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Reg. Tribunale Lecce n. 662 del 01.07.1997
Direttore responsabile: Dario Cillo


 
"Casto"
 
 
Cornelius Castoriadis 
 Cornelius Castoriadis
(1922-1997)
 
 
 
Cornelius Castoriadis voyait une " parenté profonde " entre l'art, la philosophie et la science qui " essayent de donner une forme au chaos [...] cette indétermination profonde de l'être dans ses profondeurs, corollaire de sa puissance de création dont les feuillets infinis du cosmos incarnent les déterminations successives ".
 
 
 

Per la morte dell’amico Cornelius Castoriadis

di Serge Latouche

Omaggio del vizio alla virtù, i media che lui infastidiva e detestava gli hanno consacrato una volta scomparso, la giusta collocazione che non gli avevano riconosciuto in vita.Troveremo in una qualsiasi cronaca necrologica a lui dedicata la sintesi della vita e dell’opera di questo "Titano dello spirito (Edgar Morin nel "Le monde" del 30/12/97).

Io vorrei semplicemente come ultimo sguardo all’amico scomparso evocare le complicità fra i suoi pensieri e quelli degli amici di Francois Partant. E’ probabile che egli non avesse né letto né conosciuto Francois Partant e che per conto suo, Francois non l’avesse né incontrato né letto nemmeno lui. Anch’io mi sono imbattuto tardi su di lui. Nel tassì che ci conduceva da Fiumicino a Roma dove noi partecipavamo entrambi ad un convegno, nel 1995. Ci siamo riconosciuti subito come se fossimo stati amici di vecchia data. Per quanto mi riguarda il suo pensiero mi era familiare da lungo tempo. Il destino ha voluto che la sua morte troncasse un dialogo amicale appena abbozzato e che la mia ultima lettera rimanesse senza risposta. Era stato così anche con Jacques Ellul, con Bernard Charbonneau e Francois Partant stesso.

Benché avesse scritto poco sullo sviluppo, il suo principale contributo su questo tema (un intervento in un convegno organizzato da Candido Mandes i cui atti sono stati pubblicati a Seuil sotto il titolo suggestivo : il mito dello sviluppo, Parigi, 1997) costituisce una referenza di grande rilievo e ancor oggi attuale per chiunque abbia la volontà di demistificare questo mostro teorico e pratico. Con la particolare acutezza di sguardo del grande filosofo , egli, che aveva una competenza economica acquisita nella sua esperienza professionale di esperto dell’OCDE, aveva messo a nudo tutte le parti artificiose della modernità adoperandosi a denunciarne i pericoli. Il suo grande testo "L’istituzione immaginaria della società" (Seuil 1974) nonostante sia di stile un po’ tecnico resta pur sempre un insostituibile strumento di critica. Ed è stato per me , sempre, la risorsa fondamentale cui attingere per delineare la mia visione del mondo , un discorso sul metodo che mi ha fatto da specchio.

Come noi, Castoriadis faceva sua una società alternativa. Egli vedeva la soluzione all’impasse attuale nella creazione di una società autonoma con la riscoperta della democrazia diretta. In una delle sue ultime pubblicazioni (l’avanzata del non senso, dove s’incrocia il labirinto) egli ricordava tutto ciò che implicava questa trasformazione in termini che non potevano lasciare indifferenti gli amici di Francois Partant.

"Ciò che è necessario è una nuova creazione immaginaria di una importanza senza confronti nel passato, una creazione che ponga al centro della vita umana significati diversi dalla produzione e dal consumo, che possa proporre obiettivi riconoscibili da tutti noi come ciò per cui vale la pena di vivere. Questa è la grande difficoltà che dobbiamo affrontare. Noi dovremmo volere una società nella quale i valori economici cessino di essere centrali (o unici), dove l’economia venga rimessa al suo posto giusto come semplice mezzo della vita umana e non fine ultimo. Una società in cui si rinunci pertanto a questa corsa folle verso un consumo sempre più diffuso. Tutto ciò non è solo necessario per evitare la distruzione definitiva dell’ambiente terrestre ma anche e soprattutto per uscire dalla miseria psichica e morale che definisce l’umanità contemporanea". La sua intransigenza intellettuale non escludeva una grande capacità di ascolto, accresciuta senza dubbio dalla pratica del suo ultimo mestiere, quello dello psicanalista, ed una squisita gentilezza nelle relazione sociali. Colui che i suoi famigliari chiamavano "la corneille" e i suoi adepti semplicemente "Casto" ha conquistato l’immortalità così come la concepivano i suoi antenati greci : "Egli vive nella nostra memoria".

 

Hablando con Cornelius Castoriadis

.....LNP.- A diferencia de Edgar Morin, aunque usted esté preocupado por los valores, no plantea la cuestión de la ética y de su rehabilitación, a la que parece subordinar enteramente a la política.
C.C.- La ética -o, más bien, la charlatanería sobre la ética- sirve hoy para esconder la miseria de la impotencia política. ¿Qué es más importante, no matar a una persona o a un millón de personas? La muerte de millones de personas depende de la política, no de la ética: guerras, hambruna, epidemias que diezman países sin medios sanitarios, etc. Hemos pasado de una mistificación a la mistificación simétrica y opuesta. Durante tres cuartos de siglo el comunismo ha pretendido, en nombre de una «política» monstruosamente embustera, que el fin po lítico justicaba todos los medios, lo que es intrínsecamente absurdo: una política que pretende ambicionar la liberación de la humanidad no debería utilizar más que medios que apuntan en esa dirección y no que la destruyen, como el terror y la mentira. Cuando esta mistificación explotó en la cara de todos, al mismo tiempo que la política reformista o conservadora mostró su impotencia cara a los problemas de la época, se redescubre la ética, como si pudiera responder a todas las cuestioncs. Ciertamente, la problemática ética está siempre ahí, y siempre lo estará, pero ésta concierne a la vida y a las actitudes personales de cada uno. No permite a un gobierno orientarse en los dominios económicos, educativos, de sanidad pública, de medio ambiente....

 

«Figures du pensable», di Cornelius Castoriadis
L'immaginazione radicale

Robert Redeker
Cornelius Castoriadis è il filosofo che ha pensato l'immaginazione come una facoltà politica. Figures du pensable (1), l'ultimo volume dei «Carrefours du labyrinthe», permette di comprendere l'unità e l'originalità del pensiero dell'autore attraverso i diversi campi a cui si è dedicato: la poetica, l'economia, la politica, la psicanalisi e la logica.
Questa filosofia, fondamentalmente politica, è una teoria dell'immaginazione: l'immaginazione radicale è ciò che differenzia l'uomo dagli altri animali al punto che «gli esseri umani si definiscono prima di tutto non per il fatto che sono ragionevoli, ma per il fatto che sono dotati di un'immaginazione radicale». L'immaginazione è alla radice dell'umano: società, istituzioni, norme politiche e morali, filosofia, opere estetiche.
Una grande idea si articola con questa radicalità dell'immaginazione: gli uomini e le società sono delle autocreazioni. La maggior parte delle civiltà sono eteronome e mascherano questa autogenerazione.
Alcune hanno preso il rischio dell'autonomia. È nell'antica Grecia che, per la prima volta, gli uomini (lo illustrano le sublimi analisi di Sofocle) si sono resi conto dell'origine semplicemente umana dei grandi significati (immaginari) che strutturano la vita sociale; da questa scoperta, vera «rottura storica», scaturiranno la politica («la messa in questione delle istituzioni esistenti e il loro cambiamento attraverso un'azione collettiva deliberata») e la filosofia («la messa in questione delle rappresentazioni e dei significati dati e il loro cambiamento attraverso l'attività riflessiva del pensiero»).
La democrazia è la possibilità politica di realizzare questa rottura; ma, costretta a inventare in tutta consapevolezza le proprie leggi (ad auto-limitarsi), è un regime tragico, angosciato dalla permanente rimessa in causa delle proprie istituzioni. L'Europa post-medievale è l'erede della scoperta greca dell'autonomia.
L'ideale democratico è minacciato dal capitalismo. La creatività politica sembra oggi in panne. Tutto avviene come se l'immaginario costituito dal capitalismo avesse durevolmente bloccato l'immaginazione radicale creatrice. Questo libro straordinario si chiude con un enigma: l'uomo dell'inizio del XXI secolo troverà le risorse per emanciparsi dal capitalismo, riprendendo la strada dell'autonomia, oppure continuerà ad essere inghiottito da questo «conformismo generalizzato» che caratterizza i nostri tempi di «privatizzazione dell'individuo»? L'immaginazione, facoltà politica, si rimetterà in marcia?

 

Creatività e immaginario
http://www.filosofia.unina.it/tortora/sdf/Quattordicesimo/XIV.6.html
 

nell’opera di
Cornelius Castoriadis
di
Francesca Esposito

1. L’itinerario di Cornelius Castoriadis

Sarebbe certamente un errore definire Cornelius Castoriadis un intellettuale, etichetta che egli stesso giudica qualcosa da evitare. Infatti, egli considera intellettuali filosofi come Sartre e Heidegger, in quanto giustificatori e razionalizzatori dell’ordine stabilito e, rispettivamente, dei regimi stalinisti e del nazismo.
Per Castoriadis il compito del pensatore è quello della critica del già istituito, del pre-stabilito, di ciò che si presuma dato una volta per tutte e, di conseguenza, di ogni ideologia e totalitarismo che minaccino l’autonomia individuale e collettiva. Egli senza dubbio ha incarnato nel corso della sua vita l’ideale di di pensatore solitario che adotta una posizione impopolare e vi resta aggrappato malgrado lo scherno pubblico e le difficoltà private [1].

Il lavoro critico di Castoriadis ha assunto il significato di una ricerca mai paga, mai definitiva di un pensiero rivoluzionario, di un pensiero altro da quello ereditato, tradizionale, sia nell’ambito della teoria politica che in quello della teoria filosofica, di un pensiero rivolto al progetto di autonomia individuale e collettiva.

