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sos america
latina

.....
"Una lezione dalla storia:
non
conosciamo i nomi di coloro che inchiodarono Gesù alla croce.
Ricordiamo a malapena i nomi di coloro che lo giudicarono falsamente e
lo condannarono ingiustamente a morte.
Il nome di Ponzio Pilato invece,
l'uomo che si lavò le mani e rifiutò d'immischiarsi,
vive nella mente di tutti.
Gli esecutori materiali della condanna furono più brutali, i giudici più
crudeli.
In Pilato ci fu soltanto tiepidezza, timorosità e
infine indifferenza.
Nonostante
ciò, è proprio il ricordo di lui che resta.
La sua codardia, la sua mancanza di impegno
personale si perpetuano nella storia.
C'è una lezione in tutto questo.
Dobbiamo condannare coloro che fanno il male,
ma ancora di più coloro che avrebbero la possibilità di impedirlo e non
fanno nulla.
Il male è colpevole, ma l'indifferenza è ancora
più colpevole.
È questo che ci dimostra Pilato
mentre continua, anche oggi, a lavarsi le mani.".....
Armando
Fuentes Aguirre, Reforma (Città del Messico).
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Parla il Nobel per la pace
Perez Esquivel
SOS DAL SUDAMERICA
La difficile transizione alla
democrazia del continente.
Fame, esclusione sociale, bambini
di strada, possesso della terra: continua l'emergenza e non si riesce ad
uscire dal sottosviluppo
«I conti col passato vanno chiusi con la
giustizia e la riconciliazione»
ROMA. «In America Latina stiamo
cercando di superare il passato per costruire il presente. Non c'è altra
strada. Soltanto dopo aver fatto i conti con ciò che siamo stati,
potremo guardare al futuro. Tutto dipenderà da noi: quello che saremo
capaci di seminare nei prossimi anni, sarà esattamente ciò che
raccoglieremo».
Sono molti anni che l'intellettuale
argentino Adolfo Perez Esquivel s'impegna nel difficile campo della
difesa dei diritti umani in Sudamerica. Un impegno tenace e quotidiano,
pagato a caro prezzo con la tortura nelle carceri argentine degli anni
Settanta e sottolineato nel 1980 dall'attribuzione del premio Nobel per
la pace. L'immagine che scatta del proprio continente è quella di un «lugar
maravilloso y al mismo tiempo afligido», un luogo bellissimo ma
sofferente:
«L'America Latina sta uscendo dall'epoca
delle dittature militari dopo aver pagato un alto costo in vite umane.
In molti Paesi sono in atto processi democratici. Ma non è solo ponendo
il voto in un'urna che possiamo dirci democratici. Democrazia significa
uguali diritti per tutti. E invece è sotto i nostri occhi la terribile
sperequazione fra la condizione di pochi privilegiati e quella, misera,
della maggior parte delle popolazioni locali».
Quali sono oggi le emergenze in Sudamerica?
«Ci sono mali che affliggono l'intero
continente: l'aumento della povertà, l'esclusione sociale, la violenza
per le strade e quella strutturale. Su tutto, incombe come una spada di
Damocle l'enorme debito estero che grava su molti Paesi. Una cosa
ingiusta e immorale, perché più paghiamo, più dobbiamo e meno ci resta.
Lo ha sottolineato più volte, dall'alto della sua autorità morale e
spirituale, anche lo stesso Giovanni Paolo II: i popoli di America
Latina, Africa e Asia hanno già pagato molte volte l'ammontare del
debito. E invece gli altissimi interessi sottraggono risorse importanti
allo sviluppo. Inoltre, c'è un'altra bomba silenziosa, che non viene
menzionata sui giornali ma fa più vittime di una guerra».
Quale?
