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Cari amici,per me è arrivata la pensione e insieme a lei anche tanto tempo a disposizione per riflettere sul lavoro fatto, ripensarlo trarre delle conclusioni.Questo ha significato tanta carta da riordinare, da rivedere, da buttare. Con la carta i ricordi, le facce,i luoghi,le scuole,i progetti, i risultati positivi e quelli negativi. Fra le carte ho ritrovato la poesia di Nicola. Me l’aveva data un insegnante che aveva tentato insieme al consiglio di classe di realizzare una didattica cooperativa. Era una classe prima scombinata con ragazzini dalle diverse provenienze che non avevano nessuna voglia di crescere insieme. La riscrittura collettiva della poesia di Michele è stato un primo passo verso un percorso scolastico, irto di difficoltà e d’imprevisti, ma con esito positivo. Ho trovato anche la poesia di Valerio,un dolcissimo studente di quindici anni,figlio di una cara amica. Era il periodo in cui andavo spesso nella scuola di Valerio per risolvere alcuni problemi. Una mattina, grigia dopo una brutta alzataccia, un treno sempre in ritardo e un caffè peggiore del solito, trovo sulla porta della scuola Valerio che sorrideva, come sa sorridere lui. “Questo è per te - mi dice, porgendomi il foglio su cui era scritta una poesia- la mamma ha detto che ti fa piacere averla” Ora Valerio, frequenta l’università ,è diventato “grande”,come dice la sua mamma,chissà se si ricorda ancora le chiacchierate che facevamo al termine delle lezioni , mentre aspettavamo la sua mamma?,I suoi compagni uscivano correndo, salutandolo in fretta “A domani Valè” Altre poesie me le hanno date alcuni docenti, timidamente, quasi scusandosi del dono troppo piccolo, o del poco che mi dicevano. Erano doni, sono doni fatti con il cuore e con il timore di non essere accettati. Per me erano grandi cose che segnavano il cammino che tutti noi facciamo verso l’integrazione. e i doni non vanno tenuti nascosti, non sono segreti.
Non so se sono “belle poesie”, non so se i percorsi realizzati per poterle scrivere sono buone prassi, non so se qualche preside approva che i ragazzi invece di studiare la matematica scrivano poesie. Non so, ma spesso mi chiedo perché utilizziamo tante energie per insegnare ai ragazzi a leggere un vecchio orologio meccanico,quando tutti ormai possiedono quello digitale, e nessuna per insegnare loro a utilizzare al meglio il loro tempo, nessuna per insegnare loro a scrivere poesie,li rende più felici saper leggere l’ora nel vecchio orologio? Ma chi decide quali sono le cose importanti, per un ragazzo che sta crescendo? L’importante per me è aver ritrovato queste poesie, ricordare i ragazzi che le hanno scritte, le loro facce divertite, soddisfatte e preoccupate e fra tutte quella di Rachele che un po’ titubante mi chiedeva: “Ti piace davvero? ” Certo, mi piacciono davvero e per questo voglio dividerle con voi. Arrivederci al prossimo fascicolo!
Giovanna Cantoni
Incontro
Mi trascinavano a scuola infreddolito nella coperta che mi copriva insieme ai miei libri grigi e sgualciti Nel sonno, non ancora passato, sentivo il cigolare della carrozzella e il dolore di sempre al collo . Ho visto Un ciuffo biondo sollevato dal vento Mani bianche che stringevano libri colorati
Il freddo era passato. Michele con la 1°C ------------------------------- L’insegnante aveva proposto agli alunni di scrivere quello che a loro piaceva e quando ne avevano voglia (il testo libero) e poi lo avrebbero sistemato a scuola tutti insieme. Gli alunni arrivarono con i loro testi scritti su dei fogli quelli del compito in classe, con molte cancellature. La classe scelse alcuni testi e li rielaborò con le tecniche della scrittura collettiva”Non ho mai spiegato le regole di grammatica e di sintassi con una maggiore attenzione da parte degli alunni “.disse l’insegnante.. Fra i testi c’era anche il testo di Michele il ragazzo disabile che aveva fatto un tentativo di scrivere una poesia. La classe elaborò con grande entusiasmo la poesia di Mchele; ad ogni modifica si rivolgevano a Michele dicendo “Michè ci siamo?dillo se siamo fuori!” Fu il primo passo verso una buona esperienza di didattica cooperativa
