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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo

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Un anno di governo sulle politiche sociali

di Don Vinicio Albanesi

Non ci vuole molto per commentare il primo anno dell'attuale governo sulle politiche sociali in Italia.

Sostanzialmente sono stati due gli impegni: l'integrazione al milione della pensione ai vecchi poveri, la legge sull'immigrazione. Il resto è tutto uno slogan; un faremo, un vedremo, infiniti "libri bianchi" che vorrebbero ricominciare dall'anno zero, in realtà prendono tempo in attesa di...


Dagli appelli e dagli annunci comunque si possono trarre linee di orientamento “sociale”.

La prima constatazione è l'assoluta indifferenza governativa alle politiche sociali della popolazione debole. Nessuna risorsa aggiuntiva, nessun interesse ai cittadini e cittadine in difficoltà. Non fanno parte della strategia governativa, tutta incentrata su chi ha già risorse. La stessa legge sull'immigrazione è concepita come occasione di risorse e non come legge sociale: questa legge sembra dire agli immigrati "mi spiace per voi, ma noi non possiamo che guadagnare dalla vostra presenza in Italia; in caso contrario statevene pure a casa: con le buone, altrimenti useremo le cattive". Su questa proposta di legge l'attenzione è stata posta eccessivamente sulla sicurezza e sull'integrazione. In realtà è un mix dal doppio volto, sociale ed economico: il secondo è prevalente.

 Altro elemento di riflessione: il Ministero del Welfare è debolissimo nella compagine governativa. I grandi temi sociali (immigrazione, prostituzione, carcere...) sono appannaggio dei leader massimi; il resto è talmente routine che il lavoro consiste nello stoppare l'esistente e nel prendere tempo per il futuro. Ciò significa che l’attenzione è verso la popolazione “normale” e non verso “i vulnerabili”.  Altro dato ancora è l'assoluta mancanza di risorse: non sono previsti investimenti nel sociale, anzi; si tenta di spolpare quel poco che esiste: la voracità non ha mai limite.

Il terzo elemento è la filosofia che sottostà alla concezione di politiche sociali. Può essere sintetizzata con la regola della doppia g: "guarire, guardare". La politica è attiva se c'è speranza di guarigione. Chi non ce la fa può essere reso solo innocuo (cfr. tossicodipendenza, prostituzione, psichiatria). Per chi è cronico, strutturalmente debole e senza speranze, pazienza. Non si possono investire risorse su chi non ha speranza.

Quarto elemento: immissione del privato profit e non profit nelle politiche sociali. Largo spazio alle imprese profit (a svantaggio di chi utilizza i servizi) in linea con le politiche di sviluppo economico, appello a quelle non profit perchè sostanzialmente a basso costo.

Nel complesso dunque la politica del governo sta esaltando, con estrema chiarezza, la concezione del cittadino produttore di economia. Solo costui ha diritti di parola e di tutela. Da questo punto di vista è lineare l'innalzamento della pensione agli ultrasettantenni poveri, i fondi per gli asili nido, le promesse per le famiglie. Chi, per motivi diversi (di razza, di salute, di territorio, d'età) non ha questi requisiti, non può che essere assistito per bontà da chi lavora e produce. Sintomatici i gesti del Presidente del Consiglio di offrire 10  milioni a due prostitute e di esporre la bambina al rientro dall'Algeria. Questa concezione spazza via d'un colpo ogni politica di welfare occidentale, per ritornare alle politiche di sopravvivenza, caratteristiche dei paesi poveri o emergenti.

Ma se in quei paesi è drammatica la scelta in quanto le risorse sono effettivamente poche, nel nostro paese diventa crudele e colpevole trattare i cittadini in maniera diversa e discriminatoria.

Nel tempo questa politica diventerà più esplicita. Fa tristezza che non se ne renda conto chi dovrebbe. Tutti coloro che dicono di aver rispetto della persona - primi fra tutti gli uomini di Chiesa e i cosiddetti “politici cattolici”- a prescindere da ogni altra considerazione. Un esempio: la recente "grande discussione" tra badanti e lavoratori "in nero" per la sanatoria sull’immigrazione in fondo è solo una piccola discussione di pochi spiccioli.

 

Dal Redattore Sociale:

 

L’attuazione della legge sull’assistenza e il fondo sociale; la povertà e le pensioni minime.