«La fame, che sta facendo stragi in
Sudamerica. Servono nuovi concetti di sviluppo e possibilità di vita per
i contadini, da realizzare con progetti che tengano conto delle realtà
locali. Ora, ad esempio, attraverso la politica degli Stati Uniti, si
sta applicando il "Piano Colombia". Si tratta di ben 1300 milioni di
dollari, cifra alla quale ha contribuito anche l'Unione Europea. Ebbene,
io chiederei all'Ue di tirarsi indietro da questa iniziativa, che mira
soprattutto a regionalizzare il conflitto colombiano nel continente. Ma
non si può pensare che il narcotraffico e la guerriglia siano solo un
problema militare o di polizia: il problema della droga dev'essere
controllato nei Paesi dov'è il mercato, con interventi ad hoc e
un'educazione e un'informazione adeguata e non solo confinandolo laddove
oggi avvengono gli scontri e la guerriglia. In Colombia in questo
momento ci sono quasi un milione di profughi interni. Una tragedia
spaventosa, che ci riempie di angoscia e preoccupazione».
C'è qualcosa che i Paesi più sviluppati possono
fare per fermare tutto questo?
«Sembra incredibile, ma in un mondo che
si fa sempre più ricco e tecnologico, vanno aumentando poveri ed
esclusi. Anni fa, con don Helder Camara andammo nel Nord Est del Brasile
per sostenere la causa di alcune popolazioni locali che una
multinazionale voleva privare del diritto alla terra. Quando fummo in
tribunale, gli indios issarono un cartello con una grande scritta,
perché il giudice potesse vederla da lontano. Diceva: chi ha comprato la
Terra a Dio? Il Signore ha dato la terra a tutti e non a un piccolo
settore della popolazione mondiale. Lo sfruttamento delle risorse deve
essere fatto con intelligenza e rispetto: gli indios prima di seminare
chiedono permesso alla Terra, le rendono onore perché sanno che, se
utilizzata con raziocinio, essa darà loro aiuto e nutrimento. L'appello
del Vaticano sulla necessità di rispettare la terra e di distribuirne
meglio le risorse andrebbe ripetuto nel nostro continente ogni santo
giorno, perché possa diventare pratica quotidiana dell'operato di chi ha
in mano le leve del potere e la gestione degli sterminati latifondi».
Già, il potere. Molti Paesi
latinoamericani stanno attraversando una fase di delicata transizione:
dalle oligarchie militari del passato a regimi più liberali, ma a volte
simili a "democrazie sotto tutela".
«Credo che sia un
momento difficile, di transizione appunto. Soprattutto perché ci sono
problemi non risolti: basta vedere ciò che accade in Cile con Pinochet,
la situazione del Perù, la violenza in Colombia. Credo che, per avviarci
pienamente sulla via della democrazia, dobbiamo chiudere i conti col
passato. Questo può avvenire solo facendo giustizia. Non basta dire:
"Bisogna dimenticare il passato". I popoli che dimenticano, commettono
di nuovo gli stessi errori. Come cristiani, siamo chiamati a ricomporre
il corpo sociale e le relazioni personali attraverso la riconciliazione,
il perdono. Ebbene, io posso perdonare coloro che mi hanno torturato, ma
non posso dimenticare. Chi ha sbagliato deve riconoscere la propria
colpa e a questo deve seguire la riparazione del danno. Solo allora,
arriveranno il perdono e la riconciliazione».
Una riconciliazione che potrebbe aprire la strada
alla rinascita del continente?
«Ci sono molti segni di speranza. Sono come fiumi
sotterranei, che all'improvviso potrebbero salire in superficie e
cambiare la storia. Il movimento dei "Sem terra" brasiliani, ad esempio,
o gli altri movimenti indigeni. O ancora le organizzazioni per i diritti
umani e quelle per i diritti delle donne, molto importanti laddove la
donna ha sempre avuto una presenza attiva nella vita sociale, culturale
e politica. Ecco, in questa epoca di globalizzazione che a volte
annichilisce le realtà locali, dobbiamo recuperare l'identità di essere
popolo, ritrovare una spiritualità e un senso di vita comune. Paolo VI
ci chiamava il "continente della speranza". Aveva ragione e continua ad
averla ancora oggi, perché l'America Latina continua ad essere el
continente de la esperanza».