L’ispettore
E’ arrivato l’ispettore a Carla urlava con furore “In classe deve stare con i compagni imparare può anche giocare” Maria, la bidella, piangeva Mentre la preside se la rideva. Io volevo stare un po’ solo Per pensare alle mie cose Alla mia mamma che è stanca Al mio papà che mi ha appena salutato E per i fatti suoi se ne è andato Io volevo stare un po’ solo Per pensare alle mie cose Alla fatica che devo fare Per leggere,imparare, giocare,guardare, Io volevo stare un po’ solo Per pensare alle mie cose Però,grazie ispettore Che di me ti sei preoccupata E con amore mi hai parlato, di me hai parlato con interesse vero di me tutto intero
ma credi Io volevo solo stare un po’ solo Per pensare alle mie cose MARIO
La storia di questa poesia è un po’ singolare. Ero andata nella scuola di Mario, chiamata dalla preside che non era molto contenta di come andavano le cose con Mario, che secondo lei “progrediva poco”.Avevo visto Mario solo,nel corridoio,seduto. con le mani a ciondoloni, vicino al muro lunghissimo del corridoio e poco distante la bidella che metteva in ordine alcuni fogli. Mi ero arrabbiata.Dopo alcuni giorni per posta mi è arrivata questa poesia.Ho risposto a Mario “Grazie, non volevo disturbarti”
CANZONE
Ti voglio bene per tutta la vita
Non gridare con orrore, ma correggi l’errore non dire lavoriamo ma sempre “giochiamo” non si deve sempre studiare Ti voglio bene per tutta la vita Ti voglio bene per tutta <la vita
Paolo
Questa poesia mi è stata data da Maria ,la docente specializzata nel sostegno che si occupa di Paolo, Il giorno del compleanno di Maria, il 3 febbraio,,Paolo le ha regalato questa poesia scritta su un foglio di quaderno con molti errori ortografici. Il giorno prima era stato spiegato a Paolo la struttura di una canzone, il ritornello, ecc.
Ciao ispettrice
Ciao ispettrice .come lei, sei grassottella E forse anche bella
Ti vedo sempre volentieri Perché mi dai dei consigli veri Mi dici tante cose Che profumano come le rose Mi fai sentire grande Come un mare che si espande Mi fai sentire importante E utile come tante
Ciao ispettrice L’esame l’abbiamo dato E un bel voto abbiamo riportato nonostante la paura di non uscire da queste mura. Grazie ispettrice Ti voglio bene Il mondo ti risparmi tutte le pene.
Questa poesia me l’ha mandata Marina con un enorme mazzo di fiori dopo l’esame di maturità che ha superato a pieni voti. Ora Marina lavora con il telelavoro per una ditta della sua città; mi ha scritto che è felice perché ha incontrato l’amore. NON Non scrivo Non parlo Non cammino Non canto Non chatto Ma sogno E vivo
Non scrivo Non parlo Non cammino Non canto Non chatto Ma amo Sogno e sono viva
Non scrivo Non parlo Non cammino Non canto Non chatto Non ama Non sogno Sono viva E SOLA Rebecca
Partecipavo ad un convegno presso un IP:Andavo ogni giorno nell’aula della TIC ( tecnologia,informazione e comunicazione), l’aula della nuova disciplina introdotta con il “Progetto 2002”:In classe gli alunni imparavano ad utilizzare il computer.Anche Rachele una bella ragazzina con i capelli neri che le ricadevano sempre scomposti sui dolci occhi azzurri lavorava al suo computer con la nuova interfaccia appena arrivata.Ho passato con la classe di Rachele molte ore anche per vedere come andava la nuova strumentazione che il Ministero aveva acquistato.Alla fine del convegno quando, con la valigia in mano, sono passata per l’aula della TIC per un rapido saluto,Rachele mi ha consegnatola sua poesia scritta, senza errori, con il computer e stampata con la stampante che aveva appena imparato ad usare.
Poesia di Carlo
Dice la mia nonna””Sei il mio nipote d’oro” E la mia mamma “sei il mio tesoro” Il mio papà “ grande campione”, Ma io mi sento un po’ coglione
dice la Preside: “certificato” e la bidella “maleducato” e l’insegnante “ritardato ” e i compagni “sfigato” e Agnese” sei il mio figliolo” ma io mi sento molto solo.