Nel proponimento di delucidare i limiti e le aporie di quella che egli ha definito la logica-ontologia ereditata, con cui ha inteso l’intero quadro del pensiero filosofico ereditato, Castoriadis ha sviluppato la categoria di psiche e ha operato, tra il 1965 e il 1968, la rielaborazione della psicoanalisi. Frutto maturo di questo percorso è l’opera intitolata L’istituzione immaginaria della società (1975).
La rielaborazione della psicoanalisi non ha avuto, per Castoriadis, come obiettivo principale un nuovo apporto teorico a questa disciplina specifica, ma il rinnovamento in toto della filosofia tradizionale.
Gli anni dedicati al riesame della teoria psicoanalitica subentrano agli anni di un fervido impegno militante, prima nel PC greco (1941), poi nelle file del partito trotzkista francese, all’indomani del suo trasferimento in Francia nel 1945, e infine, a partire dal 1948, nel gruppo Socialisme ou Barbarie, fondato con Claude Lefort ed esprimentesi nella rivista omonima dal 1949 al 1966.
Gli anni che precedettero la stesura de L’istituzione immaginaria della società, furono per Castoriadis molto fervidi. In una prima fase egli è stato impegnato nella elaborazione del concetto di sociale-storico, contenuta nella prima parte de L’istituzione immaginaria della società, intitolata "Marxismo e teoria rivoluzionaria" (1964-1965); tale elaborazione ha avuto luogo attraverso un’attenta rilettura critica dell’economia e della teoria marxiste. In una seconda fase egli ha compiuto prima, tra il 1968 e il 1971, un’ampia riflessione sul linguaggio, e poi, tra il 1971 e il 1974, un vasto ripensamento della filosofia tradizionale.

Già nella delucidazione della questione del "sociale-storico" – che non è altrimenti se non la questione della società e quella della storia –, come pure nelle osservazioni che vertono sul linguaggio, si fa sempre più prepotente il convincimento, da parte di Castoriadis, di quanto il pensiero ereditato sia adeguato al mondo che l’ha prodotto e, cioè, di quanto esso sia dovuto ad uno determinato modo di intendere l’essere, di un modo consustanziale ad una determinata civiltà: quella greco-occidentale. L’influenza che la società greco-occidentale ha esercitato sugli schemi cognitivi dell’umanità ha fatto sì che venisse disconosciuto, innanzitutto, il ruolo primario che rivestono l’immaginario, nella società, e l’immaginazione, nella psiche individuale. Infatti ciascuno di essi è stato ridotto a mera immagine speculare del reale. In verità, come scrive Castoriadis, l’immaginario di cui parlo non è immagine di. È creazione incessante ed essenzialmente indeterminata (sociale-storica e psichica) di figure/forme/immagini, a partire da cui soltanto si può parlare di "qualche cosa". [2]

Elaborare la nozione di immaginario radicale, significa, per Castoriadis, riconoscere come fondamento ultimo di individuo e società la "creatività", intesa come capacità di creare forme e figure che non esistevano precedentemente e riconoscere, altresì, nelle istituzioni sociali e in tutti i prodotti del soggetto psichico come dell’individuo sociale, delle creazioni immaginarie.
La nozione di immaginario radicale ritorna in tutta la riflessione filosofica di Castoriadis come un’idea quasi ossessiva, funzionale alla necessità di sottrarla al disconoscimento/occultamento che di essa ha operato la filosofia occidentale nell’affrontare le tematiche che vertono sulla società, sul mutamento o divenire storico, sul linguaggio, sulla psiche, inconscia e conscia.

2. Filosofia e società .....

3. La riflessione sul linguaggio......

4. La psiche come immaginazione radicale

Al bienno 1964-65 risale non solo l’elaborazione delle idee relative alla storia come creazione ex nihilo, alla società istituente e istituita, all’immaginario sociale, al sociale-storico come modo d’essere misconosciuto dal pensiero ereditato, bensì anche  la constatazione che lo psichismo umano non possa essere spiegato attraverso fattori biologici, né considerato come un automa logico. [12]
Psiche e società rivelano la specificità del loro essere nel fatto stesso di coesistere, pur essendo poli irriducibili l’uno all’altro. Contributo essenziale alla delucidazione critica del rapporto tra psiche e società, in vista del progetto d’autonomia, è apportato dalla rielaborazione dei postulati fondamentali della psicoanalisi ad opera di Castoriadis, all’indomani della decisione di interrompere la pubblicazione di Socialisme ou Barbarie e di dedicarsi ad una ricostruzione teorica che andasse ben al di là del marxismo e che chiamasse in causa tutto il pensiero ereditato.
Peso non secondario, nel passaggio di testimone dalla politica alla filosofia, ha avuto il riconoscimento che psicoanalisi e politica confluiscono sul terreno comune dell’autonomia dell’uomo. Infatti l’avvento del soggetto umano, in quanto soggetto autonomo, è ciò che caratterizza l’obiettivo del progetto psicoanalitico.
Freud proponeva come massima della psicoanalisi: "Dove c’era l’Es, l’Io deve divenire" […]. L’Io è qui, in prima approssimazione, il conscio in generale. L’Es, rigorosamente inteso come origine e luogo delle pulsioni ("istinti"), dev’essere preso in questo contesto come rappresentante dell’inconscio nel senso più ampio. Io, coscienza e volontà devono prendere il posto delle forze oscure che, "in me", dominano e agiscono per me – mi agiscono […]. [13]
Il postulato freudiano indica, quale obiettivo psicoanalitico, l’instaurarsi di un "altro" rapporto del soggetto alle sue istanze psichiche; di un rapporto "diverso" tra coscienza e inconscio, che non veda né il dominio dell'inconscio sulla cosienza né della coscienza sull'inconscio; di un rapporto diverso tra lucidità e funzione immaginaria: in altri termini, l’avvento del soggetto umano, come caratterizzato da riflessività e capacità deliberativa.
Per riflessività Castoriadis intende
la possibilità di rappresentare se stesso come attività rappresentativa e di mettersi come tale in discussione; [14]
per capacità deliberativa di un soggetto umano la possibilità di far entrare nei circuiti che condizionano i suoi atti i risultati del suo processo di riflessione. [15]

Se, quindi il soggetto umano e il suo avvento costituiscono ciò a cui mira il progetto psicoanalitico, quest’ultimo non è riconducibile al mero adattamento sociale degli individui, alla fabbricazione di individui automaticamente adeguati alla società e alle sue esigenze. Il soggetto umano è altro da un robot e da uno zombie incapace di mettere in discussione se stesso e l’istituzione sociale: piuttosto, esso va considerato come capacità emergente di accogliere il senso dell’interpretazione psicoanalitica, fornitagli dall’analista, e di farne qualcosa per sé riflettendoci.
È proprio nell’accoglienza (o nel rigetto) dell’interpretazione il soggetto si manifesta fonte non determinabile di senso, come capacità (virtuale) di riflessione e (re)azione. [16]
L’obiettivo della "riflessività" e della "capacità deliberativa" non è perseguibile attraverso una sterile teorizzazione dell’oggetto specifico della psicoanalisi, di cui l’attività analitica sarebbe mero riflesso. L’analisi è per Castoriadis attività che fa parlare direttamente l’analizzando, attività che egli definisce pratico-poietica: attività che non deriva da alcun sapere preliminare e che implica l’immissione di analista e di analizzando in un circolo, in cui non sono distinguibili un soggetto che opera l’analisi ed un oggetto che la subisce.
Alla luce di ciò, solo in un’accezione errata potremmo considerare da un lato, la psicoanalisi come scienza del suo oggetto e, dall’altro, il suo oggetto come oggetto.
Tuttavia è accaduto che l’attività psicoanalitica procedesse di pari passo con una volontà di delucidare il suo oggetto in termini universali, finendo nella rete delle aporie che derivano dalla pretesa di formalizzare oggetti-non oggetti, tra i quali la psiche ribelle alle determinazioni della logica dell’identità e dell’insieme, a quelle del pensiero logico-formale.
La psicoanalisi si trova così a dover fare i conti con una sorta di sdoppiamento di sé su due piani: quello dell’analisi, dove l’individuo, il paziente rimane irriducibile e non formalizzabile, e quello della teoria dove non viene riconosciuta questa irriducibilità.
Nonostante queste aporie proprie del modello d’interpretazione psicoanalitica, Castoriadis se ne è servito come di un modello teorico di critica dell’intero quadro del pensiero ereditato, oltre che di "esplorazione" dell’individuo, per quanto riguarda il suo nucleo fondamentale: la monade psichica.
Merito di Freud e della psicoanalisi, in genere, è stato quello di aver riconosciuto il ruolo primario dell’immaginazione, sebbene quest’ultima sia stata colta all’opera solo nel fantasma.
Per fantasma della psiche si intende lo scenario cui è presente il soggetto e che raffigura, in modo più o meno deformato dai processi difensivi, l’appagamento di un desiderio e in ultima istanza di un desiderio inconscio. [17]
Freud scorge, quindi, tra fantasma e fantasia, da un lato, e desiderio, dall’altro, un rapporto sui generis, in virtù del quale il desiderio drammatizza, mette in scena nel fantasma un vissuto di soddisfacimento, che è stato interrotto dall’insorgenza di un bisogno. Proprio in quanto Freud e i suoi seguaci hanno colto l’immaginazione all’opera unicamente nel fantasma, che è un prodotto derivato, si sono come fissati ad uno stadio precedente dell’elaborazione della questione dell’immaginazione.
Così Freud scriverà che il fantasmare si riduce agli eventi successivi all’instaurazione del principio di realtà, e che precedentemente vi è sempre stata realizzazione "in guisa allucinatoria del pensato (desiderato)", cioè del rappresentato. [18]
In altre parole, Freud ha pensato il problema dell’immaginazione e del fantasma, sul modello del prodotto dell’immaginazione, che pressato dalla pulsione o anche dal bisogno, giunge ad occultare una mancanza col riprodurre la rappresentazione di una scena di soddisfacimento, fornita di un antecedente in una percezione reale.
In questo modo è stata occultata la creatività della psiche, il suo essere capacità originariamente formante a partire da nessun dato naturale. Il carattere originariamente "poietico" dell’immaginazione della psiche è stato appiattito sul modello di un evento di soddisfacimento accaduto realmente, appartenente, quindi, al passato effettivo della storia del soggetto psichico in questione.
Se lo stato di tranquillità psichica – cui Freud fa riferimento e nel quale ciò che era desiderato (rappresentato) era ipso facto realizzato in guisa allucinatoria – è stato psichico, allora esso esiste necessariamente come rappresentazione e la sua interruzione da parte di un bisogno interno o dall’urgenza vitale viene messo in discussione da questa stessa rappresentazione. In altre parole, se la psiche è in primis immaginazione, essa crea immagini/figure/forme che non ripetono il già vissuto e che, di più, disconoscono l’urgenza vitale dei bisogni.
Quindi, più che mettere in scena un vissuto di soddisfacimento già effettivamente accaduto (in tal caso l’immaginazione della psiche sarebbe mero riflesso del reale), la psiche cerca di far ritorno ad uno stato di quiete psichica, di beatidudine, che è, a ben vedere, solo un’immagine elaborata in modo differito e retrospettivo dal desiderio della psiche medesima.
Questo stato primigenio, in quanto stato psichico, esiste necessariamente come rappresentazione, dove rappresentazione non significa ri-presentazione di uno stato effettivamente accaduto e precedente, bensì posizione inaugurale di una immagine, di una rappresentazione a partire da una fondamentale inexistentia del "percetto", di una fondamentale assenza di ciò che è percepito.
Quando Freud scrive, nella Metapsicologia, che solo in quanto la pulsione è ancorata ad una rappresentazione possiamo apprendere qualcosa di essa, egli si riferisce ad una rappresentazione di cui la pulsione necessita come delegato presso la psiche e che quest’ultima attinge dal fondo di una riserva di rappresentazioni originaria, primordiale.
In definitiva, è la psiche, come formazione e immaginazione, a presiedere ad ogni organizzazione della pulsione, anche della più primitiva.
La psiche è certo "ricettività di impressioni", capacità d’essere affetta da…; ma, inoltre, dal momento che questa ricettività delle impressioni da sola non produrrà mai nessun risultato, la psiche è soprattutto insorgenza della rappresentazione come modo d’essere irriducibile e unico, nonché come organizzazione di qualcosa entro e attraverso la sua raffigurazione, la sua "messa in immagine". [19]
Ciò che del desiderio della psiche resta irrealizzabile al di là di ogni fantasmatizzazione, allucinazione, rappresentazione e capacità immaginativa radicale, è il recupero dell’irrapresentabile di uno stato primigenio, in cui il desiderio ancora non si articolava come tale e in cui la ricerca di senso era assoluta e totalizzante, il prima non raffigurabile in un’immagine, seppur originaria, della separazione/rottura della monade psichica.
Una volta che la psiche ha subito la rottura del suo "stato monadico", impostale dall’"oggetto", dall’altro, dal corpo proprio, è per sempre decentrata rispetto a se stessa […]; La psiche è il proprio oggetto perduto. [20]
Il ritorno a sé sarà ciò a cui mirerà la psiche a partire dalla rottura del suo essere monade, sottraendosi ad una totale alterazione/deformazione ad opera della società e attraverso ciò che essa istituisce. Ciò, ancora una volta, pone l’accento sulla polarità non componibile, non di individuo e società, bensì di psiche e società. Unico contraltare dell’istituzione sociale è la psiche, in virtù della radicalità della sua immaginazione.