Vincenzo R. Spagnolo
da
http://www.parrocchie.it/castenaso/sosudamerica.htm
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Escucha mis palabras oh Señor. Oye
mis gemidos.
Escucha mi protesta.
Porque no eres tú un Dios amigo de los dictadores
Ni partidario de su
política
Ni te influencia la
propaganda
Ni estás en sociedad
con el gangster.
No existe sinceridad
en sus discursos
Ni en sus
declaraciones de guerra.
Hablan de paz en sus
discursos
mientras aumentan su
producción de guerra
Hablan de paz en las
Conferencias de Paz
Y en secreto se
preparan para la guerra. Sus
radios mentirosos rugen toda la noche.
Sus escritorios
están llenos de panes criminales y
expedientes siniestros.
Pero tú me salvarás
de sus planes.
Hablan con la boca
de las ametralladoras.
Sus lenguas
relucientes son las bayonetas ...
Castígalos oh
Dios malogra su
política
Confunde sus memorandum impide
sus programas.
A la hora de la
Sirena de Alarma
tú estarás conmigo
tú serás mi refugio
el día de la Bomba.
Al que no cree en la
mentira de sus anuncios comerciales
ni en sus campañas
publicitarias ni en sus campañas politicas tú
lo bendices.
Lo rodeas con
tu amor como con
tanques blindados.
Salmo 5
por
Ernesto Cardenal
______________________________
Cuando
la palabra es
semilla
Es soplo de Absoluto
Celebración de alas
Germen de luz. Arte
¿Qué siembra hacemos
en el corazón del hombre?
cristina castello
Quando la
parola è seme
E' respiro
di Assoluto
Grande Festa
di ali
Getto di
luce. Arte
Cosa instilliamo mai
nel
cuore dell'uomo?
_______________________________
Stralci da
http://web.tiscali.it/amicuba_2/nuestra.htm
Costarica
Cortei di protesta contro l'Organizzazione degli Stati Americani
giugno 2001 - Centinaia di dirigenti sindacali e studenti universitari
hanno manifestato contro l'Organizzazione degli Stati Americani (OEA) a
San José di Costarica nello stesso giorno in cui i delegati di 34 Paesi
del continente si apprestavano a dare avvio ai lavori della 31°
Assemblea Generale.
Al grido di "Fuori la OEA", i manifestanti si sono radunati vicino al
Teatro Nacional, nel centro di San José, dove i Ministri degli Esteri e
i delegati stavano arrivando per partecipare alla cerimonia di apertura
dell'incontro.
L'obiettivo della protesta - secondo quanto reso noto dal Comitato
Civile di Lotta contro la OEA, che ne è stato promotore - è quello di
denunciare la natura inumana e lesiva dei diritti fondamentali
dell'individuo propria delle politiche neoliberiste attuate dai governi
dell'America Latina.
In una lettera indirizzata al Segretario Generale dell'OEA, César
Gaviria, il Comitato ha ribadito che l'Organizzazione non possiede
alcuna autorità morale per poter discutere di diritti umani - uno dei
temi più importanti in agenda - "quando le politiche neoliberiste
imposte dai governi che ne fanno parte rappresentano la loro più grande
violazione".
"Referendum per il Trattato di Libero Commercio" - si legge in uno dei
volantini diffusi durante la manifestazione. (AFP)
Le famiglie costaricane colpite dalla crisi economica
Torna a inizio pagina
gennaio 2002 - Da un 2.88 % nell'anno 2000 a uno 0.4 % nell'anno 2001 si
è ridotto drasticamente il consumo di beni e di servizi per le famiglie
del Costarica. I centroamericani attribuiscono questa situazione alla
diminuzione delle entrate personali, alla sempre più minore esportazione
nazionale, come pure a un crescente deterioramento dell'economia locale.