PUBBLICHIAMO un primo bilancio del primo anno dell’esecutivo Berlusconi sulle politiche sociali. Si tratta di una ricostruzione centrata sui temi che la nostra agenzia tratta ogni giorno. Ciò significa che restano volutamente fuori gran parte di quei settori dell’azione governativa che pure hanno conseguenze indirette sulle fasce più deboli della società. Per intendersi, parliamo di sanità solo riguardo la psichiatria, di previdenza solo riguardo gli anziani con pensioni minime, di scuola solo riguardo l’integrazione dei disabili, e così via.

Tra gli altri temi non trattati in questa carrellata, dedicata prevalentemente al disagio sociale in Italia, le annunciate strategie per gli aiuti allo sviluppo dei paesi poveri e un tema che in questi mesi ha fatto molto parlare e mobilitare le associazioni: il ddl di riforma della legge 185 sul commercio delle armi.

Il bilancio è suddiviso in 11 aree. Abbiamo incluso in esso i provvedimenti effettivi e, in mancanza di questi, gli annunci più rilevanti fatti dai ministri e alcune scelte parlamentari della maggioranza.

 

  1. LEGGE ASSISTENZA E FONDO SOCIALE


Il governo è entrato in carica poco dopo l’entrata in vigore della legge quadro sull’assistenza (328/2000), la quale istituisce tra l’altro un Fondo sociale per gli interventi sui vari settori del disagio sociale (anziani, disabili, minori etc.). La legge, che prevede un forte ruolo delle Regioni, deve essere concretizzata attraverso una serie di decreti attuativi, alcuni dei quali non sono stati varati. Secondo l’opposizione, nonostante le rassicurazioni del ministro del welfare, l’esecutivo non intende applicare la 328 e “fino ad oggi non ha ancora emanato alcun provvedimento di quelli previsti” (interrogazione Turco-Violante, 12 maggio 2002).


Diverse Regioni hanno inoltre lamentato il “blocco” del Fondo, e quindi l’indisponibilità dei trasferimenti economici previsti, nonostante alcune di esse abbiano già iniziato ad impegnare parte di quel denaro. Sempre riguardo il Fondo, un episodio ha fatto molto discutere nel marzo 2002: per finanziare un decreto sull’emergenza “mucca pazza” la maggioranza ha votato l’utilizzo di 50 milioni di euro presi dagli accantonamenti per la 328. Il sottosegretario al welfare ha garantito che si tratta di una temporanea “copertura tecnica” e che il Fondo sarà reintegrato.

 

Legge-quadro per l'assistenza

La legge-quadro del '92 ha posto fine a una legislazione che fino ad allora era stata settoriale, e in molti casi arretrata, esprimendo finalmente una nuova concezione culturale che pone al centro la persona nella sua globalità, indipendentemente dallo stato e dal tipo di handicap in cui si trova. Ciò, con un approccio innovativo che considera la persona disabile nel suo sviluppo unitario dalla nascita, alla presenza in famiglia, nella scuola, nel lavoro e nel tempo libero. Per tutti questi ambiti, oltre che per la prevenzione, l'informazione e la comunicazione, la legge individua precisi diritti del disabile, insistendo particolarmente sulla necessità di rimuovere le situazioni invalidanti, di predisporre interventi che evitino processi di emarginazione, di tutelare il rispetto della dignità, la massima autonomia e partecipazione, il recupero funzionale e sociale

Legge 328/00 (Interventi e Servizi Sociali)

Decreti Attuativi Legge 328/00

La legge di riforma dei Servizi Sociali

2. POVERTA’

Il provvedimento più noto riguarda l’innalzamento a 1 milione di lire delle pensioni minime per gli anziani ultrasettantenni a basso reddito. Secondo le previsioni del governo, i beneficiari dovevano essere 2 milioni e 200 mila. Dopo aver ammesso d’ufficio al trattamento i primi 609 mila anziani fin dal gennaio 2001, l’Inps ha invitato quasi 1 milione e 700 mila persone a dichiarare i redditi per la verifica del diritto all’aumento.
Al 30 aprile 2002, aveva risposto all’invito poco più della metà dei destinatari. Ai primi di maggio era stata maggiorata la pensione a circa 1 milione 200 mila anziani.
Per velocizzare le operazioni, il governo aveva nel frattempo comunicato che era sufficiente un’autocertificazione per ottenere gli arretrati, salvo verifica del diritto entro agosto. Al momento è impossibile determinare il numero finale dei destinatari: vi è infatti una parte che rinuncia al tentativo di chiedere l’aumento perché non lo valuta conveniente; un’altra parte, ritengono i sindacati, finirà per perdere il diritto dopo la verifica dell’istituto di previdenza.