5. Psiche e società

L’immagine di un’originaria pienezza mitica, da cui il desiderio della psiche presume di provenire e che il desiderio assume come proprio paradigma, modello a cui conformarsi, impedisce al desiderio stesso di aprirsi del tutto al tessuto dei valori istituiti, mettendo a repentaglio la sua stessa sopravvivenza.
Radicalmente inadatta alla vita, la specie umana sopravvive creando la società e l’istituzione. È quest’ultima che permette alla psiche di sopravvivere imponendole un’altra fonte e un’altra modalità del senso: la significazione immaginaria sociale, l’identificazione mediata ad essa (e alle sue articolazioni), la possibilità di ricondurre tutto a tale significazione. [21]
Dal punto di vista psichico, la socializzazione della psiche, la sua trasformazione in individuo sociale, ha una sua peculiare modalità nel processo di sublimazione, che consiste in una ripresa da parte della psiche delle forme, eide, socialmente istituite e dei significati che esse implicano, cioè nell’appropriazione del sociale da parte della psiche, mediante la costituzione di un’interfaccia di contatto tra mondo privato e quello pubblico o comune. [22]

Ciò implica, da un lato, la psiche come immaginazione, possibilità di porre/vedere questo al posto di quello, di vedere al posto del proto-senso del suo essere monade, il senso offerto dalle significazioni immaginarie sociali; dall’altro lato, il sociale-storico come immaginario sociale, cioè come posizione di forme e significati che la psiche non può far essere.
Ciò che la psicoanalisi, a cominciare da Freud, ha ignorato, secondo Castoriadis, è stato il contenuto sociale-storico della sublimazione. Un unico e sempre uguale processo non può rendere ragione di istituzioni tanto diverse tra loro, quali il lavoro e l’ordine, il danaro e la pittura. È la società a rendere obbligatori per gli individui sociali quelli che divengono oggetti di sublimazione, con esclusione di altri. Non può esservi fabbricazione dell’individuo sociale, se non in quanto gli oggetti di sublimazione sono già stati istituiti dalla società istituente.
Nonostante il fatto che la socializzazione della psiche sia necessaria a che possa sopravvivere il suo supporto vivente e la psiche medesima, psiche e società rimangono irriducibili l’una all’altra.
L’istituzione non può assorbire la psiche come immaginazione radicale, e d’altra parte ciò fornisce una condizione positiva dell’esistenza e del funzionamento della società. [23]
La rappresentazione e, in generale, l’immaginazione radicale, che è a fondamento dello psichico, escludono di per sé la possibilità del medesimo, del comune, nella misura in cui sono, nel loro esser-proprio, insorgenza dell’Alterità, insorgenza, cioè, di figure, immagini, significati altri da quelli socialmente riconosciuti.
La società, dal canto suo, si auto-istituisce sempre entro una chiusura, ovvero ogni società è questa e non un’altra istituzione, che fa essere questo e non un altro magma di significati immaginari, in questo e non in un altro modo.
Ciò non toglie che psiche e società siano in un rapporto di interdipendenza dell’una all’altra: infatti, da un lato, la creazione di un mondo di cose esiste perché c’è follia/creatività della psiche, dall’altro, è in virtù del fatto che siamo del tutto immersi nel sociale-storico, che possiamo mirare al di là di ogni istituzione, ad una verità altra da quella sancita ufficialmente.

All’interrogativo che verte sulla possibilità di rinvenire una valida alternativa all’opposizione tra creatività della psiche ed esigenze imperiose della realtà, tra attività psichica e passivo adeguamento della psiche alla realtà sociale, tra mondo privato e pubblico, tra patologia e normalità, Castoriadis risponde:
I due percorsi […] sono essenziali, ineliminabili, irriducibili, indissociabili. Il primo, partendo dall’ideogenesi e dalla koinogenesi, mostra il radicamento della cosa, della percezione, del mondo, della logica, del pensiero, al tempo stesso nel magma rappresentativo della psiche e nell’istituzione sociale-storico […]. E l’altro percorso ritorna instancabilmente su tutti questi punti per interrogarli in un altro modo […]; entro e attraverso le differenze e le alterità dei mondi privati e dei mondi sociali-storici, esso tenta di mirare a un significato ‘mondo’ e a un mondo, tenta di mettere alla prova la sua istituzione e ogni istituzione data […].[24]

In altri termini, se da un lato – ripercorrendo l’itinerario che dalla monade psichica ha condotto alla fabbricazione dell’individuo sociale, e quello che vede l’istituirsi del sociale come orizzonte comune, collettivo di riferimento – possiamo scorgere l’immaginario come radice ultima di ciò che per noi, come soggetti psichici o come individui sociali, e per la società in cui siamo immersi, è indubitabile, vitale, irrinunciabile, perché dotato di senso; dall’altro lato, proprio il riconoscimento del radicamento di ciò che è presunto essere indubitabile nell’immaginario radicale apre uno spazio di possibilità di una sua riconsiderazione, di una sua interrogazione e di una sua messa in discussione perpetue.

6. L’eredità di Cornelius Castoriadis

Il contributo fondamentale che la lezione propria di Castoriadis ha apportato all’intero quadro del pensiero filosofico occidentale verte, in ultima istanza, sulla necessità di guardare alla filosofia come a un fare pensante o a un pensiero storico, come a una teoresi mai scissa dalla prassi, che si commisuri all’istituzione sociale e che, allo stesso tempo, ne sia l’interrogazione permanente, mai paga di uno sguardo che si presuma fisso e definitivo sulle cose., sul mondo, sul significato di ciò che ha valore, di ciò che è vitale e irrinunciabile.
Certamente vitale e irrinunciabile è, altresì, avere certezze e verità come appigli sicuri che evitino il naufragio nel mare dell’a-sensato, di ciò che è avvertito come rischio e pericolo. Ma altrettanto vitale e irrinunciabile ha da essere la possibilità di sempre nuove aperture, di sempre nuovi investimenti affettivo-cognitivi su valori, verità, immagini altre, rinnovate o innovative rispetto a quelle oramai consolidatesi. E ciò vale anche per l’ambito del pensiero filosofico.
Se fosse possibile determinare in modo esaustivo l’essere del mondo e l’essere che noi siamo, la passione del conoscere si esaurirebbe nel pieno possesso dell’oggetto o della cosa, sottratta ad ogni possibilità di auto-alterazione e trasfigurazione di sé.
Perché ci sia conoscenza è necessario che almeno qualcosa dell’essere sia conoscibile, poiché palesemente un soggetto, quale che sia, non potrebbe mai conoscere nulla di un mondo assolutamente caotico. Ma è necessario anche che l’essere non sia "trasparente" e neppure conoscibile in modo esaustivo. [25]
Oggetto d’investimento affettivo del campo della conoscenza, deve essere, in ultima istanza, un’idea di verità altra da quella impostaci fino ad ora dalla filosofia tradizionale, un’idea di verità non come oggetto bensì come oggetto/non-oggetto, fonte inesauribile del vero, linfa vitale della passione del conoscere o del pensiero come Eros.
L’unico valore, che per Castoriadis deve rimanere immutato e deve essere salvaguardato e investito come imperituro, è il confronto con l’Alterità, sia essa rappresentata da società altre dalla propria, da individui sociali o da soggetti psichici altri da quelli che noi siamo.
È in rapporto a questo valore che uomini e società sono chiamati a trasfigurarsi in vista di un altrove migliore e ciò è realizzabile grazie alla potenzialità immaginativa che ciascuno di essi serba in sé.
Presentificazione più evidente dell’insorgenza dell’Alterità, l’immaginario sociale e l’immaginazione individuale costituiscono un possesso che non può esaurirsi in se stesso, ma che si impone anche come un compito e una promessa di mutamento e trasformazione.