Secondo la Banca Centrale di questo paese, la gran parte dei risparmi
privati sono calati per la caduta dei mezzi disponibili per acquistare
alimenti, vestiti, scarpe e attività turistiche.
El
Salvador
I salvadoregni criticano il loro Presidente per aver allargato le brecce
sociali
giugno 2002 - Un recente studio sociologico dell'Università
Centroamericana di El Salvador ha comprovato che l'81.6 % degli abitanti
della capitale hanno messo sotto accusa il loro Presidente, Francisco
Flores, per l'acutizzazione delle differenze sociali e per il processo
di dollarizzazione portato avanti nel paese. Secondo le opinioni
raccolte in un campione eterogeneo di 1.223 salvadoregni, la povertà e
la disoccupazione sono conseguenza diretta della prevalenza del dollaro
nell'economia locale. Gli intervistati hanno sostenuto che gli indici di
miseria e la mancanza di impiego sono aumentati negli ultimi tempi. Un
62.2 % delle risposte si riferiscono a timori per le finanze statali,
perché capiscono che la dollarizzazione è stata dannosa, mentre un 28.6
% la definisce mediamente positiva. Gli intervistati, per il 64 % hanno
denunciato la mancanza di attenzione da parte del Governo riguardo alle
richieste dei cittadini e per un 69 % hanno segnalato che il Governo e
Flores appoggiano le misure neoliberiste che, dicono, beneficiano solo i
ricchi.
Honduras
Maduro affronta un alto indice di disoccupazione, corruzione e
delinquenza
dicembre 2001 - Con un astensionismo del 33 % e un 58 % di voti a
favore, il conservatore Ricardo Maduro ha ottenuto la presidenza
dell'Honduras, la seconda nazione più povera del Centroamerica, con un
alto indice di disoccupazione, corruzione e vandalismo.
La situazione attuale dell'Honduras è contrassegnato da un tasso di
povertà dell'80 %, acuitosi ulteriormente dopo il passaggio del
travolgente ciclone Mitch che nel 1998 distrusse quasi tutte le
coltivazioni della nazione lasciando il paese, prevalentemente agricolo,
in uno stato di reale calamità.
L'Honduras è stato bersaglio anche quest'anno di un altro forte fenomeno
climatico portato dall'uragano Michelle che, nonostante sia stato
inferiore per intensità a Mitch, ha lasciato 8.000 morti e dispersi, ha
distrutto quasi tutta l'infrastruttura nazionale, con perdite superiori
a 6.000 milioni di dollari.
La metà dei sei milioni di abitanti è in età lavorativa, tuttavia le
cifre ufficiali rilevano il 64 % di disoccupazione del lavoro in
campagna e il 58 % nelle città.
A ciò si deve sommare che, nonostante l'aiuto delle organizzazioni
internazionali, l'Honduras non è riuscito a risolvere questioni
nevralgiche quali l'elevato numero di analfabeti, un chiaro tentativo
contro la creazione di una sostanziale qualificazione delle forze
produttive.
Questo è il panorama legato al virtuale presidente honduregno del
Partito Nazionale, il quale è riuscito a sconfiggere, lo scorso 25
novembre, il suo storico oppositore, il Partito Liberale, dominatore per
tre mandati consecutivi.
Dopo un lungo periodo di dittature, questa piccola nazione dell'istmo,
ha respirato un'aria democratica nel 1980 quando è stato instaurato
l'ordine costituzionale, fermando la repressione e il regime militare.
Maduro, impresario di 55 anni, al momento della vittoria ha dichiarato
che avrebbe continuato il lavoro di democratizzazione dei suoi
predecessori, con un'enfasi nel porre termine alla delinquenza, uno dei
peggiori mali a cui è quotidianamente sottoposto ogni honduregno,
indipendentemente dalla sua condizione sociale.