Dice la Preside “handicappato” e l’insegnate “screanzato” e i compagni “ sei un po’ ammalato” e Agnese “ tu sei mio ti proteggo io, ti gestisco io”
Nessuno dice “ Carlo per favore, questo non farlo
CARLO
Questa poesia me l’ha data Agnese una docente di sostegno che avevo rimproverato per il modo possessivo e ossessivo con cui si comportava con Carlo,. Agnese l’aveva trovata la poesia scritta in un foglio di quaderno piegato e nascosto fra le pagine di un libro di scuola di Carlo. Non so che cosa mi voleva dire Agnese con questo dono.Io non glielo ho chiesto. Ora mi dispiace.
SONO SOLO E SONO STANCO
Sono solo e sono stanco Sono solo nel primo banco Dietro a me parlano le ragazzine Cicalando come galline.
L’ispettrice è arrivata e mi ha parlato e nel viso mi ha guardato “Enrico che si fa’ Enrico come va?” Mentre parlava sorrideva E dentro mi vedeva.
Sono solo e sono stanco Sono solo nel primo banco Voglio un compito copiare E non la prova equipollente fare Voglio sempre parlare Quando lo prof non sta a guardare Voglio essere normale e non uno che sta male Voglio la mamma e il papà Che sono lontani per lavoro Ma io voglio stare con loro Non voglio un cane da guardia Come Carla: devo essere libero di andare alla finestra guardare, nel cortile giocare, con tutti parlare.
L’ispettrice ha capito Anche se non ha sentito Quello che non ho detto, ma che ho nel petto. “Enrico non ho la magica bacchetta e neppure l’acqua benedetta! Qualcosa si può fare insieme vogliamo provare?”
Grazie ispettrice Di avermi ascoltato Anche se non ho parlato Di aver capito lo stesso Che non sono fesso Che sono stanco Di star solo nel primo banco
Poi Carla delle mie compagne chiacchierine si è occupata e cicalavano tutte come galline Anna nel mio banco si è seduta ed è stata la benvenuta. Anna ha i capelli neri che la notte mi fanno sognare di poter un giorno amare e una ragazza sposare di fare qualcosa di grandioso e di essere di molte battaglie vittorioso. Anche il compito ho fatto dall’Anna l’ho copiato e in due l’abbiamo sbagliato poi con Carla abbiamo studiato e un bel voto meritato ENRICO
Questa poesia me l’ha data la nonna di Enrico.. Enrico l’aveva dimenticata in un cassetto.non aveva titolo e non è terminata. Enrico è stato una integrazione difficile, che, anche grazie alla nonna, si è risolta verso la fine dell’anno positivamente. Enrico viveva con la nonna perché i genitori erano emigrati all’estero per motivi di lavoro. Enrico soffriva di questa separazione e non tollerava la presenza della docente di sostegno. Frequentava un IPC ed era l’unico maschio in una classe formata da 25 ragazzine. L’anno seguente sono tornati i genitori e così Enrico ha cambiato scuola e città: Su richiesta della nonna sono andata a trovarlo: era ben inserito in una classe di trenta ragazzini che l’avevano “ adottato”. “Enrico che fai il sabato?” Ho chiesto Mi ha risposto sorridendo felice “Vado a pesca con il mio papà. Siamo bravi: portiamo sempre a casa molto pesce: Ne vuole anche lei?” MI PIACE
Mi piace la sera Quando con la mia mamma guardo il sole che se ne va, sapendo che tornerà
Mi piace la mattina quando la mamma mi sveglia nel mio grande letto E mi stringe al petto
Mi piace il pomeriggio Quando la mamma dice dobbiamo insieme studiare E molte cose imparare
Mi piace la cena Con la mamma e il papà Che sempre con noi starà Valerio
Questa poesia me l’ha data Valerio dicendomi “ la mamma ha detto che ti fa piacere leggerla”. La mamma di Valerio è una mia cara amica. Grazie a anche a lei l’integrazione scolastica di Valerio è stata positiva e Valerio ha trascorso cinque anni sereni nell’ IPSS e ha conseguito il diploma di tecnico dei servizi sociali con risultati soddisfacenti.Ora Valerio frequenta a Padova, l’Università.
