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Un anno di governo sulle politiche sociali di Don Vinicio Albanesi Non
ci vuole molto per commentare il primo anno dell'attuale governo
sulle politiche sociali in Italia. Sostanzialmente
sono stati due gli impegni: l'integrazione al milione della pensione
ai vecchi poveri, la legge sull'immigrazione. Il resto è tutto uno
slogan; un faremo, un vedremo, infiniti "libri bianchi"
che vorrebbero ricominciare dall'anno zero, in realtà prendono
tempo in attesa di...
La
prima constatazione è l'assoluta indifferenza governativa alle
politiche sociali della popolazione debole. Nessuna risorsa
aggiuntiva, nessun interesse ai cittadini e cittadine in
difficoltà. Non fanno parte della strategia governativa, tutta
incentrata su chi ha già risorse. La stessa legge sull'immigrazione
è concepita come occasione di risorse e non come legge sociale:
questa legge sembra dire agli immigrati "mi spiace per voi, ma
noi non possiamo che guadagnare dalla vostra presenza in Italia; in
caso contrario statevene pure a casa: con le buone, altrimenti
useremo le cattive". Su questa proposta di legge l'attenzione
è stata posta eccessivamente sulla sicurezza e sull'integrazione.
In realtà è un mix dal doppio volto, sociale ed economico: il
secondo è prevalente. Altro elemento di riflessione: il Ministero del Welfare è
debolissimo nella compagine governativa. I grandi temi sociali
(immigrazione, prostituzione, carcere...) sono appannaggio dei
leader massimi; il resto è talmente routine che il lavoro consiste
nello stoppare l'esistente e nel prendere tempo per il futuro. Ciò
significa che l’attenzione è verso la popolazione “normale” e
non verso “i vulnerabili”. Altro
dato ancora è l'assoluta mancanza di risorse: non sono previsti
investimenti nel sociale, anzi; si tenta di spolpare quel poco che
esiste: la voracità non ha mai limite. Il
terzo elemento è la filosofia che sottostà alla concezione di
politiche sociali. Può essere sintetizzata con la regola della
doppia g: "guarire, guardare". La politica è attiva se
c'è speranza di guarigione. Chi non ce la fa può essere reso solo
innocuo (cfr. tossicodipendenza, prostituzione, psichiatria). Per
chi è cronico, strutturalmente debole e senza speranze, pazienza.
Non si possono investire risorse su chi non ha speranza. Quarto
elemento: immissione del privato profit e non profit nelle politiche
sociali. Largo spazio alle imprese profit (a svantaggio di chi
utilizza i servizi) in linea con le politiche di sviluppo economico,
appello a quelle non profit perchè sostanzialmente a basso costo. Nel
complesso dunque la politica del governo sta esaltando, con estrema
chiarezza, la concezione del cittadino produttore di economia. Solo
costui ha diritti di parola e di tutela. Da questo punto di vista è
lineare l'innalzamento della pensione agli ultrasettantenni poveri,
i fondi per gli asili nido, le promesse per le famiglie. Chi, per
motivi diversi (di razza, di salute, di territorio, d'età) non ha
questi requisiti, non può che essere assistito per bontà da chi
lavora e produce. Sintomatici i gesti del Presidente del Consiglio
di offrire 10 milioni a due prostitute e di esporre la bambina
al rientro dall'Algeria. Questa concezione spazza via d'un colpo
ogni politica di welfare occidentale, per ritornare alle politiche
di sopravvivenza, caratteristiche dei paesi poveri o emergenti. Ma
se in quei paesi è drammatica la scelta in quanto le risorse sono
effettivamente poche, nel nostro paese diventa crudele e colpevole
trattare i cittadini in maniera diversa e discriminatoria. Nel tempo questa politica diventerà più esplicita.
Fa tristezza che non se ne renda conto chi dovrebbe. Tutti coloro
che dicono di aver rispetto della persona - primi fra tutti gli
uomini di Chiesa e i cosiddetti “politici cattolici”- a
prescindere da ogni altra considerazione. Un esempio: la recente
"grande discussione" tra badanti e lavoratori "in
nero" per la sanatoria sull’immigrazione in fondo è solo una
piccola discussione di pochi spiccioli.