Secondo il rappresentante del Partito Nazionale, il suo mandato sarà
focalizzato nel dare sicurezza ai cittadini, per ottenere la quale è
stata decisa l'applicazione della formula "tolleranza zero di fronte al
delitto", che prevede una particolare selezione delle forze dell'ordine,
oltre all'incremento degli effettivi di polizia. Sarà quindi necessario,
per questa iniziativa, il rapporto di 1 ogni 300 abitanti, e non di 1
ogni 1000, com'è attualmente.
Organizzazioni non governative honduregne a difesa dei diritti civili
hanno indicato la marginalità e l'abbandono quotidiano come terreno
fertile per la nascita di bande di strada, che raccolgono circa 34.000
giovani, i quali non hanno altra alternativa che delinquere per
sostenere le loro famiglie.
Nicaragua
Saccheggio e paralisi che colpiscono duramente
ottobre 2002 - Circa l'80 % della popolazione nicaraguense vive male e
una persona su tre patisce la fame in conseguenza di una paralisi di
fondo che secondo l'opinione dell'ex-presidente della Banca Centrale del
Nicaragua, Francisco Lainez, è una congiuntura più che mai favorevole
agli organismi finanziari internazionali, come l'FMI e la BM.
Il dirigente, in attività tra gli anni '60 e '70 del secolo scorso, dà
la sua versione sulla causa del profitto che va nelle tasche delle
istituzioni oligarchiche e che porta a una produttività praticamente
nulla del Nicaragua, oltretutto aumentando l'indebitamento e una
maggiore applicazione di misure neoliberiste.
Le difficoltà iniziano con un debito dello Stato di 10.235 milioni di
dollari, come ha reso noto alcuni giorni fa la Banca Centrale.
Nell'immediato pare che non esista una soluzione, in quanto finora
l'attuale Presidente, Enrique Bolaños non ha trovato un rimedio per fare
invertire la galoppante tendenza di impegni di pagamento.
Tuttavia, il Presidente centroamericano si è mostrato attivo nel pagare
i debiti al settore privato, fatto criticato dagli esperti in materia
economica, in quanto segnalano un'insufficiente liquidità delle riserve
statali.
Una variante del pagamento sarebbe quella di prosciugare le riserve o di
aumentare le tasse nazionali, entrambe soluzioni catastrofiche per le
loro future conseguenze, con colpi bassi per i settori più poveri.
Lainez ha denunciato la privatizzazione dei servizi pubblici come una
delle tante richieste dal FMI e dalla Banca Mondiale nella loro guerra
di rapina per spartirsi i beni latinoamericani.
Il 'Nuevo Diario', un importante quotidiano nicaraguense, sostiene
inoltre che il paese ha il bisogno di mettersi definitivamente in
marcia, ma si è chiesto come ottenere ciò se la maggior parte dei
settori di punta continuano a essere in crisi.
Come esempio di questo deterioramento, oltre 120.000 allevatori e oltre
60.000 lavoratori del caffè si trovano esposti alla caduta dei prezzi e
alla mercé di un inesistente sostegno statale.
L'abbandono delle zone rurali, e in particolar modo le aree del caffè,
per la mancanza di occupazione, hanno provocato una situazione di fame
di grandi proporzioni in tutto il territorio nazionale, con la morte di
21 persone, tra queste 11 bambini.
Una relazione della rappresentanza dell'Organizzazione delle Nazioni
Unite per l'Alimentazione (FAO) a Managua, ha constatato che un milione
e mezzo di cittadini nicaraguensi si alimentano al di sotto degli indici
di salute stabiliti internazionalmente, per cui il rischio di contrarre
malattie virali aumenta. E in questo modo si stabilisce una rete
interminabile di problemi sociali.
I deputati del Fronte Sandinista hanno avvisato, tuttavia, che l'essenza
della disuguaglianza si trova nello stesso modello sociale, come è
accaduto nel recente passato, strettamente vincolata al dirottamento di
risorse perpetrato dall'ex-Presidente Arnoldo Alemán e da molti dei suoi
seguaci.