LA SCUOLA
Vicini come le spighe mature Sotto la pallida lampadina che brillava Stavano i poveri alunni, ascoltando la preside che parlava Anch’io facevo la mia penitenza Stando seduto nella carrozzella con grande sofferenza
La preside con gran voce parlava, della scuola e della professione ma nessuno l’ascoltava “Dovete studiare, faticare sui libri e nei laboratori se grandi volete diventare
Ma io lo so che grande non sarò mi piacce la collezione dei francobolli e allevare polli mi piace veder fiorire le rose e tante piccole cose.
La preside dice “ voi dovete essere esperti Ad ogni novità aperti”. Ma io voglio con la mia mamma passeggiare E nei suoi occhi tutto il mondo guardare.
L’ispettrice ha detto: “Roberto Quello che ti fa felice Nessuno te lo dice solo tu lo sai Voglio che tu sia sereno E di fiducia pieno Verso la scuola Verso Carla, che ti aiuta”
Ispettrice, Carla dice che sei gentile Ma io sono pieno come un barile di belle parole che vanno dove il vento vuole. Non spero di parlare ancora con te E voglio di stare in pace senza di te.
Ma cara ispettrice, che te ne frega Io non faccio una piega quando qualcuno parla di me e non faccio eccezione per te. Cara ispettrice, forse sarò felice, ma di quello che dice la scuola non mi interessa neppure una parola. ROBERTO
Roberto un caro ragazzino ribelle che ci ha fatto faticare per tutti i cinque anni. che ha frequentato l’ IPAA.( Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente) Questa poesia me l’ha data Carla la docente specializzata nel sostegno che ha seguito Roberto per quattro anni. L’ha scritta Roberto dopo una mia visita e l’ha data a Carla dicendo:” Mandala a quella noiosa dell’ispettrice così capisce che può lasciarmi in pace”Non ho lasciato in pace Roberto. Roberto ha scritto altre poesie molto belle che ho letto e che non ho potuto avere. Parlavano del suo lavoro nelle serre, della crescita delle piante, del maturare delle fragole, del fiorire delle stelle di Natale Roberto ha conseguito il diploma di tecnico con buoni risultati. Ora lavora come floro vivaista Forse,ora il suo giudizio sulla scuola è mutato, ma non lo credo. Forse un giorno parlerò con lui delle sue ribellioni che lo hanno fatto crescere e diventare adulto.
I MIEI AMICI
Ho due amici Che spero siano felici Di stare con me E di stare vicini tutti e tre
Il mio dolce pesce rosso che vedere non posso mi piace però sentirlo toccarlo senza ferirlo. Quando la mia mano nell’acqua scende e il pesce non prende sento un frescolino e nelle dita un guizzolino mi sembra una carezza come una piccola brezza. E’ il suo modo di dire “Ricky, oggi, come stai e a scuola che cosa fai?” “Pesciolino,pesciolino sei dolce e piccolino io ti proteggerò e sempre ti parlerò mentre tu tra le mie dita scappi via più rapido di un’ave maria”
Il mio gatto è invece proprio matto ne fa una in ogni momento di non essere sorpreso è sempre attento salta qua,salta là e dorme sul sofà: graffia i cuscini rovina i piumini, ma quando è in braccio a me fa le fusa come un re. Io accarezzo il suo morbido pelo E lui sul mio petto si strofina e mi porge la zampina. mi dice “Ricky che fai oggi con me stai?”
Non dico una parola perché devo andare a scuola Ma presto tornerò e con te starò E nuovi giochi inventerò.
Dalla scuola son tornato e un disastro ho trovato: La nonna ha detto “il gatto sul tavolo è saltato il vaso con il pesce ha rovesciato e il pesce rosso si è mangiato” Ho pianto una giornata intera, dalla mattina alla sera., perché un gatto assassino ha mangiato il mio pesciolino. Eravamo in tre Ora sono solo da per me.
Ricky
Questa poesia mi è stata data Serena ,la docente specializzata nel sostegno che di occupa di Ricky, dicendomi “ Mi hanno detto che raccoglie le poesie scritte da alunni disabili.” Ricky frequentava la prima classe un istituto professionale: un piccolo istituto in un piccolo paese vicino a una grande città. Era l’unico disabile iscritto all’istituto ed era amato e coccolato da tutti Secondo Serena, Ricky è un ragazzino triste e melanconico che preferisce stare solo. Non ha molti amici Ha perduto la mamma quando era ancora piccolo. Ora vive con la nonna.. La perdita del pesciolino, ha molto rattristato Ricky e neppure l’acquisto di un altro vaso con relativo pesce rosso è riuscito a consolarlo .Dopo il fatto raccontato nella poesia, secondo la nonna, Richy non ha più giocato con il gatto. Ho visto Ricky poche volte perché pensavo che tutto andasse bene. Ma ora,ripensandoci, credo di aver sbagliato, si poteva,forse, fare di più. Ma che cosa? Che cosa serve per rendere se non felice, almeno sereno un quindicenne? . ,
LA FAMIGLIA NUMEROSA Siamo una famiglia numerosa e viverci è una cosa avventurosa perchè ognuno fa quello che vuole e non solo a parole. Il papà è il solo normale neppure a una mosca può far male, quando va a lavorare, dalla famiglia si va a riposare.