Dal
Redattore
Sociale:
L’attuazione
della legge sull’assistenza e il fondo sociale; la povertà e le
pensioni minime. PUBBLICHIAMO un primo bilancio del primo anno dell’esecutivo
Berlusconi sulle politiche sociali. Si tratta di una ricostruzione
centrata sui temi che la nostra agenzia tratta ogni giorno. Ciò
significa che restano volutamente fuori gran parte di quei settori
dell’azione governativa che pure hanno conseguenze indirette sulle
fasce più deboli della società. Per intendersi, parliamo di
sanità solo riguardo la psichiatria, di previdenza solo riguardo
gli anziani con pensioni minime, di scuola solo riguardo l’integrazione
dei disabili, e così via. Tra gli altri temi non trattati in questa carrellata,
dedicata prevalentemente al disagio sociale in Italia, le annunciate
strategie per gli aiuti allo sviluppo dei paesi poveri e un tema che
in questi mesi ha fatto molto parlare e mobilitare le associazioni:
il ddl di riforma della legge 185 sul commercio delle armi. Il bilancio è suddiviso in 11 aree. Abbiamo incluso in
esso i provvedimenti effettivi e, in mancanza di questi, gli annunci
più rilevanti fatti dai ministri e alcune scelte parlamentari della
maggioranza.
Legge-quadro per l'assistenza La legge-quadro del '92 ha posto fine a una
legislazione che fino ad allora era stata settoriale, e in molti
casi arretrata, esprimendo finalmente una nuova concezione culturale
che pone al centro la persona nella sua globalità,
indipendentemente dallo stato e dal tipo di handicap in cui si
trova. Ciò, con un approccio innovativo che considera la persona
disabile nel suo sviluppo unitario dalla nascita, alla presenza in
famiglia, nella scuola, nel lavoro e nel tempo libero. Per tutti
questi ambiti, oltre che per la prevenzione, l'informazione e la
comunicazione, la legge individua precisi diritti del disabile,
insistendo particolarmente sulla necessità di rimuovere le
situazioni invalidanti, di predisporre interventi che evitino
processi di emarginazione, di tutelare il rispetto della dignità,
la massima autonomia e partecipazione, il recupero funzionale e
sociale Legge
328/00 (Interventi e Servizi Sociali) Decreti
Attuativi Legge 328/00 La
legge di riforma dei Servizi Sociali 2. POVERTA’ Il
provvedimento più noto riguarda l’innalzamento a 1 milione di
lire delle pensioni minime per gli anziani ultrasettantenni a
basso reddito. Secondo le previsioni del governo, i beneficiari
dovevano essere 2 milioni e 200 mila. Dopo aver ammesso d’ufficio
al trattamento i primi 609 mila anziani fin dal gennaio 2001, l’Inps
ha invitato quasi 1 milione e 700 mila persone a dichiarare i
redditi per la verifica del diritto all’aumento.
Povertà assoluta in Italia La povertà assoluta: valore monetario
di un paniere di beni e servizi indispensabili affinché una
famiglia di data ampiezza possa raggiungere un livello di vita “socialmente
accettabile” nel paese. Viene calcolato per ciascuna ampiezza
familiare aggregando le componenti alimentare, per l’abitazione e
residuale. Il suo valore monetario viene annualmente aggiornato
tenendo conto della variazione dei prezzi di consumo (1 milione e 55
mila lire per il 2000). Vengono definite povere le famiglie che
presentano una spesa media mensile familiare inferiore o uguale al
valore del paniere. La povertà assoluta tocca il 4,3% delle
famiglie italiane (954 mila famiglie) per un totale di 2 milioni 937
mila individui. Nel Mezzogiorno l’incidenza è del 9,4% mentre nel
Centro e nel Nord è pari rispettivamente al 2,7% e all’1,6%. L’intensità
della povertà assoluta a livello nazionale è del 19,3%: nel centro
e nel Mezzogiorno i valori sono prossimi al 20% mentre nelle regioni
settentrionali l’intensità è pari al 15,4%. Le famiglie di 4 o
più componenti sono quelle che presentano l’incidenza di povertà
assoluta più alta pari al 7%. Anche le famiglie di altra tipologia
con membri aggregati, e gli anziani sono categorie ad alto rischio
di povertà assoluta con valori dell’incidenza rispettivamente del
7,6% e del 5,3%. È sempre nelle regioni del Mezzogiorno che si
evidenzia una maggiore concentrazione del fenomeno, vi risiede
infatti il 70,7% delle famiglie assolutamente povere. Fonte: ISTAT
Reddito minimo di inserimento Il Reddito minimo di inserimento (RMI),
introdotto in via sperimentale nel 1998 con funzioni di contrasto
della povertà, fornisce un sostegno economico ai soggetti a rischio
di marginalità sociale e impossibilitati a provvedere al
mantenimento proprio e dei figli per cause psichiche, fisiche e
sociali. Il
RMI non consiste solamente in un assegno monetario ma prevede anche
interventi di integrazione sociale finalizzati alla promozione delle
capacità individuali e dell’autonomia economica degli individui.