Riportato dai giornali di tutto il mondo, il furto più grande ha fatto
traballare i pilastri della società, colpendola nei suoi precetti morali
e democratici. Per lasciare un chiaro avviso di una costante vigilanza
di fronte alla corruzione e agli sporchi traffici.
Adesso c'è bisogno che questi fatti non si ripetano, poiché per "avere
aperto troppo la mano", il Nicaragua è stato saccheggiato e paralizzato
da una frode di 1.3 milioni di dollari nella televisione statale, da un
ammanco di 100 milioni di dollari nel pubblico erario, e da altri 10
milioni di dollari a causa di un riciclaggio di denaro.
Portorico
Circa metà della popolazione di Portorico vive nella povertà
giugno 2002 - A Portorico una persona su due è povera, secondo il
profilo dei dati economici nel 2000 della nazione, elaborati dall'ente
Negociado del Censo. La demografa Judith Rodríguez ha affermato che
1.818.687 dei 3.8 milioni di abitanti di Portorico vivono nella povertà.
Una famiglia di quattro persone è povera se le sue entrate medie annuali
sono uguali o inferiori a 17.874 dollari, 1.500 dollari al mese.
Da Porto Rico gli Stati Uniti spiano l'America Latina
Marzo 2000 - Un gruppo di deputati argentini ha richiesto al Governo
degli Stati Uniti maggiori informazioni a proposito della loro base
navale di Sabana Seca, in territorio portoricano, oltre alla possibilità
di avervi accesso. All'interno della base, che si trova alla periferia
della capitale San Juan, si svolgono attività di spionaggio con
l'obiettivo di raccogliere informazioni confidenziali provenienti
dall'area latinoamericana.
Come è stato dimostrato recentemente, tali dati vengono poi messi a
disposizione di altre potenze, come per esempio la Gran Bretagna.
La deputata Marcela Bordenave, membro della delegazione composta da
cinque parlamentari argentini in visita all'isola-municipio di Vieques,
ha reso noto che, nel periodo della guerra delle Malvine, comunicazioni
del Governo argentino sono state intercettate dalla base di Sabana Seca
e successivamente fornite al Regno Unito (entrambi i Paesi si contendono
tuttora la sovranità sulle isole).
Bordenave ha spiegato che il suo gruppo ha già presentato due progetti
di legge al Congresso Nazionale, in cui si richiede al presidente
argentino Fernando de la Rúa di sollecitare spiegazioni da parte dei
suoi colleghi statunitensi "riguardo a ciò che viene intercettato" dalla
loro base navale.
La settimana scorsa, in un articolo pubblicato sul quotidiano
portoricano 'Primera Hora', la marina militare statunitense ha
confermato che la base fa parte di una rete mondiale di controllo delle
comunicazioni sfruttata da agenzie governative di più Paesi,
rifiutandosi però di specificare se Sabana Seca è compresa nel sistema
internazionale di spionaggio Echelon, utilizzato da cinque nazioni per
intercettare e filtrare comunicazioni telefoniche, fax e posta
elettronica.
L'esistenza di questa rete satellitare internazionale, che ha il compito
di spiare governi e aziende private e persino personalità come il Papa
Giovanni Paolo II, è stata denunciata da membri del Parlamento Europeo
lo scorso febbraio.
Bordenave, deputata del FREPASO (Fronte del Paese Solidale), ha
ricordato come in gennaio un ingegnere argentino avesse scoperto che ben
21 linee telefoniche del Ministero dell'Economia del suo Paese "erano
tenute sotto controllo dall'esterno via satellite, con la stessa tecnica
utilizzata da Echelon". "Sono state intercettate sia le comunicazioni
via computer sia quelle telefoniche, provenienti non solo dagli uffici
del Ministro degli Interni, ma anche da quelli del Ministro
dell'Economia" - ha sottolineato la deputata.