La Commissione di indagine sull’esclusione sociale (meglio conosciuta come Commissione povertà) si è dimessa polemicamente il 29 novembre 2001. All’origine della scelta, condivisa da tutti gli 11 componenti, le critiche avanzate dal governo alla lettura dei dati dell’ultimo rapporto sulla povertà fatta dalla presidente Saraceno. In particolare non è stata gradita la critica alla politica di detrazioni fiscali che il nuovo governo intende perseguire al posto degli aiuti economici alle famiglie (attuati dal centrosinistra).
Il 13 marzo è stata intanto la nuova Commissione povertà, con 9 componenti di cui 4 già presenti nella precedente.


Su questo fronte resta in discussione l’opportunità di continuare o meno con “reddito minimo di inserimento”. La sperimentazione è iniziata nel 1998 in una quarantina di comuni, con circa 35.000 persone coinvolte, e dovrebbe terminare alla fine del 2002. In questi mesi è in corso una valutazione dei risultati; il ministro e il sottosegretario al welfare, comunque, hanno più volte manifestato perplessità sulla prosecuzione di questa politica.

Povertà assoluta in Italia

La povertà assoluta: valore monetario di un paniere di beni e servizi indispensabili affinché una famiglia di data ampiezza possa raggiungere un livello di vita “socialmente accettabile” nel paese. Viene calcolato per ciascuna ampiezza familiare aggregando le componenti alimentare, per l’abitazione e residuale. Il suo valore monetario viene annualmente aggiornato tenendo conto della variazione dei prezzi di consumo (1 milione e 55 mila lire per il 2000). Vengono definite povere le famiglie che presentano una spesa media mensile familiare inferiore o uguale al valore del paniere.

La povertà assoluta tocca il 4,3% delle famiglie italiane (954 mila famiglie) per un totale di 2 milioni 937 mila individui. Nel Mezzogiorno l’incidenza è del 9,4% mentre nel Centro e nel Nord è pari rispettivamente al 2,7% e all’1,6%. L’intensità della povertà assoluta a livello nazionale è del 19,3%: nel centro e nel Mezzogiorno i valori sono prossimi al 20% mentre nelle regioni settentrionali l’intensità è pari al 15,4%. Le famiglie di 4 o più componenti sono quelle che presentano l’incidenza di povertà assoluta più alta pari al 7%. Anche le famiglie di altra tipologia con membri aggregati, e gli anziani sono categorie ad alto rischio di povertà assoluta con valori dell’incidenza rispettivamente del 7,6% e del 5,3%. È sempre nelle regioni del Mezzogiorno che si evidenzia una maggiore concentrazione del fenomeno, vi risiede infatti il 70,7% delle famiglie assolutamente povere.

Fonte: ISTAT

 

Reddito minimo di inserimento

Il Reddito minimo di inserimento (RMI), introdotto in via sperimentale nel 1998 con funzioni di contrasto della povertà, fornisce un sostegno economico ai soggetti a rischio di marginalità sociale e impossibilitati a provvedere al mantenimento proprio e dei figli per cause psichiche, fisiche e sociali.

 Il RMI non consiste solamente in un assegno monetario ma prevede anche interventi di integrazione sociale finalizzati alla promozione delle capacità individuali e dell’autonomia economica degli individui. La sperimentazione, la cui conclusione era inizialmente prevista per il 31 dicembre 2000, riguarda 39 comuni: 6 nel Nord, 11 nel Centro e 22 nel Mezzogiorno.
L’assegno è destinato ai cittadini italiani, ai cittadini comunitari residenti da almeno 12 mesi in uno dei comuni ammessi alla sperimentazione e ai cittadini non comunitari residenti in uno dei comuni ammessi alla sperimentazione da almeno 3 anni. Per i soggetti in età lavorativa, non occupati e abili al lavoro è obbligatoria la disponibilità a frequentare corsi di formazione professionale e al lavoro.