La sperimentazione, la cui conclusione era inizialmente prevista per
il 31 dicembre 2000, riguarda 39 comuni: 6 nel Nord, 11 nel Centro e
22 nel Mezzogiorno. L’importo mensile del RMI per un nucleo
familiare di un solo componente è pari alla differenza tra una
soglia prefissata (520.000 lire nel 2000) e il reddito disponibile
della famiglia.
Povertà relativa in Italia L’incidenza della povertà viene calcolata
sulla base del numero di famiglie (e relativi componenti) che
presentano spese per consumi. Per la misurazione della povertà
relativa viene utilizzata la definizione della International
Standard of Poverty Line applicata ai dati per la spesa per consumo
delle famiglie. Secondo questa definizione si definisce povera una
famiglia di due persone la cui spesa mensile per consumi è pari o
inferiore al consumo medio pro-capite del paese. In Italia tale
valore nel 2000 è pari a 1 milione e 568 mila 791 lire mensili
correnti. In Italia la valutazione del fenomeno povertà viene
effettuata sulla base di entrambe le soglie (povertà assoluta e
relativa) utilizzando i dati dell’indagine sui consumi delle
famiglie. Nel 2000 circa 2 milioni e 707 mila famiglie,
pari al 12,3% del totale delle famiglie residenti, vivono in
condizione di povertà relativa per un totale di 7 milioni 948 mila
individui (il 13,9% dell’intera popolazione). A caratterizzare le
famiglie dove è maggiormente diffuso il fenomeno della povertà
relativa sono: la presenza di più figli, l’elevata dimensione, i
bassi livelli di istruzione, l’esclusione dal mercato del lavoro,
la presenza di anziani o anziano solo. A fronte di una sostanziale
stabilità a livello nazionale tra il 1999 e il 2000 si osserva un
aumento significativo dell’incidenza di povertà nel Nord, dove il
valore passa dal 5% nel ’99 al 5,7% nel 2000. Le famiglie povere
spendono in media 1 milione 216 mila lire mensili, il 22,5% in meno
della soglia. Fonte: ISTAT Osservatorio
sulle Povertà - Rapporto 2000
IPU - Indice
di Povertà Umana Indice messo a punto dall'UNDP (United Nations Development Programme) per misurare le deprivazioni nello sviluppo umano di base nelle tre dimensioni dell'ISU: longevità, conoscenza e standard di vita dignitoso (IPU-1). L'IPU per i paesi dell'OCSE (IPU-2) aggiunge, a quelle tre dimensioni, l'esclusione sociale ISU - Indice
di Sviluppo Umano Indice messo a punto dall'UNDP (United
Nations Development Programme) a partire dal 1990, con il contributo
determinante del Premio Nobel Amartya Sen, per misurare le
performance dei vari paesi nel raggiungimento di uno stato di
benessere e di sviluppo che vada oltre la sola dimensione economica.
Le dimensioni analizzate dall'ISU, attraverso un insieme di
variabili (speranza di vita, tasso di alfabetizzazione semplice e
congiunto, PIL pro capite), sono quelle della longevità, della
conoscenza, e del raggiungimento di uno standard di vita dignitoso.
RMI: Reddito
minimo di inserimento È una misura che si rivolge in primo luogo a
soggetti adulti in età di lavoro e alle loro famiglie, finalizzata
a ridurre il disagio economico integrando il reddito, ed a fornire
risorse di diversa natura affinché gli individui e le famiglie
riescano a contrastare autonomamente i rischi di riproduzione
familiare della povertà. L’ottenimento del RMI è subordinato
alla stipula di un contratto di inserimento (sociale e/o lavorativo)
tra il beneficiario e l’ente o l’agenzia che lo gestisce. Nel
caso di inserimento lavorativo le attività consistono in recuperi o
integrazioni formative, tirocini, stage lavorativi ecc. Piano
Nazionale di Inclusione sociale (giugno 2001)
ISG - Indice
di Sviluppo di Genere L'ISG, secondo la definizione contenuta nel
Rapporto dell'UNDP (United Nations Development Programme),
"misura i risultati raggiunti nelle stesse tre dimensioni e
variabili dell'ISU, ma sottolinea le ineguaglianze tra uomini e
donne (...): maggiore è la disparità nello sviluppo umano di base,
minore sarà l'ISG di un paese rispetto al suo ISU ".