 

Conversazione di Sergio Benvenuto con Cornelius Castoriadis

Sergio Benvenuto

Cornelius Castoriadis (1922-1997):
la interrogación permanente
Juan Manuel Vera

Reading

Cornelius Castoriadis: Philosophy, Politics, Autonomy (excerpt)

Let us return now to politics, and start, so as to facilitate understanding, with what is proteron pros hemas, first with respect to ourselves: the individual. In what sense can an individual be autonomous? There are two sides to this question, the internal and the external.

The internal side: the nucleus of the individual is the psyche (the Unconscious, the drives). Any idea of eliminating or "mastering" this nucleus would be plainly ridiculous; that task is not only impossible, it would amount to a murder of the human being. Also, at any given moment, the individual carries with itself, in itself, a history which cannot and should not be "eliminated," since the individual's very reflectiveness and lucidity are the products of this history. The autonomy of the individual consists in the instauration of an other relationship between the reflective instance and the other psychical instances as well as between the present and the history which made the individual such as it is. This relationship makes it possible for the individual to escape the enslavement of repetition, to look back upon itself, to reflect on the reason for its thoughts and the motives of its acts, guided by the elucidation of its desire and aiming at the truth. This autonomy can effectively alter the behavior of the individual, as we positively know. This means that the individual is no longer a pure and passive product of its psyche and history and of the institution. In other words, the formation of a reflective and deliberative instance, that is, of true subjectivity, frees the radical imagination of the singular human being as source of creation and alteration and allows this being to attain an effective freedom. This freedom presupposes, of course, the indeterminacy of the psychical world as well as its permeability to meaning. But it also entails that the simply given meaning has ceased to be a cause (which is also always the case in the social-historical world) and that there is the effective possibility of the choice of meaning not dictated in advance. In other words, once formed, the reflective instance plays an active and not predetermined role in the deployment and the formation of meaning, whatever its source (be it the radical creative imagination of the singular being or the reception of a socially created meaning). In turn, this presupposes again a specific psychical mechanism: to be autonomous implies that one has psychically invested freedom and the aiming at truth. If such were not the case, one could not understand why Kant toiled over the Critiques instead of having fun with something else. And this psychical investment-"an empirical determination"-does not diminish in the least the possible validity of the ideas in the Critiques, the deserved admiration we feel toward the daring old man, the moral value of his endeavor. Because it neglects all these considerations, the "freedom" of the inherited philosophy is bound to remain a sheer fiction, a fleshless phantom, a constructum void of interest fur uns Menschen, to use the same phrase Kant obsessively repeats.
The external side of the question throws us into the deepest waters of the social-historical ocean. I cannot be free alone; neither can I be free in each and every type of society. Here again we encounter philosophical self-delusion, exemplified this time by Descartes-though he is far from alone in this respect-when he pretends that he can forget he is sitting upon twenty-two centuries of interrogation and doubt and that he lives in a society where, for centuries, Revelation as well as naive faith by no means suffice any longer, since a "proof" of the existence of God is henceforth required by those who think, even if they believe.......

 

Cornelius Castoriadis (1922-1997):
la interrogación permanente


Juan Manuel Vera
 
La desaparición de Cornelius Castoriadis deja un vacío en el pensamiento contemporáneo que sólo será apreciado en sus justos términos cuando se profundice adecuadamente en sus aportaciones. No es exagerado afirmar que ha sido uno de los intelectuales más capaces y creativos de la segunda mitad del siglo XX y uno de los pocos con la audacia necesaria para enfrentarse a las piedras angulares de nuestro ser social.
Su aventura intelectual resulta fascinante porque representa un genuino proceso de liberación mental, de destrucción de mitos, de deconstrucción del pensamiento heredado y de reconstrucción y replanteamiento de las preguntas originarias de una acción y de un pensar liberadores........

Texto publicado en Iniciativa Socialista número 48, marzo de 1998

 http://caosmose.net/castoriadis/

CASTORIADIS ET L'IMAGINAIRE
Perspectives radicales sur la philosophie, le politique, la psychanalyse et l'histoire

RÉSUMÉS :
Johann ARNASON : Autonomie, maîtrise et création: conflits et métamorphoses de l'imaginaire moderne
L’analyse de l’imaginaire chez Castoriadis peut être lue comme une approche nouvelle du conflit culturel entre les lumières et le romantisme, et comme une esquisse de synthèse des thèmes critiques des deux côtés. Le rapport avec l’imagination créatrice souligne la dimension “romantique” de l’idée d’autonomie; en même temps, les projections imaginaires de la maîtrise rationnelle distinguent la logique de la domination des courants contestataires qui remontent aux lumières. Mais “l’institution duale” de la quête de la maîtrise rationnelle et du projet d’autonomie exige une analyse approfondie qui mettrait l’accent sur les conflits des interprétations. Les significations imaginaires de la maîtrise et de l’autonomie, ainsi que leurs rapports mutuels, sont ouverts à de multiples interprétations qui ont influencé les formations idéologiques et institutionnelles de la modernité. Les métamorphoses du capitalisme moderne doivent être comprises comme des combinaisons changeantes des deux significations, plutôt que comme des expressions d’une poussée constante à la maîtrise; plus généralement parlant, on ne peut pas comprendre les vicissitudes du libéralisme — y compris sa remontée récente — sans tenir compte de sa capacité de développer et d’imposer des interprétations de l’autonomie.

Fabio CIARAMELLI : La question de la signification entre création et interprétation
Ce qui rend la vie humaine et qui, par là même, assure la médiation originaire entre le psychique et le social-historique (contrairement au discours qui domine aujourd'hui sur la soi-disant "biopolitique", visant d'une manière incohérente à une relation directe et immédiate entre "bios" et "polis"), c'est l'institution. Castoriadis a insisté à maintes reprise sur la source radicalement imaginaire de celle-ci, à savoir du symbolique. Cela signifie que le domaine de la signification ne relève pas de l'ordre de l'interprétation (présupposant forcément un sens prédonné, se livrant progressivement au regard herméneutique), mais bel et bien de l'ordre de la création. Ma contribution s'attachera à développer les implications philosophiques de cette préséance ontologique de la création collective des significations par rapport à l'ordre dérivé de l'interprétation.

Olivier FRESSARD : Puissance de l'imaginaire: perspectives pratiques
" Institution imaginaire de la société " signifie que chaque société vient à l’existence par la création ex nihilod’un monde social propre qui est l’incarnation d’un " magma de significations imaginaires sociales ".
Castoriadis propose ainsi une théorie où l’imaginaire acquiert une puissance de création proprement démiurgique. Ce pouvoir de faire être des mondes radicalement autres est ipso factola source de la clôture culturelle de chaque société.
Cette conception, pour laquelle les significations sont irréductibles à l’explication causale, met l’accent pour la compréhension de l’autre sur la cohérence interne des totalités singulières et sur les ruptures historiques.
On s’interrogera ici, en particulier, sur les conséquences pratiques de cette thèse pour l’action orientée vers autrui, plus précisément pour les relations entre les sociétés dès lors que celles-ci sont réputées être radicalement autres.

Andreas KALYVAS : Hétéronomie, aliénation, idéologie: Castoriadis et la question de domination
Le point central de l’œuvre de Castoriadis est le concept d'autonomie. On ne saurait contester l’importance de sa redécouverte de l’autonomie ; mais il manque à sa compréhension de la politique et de la démocratie une élucidation de l’hétéronomie qui ait la même force. Ce manque affaiblit la radicalité de son projet politique de trois façons intimement liées. Premièrement, l’approche théorique de Castoriadis ne prend pas pleinement en compte les formes de domination et les relations asymétriques de pouvoir. Deuxièmement, l’effet critique de ses analyses du capitalisme, du libéralisme et de la représentation politique dans l’Etat moderne reste incomplet dans la mesure où elles minimisent le rôle des structures matérielles d’oppression. Enfin, le dépassement de l’hétéronomie semble être dans son approche essentiellement une question de perception, d’éducation et d’imagination éclairée, plutôt qu’un problème d’élimination de relations concrètes, économiques et socio-politiques, d’assujettissement et d’exploitation. Ma présentation se conclura par une tentative de reconstruction utilisant les concepts et les arguments de Castoriadis pour développer à travers son approche théorique une notion de l’hétéronomie qui intégrera les fonctions coercitives de l’Etat libéral et du marché capitaliste...

Philippe RAYNAUD : Castoriadis et l'héritage grec
Dans les débats contemporains sur les rapports entre "Anciens et Modernes", Castoriadis occupe une place singulière ; il est profondément " grec " par sa manière d’affirmer le caractère "architectonique" de la politique et par son affirmation de l’autonomie de la philosophie à l’égard du "nomos", mais il ne s’inscrit dans aucune des deux traditions dominantes chez ceux qui plaident pour le "retour aux Anciens": il insiste sur les divisions de la philosophiegrecque et sur le conflit entre Platon et Athènes, il ne fait pas de la Cité une " belle totalité ". On s’attachera à analyser le rapport original de Castoriadis à la tradition grecque, en insistant  sur sa vision des rapports — et du conflit  — entre Platon et Aristote.

Gérassimos STEPHANATOS : Repenser la psyché comme imagination radicale
À partir de la conception freudienne et l'apport "antinomique" de Freud à la question de l'imagination, l'Einbildung, Castoriadis thèmatise l'élément imaginaire constituant de la psyché. Sa définition de la psyché comme imagination radicale, c'est-à-dire essentiellement comme émergence de représentations ou flux représentatif/affectif/intentionnel non soumis à la déterminité, implique des conséquences ontologiques, logiques, métapsychologiques, mais aussi une redéfinition de la psychanalyse comme activité pratico-poétique et une nouvelle conception du sujet.
Nous insisterons sur l'apport de Castoriadis à la psychanalyse, et plus précisement à sa théorie de la représentation et de la fantasmatisation qui rencontre, à notre sens, celle de l'activité représentative pictographique chez Piera Aulagnier. Nous envisagerons également la relation du "Je" avec des significations "imaginaires sociales", dans le cadre de sa théorisation du processus de la socialisation nécessaire de la monade psychique.