Bordenave ha precisato inoltre che il Governo argentino ha avuto prova
che tale attività di intercettazione ha permesso il passaggio di
informazioni al Governo britannico durante la guerra delle Malvine,
riguardo ai movimenti di armamenti e alla localizzazione delle truppe
argentine.
La marina statunitense, da parte sua, si è limitata ad affermare che
l'attività della base esclude qualsiasi intento spionistico nei
confronti di Portorico. Tale precisazione si comprende meglio se si
considera che in passato si hanno già avuto prove dell'ingerenza degli
Stati Uniti negli affari interni portoricani, per esempio attraverso
operazioni condotte dalla FBI ai danni di militanti indipendentisti,
osteggiati persino sul posto di lavoro, al punto da essere licenziati.
Secondo Jorge Rodríguez Beruff, docente universitario ed esperto di
questioni militari, a Portorico sono sottoposte a controllo sia le
comunicazioni interne, sia quelle internazionali. "Ciò significa che
vengono intercettate tutte le chiamate che passano per il Paese", ha
commentato Beruff.
La settimana scorsa il tenente Jeff Gordon, portavoce dell'ammiraglio
Kevin Green e dei vertici della marina militare statunitense, ha
rilasciato una dichiarazione al quotidiano 'Primera Hora', nella quale
afferma che la base di Sabana Seca ha una funzione di "appoggio per le
comunicazioni di utenti nazionali e dell'equipaggio, oltre che di
localizzazione della traiettoria di missili da recuperare".
In realtà, secondo quanto ha affermato lo scozzese Duncan Campbell,
consulente al Parlamento Europeo, l'informazione "filtrata" dalla base
Echelon di Sabana Seca viene trasmessa ad agenzie di spionaggio di
diversi Paesi, compresa la CIA.
Eduardo Villanueva, presidente del Collegio degli Avvocati portoricano,
ha prospettato il rischio che, nell'eventualità di un conflitto, questa
isola dei Caraibi di 3.900.000 abitanti si trasformi in un "obiettivo
militare", a causa della presenza sul suo territorio della base di
spionaggio.
Villanueva ha inoltre precisato che tali attività di spionaggio
costituiscono una violazione del diritto alla privacy garantito dalla
Costituzione del Libero Stato Associato di Portorico. Lo sfruttamento
della postazione sull'isola per svolgere attività spionistica ai danni
di altri Stati sovrani "costituisce un attentato contro la sicurezza
nazionale di Portorico, contro la salute e il diritto alla vita, che è
il più importante diritto umano".
Prese di posizione come questa sono in sintonia con le istanze portate
avanti da un vasto movimento nazionale contrario alla presenza della
marina militare statunitense sull'isola-municipio di Vieques, dove, da
60 anni a questa parte, hanno avuto luogo manovre militari cui hanno
partecipato anche flotte della NATO e dell'Atlantico Sud. Dall'inizio
del movimento, quasi un anno fa, questa è la prima volta che viene
riconosciuto pubblicamente l'alto grado di militarizzazione mantenuta
dagli Stati Uniti in Portorico.
Diversi mesi fa il Pentagono ha ammesso che, durante la Guerra Fredda,
materiali da impiegare nella costruzione di armi nucleari erano stati
dislocati nel Paese, senza che le autorità portoricane ne fossero a
conoscenza. Sempre secondo fonti del Pentagono, in quello stesso
periodo, quando scoppiò la Crisi di Ottobre del 1962, furono collocate
bombe navali di profondità nella base di Guantánamo, a Cuba.