L’importo mensile del RMI per un nucleo familiare di un solo componente è pari alla differenza tra una soglia prefissata (520.000 lire nel 2000) e il reddito disponibile della famiglia.
Per il calcolo del RMI spettante a unità familiari di diversa numerosità si applica la scala di equivalenza dell’ISE. Nel caso dei redditi da lavoro, la prova dei mezzi prevede una franchigia del 25% al fine di attenuare eventuali effetti di trappola della povertà

 

Povertà relativa in Italia

L’incidenza della povertà viene calcolata sulla base del numero di famiglie (e relativi componenti) che presentano spese per consumi. Per la misurazione della povertà relativa viene utilizzata la definizione della International Standard of Poverty Line applicata ai dati per la spesa per consumo delle famiglie. Secondo questa definizione si definisce povera una famiglia di due persone la cui spesa mensile per consumi è pari o inferiore al consumo medio pro-capite del paese. In Italia tale valore nel 2000 è pari a 1 milione e 568 mila 791 lire mensili correnti. In Italia la valutazione del fenomeno povertà viene effettuata sulla base di entrambe le soglie (povertà assoluta e relativa) utilizzando i dati dell’indagine sui consumi delle famiglie.

Nel 2000 circa 2 milioni e 707 mila famiglie, pari al 12,3% del totale delle famiglie residenti, vivono in condizione di povertà relativa per un totale di 7 milioni 948 mila individui (il 13,9% dell’intera popolazione). A caratterizzare le famiglie dove è maggiormente diffuso il fenomeno della povertà relativa sono: la presenza di più figli, l’elevata dimensione, i bassi livelli di istruzione, l’esclusione dal mercato del lavoro, la presenza di anziani o anziano solo. A fronte di una sostanziale stabilità a livello nazionale tra il 1999 e il 2000 si osserva un aumento significativo dell’incidenza di povertà nel Nord, dove il valore passa dal 5% nel ’99 al 5,7% nel 2000. Le famiglie povere spendono in media 1 milione 216 mila lire mensili, il 22,5% in meno della soglia.

Fonte: ISTAT

Osservatorio sulle Povertà - Rapporto 2000

Famiglie e Povertà

IPU - Indice di Povertà Umana

Indice messo a punto dall'UNDP (United Nations Development Programme) per misurare le deprivazioni nello sviluppo umano di base nelle tre dimensioni dell'ISU: longevità, conoscenza e standard di vita dignitoso (IPU-1). L'IPU per i paesi dell'OCSE (IPU-2) aggiunge, a quelle tre dimensioni, l'esclusione sociale

ISU - Indice di Sviluppo Umano

Indice messo a punto dall'UNDP (United Nations Development Programme) a partire dal 1990, con il contributo determinante del Premio Nobel Amartya Sen, per misurare le performance dei vari paesi nel raggiungimento di uno stato di benessere e di sviluppo che vada oltre la sola dimensione economica. Le dimensioni analizzate dall'ISU, attraverso un insieme di variabili (speranza di vita, tasso di alfabetizzazione semplice e congiunto, PIL pro capite), sono quelle della longevità, della conoscenza, e del raggiungimento di uno standard di vita dignitoso.

 

RMI: Reddito minimo di inserimento

È una misura che si rivolge in primo luogo a soggetti adulti in età di lavoro e alle loro famiglie, finalizzata a ridurre il disagio economico integrando il reddito, ed a fornire risorse di diversa natura affinché gli individui e le famiglie riescano a contrastare autonomamente i rischi di riproduzione familiare della povertà. L’ottenimento del RMI è subordinato alla stipula di un contratto di inserimento (sociale e/o lavorativo) tra il beneficiario e l’ente o l’agenzia che lo gestisce. Nel caso di inserimento lavorativo le attività consistono in recuperi o integrazioni formative, tirocini, stage lavorativi ecc.

Piano Nazionale di Inclusione sociale (giugno 2001)

 

ISG - Indice di Sviluppo di Genere

L'ISG, secondo la definizione contenuta nel Rapporto dell'UNDP (United Nations Development Programme), "misura i risultati raggiunti nelle stesse tre dimensioni e variabili dell'ISU, ma sottolinea le ineguaglianze tra uomini e donne (...): maggiore è la disparità nello sviluppo umano di base, minore sarà l'ISG di un paese rispetto al suo ISU ".