In famiglia c’è la mia mammina dolce e tenera d’aspetto che per la sua bambina è sempre piena d’affetto.
Ci sono i gemelli che della mamma sono i gioielli li guarda con orgoglio e svuota il portafoglio
poi c’è Giulio il piccolino che corre come un topino e si nasconde in ogni angolino
poi c’è Elia che è molto calmo e ha il naso lungo un palmo
poi c’è Franco che è molto disordinato e di lavarsi si è sempre scordato dice “sono smemorato” e la mamma risponde “trascurato”
poi c’è Carlo il maggiore che vuole fare il dottore perché mi vuole curare e io devo solo aspettare.
Ci sono anch’io che sono fortunata se tutto intera alla sera sono arrivata perché i miei fratelli qua e là da tutte le parti mi tirano mille cose mi mostrano e si danno da fare per aiutarmi e spesso consolarmi. Io sono felice con questa famiglia numerosa che con me è molto affettuosa. Senza i miei fratelli non posso stare Perché sono le persone a me più care. Gisella
Gisella vive con la sua famiglia in una gran casa alla periferia di una città del Nord Il papà, il preside del liceo cittadino,mi ha dato questa poesia dicendomi “L’ha scritta la mia figlia piccola, che gliene pare?.Forse i fratelli l’hanno aiutata nelle rime: l’aiutano sempre. La nostra è una famiglia molto unita…. Mi pare che Gisella cresca bene e sia felice. Lei che dice?” In realtà Gisella era felice. Tutta la famiglia seguiva i suoi progressi scolastici molto da vicino Io che dovevo dire? Timidamente dissi al papà che forse qualche amica,qualche compagna di scuola poteva essere un buon interlocutore di Gisella “Perché non pensa che i suoi sei fratelli siano sufficienti per riempirle la giornata? Sono bravi ragazzi …” Che potevo ancora dire al Preside di Liceo ?
Le Poesie dall’istituto d’arte Queste poesie me le ha mandate una cara amica, Antonella,una brava docente specializzata nel sostegno con questo biglietto: “Cara amica di noi tutti,ti invio alcune bellissime, almeno per noi, poesie scritte da due dolcissimi alunni dell’istituto d’arte – Matteo(3°A) e Ivan(1°C) –Spero ti piacciono” Cara Antonella, amica e compagna di tante fatiche, certo che mi piacciono, non solo ma, per prendere a prestito un’’immagine dalle poesie di Ivan, “sono i fiori del mio prato”.
MESSAGGIO
Ripiegando il blu del mare sulla mia allegria messa in un libro e in una bottiglia
MATTEO
COM’E’ CARA LA MIA MAMMA
Bella è l’acqua degli oceani come la pelle della mia mamma.
Belle le farfalle leggere come le mani della mia mamma..
Bella natura Pulita Come il cuore della mia mamma
Belli i raggi del sole Come i capelli della mia mamma.
IVAN
IL SOLE
IL sole È dentro al mio cuore A me sembra di volare Nel cielo E toccarlo Vorrei anche assaggiarlo! Dopo un po’ il sole tramonta E comincia a venire la sera Poi ci sarà un altro giorno E il sole tornerà a risplendere
IVAN
MI PIACE VIVERE……..
A me piace molto vivere La vita è come la felicità, come la luce. La vita mi piace perché È come un grande prato Pieno di fiori. Questi fiori sono l’amore da cogliere… La vita è anche piena di persone che hanno dei problemi mi infondono tristezza come le fragili e belle foglie d’autunno…
IVAN
LA GUERRA
La guerra È molto brutta Nera come il petrolio Mi fa sentire La tristezza Come un fiore che Si spezza
IVAN
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