Fernando URRIBARRI : Les carrefours de la sublimation: de la socialisation à l'autonomie
La notion freudienne de sublimation, centrale dans la pensée de Cornelius Castoriadis, est reprise et re-élaborée tout au long de son œuvre d’une façon très originale mais pas très systématique. Dans le chapitre VI de L'Institution Imaginaire de la société la notion de sublimation est replacée et modifiée à travers sa double articulation avec l'imagination radicale de la psyché et  le processus de socialisation. Par conséquent certaines dimensions fondamentales du processus sublimatoire sont revisitées méta-psychologiquement : son objet — défini comme  "signification imaginaire sociale"— sa topique, son économie etc.  Dans son œuvre ultérieure la notion de sublimation sera enrichie, directement et indirectement,  par le rôle que Castoriadis lui confère dans sa théorisation du sujet humain,  notamment dans son rapport avec la passion, la réflexion et la subjectivité autonome. Je voudrais donc d'abord présenter et argumenter l'idée selon laquelle il y a, chez Castoriadis, une conception élargie de la sublimation, que j'essaierai d'esquisser et d'articuler méta-psychologiquement. Puis, je discuterai les conséquences décisives de cette conception sur l'élucidation de la question de la créativité et l'autonomie individuelles.

Harald WOLF : Renouvellement ou crise de l'imaginaire capitaliste ?
Cette contribution met en question l’imaginaire capitaliste : son noyau chez Castoriadis — maîtrise (pseudo)rationnelle, organisation bureaucratique — et ses métamorphoses contemporains. On a parlé d’un "nouvel esprit du capitalisme“ (Boltanski/Chiapello) : organisation en réseau des projets, autonomie relative du travail. Ces mutations de l’idéologie managériale et le développement correspondant de l’institution de l’organisation et du travail signifient-ils un véritable renouvellement de l’imaginaire capitaliste ? Ou bien ces changements, avec leurs contradictions et leurs limites, sont-ils, au contraire, l’indice d’une crise profonde de la capacité d’innovation et de mobilisation des significations imaginaires sociales centrales du capitalisme ?


Cornelius Castoriadis
Juan Manuel Vera
Biblioteca filosófica, Ediciones del Orto

Bibliografia delle traduzioni italiane degli scritti di e su Cornelius Castoriadis


Bibliographia delle traduzioni italiane degli scritti di Cornelius Castoriadis
(Italian Bibliography of Writings by Cornelius Castoriadis)
IT1968A La Comune di Parigi del 1968 (= FR1968B La Brèche). Trad. ## ##. Milano: Mondadori, 1968. ##pp.
IT1971A "Sul contenuto del socialismo" (= FR1957C "Sur le contenu du socialisme, II"). Trad. ##. Socialisme ou Barbarie. Le radici storiche della nuova sinistra. Antologia a cura di Mario Baccianini e Angelo Tartarini. Parma: Guanda, 1971: 53-122.
IT1971B "Capitalismo moderno e rivoluzione" (= FR1960B / FR1961B / FR1961D "Le mouvement révolutionnaire sous le capitalisme moderne"). Trad. ##. Ibid.: pp.123-224.
IT1971C "Proletariato e organizzazione" (trad. parz. di FR1959D "Prolétariat et organisation (suite et fin)"). Trad. ##. Ibid.: pp. 251-279.
IT1971D "Risposta al compagno Pannekoek". Trad. ##. Ibid.: pp 294-300.
IT1975A "La burocrazia yugoslava" (trad. parz. di FR1950A "La bureaucratie yugoslave" avec G. Dupont). Trad. Bruno Bongiovanni. L'antistalinismo di sinistra, a cura di B. Bongiovanni. Milano: Feltrinelli, 1975: pp. 326-334.
IT1978A La società burocratica. I rapporti di produzione in Russia (= FR1973A La société bureaucratique I). Trad. parz. di Giovanni Ferrara degli Uberti. Prefazione di Massimo L. Salvadori. Milano: SugarCo, 1978. 239 pp.
IT1979A La rivoluzione contro la burocrazia. La società burocratica vol. II (= FR1973B La société burocratique II). Trad. parz. di Gabriele Ranzato. Milano: SugarCo, 1979. 158 pp.
IT1979B "Socialismo burocratico. Intervista a Castoriadis". Trad. di Andrea Chersi. Volontà, marzo-aprile 1979: pp.97-102.
IT1982A "U.R.S.S.: la società militare" (brani tratti da FR1981B Devant la guerre). Trad. di Fausta Bizozzero. Volontà, n.1/1982: pp.18-42.
IT1984A "L'istituzione immaginaria della società" (brani tratti da FR1964D / FR1964E / FR1964F / FR1965A / FR1965B "Marxisme et théorie révolutionnaire" e da FR1975AL'Institution imaginaire de la société). Trad. di Tiziana Ferrero. Volontà, n.1/1984: pp.58-86.
IT1985A "Psicoanalisi: natura rivoluzionaria e pratica conservatrice"(brani tratti da FR1978ALes Carrefours du labyrinthe e da FR1975A L'Institution imaginaire de la société). Trad. di Luciano Lanza. Volontà, n.2/1985: pp. 71-78.
IT1986A "La questione della storia e il movimento operaio" (= trad. parz. di = FR1974A3 "La question de l'histoire du mouvement ouvrier").Trad. ##. Classe, nuova serie, n.1/1986: pp.105-126.
IT1987A "Il razzismo e l'istituzione immaginaria della società" (= FR1987F "Réflexions sur le racisme"). Trad. non firmata [= pas signée]. Micromega, n.2/1987: pp. 151-162. Vedi IT1998A8 .
IT1987B "Così pensò il Sessantotto" (= FR1986D "Les mouvements des années soixante"). Trad. non firmata [=pas signée]. Micromega, n.4/1987: pp.131-138.
IT1987C Oltre la pace: saggi di critica al complesso politico militare/ Cornelius Castoriadis[et al.]; a cura di F. Magni e S. Vaccaro - Milano, 1987: F. Angeli. 282 pp.
IT1988A Gli incroci del labirinto (= FR1978A Les carrefours du labyrinthe). Trad. di Maria Gloria Bicocchi e Fortunato Lepore. Firenze: Hopeful Monster, 1988. 311 pp.
IT1988B "Physis, creazione, autonomia" (= FR1997A4 "Phusis, création, autonomie". Fait et à faire). Trad. ##. Physis: abitare la terra. Ed. a cura di Mauro Ceruti e E.Laszlo. Milano: Feltrinelli, 1988. pp.42-50.
IT1989A "Weber rivisitato: individuo, società, razionalità, storia" (= FR1988H "Individu, société, rationalité, histoire"). Trad. di Gianfranco Gabetta. Micromega, n.1/1989, pp. 107-132.
Vedi IT1998A4 .
IT1989B "Potere, politica, autonomia" (= FR1988G "Pouvoir, politique,autonomie"). Trad. di Fabio Ciaramelli. Micromega, n.5/1989, pp. 129-151. Trad. di Ceciclia Gallotti. Volontà, n.4/1989, pp. 59-89.
IT1990A "L'idea di rivoluzione ha ancora senso?" (= FR1989D "L'idée de révolution"). Trad. di Gianfranco Gabetta. Micromega, n.1/1990, pp.190-202.
IT1990B "La fine della filosofia?". Trad. di Grazia Farina. Micromega, n.3/1990: pp.193-209.
IT1990C "L'immaginario economico" (brani tratti da FR1975A L'Institution imaginaire de la société e da FR1986B Domaines de l'homme: Les carrefours du labyrinthe II). Trad. di Donatella Zazzi.Volontà, n.2/1990: pp.25-45.
IT1992A "Logica del magma" (= FR1983G "La logique des magmas et la question de l'autonomie"). Trad. di Donatella Zazzi. Volontà, n.1/1992, pp.57-88.
IT1992B "Gli ultimi fuochi del capitalismo. Quale futuro per la democrazia? Parla Castoriadis". Intervista di Maurizio Blondet. Avvenire, 26-2-1992, Terzapagina, pp.15.
IT1993A (= IT1998A9 ) "L'impossibile tecnocrazia" (= FR1987D "Voie sans issue?"). Trad. di Daniela Socrate. Democrazia e diritto, n.3/1993: pp.3-27.
IT1993B "Passione e conoscenza" (= FR1992D "Passion et connaissance"). Trad. di Maria Chiara Nielsen. La passione del conoscere. Ediz. a cura di Lorena Preta. Roma-Bari: Laterza, 1993: pp. 89-111.
IT1994A "Il caso Atene" ( =FR1993H "La démocratie athénienne: fausses et vraies questions"). Trad. di Guido Lagomarsino. Volontà, n.4/1994: pp.137-149.
IT1995A L'istituzione immaginaria della società, parte seconda (= FR1975A2 "L'imaginaire social et l'institution" in L'Institution imaginaire de la société). Trad. di Fabio Ciaramelli e Fabrizio Nicolini. Ediz. a cura di Fabio Ciaramelli. Introduzione di Pietro Barcellona. Torino: Bollati Boringhieri, 1995. I-XXIX; 289 pp.
IT1995B "La creazione del tempo" (= FR1990C4 "Temps et création"). Trad. di Guido Lagomarsino. Volontà, n.1/1995: pp.9-32.
IT1995C "La cultura in una società democratica" (= FR1994B "La culture dans une société démocratique"). Trad. di Fabio Ciaramelli. Micromega, n.2/1995: pp.182-204.
IT1996A "Logica, immaginazione, riflessione". Trad. di Carlo Traversa. L'inconscio e la scienza, Roma: Borla, 1996. pp.15-47.
IT1997A "Il vero padre del totalitarismo si chiama Lenin" (trad. parz. di FR1990F "L'effondrement du marxisme-léninisme" Le Monde, 25 avril 1990: 2). Trad. di Giuliano Capecelatro.L'Unità, 28-12-1997, L'Unità 2 - Le idee, pag.4.
IT1998A L'enigma del soggetto. L'immaginario e le istituzioni. Trad. di Riccardo Currado, a cura di Fabio Ciaramelli. Insieme con una Postfazione di Fabio Ciaramelli ("La creazione dell'autonomia e i suoi presupposti"). Bari: Dedalo, 1998.
IT1998A1: "Istituzione della società e religione" (= FR1982H "Institution de la société et religion", DH: 364-84): 9-30.
IT1998A2: "L'istituzione e l'immaginario" (= FR1965A / FR1965B "L'institution et l'imaginaire: premier abord", IIS: 159-230): 31-96.
IT1998A3: "Lo stato del soggetto oggi" (= FR1986G "L'état du sujet aujourd'hui", MM: 189-225): 97-132.
IT1998A4: "Individuo, Società, Razionalità, Storia" (= FR1988H "Individu, société, rationalite', histoire", MM: 39-69): 133-164. Vedi IT1989A .
IT1998A5: "Il progetto dell'autonomia" (= FR1965A "Autonomie et aliénation", IIS: 139-57): 165-180.
IT1998A6: "La polis greca e la creazione della democrazia" (= FR1986B11 "La polisgrecque et la création de la démocratie", DH: 261-306): 181-224.
IT1998A7: "Natura e valore dell'uguaglianza" (= FR1982A "Nature et valeur de l'égalité", DH: 307-24): 225-44.
IT1998A8: "Riflessioni sul razzismo" (= FR1987F "Réflexions sur le racisme", MM: 25-38): 245-258. Vedi IT1987A .
IT1998A9 (= IT1993A ): "L'impossibile tecnocrazia" (= FR1987D "Voie sans issue?", MM: 71-100): 259-288. Trad. di Daniela Socrate.
IT1998B "L'individuo privatizzato" (= FR1998C "De l'autonomie en politique. L'individu privatisé") Trad. di P.M.. Le Monde diplomatique, Febbraio 1998: pag. 23.
IT1998C "Fermare l'insignificanza per ridare senso alla politica" (= FR1998A Post-Scriptum sur l'insignifiance. Entretiens avec Daniel Mermet [novembre 1996] ). Trad. di P.M.. Le Monde diplomatique, Settembre 1998: pp. 26-27.
IT1999A "Quel bipede che inventò la società" (tratto da FR1997A5 "Imagination, imaginaire e réflexion", FAF: 227-81). Trad. di Grazia Regoli. Libertaria, n.1/1999: pp. 104-117.
IT1999B "Antropogonia in Eschilo e autocreazione dell'uomo in Sofocle" (= FR1999C3 "Anthropogonie chez Eschyle et autocréation de l'homme chez Sophocle"). Trad. Raffaele Vitiello. Micromega, n.4/1999: pp.235-255.
IT2001A Cornelius Castoriadis, La rivoluzione democratica. Teoria e progetto dell'autogoverno. Trad. Grazia Regoli, a cura di Fabio Ciaramelli. Milano, Eleuthera 2001. 208 pp. Introduzione di Fabio Ciaramelli ("Lo spazio simbolico della democrazia"), pp. 7-29.
IT2001A1 "L'istituzione della società e le istituzioni sociali" (= FR1986C* "Institution première de la société et institutions secondes"), pp.35-48.
IT2001A2 "Potere, politica, autonomia" (= FR1988G* "Pouvoir, politique autonomie"), pp. 49-78.
IT2001A3 "Immaginario e immaginazione al bivio" (= FR1999C5 "Imaginaire et imagination au carrefour"), pp. 79-101.
IT2001A4 "Psicoanalisi e politica" (= FR1989B* "Psychanalyse et politique"), pp. 103-117.
IT2001A5 "Quale democrazia?" (= FR1999C7 "Quelle démocratie?"), pp. 119- 157.
IT2001A6 "Eredità e rivoluzione" (= FR1999C6* "Héritage et révolution"), pp. 159-175.
IT2001A7 "La ´razionalitઠdel capitalismo" (= FR1997D "La ´rationalitéª du capitalisme"), pp. 177- 206.