 

MEG - Misura dell'empowerment di genere

Messo a punto dall'UNDP (United Nations Development Programme) indica il grado di partecipazione attiva delle donne alla vita politica ed economica. Gli indici a cui fa riferimento sono: partecipazione economica e alle decisioni, partecipazione politica e alle decisioni, potere sulle risorse economiche

  1. IMMIGRAZIONE


L’impegno dell’esecutivo si è incentrato sul cosiddetto ddl Bossi-Fini. Dal momento dell’annuncio e lungo tutto il suo iter in Parlamento, il testo è stato continuamente al centro di un dibattito serrato sia all’interno della maggioranza, sia tra governo e società civile. La stragrande maggioranza delle organizzazioni non profit italiane, laiche e cattoliche, si è schierata contro la sua impostazione.


Il ddl, tutt’ora in discussione, parte dal convincimento che occorre modificare la legge Turco-Napolitano in senso più restrittivo. Tra gli obiettivi vi è quello di agganciare il permesso di soggiorno esclusivamente all’esistenza di un contratto di lavoro (anche con l’abolizione dell’art. 23 del testo unico, che prevede l'istituto dello “sponsor”), quello di porre chiari limiti ai ricongiungimenti familiari, quello di introdurre il reato di immigrazione clandestina. Sui clandestini, in particolare, è stato approvato in aprile un decreto d’urgenza che sostanzialmente introduce il “reato di clandestinità”.
Il governo, poi, ha provveduto a disciplinare alcune situazioni tipo: per le cosiddette “badanti” (straniere impegnate nell’attività di cura e assistenza domestica) e per i lavoratori stagionali. Per questi ultimi, così come espressamente richiesto dalle associazioni di categoria, si è andati ad una modifica del decreto flussi ampliando l’iniziale disposizione.


Molto discusso anche il tema dei richiedenti asilo, o rifugiati. Su di esso si sono mobilitate alcune associazioni e numerosi parlamentari, uniti nel chiedere una normativa ad hoc, ritenendo non sufficienti gli articoli inseriti nel ddl (27 e 28), che in caso contrario andrebbero a loro parere completamente riscritti. Per ora non sembra vi sia l’intenzione di accogliere queste istanze.

 

Per Conso presidente del Consiglio italiano per i rifugiati e Presidente emerito della Corte Costituzionale: “viene prima il diritto o la politica?”: una domanda provocatoria e allo stesso tempo densa di riflessioni. “Quale legge per il diritto di asilo? Dalla Legge Martelli al ddl Bossi-Fini”.

I due articoli riguardanti l’asilo inseriti nel ddl sull’immigrazione si oppongono a principi della Costituzione e ad aspetti del diritto internazionale già esistenti. Sarebbe necessaria “una legge ad hoc” sull’argomento, dato che gli eventuali emendamenti equivalgono al “tallone d’Achille della legge stessa, centrata sugli immigrati”. Quindi lo stralcio degli articoli “dovrebbe essere un corollario obbligato”, per ripartire e ripensare un ddl esclusivamente dedicato ai rifugiati e richiedenti asilo. Certamente “occorre stroncare le irregolarità di chi usa lo slogan della richiesta di asilo per mascherare l’immigrazione clandestina, ma bisogna anche prendere tempo per esaminare i casi dubbi.

 

Nodo della questione resta la “tutela giurisdizionale” per i richiedenti asilo, dando loro la possibilità di fare ricorso e di attenderne l’esito, mentre il ddl prevede l’allontanamento (che per Conso equivale all’espulsione) per chi non abbia i requisiti necessari per essere considerato rifugiato. In caso di errore, però, “verranno violati i diritti fondamentali della persona, rimandandola nel paese di origine dove rischia la tortura – con segni che rimangono addosso per tutta la vita - o anche la pena di morte. Le difficoltà per i richiedenti asilo si moltiplicano anche dei centri di accoglienza dove sono ospitati per 2 o 3 mesi in attesa dell’esame della loro domanda.

In Italia i rifugiati sono appena 0,4 su mille abitanti, mentre in Germania il rapporto è 13 su mille, in Svizzera sale addirittura a 20. Numeri esigui, se si pensa che “in Pakistan i rifugiati sono 3 milioni, 2 milioni in Iran”.

Profugo: Termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di eventi esterni (guerre, invasioni, rivolte, catastrofi naturali).