MEG - Misura
dell'empowerment di genere Messo a punto dall'UNDP (United Nations Development Programme) indica il grado di partecipazione attiva delle donne alla vita politica ed economica. Gli indici a cui fa riferimento sono: partecipazione economica e alle decisioni, partecipazione politica e alle decisioni, potere sulle risorse economiche
Per
Conso presidente del Consiglio italiano per i rifugiati e Presidente
emerito della Corte Costituzionale: “viene prima il diritto
o la politica?”: una domanda provocatoria e allo stesso
tempo densa di riflessioni. “Quale legge per il diritto di
asilo? Dalla Legge Martelli al ddl Bossi-Fini”. I
due articoli riguardanti l’asilo inseriti nel ddl sull’immigrazione
si oppongono a principi della Costituzione e ad aspetti del diritto
internazionale già esistenti. Sarebbe necessaria “una legge ad
hoc” sull’argomento, dato che gli eventuali emendamenti
equivalgono al “tallone d’Achille della legge stessa, centrata
sugli immigrati”. Quindi lo stralcio degli articoli “dovrebbe
essere un corollario obbligato”, per ripartire e ripensare un ddl
esclusivamente dedicato ai rifugiati e richiedenti asilo. Certamente
“occorre stroncare le irregolarità di chi usa lo slogan della
richiesta di asilo per mascherare l’immigrazione clandestina, ma
bisogna anche prendere tempo per esaminare i casi dubbi.
Nodo
della questione resta la “tutela giurisdizionale” per i
richiedenti asilo, dando loro la possibilità di fare ricorso e di
attenderne l’esito, mentre il ddl prevede l’allontanamento (che
per Conso equivale all’espulsione) per chi non abbia i requisiti
necessari per essere considerato rifugiato. In caso di errore,
però, “verranno violati i diritti fondamentali della persona,
rimandandola nel paese di origine dove rischia la tortura – con
segni che rimangono addosso per tutta la vita - o anche la pena di
morte. Le difficoltà per i richiedenti asilo si moltiplicano anche
dei centri di accoglienza dove sono ospitati per 2 o 3 mesi in
attesa dell’esame della loro domanda. In
Italia i rifugiati sono appena 0,4 su mille abitanti, mentre in
Germania il rapporto è 13 su mille, in Svizzera sale addirittura a
20. Numeri esigui, se si pensa che “in Pakistan i rifugiati sono 3
milioni, 2 milioni in Iran”.
Profugo: Termine generico che indica chi lascia il
proprio paese a causa di eventi esterni (guerre, invasioni, rivolte,
catastrofi naturali). Fonte: CIR (Consiglio italiano per i rifugiati) Rifugiato: Il rifugiato è colui che è costretto
a lasciare il proprio paese a causa di persecuzione per motivi di
razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo
sociale o per le opinioni politiche (Convenzione di Ginevra, 1951).
A differenza del migrante, egli non ha scelta: non può tornare nel
proprio paese d’origine se non a scapito della propria sicurezza e
incolumità. Dal punto di vista giuridico-amministrativo, un
rifugiato è una persona cui è riconosciuto lo status di rifugiato. Fonte: CIR (Consiglio italiano per i rifugiati) Richiedente asilo:
Colui che fugge dal proprio paese e inoltra, in un altro Stato, una
domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato. La
sua domanda viene poi esaminata dalle autorità competenti di quel
paese (in Italia, la Commissione Centrale per il Riconoscimento
dello Status di Rifugiato). Fino al momento della decisione in
merito alla domanda, egli è un richiedente asilo. Fonte: CIR (Consiglio italiano per i rifugiati) Sfollato: In
alcuni contesti, si parla genericamente di sfollato come di chi
fugge a causa di catastrofi naturali o guerre e viene accolto
temporaneamente sul territorio di un paese estero, con un soggiorno
per "protezione umanitaria". Spesso, il termine è usato
come traduzione dall’inglese: "Internally Displaced Person"
(IDP), colui che abbandona la propria dimora per gli stessi motivi
del rifugiato, ma non oltrepassa un confine internazionale, restando
dunque all'interno del proprio paese.