 
Bibliografia italiana degli scritti su Cornelius Castoriadis
(Italian Bibliography of writings about Castoriadis)
IT1983a Fabio Ciaramelli, "Una critica libertaria al marxismo: C. Castoriadis". Il tetto XX(1983): pp.601-621.
IT1987a Fabio Ciaramelli, "´Socialisme ou Barbarieª e la questione sovietica". Mondoperaio, gennaio 1987: pp.100-106.
IT1987b Jürgen Habermas, Discorso filosofico sulla modernità. Trad. di E. Agazzi. Roma-Bari: Laterza, 1987: pp. 327-335.
IT1990a Fabio Ciaramelli, "Castoriadis e l'istituzione immaginaria della società". Paradigmi(Fasano, Schena Editore) VIII (1990), n.24: pp.521-548.
IT1990b Attilio Mangano, "Castoriadis e il marxismo" in Giovanni Busino (a cura di), Autonomie et auto-transormation de la société. La philosophie militante de Cornelius Castoriadis, Genève: Droz, 1990, pp.59-67.
IT1993a Fabio Ciaramelli, "Il problema del senso e il rapporto tra psiche e società in Castoriadis" in Democrazia e diritto, XXXIII (1993), n.4: pp.105-122.
IT1993b Richard Rorty, "Unger, Castoriadis e l'immaginazione del futuro nazionale" in Scritti filosofici, a cura di Aldo G. Gargani, voll.2, Roma-Bari: Sagittari Laterza, 1993: vol. 2, pp.239-256.
IT1995a Pietro Barcellona, "Introduzione" a L'istituzione immaginaria della società, Torino: Bollati Boringhieri, 1995: pp. VII-XL. Vedi IT1995A.
IT1997a1 Francesca Borrelli, "Il potere dell'immaginario". Il Manifesto, 28-12-1997, Ricordi, pag.25.
IT1997a2 "La militanza critica dalla politica alla psicoanalisi". Il Manifesto, 28-12-1997, Ricordi, pag.25.
IT1997b1 Giuseppe Cantarano, "E' morto Cornelius Castoriadis. Con lui l'´immaginarioª divenne storia", L'Unità, 28-12-1997, l'Unità 2 - Le idee, pag. 4.
IT1997b2 "Una battaglia appassionata contro la barbarie". L'Unità, 28-12-1997, L'Unità2 - Le idee, pag. 4.
IT1997c Carlo Donati, "La morte di Castoriadis. Da Totzkij a Freud contro il mito URSS", La Nazione, 28-12-1997, Cultura, pag. 20.
IT1997d Tullio Pollini, "Addio Castoriadis nemico storico di ogni stalinismo", Il Messaggero, 28-12-1997, Cultura & Spettacoli, pag. 17.
IT1997e Michele Rossena, "Addio Castoriadis, psico-filosofo", Il Mattino, 28-12-1997, Cultura e Spettacoli, pag.14.
IT1997f Gianni Vattimo, "Castoriadis, l'immaginazione madre della democrazia", La Stampa, 28-12-1997, Società e Cultura, pag.21.
IT1997g Edoardo Vigna, "Castoriadis, un filosofo contro la barbarie", Corriere della Sera, 28-12-1997, Terza Pagina, pag. 29.
IT1997h Franco Volpi, "Il filosofo che sfidò il Cremlino", La Repubblica, 28-12-1997, Cultura, pag. 34.
IT1998a Fabio Ciaramelli, "La creazione dell'autonomia e i suoi presupposti", Postfazione a C. Castoriadis, L'enigma del soggetto. L'immaginario e le istituzioni, trad. di R. Currado, revis. a cura di F. Ciaramelli, Bari: Dedalo, 1998: pp.289-309. VEDI IT1998A .
IT1999a Fabio Ciaramelli, "L'immaginario libertario in Castoriadis". Libertaria, n.1/1999: pp.90-103.
IT1999b Paul Berman, "Cornelius e l'eresia permanente". Micromega, n.4/1999: pp.256-279.
IT2000a Robert Redeker, "L'immaginario radicale". Trad. ##. Le Monde diplomatique, giugno 2000: p. 27.
IT2001a Fabio Ciaramelli, "Il logos dell'autonomia. A partire da un convegno su Castoriadis", in Filosofia e questioni pubbliche, vol. VI (2001), n. 1, pp. 269-279.
31 x 2001

 

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Cornelius Castoriadis
Freud e l'origine della società

.....Credo che chiunque, oggi, conosca il mito fabbricato da Freud per spiegare l'origine della società; e questo mito, come del resto tutta la ricerca di Freud, sono molto strane. Innanzitutto, perché Freud si pone il problema dell'origine della società unicamente come un problema negativo, cioè come il problema dell'origine delle due proibizioni maggiori: la proibizione dell'incesto, e la proibizione dell'omicidio intra-tribale. Non dell'omicidio in generale, perché da nessuna parte mai l'omicidio è proibito in generale. Se uccidete i nemici dell'Italia o della Francia, avete ragione, fate bene, e vi danno una decorazione. Ma non bisogna uccidere all'interno, potete uccidete all'interno solo se siete un boia, per esempio, o se siete un poliziotto nell'esercizio delle sue funzioni, là allora avete il diritto di uccidere. Ma Freud non vede che il problema dell'origine della società non è il problema della creazione delle due proibizioni soltanto; è il problema della creazione di istituzioni positive: la creazione del linguaggio, la creazione di norme del comportamento, la creazione delle religioni, dei significati, ecc. .....

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Livres et revue (abréviations)
(Books and Journal Abbreviations)