Fonte: CIR (Consiglio italiano per i rifugiati)

Rifugiato: Il rifugiato è colui che è costretto a lasciare il proprio paese a causa di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le opinioni politiche (Convenzione di Ginevra, 1951). A differenza del migrante, egli non ha scelta: non può tornare nel proprio paese d’origine se non a scapito della propria sicurezza e incolumità. Dal punto di vista giuridico-amministrativo, un rifugiato è una persona cui è riconosciuto lo status di rifugiato.

Fonte: CIR (Consiglio italiano per i rifugiati)

Richiedente asilo: Colui che fugge dal proprio paese e inoltra, in un altro Stato, una domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato. La sua domanda viene poi esaminata dalle autorità competenti di quel paese (in Italia, la Commissione Centrale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato). Fino al momento della decisione in merito alla domanda, egli è un richiedente asilo.

Fonte: CIR (Consiglio italiano per i rifugiati)

Sfollato: In alcuni contesti, si parla genericamente di sfollato come di chi fugge a causa di catastrofi naturali o guerre e viene accolto temporaneamente sul territorio di un paese estero, con un soggiorno per "protezione umanitaria". Spesso, il termine è usato come traduzione dall’inglese: "Internally Displaced Person" (IDP), colui che abbandona la propria dimora per gli stessi motivi del rifugiato, ma non oltrepassa un confine internazionale, restando dunque all'interno del proprio paese.


Fonte: CIR (Consiglio italiano per i rifugiati)

Raccolta di fonti internazionali: Leggi e convenzione di Ginevra 28 luglio 1951

 


Immigrazione:Cosa prevede l''emendamento sulla regolarizzazione delle colf al ddl Bossi-Fini

L’intesa raggiunta sulla presentazione di un emendamento da parte del governo al disegno di legge sull''immigrazione, attualmente all''esame di Palazzo Madama, riguarda la regolarizzazione delle colf e di tutti i lavoratori extracomunitari che svolgono lavoro a domicilio (i cosiddetti badanti). All’indomani della presentazione del ddl, infatti, le associazioni di categoria avevano avanzato molte critiche al provvedimento, sottolineando come la legge andasse a danneggiare non solo le lavoratrici domestiche straniere in attesa di essere regolarizzate, ma soprattutto le famiglie, impossibilitate a metterle in regola, stando all’applicazione della nuova normativa.

L’emendamento ora proposto dovrebbe andare a sanare questa specifica situazione attraverso una serie di garanzie a cui lavoratori e famiglie interessate dovranno attenersi. Le colf per ottenere la regolarizzazione dovranno dimostrare di avere un lavoro solido, un alloggio e di non avere carichi pendenti. Sarà inoltre tenuto in considerazione da quanto tempo esse risiedono nel nostro paese.

 Per quanto riguarda invece gli obblighi del datore di lavoro, l’emendamento dovrebbe ipotizzare il pagamento di una quota dei contributi pregressi non versati, così come il pagamento da parte del lavoratore da regolarizzare di una parte delle tasse non pagate per il periodo in nero.


Sembra invece più difficile che l’emendamento possa incidere su un fenomeno consolidato che vede arrivare, con pullman organizzati, in Italia donne munite di visti turistici della durata massima di tre mesi, pagati anche milioni, che, una volta scaduto il permesso, tornano al paese d’origine, lasciandosi sostituire da un’amica o una familiare.

 

Ddl Immigrazione: cosa cambierà rispetto all'attuale Testo Unico

Lavoro e contrasto all'immigrazione clandestina.

Sono questi i capisaldi del nuovo disegno di legge (S.795), approvato dal Consiglio dei ministri, che definisce le modifiche al Testo Unico contenente le disposizioni sulla disciplina dell'immigrazione.
Questi i punti salienti del ddl:

 