Raccolta
di fonti internazionali: Leggi e convenzione di Ginevra 28
luglio 1951
L’intesa raggiunta sulla presentazione di
un emendamento da parte del governo al disegno di legge
sull''immigrazione, attualmente all''esame di Palazzo Madama,
riguarda la regolarizzazione delle colf e di tutti i lavoratori
extracomunitari che svolgono lavoro a domicilio (i cosiddetti
badanti). All’indomani della presentazione del ddl, infatti, le
associazioni di categoria avevano avanzato molte critiche al
provvedimento, sottolineando come la legge andasse a danneggiare non
solo le lavoratrici domestiche straniere in attesa di essere
regolarizzate, ma soprattutto le famiglie, impossibilitate a
metterle in regola, stando all’applicazione della nuova normativa. L’emendamento ora proposto dovrebbe andare
a sanare questa specifica situazione attraverso una serie di
garanzie a cui lavoratori e famiglie interessate dovranno attenersi.
Le colf per ottenere la regolarizzazione dovranno dimostrare di
avere un lavoro solido, un alloggio e di non avere carichi pendenti.
Sarà inoltre tenuto in considerazione da quanto tempo esse
risiedono nel nostro paese. Per
quanto riguarda invece gli obblighi del datore di lavoro, l’emendamento
dovrebbe ipotizzare il pagamento di una quota dei contributi
pregressi non versati, così come il pagamento da parte del
lavoratore da regolarizzare di una parte delle tasse non pagate per
il periodo in nero.
Ddl Immigrazione: cosa cambierà
rispetto all'attuale Testo Unico Lavoro e contrasto all'immigrazione
clandestina. Sono questi i capisaldi del nuovo disegno di
legge (S.795), approvato dal Consiglio dei ministri, che
definisce le modifiche al Testo Unico contenente le disposizioni
sulla disciplina dell'immigrazione.
Contratto di soggiorno La nuova normativa introduce il principio del
“contratto di soggiorno”, condizione che permette allo straniero
di ottenere il permesso per motivi di lavoro, la cui durata è
quella prevista dal contratto stesso. Questo, se riferito ad un
impiego stagionale, ha una durata massima di nove mesi; se riferito
ad un lavoro subordinato a tempo determinato, non può essere
superiore ad un anno; se, infine, è in relazione ad un lavoro
subordinato a tempo indeterminato, deve concludersi entro due anni.
Stesso limite viene imposto anche per il lavoro autonomo. Al datore
di lavoro rimane l’obbligo di garantire un’adeguata sistemazione
alloggiativa per il lavoratore, di garantire la copertura delle
spese di un eventuale rimpatrio del lavoratore e del preventivo
accertamento di indisponibilità di manodopera nazionale e
comunitaria. Proposta l’abolizione dell’art. 23 del Testo Unico,
che prevedeva l'istituto dello "sponsor”, cioè la garanzia
per l’accesso regolare al lavoro, determinata dalla possibilità
di chiamate nominative di lavoratori residenti all’estero. Questo
sistema faceva leva sulla cosiddetta “catena migratoria” o in
altre parole sul legame tra gli stranieri che vivono all’estero e
quelli integrati nel nostro paese. In sostituzione allo sponsor, si
introduce il nuovo istituto dei titoli di prelazione: corsi di
formazione professionale nei paesi di origine degli stranieri, con
assunzioni preferenziali per chi li superi.
Permesso di soggiorno Rispetto alla normativa vigente, che
stabilisce che la durata del permesso di soggiorno deve essere
quella prevista dal visto d'ingresso, nel nuovo disegno di legge il
tempo viene dimezzato e viene portata da 5 a 6 anni la durata di
permanenza regolare, necessaria al conseguimento della carta di
soggiorno. Il nuovo disegno di legge richiede un tempo di novanta
giorni prima della scadenza, mentre la durata non può superare
quella richiesta inizialmente. Il rilascio della carta di soggiorno,
secondo le disposizioni del nuovo disegno di legge, può essere
richiesto dallo straniero regolarmente soggiornante in Italia da
almeno otto anni, contro i cinque richiesti dal Testo Unico.
Il disegno di legge introduce all’art. 30
del Testo Unico un comma 1 bis che prende in considerazione il caso
dei matrimoni simulati. Si prevede che il permesso di soggiorno sia
immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non
è seguita l’effettiva convivenza. Unica eccezione che dal
matrimonio sia nati dei figli.