  • CL ( =FR1978A* ) Les Carrefours du labyrinthe. Paris: Éditions du Seuil, 1978. 318pp.
  • CMR 1 ( =FR1979A** ) Capitalisme moderne et révolution. Tome 1: L'impérialisme et la guerre. Paris: Union Générale d'Éditions, 1979. 443pp.
  • CMR 2 ( =FR1979B** ) Capitalisme moderne et révolution. Tome 2: Le mouvement révolutionnaire sous le capitalisme moderne. Paris: Union Générale d'Éditions, 1979. 318pp.
  • CS ( =FR1979D** ) Le Contenu du socialisme. Paris: Union Générale d'Éditions, 1979. 441pp.
  • D ( =FR1999A ) Dialogue. La Tour d'Aigues: Éditions de l'Aube, 1998. 112pp.
  • DEA ( =FR1981A** ) De l'écologie à l'autonomie. Avec Daniel Cohn-Bendit et le public de Louvain-la-Neuve. Paris: Éditions du Seuil, 1981. 126pp.
  • DG ( =FR1981B** ) Devant la guerre. Tome 1: Les Réalités, 1e éd. Paris: Librairie Arthème Fayard, 1982. 285pp. 2e éd. revue et corrigée, 1983. 317pp.
  • DH ( =FR1986B** ) Domaines de l'homme: Les carrefours du labyrinthe II. Paris: Éditions du Seuil, 1986. 460pp.
  • EMO 1 ( =FR1974A** ) L'Expérience du mouvement ouvrier. Tome 1: Comment lutter. Paris: Union Générale d'Éditions, 1974. 445pp.
  • EMO 2 ( =FR1974C** ) L'Expérience du mouvement ouvrier. Tome 2: Prolétariat et organisation. Paris: Union Générale d'Éditions, 1974. 445pp.
  • FAF ( =FR1997A** ) Fait et à faire. Les carrefours du labyrinthe V. Paris: Éditions du Seuil, 1997. 284pp.
  • FP ( =FR1999C** ) Figures du pensable. Les carrefours du labyrinthe VI. Paris: Éditions du Seuil, 1999. 308pp.
  • IIS ( =FR1975A* ) L'Institution imaginaire de la société. Paris: Éditions du Seuil, 1975. 503pp.
  • M68 ( =FR1968B** ) Edgar Morin, Claude Lefort et Jean-Marc Coudray. Mai 68: la brèche. Premières réflexions sur les événements. Paris: Librairie Arthème Fayard, 1968. 142pp.
  • M68/VAA ( =FR1988B** ) Edgar Morin, Claude Lefort et Cornelius Castoriadis. Mai 68: la brèche suivi de Vingt Ans après. Paris: Éditions Complexe, 1988. 212pp.
  • MI ( =FR1996A** ) La Montée de l'insignifiance. Les carrefours du labyrinthe IV. Paris: Éditions du Seuil, 1996. 245pp.
  • MM ( =FR1990C** ) Le Monde morcelé. Les carrefours du labyrinthe III. Paris: Éditions du Seuil, 1990. 281pp.
  • P-SI ( =FR1998A ) Post-Scriptum sur l'insignifiance. Entretiens avec Daniel Mermet (novembre 1996). La Tour d'Aigues: Éditions de l'Aube, 1998. 37pp.
  • SB 1 ( =FR1973A** ) La Société bureaucratique. Tome 1: Les rapports de production en Russie. Paris: Union Générale d'Éditions, 1973. 317pp.
  • SB 2 ( =FR1973B** ) La Société bureaucratique. Tome 2: La révolution contre la bureaucratie. Paris: Union Générale d'Éditions, 1973. 441pp.
  • SB(n.é.) ( =FR1990B** ) La Société bureaucratique (nouvelle édition). Paris: Christian Bourgois Éditeur, 1990. 492pp.
  • SF ( =FR1979E* ) La Société française. Paris: Union Générale d'Éditions, 1979. 315pp.
  • S. ou B. Socialisme ou Barbarie. Organe de Critique et d'orientation révolutionnaire. Paris. 1949-1965.
  • SPP ( =FR1999B ) Sur Le Politique de Platon. Avec: "Préface. Castoriadis et Le Politique". Pierre Vidal-Naquet: 7-13. Et avec: "Présentation. 'La pensée vivante au travail'". Pascal Vernay: 15-19. Paris: Éditions du Seuil, 1999. 199pp.
  • SV (= FR2002A ) Sujet et vérité dans le monde social-historique. Séminaires 1986-1987. La Création humaine, 1. Texte établi, présenté et annoté par Enrique Escobar et Pascal Vernay. Paris: Éditions du Seuil, 2002. 496pp.

Écrits de Cornelius Castoriadis en français
(Writings of Cornelius Castoriadis in French)