Contratto di soggiorno

La nuova normativa introduce il principio del “contratto di soggiorno”, condizione che permette allo straniero di ottenere il permesso per motivi di lavoro, la cui durata è quella prevista dal contratto stesso. Questo, se riferito ad un impiego stagionale, ha una durata massima di nove mesi; se riferito ad un lavoro subordinato a tempo determinato, non può essere superiore ad un anno; se, infine, è in relazione ad un lavoro subordinato a tempo indeterminato, deve concludersi entro due anni. Stesso limite viene imposto anche per il lavoro autonomo. Al datore di lavoro rimane l’obbligo di garantire un’adeguata sistemazione alloggiativa per il lavoratore, di garantire la copertura delle spese di un eventuale rimpatrio del lavoratore e del preventivo accertamento di indisponibilità di manodopera nazionale e comunitaria. Proposta l’abolizione dell’art. 23 del Testo Unico, che prevedeva l'istituto dello "sponsor”, cioè la garanzia per l’accesso regolare al lavoro, determinata dalla possibilità di chiamate nominative di lavoratori residenti all’estero. Questo sistema faceva leva sulla cosiddetta “catena migratoria” o in altre parole sul legame tra gli stranieri che vivono all’estero e quelli integrati nel nostro paese. In sostituzione allo sponsor, si introduce il nuovo istituto dei titoli di prelazione: corsi di formazione professionale nei paesi di origine degli stranieri, con assunzioni preferenziali per chi li superi.

 

Permesso di soggiorno

Rispetto alla normativa vigente, che stabilisce che la durata del permesso di soggiorno deve essere quella prevista dal visto d'ingresso, nel nuovo disegno di legge il tempo viene dimezzato e viene portata da 5 a 6 anni la durata di permanenza regolare, necessaria al conseguimento della carta di soggiorno. Il nuovo disegno di legge richiede un tempo di novanta giorni prima della scadenza, mentre la durata non può superare quella richiesta inizialmente. Il rilascio della carta di soggiorno, secondo le disposizioni del nuovo disegno di legge, può essere richiesto dallo straniero regolarmente soggiornante in Italia da almeno otto anni, contro i cinque richiesti dal Testo Unico.


Matrimoni simulati

Il disegno di legge introduce all’art. 30 del Testo Unico un comma 1 bis che prende in considerazione il caso dei matrimoni simulati. Si prevede che il permesso di soggiorno sia immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza. Unica eccezione che dal matrimonio sia nati dei figli.


Immigrazione clandestina

Il disegno di legge propone una ri-scrittura completa della disciplina degli allontanamenti ed introduce inoltre l’accompagnamento coatto alla frontiera come forma ordinaria di esecuzione dell’espulsione amministrativa. L'arresto effettivo e "immediato" per l'immigrato clandestino scatta al terzo tentativo di rientro in Italia senza permesso. Il clandestino, processato per direttissima, rischia il carcere da uno a quattro anni. Ma già al primo tentativo di rientro senza permesso, lo straniero irregolare può finire in carcere con una pena che va da sei mesi a un anno, commutabile in espulsione. Poiché la maggiore difficoltà nel contrasto alla clandestinità riguarda l'identificazione dell'immigrato e la definizione dello Stato di provenienza, il disegno di legge prevede l'allungamento del soggiorno nei Centri di permanenza temporanea: 30 giorni, prorogabili a 60 (contro i 20 prorogabili a 30 del Testo Unico).


Ricongiungimenti familiari

Il nuovo disegno di legge restringe l’area del ricongiungimento familiare, prevedendo l'abrogazione di due norme del Testo Unico. Vengono esclusi dal ricongiungimento i parenti entro il terzo grado e subordinato l’ingresso nel paese dei genitori alla condizione che essi non abbiano altri figli.


Quote di ingresso annuali

Le quote saranno fissate con uno o più decreti l'anno sulla base delle esigenze e delle richieste di manodopera da parte del mondo produttivo.


Disposizioni in materia di asilo politico

Due gli elementi di novità: il decentramento a livello provinciale della Commissione deputata all’esame delle domande di asilo e la previsione di un trattamento obbligatorio degli stranieri che chiedano il diritto di asilo, essendo già destinatari di un procedimento di espulsione o dopo essere stati intercettati in situazioni di ingresso o soggiorno illegale. Lo scopo è di "garantire la tutela di colui che richiede asilo, ma di evitare che questo istituto sia impropriamente utilizzato per aggirare le disposizioni sull'immigrazione”.


Attività sportive

Vengono limitati gli ingressi degli sportivi extracomunitari. Il limite massimo annuale d’ingresso degli stranieri che svolgono attività sportiva a titolo professionistico o comunque retribuita, viene stabilito ogni anno dal ministero dei Beni culturali su proposta del Coni e ripartito tra le società sportive da ripartire tra le federazioni sportive nazionali.