Il disegno di legge propone una ri-scrittura
completa della disciplina degli allontanamenti ed introduce inoltre
l’accompagnamento coatto alla frontiera come forma ordinaria di
esecuzione dell’espulsione amministrativa. L'arresto effettivo e
"immediato" per l'immigrato clandestino scatta al terzo
tentativo di rientro in Italia senza permesso. Il clandestino,
processato per direttissima, rischia il carcere da uno a quattro
anni. Ma già al primo tentativo di rientro senza permesso, lo
straniero irregolare può finire in carcere con una pena che va da
sei mesi a un anno, commutabile in espulsione. Poiché la maggiore
difficoltà nel contrasto alla clandestinità riguarda
l'identificazione dell'immigrato e la definizione dello Stato di
provenienza, il disegno di legge prevede l'allungamento del
soggiorno nei Centri di permanenza temporanea: 30 giorni,
prorogabili a 60 (contro i 20 prorogabili a 30 del Testo Unico).
Il nuovo disegno di legge restringe l’area
del ricongiungimento familiare, prevedendo l'abrogazione di due
norme del Testo Unico. Vengono esclusi dal ricongiungimento i
parenti entro il terzo grado e subordinato l’ingresso nel paese
dei genitori alla condizione che essi non abbiano altri figli.
Le quote saranno fissate con uno o più
decreti l'anno sulla base delle esigenze e delle richieste di
manodopera da parte del mondo produttivo.
Due gli elementi di novità: il decentramento
a livello provinciale della Commissione deputata all’esame delle
domande di asilo e la previsione di un trattamento obbligatorio
degli stranieri che chiedano il diritto di asilo, essendo già
destinatari di un procedimento di espulsione o dopo essere stati
intercettati in situazioni di ingresso o soggiorno illegale. Lo
scopo è di "garantire la tutela di colui che richiede asilo,
ma di evitare che questo istituto sia impropriamente utilizzato per
aggirare le disposizioni sull'immigrazione”.
Vengono limitati gli ingressi degli sportivi
extracomunitari. Il limite massimo annuale d’ingresso degli
stranieri che svolgono attività sportiva a titolo professionistico
o comunque retribuita, viene stabilito ogni anno dal ministero dei
Beni culturali su proposta del Coni e ripartito tra le società
sportive da ripartire tra le federazioni sportive nazionali. Le
altre novità contenute nel disegno di legge, che prima di essere
discusso in Parlamento deve passare al vaglio della Conferenza
Stato-Regioni, riguardano i lavoratori di origine italiana residenti
in paesi non comunitari (per parte di almeno uno dei genitori fino
al terzo grado di parentela) che avranno una corsia preferenziale
nel mercato del lavoro Il disegno di legge, inoltre, prevede aiuti e
cooperazione solo agli Stati che si impegneranno a contrastare
l'immigrazione clandestina e la tratta di donne e minori. Infine,
uno Sportello unico per l'immigrazione, istituito presso le
prefetture, avrà il compito di monitorare il fenomeno e di
coordinare le politiche territoriali. Delibera
del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe)
riguardante l'assistenza sanitaria agli stranieri presenti nel
territorio nazionale. (Art. 33, legge 6 marzo 1998, n. 40).
Deliberazione n. 117/2001 che fissa gli stanziamenti complessivi e
la ripartizione tra le Regioni dei finanziamenti destinati alla
copertura delle spese destinate agli stranieri non in regola con la
normativa sul soggiorno presenti sul territorio italiano. La sanità per i cittadini immigrati (Ministero della
Sanità) Italiano
- Inglese
- Francese
- Spagnolo
ASSISTENZA
SANITARIA AGLI STRANIERI IMMIGRATI SECONDO
RAPPORTO SUL RAZZISMO IN ITALIA a cura del'ECRI (Commissione Europea contro il razzismo e
l'intolleranza) IN ITALIANO
DECRETO
MINISTERIALE LAVORO STAGIONALE DEL 04.02.02 >> [leggi]
22/05/2002
Immigrati:
Maroni aumenta flussi per il 2002 IMMIGRATI
SPREMI E GETTA NELLA NUOVA LEGGE DI BOSSI di Giovanni Palombarini >> [leggi]
Note: (**) Per un numero significativo di rifugiati,
soprattutto nei paesi più sviluppati, non disponibile una
ripartizione per paese d'origine. Inoltre, molti rifugiati come ad
esempio i vietnamiti negli Stati Uniti - hanno acquisito la
cittadinanza del paese di asilo, pertanto non sono inclusi nelle
statistiche dei rifugiati. Fonte: UNHCR - 2001
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