia cara amica. Grazie a anche a lei l’integrazione scolastica di Valerio è stata positiva e Valerio ha trascorso cinque anni sereni nell’ IPSS e ha conseguito il diploma di tecnico dei servizi sociali con risultati soddisfacenti.Ora Valerio frequenta a Padova, l’Università.

 

 

 

 

                           LA SCUOLA

 

Vicini come le spighe mature

Sotto la pallida lampadina che brillava

Stavano i poveri alunni,

 ascoltando la preside che parlava

Anch’io facevo la mia penitenza

Stando seduto nella carrozzella

 con grande sofferenza

 

La preside con gran voce parlava,

della scuola e della professione

ma nessuno l’ascoltava

“Dovete studiare, faticare

sui libri e nei laboratori

se grandi volete diventare

 

Ma io lo so

che grande non sarò

mi piacce la collezione dei francobolli

e allevare polli

mi piace veder fiorire le rose

e tante piccole cose.

 

La preside dice “ voi dovete essere esperti

Ad ogni novità aperti”.

Ma io voglio con la mia mamma passeggiare

E nei suoi occhi tutto il mondo guardare.

 

L’ispettrice ha detto: “Roberto

Quello che ti fa felice

Nessuno te lo dice

solo tu lo sai

Voglio che tu sia sereno

E di fiducia pieno

Verso la scuola

Verso Carla, che ti aiuta”

 

Ispettrice, Carla dice che sei gentile

Ma io sono pieno come un barile

di belle parole

che vanno dove il vento vuole.

Non spero di parlare ancora con te

E voglio di stare in pace senza di te.

 

Ma cara ispettrice, che te ne frega

Io non faccio una piega

quando qualcuno parla di me

e non faccio eccezione per te.

Cara ispettrice, forse sarò felice,

ma di quello che dice la scuola

non mi interessa neppure una parola.

                                                ROBERTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roberto un caro ragazzino ribelle che ci ha fatto faticare per tutti i cinque anni. che ha frequentato l’ IPAA.( Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente) Questa poesia me l’ha data Carla la docente specializzata nel sostegno che ha seguito Roberto per quattro anni. L’ha scritta Roberto dopo una mia visita e l’ha data a Carla dicendo:”   Mandala a quella noiosa dell’ispettrice così capisce che può lasciarmi in pace”Non ho lasciato in pace Roberto. Roberto ha scritto altre poesie molto belle che ho letto e che non ho potuto avere. Parlavano del suo lavoro nelle serre, della crescita delle piante, del maturare delle fragole, del fiorire delle stelle di Natale  Roberto ha conseguito il diploma di tecnico con buoni risultati. Ora lavora come floro vivaista

Forse,ora il suo giudizio sulla scuola è mutato, ma non lo credo. Forse un giorno parlerò con lui delle sue ribellioni che lo hanno fatto crescere e diventare adulto.

 

 

 

 

                                 I MIEI AMICI

 

Ho due amici

Che spero siano felici

Di stare con me

E di stare vicini tutti e tre

 

Il mio dolce pesce rosso

che vedere non posso

mi piace però sentirlo

toccarlo senza ferirlo.

Quando la mia mano nell’acqua scende

e il pesce non prende

sento un frescolino

e nelle dita un guizzolino

mi sembra una carezza

come una piccola brezza.

E’ il suo modo di dire

“Ricky, oggi, come stai

e   a scuola che cosa fai?”

“Pesciolino,pesciolino

 sei dolce e piccolino

io ti proteggerò

e sempre ti parlerò

mentre tu tra le mie dita scappi via

più rapido di un’ave maria”                   

 

Il mio gatto

è invece proprio matto

ne fa una in ogni momento

di non essere sorpreso  è sempre attento

salta qua,salta là

e dorme sul sofà:

graffia i cuscini

rovina i piumini,

ma quando è in braccio a me

fa le fusa come un re.

Io accarezzo il suo morbido pelo

E lui sul mio petto si strofina

e mi porge la zampina.

mi dice “Ricky che fai

oggi con me stai?”

 

Non dico una parola

perché devo andare a scuola

Ma presto tornerò e con te starò

E nuovi giochi inventerò.

 

Dalla scuola son tornato

e un disastro ho trovato:

La nonna ha detto “il gatto sul tavolo è saltato

il vaso con il  pesce ha rovesciato

e il pesce  rosso si è mangiato”

Ho pianto una giornata intera,

dalla mattina alla sera.,

perché un gatto assassino

ha mangiato il mio pesciolino.

Eravamo in tre

Ora sono solo da per me.

 

                                             Ricky

 

 

 

Questa poesia mi è stata data Serena ,la docente specializzata nel sostegno che di occupa di Ricky, dicendomi “ Mi hanno detto che raccoglie le poesie scritte da alunni disabili.”