  • FR1946A* Pierre Chaulieu. "Sur le régime et contre la défense de l'URSS". Bulletin Intérieur(du Parti Communiste Internationaliste), 31 (numéro spécial ["août 1946"]): 3-5.
    • SB 1: 63-72.
    • SB(n.é.): 57-64.
  • FR1947A* Pierre Chaulieu. "Le problème de l'URSS et la possibilité d'une troisième solution historique". L'URSS au lendemain de la guerre et la politique des Partis communistes. Matériel de discussion préparatoire au [IIe] Congrès mondial de la IVe Internationale. Tome 3 ("février 1947"): 26-30.
    • SB 1: 73-89.
    • SB(n.é.): 65-77.
  • FR1947B Anon. "Résolution sur la question de l'URSS et du stalinisme mondial. Présentée à la Conférence nationale du P.C.I. par Chaulieu, Marchesin, Montal et Robert". Bulletin intérieur (du Parti Communiste Internationaliste), 41 (août 1947): 25-33.
    • "Sur la question de l'URSS et du stalinisme mondial". SB 1: 91-100, sans le chapitre 6.
    • La tendance Chaulieu-Montal du PCI français, et Antony du groupe Octobre d'Indochine. " L'URSS et le stalinisme mondial. Résolution soumise au congrès mondial" (version partielle de FR1947B).Les Congrès de la IVe Internationale (manifestes, thèses, résolutions). Tome 3: Bouleversements et crises de l'après-guerre (1946-1950). Paris: La Brèche-PEC, 1988: 211-##.
    • "Sur la question de l'URSS et du stalinisme mondial". SB(n.é.): 78-85, sans le chapitre 6.
    • http://www.marxists.org/francais/4int/postwar/1947/08/chaulieu_194708.htm.
  • FR1947C** Chaulieu, Marchesin, Mercier, Montal et Robert. "La crise du capitalisme mondial et l'intervention du parti dans les luttes" ("Projet de rapport pour le IVe Congrès du Parti Communiste Internationaliste...rédigé par" Castoriadis). Bulletin intérieur (du Parti Communiste Internationaliste), 42 (octobre 1947). 50pp.
    • CMR 1: 15-116, avec les notes a à n, ibid.: 116-118.
  • FR1947D Pierre Chaulieu et Montal. "La situation française et la politique du P.C.I." (avril 1947). Bulletin intérieur (du Parti Communiste Internationaliste), 42 (octobre 1947). 24pp.
    • SF: 15-51 ("partie finale" du FR1947C).
  • FR1948A Anon. "La situation du prolétariat et les tâches des révolutionnaires. Projet de résolution politique soumis à la discussion pour le Congrès mondial par la tendance Chaulieu-Montal" ("Daté du 16 mars 1948, ce texte a été diffusé, hors Bulletin intérieur, dans le P.C.I. et parmi les délégués au 'IIe Congrès mondial' de la IVe Internationale....Élaboré en étroite collaboration avec Claude Lefort"). 8pp.
    • "La situation du prolétariat et les tâches des révolutionnaires". CMR 1: 119-37.
  • FR1948B Anon. "Rapport politique pour le Ve Congrès, présenté par les camarades Chaulieu, Fabre, Marc, Marchesin, Mercier, Montal, Paget, Seurel, Tève" ("Rédigé par [Castoriadis à la fin du] printemps 1948"). Bulletin intérieur, 53 (pas de mois indiqué, 1948). 28pp.
    • "Rapport politique pour le Ve Congrès du P.C.I.". CMR 1: 139-216, avec les notes a à f, ibid.: 216.
  • FR1948C "Présentée par Chaulieu (France) et Bergson [Grace Lee (Boggs)] (États-Unis)". "Résolution sur les tâches et la construction de la IVe Internationale". Les Congrès de la IVe Internationale (manifestes, thèses, résolutions). Tome 3: Bouleversements et crises de l'après-guerre (1946-1950). Paris: La Brèche-PEC, 1988: 127-30.
  • FR1948D Bergson [Grace Lee (Boggs)] et Chaulieu. "Motion sur le Programme de transition en ce qui concerne le stalinisme". Les Congrès de la IVe Internationale (manifestes, thèses, résolutions). Tome 3: Bouleversements et crises de l'après-guerre (1946-1950). Paris: La Brèche-PEC, 1988: 152-54.
  • FR1948E Bergson [Grace Lee (Boggs)] et Chaulieu. "Résolution sur la question russe". Les Congrès de la IVe Internationale (manifestes, thèses, résolutions). Tome 3: Bouleversements et crises de l'après-guerre (1946-1950). Paris: La Brèche-PEC, 1988: 209-11.
  • FR1948F Munis, Chaulieu, Gallienne, Antony, Pedro et Armstrong. "Motion et résolution préalables". Les Congrès de la IVe Internationale (manifestes, thèses, résolutions). Tome 3: Bouleversements et crises de l'après-guerre (1946-1950). Paris: La Brèche-PEC, 1988: 309-12; avec Déclaration, ibid.: 312-13.
  • FR1949A* Anon. "Présentation". S. ou B., 1 (mars-avril 1949): 1-6.
    • SB 1: 131-37, avec la note a, ibid.: 137.
    • SB(n.é.): 106-10, avec la note a, ibid.: 110.
  • FR1949B* Anon. "Socialisme ou Barbarie". S. ou B., 1 (mars-avril 1949): 7-46.
    • SB 1: 139-83, avec Postface à Socialisme ou Barbarie(1972), ibid.: 184 (voir FR1973A6* ).
    • SB(n.é.): 111-43, avec Postface à Socialisme ou Barbarie (1972), ibid.: 144 (voir FR1973A6* ).
  • FR1949C Anon. "Lettre ouverte aux militants du PCI et de la 'IVe Internationale'" (Paris, le 28 février 1949; "Texte écrit en collaboration avec Claude Lefort"). S. ou B., 1 (mars-avril 1949): 91-101, avec une Note, ibid.: 90.
    • SB 1: 187-204 avec une, Note, ibid.: 185-86.
    • SB(n.é.): 146-58, avec une Note, ibid.: 145-46.
  • FR1949D Chaulieu, Marc, Seurel, Valois. "Rectification" (Paris, le 26 février 1949). S. ou B., 1 (mars-avril 1949): 102-104.
  • FR1949E Pierre Chaulieu. "Les bouches inutiles" (28 février 1949) S. ou B., 1 (mars-avril 1949): 104-11. (Voir FR1949a .)
  • FR1949F* Pierre Chaulieu. "Les rapports de production en Russie". S. ou B., 2 (mai-juin 1949): 1-66.
    • SB 1: 205-81, avec Postface aux Rapports de production en Russie(1972), ibid.: 282-83 (voir FR1973A7* ).
    • SB(n.é.): 159-214, avec Postface aux Rapports de production en Russie (1972), ibid.: 215-16 (voir FR1973A7* ).
  • FR1949G Anon. "La vie de notre groupe". S. ou B., 2 (mai-juin 1949): 95-99.
    • EMO 1: 163-72, dans "Postface au Parti révolutionnaire et à La direction prolétarienne", ibid.: 163-78 (voir FR1974A4** ; voir aussi FR1949H, FR1949I, FR1952C ET FR1952D ).
  • FR1949H Anon. "Le parti révolutionnaire (résolution)". S. ou B., 2 (mai-juin 1949): 99-107.
    • "Le parti révolutionnaire". EMO 1: 121-43, avec "Postface au Parti révolutionnaire et à La direction prolétarienne", ibid.: 163-78 (voir FR1974A4** ; voir aussi FR1949G, FR1949I, FR1952C ET FR1952D ).
  • FR1949I Anon. "Résolution statutaire". S. ou B., 2 (mai-juin 1949): 107-108.
    • EMO 1: 173-77, dans "Postface au Parti révolutionnaire et à La direction prolétarienne", ibid.: 163-78 (voir FR1974A4** ; voir aussi FR1949G, FR1949H, FR1952C ET FR1952D ).
  • FR1949J Anon. "La situation internationale". S. ou B., 2 (mai-juin 1949): 109-12.
    • "Notes sur la situation internationale I". CMR 1: 281-88.
  • FR1949K Pierre Chaulieu. "La consolidation temporaire du capitalisme mondial" ("rédigé pour l'essentiel au début de l'année 1949"). S. ou B., 3 (juillet-août 1949): 22-67.
    • CMR 1: 217-80.
  • FR1949L Anon. "La situation internationale". S. ou B., 3 (juillet-août 1949): 93-94.
    • "Notes sur la situation internationale II". CMR 1: 281-92.
  • FR1949M Anon. "Trois grèves". S. ou B., 3 (juillet-août 1949): 95-98.
    • CMR 1: 292-300.
  • FR1949N* Pierre Chaulieu. "L'exploitation de la paysannerie sous le capitalisme bureaucratique". S. ou B., 4 (octobre-novembre 1949): 19-44.
    • SB 1: 285-314, avec Postface à L'exploitation de la paysannerie(1972), ibid.: 315 (voir FR1973A8* ).
    • SB(n.é.): 217-38, avec Postface à L'exploitation de la paysannerie (1972), ibid.: 239 (voir FR1973A8* ).
  • FR1949O Anon. "La deuxième réunion de lecteurs de 'Socialisme ou Barbarie'". S. ou B., 4 (octobre-novembre 1949): 59-65.
    • "Discussion sur Les rapports de production en Russie" ("Compte rendu d'une réunion publique tenue en juillet 1949"). SB 2: 11-23, avec les notes a àc, ibid.: 24.
    • "Discussion sur Les rapports de production en Russie" ("Compte rendu d'une réunion publique tenue en juillet 1949"). SB(n.é.): 240-46, avec les notes a à c.
  • FR1949P Anon. "La situation internationale". S. ou B., 4 (octobre-novembre 1949): 71-85.
    • "Notes sur la situation internationale III". CMR 1: 300-20.
  • FR1950A** Pierre Chaulieu et Georges Dupont. "La bureaucratie yougoslave". S. ou B., 5-6 (mars-avril 1950): 1-76.
    • SB 2: 25-152, avec Postface à La bureaucratie yougoslave(1973) et les notes a à f, ibid.: 153-56 ( FR1973B3** ).
    • SB(n.é.): 247-311, avec Postface à La bureaucratie yougoslave (1973) et les notes a à f, ibid.: 312-13 ( FR1973B3** ).
  • FR1951A Anon. "La situation internationale". S. ou B., 8 (janvier-février 1951): 73-83.
    • "Notes sur la situation international IV". CMR 1: 320-342.
  • FR1951B P. C. "Nationalisation et productivité". S. ou B., 8 (janvier-février 1951): 90-92.
  • FR1952A Editorial. "La guerre et la perspective révolutionnaire". S. ou B., 9 (avril-mai 1952): 1-14.
    • CMR 1: 343-62.
  • FR1952B Pierre Chaulieu. "Sur le programme socialiste". S. ou B., 10 (juillet-août 1952): 1-9.
    • CS: 47-65.
  • FR1952C Anon. "Discussion sur le problème du parti révolutionnaire". S. ou B., 10 (juillet-août 1952): 10.
    • EMO 1: 176-77, dans "Postface au Parti révolutionnaire et à La direction prolétarienne", ibid.: 163-78 (voir FR1974A4** ; voir aussi FR1949G , FR1949H , FR1949I et FR1952D).
  • FR1952D* Pierre Chaulieu. "La direction prolétarienne". S. ou B., 10 (juillet-août 1952): 10-18.
    • EMO 1: 145-61, avec "Postface au Parti révolutionnaire et à La direction prolétarienne", ibid.: 163-78 (voir FR1974A4** ; voir aussi FR1949G , FR1949H , FR1949I et FR1952C).
  • FR1952E Anon. "La situation internationale". S. ou B., 11 (novembre-décembre 1952): 55-59.
    • "La politique du bloc occidental". CMR 1: 363-73.
  • FR1953A Pierre Chaulieu. "Sur la dynamique du capitalisme (I)". S. ou B., 12 (août-septembre 1953): 1-22.
  • FR1953B* Anon. "La situation internationale". S. ou B., 12 (août-septembre 1953): 48-59.
    • "La bureaucratie après la mort de Staline" ("écrit en collaboration avec Claude Lefort"). SB 2: 157-87, avec les notes a et b, ibid: 188.
    • "La bureaucratie après la mort de Staline" ("écrit en collaboration avec Claude Lefort"). SB(n.é.): 317-32, avec les notes 1 et 2.
  • FR1953C* Pierre Chaulieu. "Sartre, le stalinisme et les ouvriers". S. ou B., 12 (août-septembre 1953): 63-88.
    • EMO 1: 179-247, avec les notes a à d, ibid.: 247-48.
  • FR1954A Anon. "1953 et les luttes ouvrières". S. ou B., 13 (janvier-mars 1954): 1-2.
    • CMR 1: 375-77, avec la note a, ibid.: 377.
  • FR1954B Pierre Chaulieu. "Sur la dynamique du capitalisme (II)". S. ou B., 13 (janvier-mars 1954): 60-81.
  • FR1954C* Pierre Chaulieu. "Situation de l'impérialisme et perspectives du prolétariat". S. ou B., 14 (avril-juin 1954): 1-26.
    • CMR 1: 379-440.
  • FR1954D Pierre Chaulieu. "Réponse au camarade Pannekoek". S. ou B., 14 (avril-juin 1954): 44-50.
    • EMO 1: 249-59, avec les notes a et b, ibid.: 259, et Postface à la Réponse au camarade Pannekoek" (1973), ibid.: 261-77 (voir FR1974A5 ).
    • Cahiers du communisme de conseils, 8 (1971): 27-32, avec "Première lettre d'Anton Pannekoek à Pierre Chaulieu", ibid.: 23-27, et "Deuxième lettre d'Anton Pannekoek à Pierre Chaulieu", ibid.: 32-35. (Voir FR1974A5 et FR1971b .)
  • FR1954E Pierre Chaulieu. "Mendès France: velléités d'indépendance et tentative de rafistolage". S. ou B., 15-16 (octobre-décembre 1954): 1-21.
    • SF: 53-81, avec les notes 1 à 10, ibid.: 87-88 et les notes a et b.
  • FR1955A* Pierre Chaulieu. "Sur le contenu du socialisme". S. ou B., 17 (juillet-septembre 1955): 1-25.
    • "Sur le contenu du socialisme, I". CS: 67-102, avec la note a.
  • FR1955B Anon. "La réunion des lecteurs de 'Socialisme ou Barbarie'". S. ou B., 17 (juillet-septembre 1955): 78-82.
    • SF: 82-87.
  • FR1956A* Anon. "Les grèves sauvages de l'industrie automobile américaine". S. ou B., 18 (janvier-mars 1956): 49-60.
    • EMO 1: 279-303, avec les notes a et b, ibid.: 302.
  • FR1956B Anon. "Les grèves des dockers anglais". S. ou B., 18 (janvier-mars 1956): 61-74.
    • EMO 1: 305-32, avec la note a, ibid.: 331.
  • FR1956C* Pierre Chaulieu. "Les ouvriers face à la bureaucratie". S. ou B., 18 (janvier-mars 1956): 75-86.
    • EMO 1: 333-56, avec la note a, ibid.: 356.
    • Socialisme ou Barbarie. Organe de Critique et d'Orientation Révolutionnaire. Anthologie. Grèves ouvrières en France 1953-57. Mauléon: Acratie, 1985: 164-75.
  • FR1956D Pierre Chaulieu. "Les élections françaises". S. ou B., 18 (janvier-mars 1956): 100-102.
    • SF: 89-95, avec les notes a et b.
  • FR1956E* Pierre Chaulieu. "Les grèves de l'automation en Angleterre". S. ou B., 19 (juillet-septembre 1956): 101-15.
    • EMO 1: 357-82.
  • FR1956F* Pierre Chaulieu. "Khrouchtchev et la décomposition de l'idéologie bureaucratique". S. ou B., 19 (juillet-septembre 1956): 131-38.
    • SB 2: 189-209.
    • SB(n.é.): 333-42.
  • FR1956G Anon. "Un parti de vieux bureaucrates". S. ou B., 19 (juillet-septembre 1956): 140.
    • SB 2: 211-12.
    • SB(n.é.): 343.
  • FR1956H* Pierre Chaulieu. "Rideau sur la métaphysique des procès". S. ou B., 19 (juillet-septembre 1956): 153-59.
    • SB 2: 213-30, avec la note a, ibid.: 230.
    • SB(n.é.): 344-52, avec la note *, ibid.: 352.
  • FR1956I Anon. "L'insurrection hongroise: questions aux militants du P.C.F.". S. ou B., 20 (décembre 1956 - février 1957): 65-84.
    • SB 2: 231-64, avec les notes a et b, ibid.: 265.
    • SB(n.é.): 353-70, avec les notes a et b.
  • FR1956J* Pierre Chaulieu. "La révolution prolétarienne contre la bureaucratie". S. ou B., 20 (décembre 1956 - février 1957): 134-71.
    • SB 2: 267-337, avec la note a.
    • SB(n.é.): 371-406, avec la note a.
  • FR1957A Anon. "Bilan, perspectives, tâches". S. ou B., 21 (mars-mai 1957): 1-14.
    • EMO 1: 383-408, avec la note a, ibid.: 408.
  • FR1957B Pierre Chaulieu. "La voie polonaise de la bureaucratisation". S. ou B., 21 (mars-mai 1957): 59-76.