 Le altre novità contenute nel disegno di legge, che prima di essere discusso in Parlamento deve passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, riguardano i lavoratori di origine italiana residenti in paesi non comunitari (per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado di parentela) che avranno una corsia preferenziale nel mercato del lavoro Il disegno di legge, inoltre, prevede aiuti e cooperazione solo agli Stati che si impegneranno a contrastare l'immigrazione clandestina e la tratta di donne e minori. Infine, uno Sportello unico per l'immigrazione, istituito presso le prefetture, avrà il compito di monitorare il fenomeno e di coordinare le politiche territoriali.

Delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) riguardante l'assistenza sanitaria agli stranieri presenti nel territorio nazionale. (Art. 33, legge 6 marzo 1998, n. 40). Deliberazione n. 117/2001 che fissa gli stanziamenti complessivi e la ripartizione tra le Regioni dei finanziamenti destinati alla copertura delle spese destinate agli stranieri non in regola con la normativa sul soggiorno presenti sul territorio italiano.
(Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.67 del 20 marzo 2002)

La sanità per i cittadini immigrati (Ministero della Sanità)

Italiano - Inglese - Francese - Spagnolo

ASSISTENZA SANITARIA AGLI STRANIERI IMMIGRATI

SECONDO RAPPORTO SUL RAZZISMO IN ITALIA a cura del'ECRI (Commissione Europea contro il razzismo e l'intolleranza) IN ITALIANO

 

DECRETO MINISTERIALE LAVORO STAGIONALE DEL 04.02.02 >> [leggi]


CIRCOLARE N.7/2002 SUL LAVORO STAGIONALE >>
[leggi]

 

22/05/2002 Immigrati: Maroni aumenta flussi per il 2002
Il decreto è stato appena firmato

IMMIGRATI SPREMI E GETTA NELLA NUOVA LEGGE DI BOSSI

di Giovanni Palombarini >> [leggi]

Origine delle 10 principali popolazioni di rifugiati

Origine*

Principali paesi d'asilo**

TOTALE

Afghanistan

Pakistan/Iran

3.580.000

Burundi

Tanzania

568.000

Iraq

Iran

512.800

Sudan

Uganda/Rep. dem. Congo/Ciad/Etiopia/Kenya/Rep. Centrafricana

490.400

Bosnia-Erzegovina

Rep. Fed. Jugoslavia/Croazia/USA

478.300

Somalia

Kenya/Etiopia/Yemen/Gibuti

447.800

Angola

Zambia/R.d. Congo/Namibia

432.700

Sierra Leone

Guinea/Liberia

400.800

Eritrea

Sudan

376.400

VietNam

Cina/USA

370.300

Note:
(*) Circa 3,8 milioni di palestinesi rientrano nel mandato dell'Agenzia di soccorso e lavori delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi nel vicino oriente e non vengono considerati in questa tabella.

(**) Per un numero significativo di rifugiati, soprattutto nei paesi più sviluppati, non disponibile una ripartizione per paese d'origine. Inoltre, molti rifugiati come ad esempio i vietnamiti negli Stati Uniti - hanno acquisito la cittadinanza del paese di asilo, pertanto non sono inclusi nelle statistiche dei rifugiati.

Fonte: UNHCR - 2001

ITALIA
Stranieri soggiornanti al 31/12/2000

Regione

Anno 2000

Stime
Dossier 

Diff. % 1999/2000

Valle d'Aosta

2.494

3.030

-0,2

Piemonte

83.811

101.830

6,0

Lombardia

308.408

374.716

16,0

Liguria

38.784

47.123

11,7

Trentino Alto Adige

31.799

38.636

8,3

Veneto

139.522

169.519

15,8

Friuli Venezia Giulia

43.432

52.770

14,6

Emilia Romagna

113.048

137.353

12,1

 Nord

761.298

924.977

13,5

Toscana

114.972

139.691

24,1

Umbria

26.068

31.673

6,3

Marche

35.777

43.469

 18,1

Lazio

245.666

298.484

11,1

 

 

 

 

 Centro

422.483

513.317

14,6

Abruzzo 

18.933

23.004

10,5

Campania

68.159

82.813

7,6

Molise

2.039

2.477

9,1

Basilicata

3.110

3.779

-2,1

Puglia

35.565

43.211

-17,4

Calabria

15.315

18.608

0,1

Sud

143.121

173.892

-0,5

Sicilia

49.808

60.517

-12,2

Sardegna

11.443

13.903

-4,3

Isole

61.251

74.420

-10,8

Tot. Nazionale

1.388.153