Ricky frequentava la prima classe un istituto professionale: un piccolo istituto in un piccolo paese vicino a una grande città. Era l’unico disabile iscritto all’istituto ed era amato e coccolato da tutti Secondo Serena, Ricky è un ragazzino triste e melanconico che preferisce stare solo. Non ha molti amici Ha perduto la mamma quando era ancora piccolo. Ora vive con la nonna.. La perdita del pesciolino, ha molto rattristato Ricky e neppure l’acquisto di un altro vaso con relativo pesce rosso è riuscito a  consolarlo .Dopo il fatto raccontato nella poesia, secondo la nonna, Richy  non ha più giocato  con il gatto.

 Ho visto Ricky poche volte perché pensavo che tutto andasse bene. Ma ora,ripensandoci, credo di aver sbagliato, si poteva,forse, fare di più. Ma che cosa? Che cosa serve per rendere se non felice, almeno sereno un quindicenne? . ,

 

                               LA FAMIGLIA NUMEROSA

 Siamo una famiglia numerosa

e viverci è una cosa avventurosa

perchè ognuno fa quello che vuole

e non solo a parole.

Il papà è il solo normale

neppure a una mosca può far male,

quando va a lavorare,

dalla famiglia si va a riposare.

 

In famiglia c’è la mia mammina

dolce e tenera d’aspetto

che per la sua bambina

è sempre piena d’affetto.

 

Ci sono i gemelli

che della mamma sono i gioielli

li guarda con orgoglio

e svuota il portafoglio

 

poi c’è Giulio il piccolino

che corre come un topino

e si nasconde in ogni angolino

 

poi c’è Elia che è molto calmo

e ha il naso lungo un palmo

 

poi c’è Franco che è molto disordinato

e di lavarsi si è sempre scordato

dice “sono smemorato”

e la mamma risponde “trascurato”

 

poi c’è Carlo il maggiore

che vuole fare il dottore

perché mi vuole curare

e io devo solo aspettare.

 

Ci sono anch’io che sono fortunata

se tutto intera alla sera sono arrivata

perché i miei fratelli

qua e là da tutte le parti mi tirano

mille cose mi mostrano

e si danno da fare per aiutarmi

e spesso consolarmi.

Io sono felice

con questa famiglia numerosa

che con me è molto affettuosa.

Senza i miei fratelli non posso stare

Perché sono le persone a me più care.

                                                    Gisella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gisella vive con la sua famiglia in una gran casa alla periferia di una città del Nord

Il papà, il preside del liceo cittadino,mi ha dato questa poesia dicendomi

“L’ha scritta la mia figlia piccola, che gliene pare?.Forse i fratelli l’hanno aiutata nelle rime: l’aiutano sempre. La nostra è una famiglia molto unita…. Mi pare che Gisella cresca bene e sia felice. Lei che dice?”

In realtà Gisella era felice. Tutta la famiglia seguiva i suoi progressi scolastici molto da vicino

Io che dovevo dire? Timidamente dissi al papà che forse qualche amica,qualche compagna di scuola poteva essere un buon interlocutore di Gisella

“Perché non pensa che i suoi sei fratelli siano sufficienti per riempirle la giornata?

Sono bravi ragazzi …”

Che potevo ancora dire al Preside di Liceo ?

 

           Le Poesie dall’istituto d’arte

Queste poesie me le ha mandate una cara amica, Antonella,una brava docente specializzata nel sostegno con questo biglietto:

“Cara amica di noi tutti,ti invio alcune bellissime, almeno per noi, poesie scritte da due dolcissimi alunni dell’istituto d’arte – Matteo(3°A) e Ivan(1°C) –Spero ti piacciono”

Cara Antonella, amica e compagna di tante fatiche, certo che mi piacciono, non solo ma, per prendere a prestito un’’immagine dalle poesie di Ivan, “sono i fiori del mio prato”.

 

 

                                       MESSAGGIO

 

 

 

Ripiegando

il blu del

mare

sulla mia allegria

messa in un libro

e in una bottiglia

 

MATTEO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                               COM’E’ CARA LA MIA MAMMA

 

 

 

Bella è l’acqua degli oceani

come la pelle della mia mamma.

 

Belle le farfalle

leggere

come le mani della mia mamma..

 

Bella natura

Pulita

Come il cuore della

 mia mamma

 

Belli i raggi del sole

Come i capelli della mia mamma.

 

IVAN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL SOLE

 

 

IL sole

È dentro al mio cuore

A me sembra di  volare

Nel cielo

E toccarlo

Vorrei anche assaggiarlo!

Dopo un po’ il sole tramonta

E comincia a venire la sera

Poi ci sarà un altro giorno

E il sole

tornerà a risplendere

 

IVAN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MI PIACE VIVERE……..

 

 

A me piace molto vivere

La vita è come la felicità,

come la luce.

La vita mi piace perché

È come un grande prato

Pieno di fiori.

Questi fiori sono l’amore

da cogliere…

La vita è anche piena di

 persone che hanno dei problemi

mi infondono tristezza

come le fragili e belle foglie d’autunno…

 

IVAN

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA GUERRA

 

 

 

La guerra

È molto brutta

Nera come il petrolio

Mi fa sentire

La tristezza

Come un fiore che

Si spezza

 

IVAN

 

 

 

 

 

 

 

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