R Domanicana
La Repubblica Dominicana è
il luogo nei Caraibi che attrae più investimenti stranieri
luglio 2002 - La Repubblica Dominicana, secondo la Commissione Economica
per l'America Latina e i Caraibi (CEPAL), è diventata nel 2001 una delle
economie meglio piazzate nell'attrarre investimenti esteri, con 1.198
milioni di dollari, il 32.4 % in più in relazione al 2000. In tutta la
regione nel 2001 si è avuto un investimento estero di 4.008 milioni di
dollari, con una tendenza in calo. La Dominicania si situa al primo
posto nell'America Centrale e nei Caraibi e al settimo considerando
tutta l'America Latina. Tra le aziende che attraggono più risorse
troviamo quelle di telecomunicazioni, elettricità, zone franche e
turismo.
Guatemala
Raccomandate forti pene in Guatemala per la prostituzione infantile
giugno 2002 - Di fronte all'allarmante crescita dello sfruttamento
sessuale di bambini, bambine e adolescenti, l'ente guatemalteco
umanitario Casa Alianza ha raccomandato al sistema giuridico di prendere
misure per fare retrocedere tale fenomeno. Secondo una ricerca di questa
organizzazione, l'indice di bambini coinvolti nella pornografia e nella
prostituzione aumenta ogni giorno. I più colpiti sono quelli che vivono
nelle strade, dato che sono quelli che corrono i maggiori rischi di
essere aggrediti sessualmente o di prostituzione. Lo studio identifica
in imprenditori, uomini di affari, burocrati, agenti, proprietari di
alberghi, bari e gente dei postriboli, i principali sfruttatori, che
formano reti criminali nazionali e internazionali e che hanno fatto di
questo un affare. Per tutto questo, Casa Alianza raccomanda la creazione
di una Procura Speciale nel Ministero Pubblico, rivolta esclusivamente a
combattere e a perseguire penalmente lo sfruttamento sessuale
In pericolo potenziale di morte circa seimila bambini guatemaltechi
marzo 2002 - Una relazione del Programma Mondiale degli Alimenti (PMA)
ha indicato che in Guatemala circa seimila bambini sono in pericolo di
vita per il loro avanzato stato di denutrizione cronica. Aggiunge,
inoltre, che altri 60.000 patiscono di malnutrizione.
Le comunità rurali di questa nazione centroamericana si vedono
perseguitate nell'80 % dalla denutrizione che si è aggravata per i
lunghi periodi di siccità.
Il PMA ha richiesto alla comunità internazionale aiuti umanitari e in
particolar modo l'invio di cereali, latte e grano.
Il Presidente del Guatemala ricevuto dal Papa
dicembre 2002 - Il Papa Giovanni Paolo II, a metà di novembre, ha
ricevuto in udienza il Presidente del Guatemala, Alfonso Portillo, che
lo ha ringraziato per il recente viaggio nel suo paese e per la
canonizzazione del religioso di origine spagnola Pedro de Betancour,
primo santo guatemalteco. Il Papa da parte sua ha benedetto i
guatemaltechi e ha ricordato la sua terza permanenza in questa nazione.
Questa visita è stata realizzata nel segno di quella che realizzerà a
Roma agli organismi delle Nazioni Unite FAO e FIDA (Fondo Internazionale
di Sviluppo Agricolo).
Messico
1800 messicani uccisi dalla politica migratoria degli Stati Uniti
ottobre 2001 - A sette anni dall'introduzione dell'Operativo di
Sorveglianza alla frontiera degli Stati Uniti, il Messico riporta un
bilancio di 1800 morti come conseguenza dell'inasprimento e
dell'ostilità della politica dell'immigrazione degli Stati Uniti.
Messo in discussione e rifiutato dalle Organizzazioni Non Governative,
il meccanismo di vigilanza è stato creato nel 1994 e dotato di potenti
sistemi tecnologici per individuare e arrestare le persone che cercavano
di dirigersi senza documenti verso gli Stati Uniti.
Per Roberto Martínez, direttore del Comitato dei Servizi degli Amici
Americani in California, "il Guardian ha provocato una vera tragedia
umana, il cui bilancio recente è il comunicato di 325 messicani periti
nell'anno in corso.
A sua volta, la direttrice della Fondazione di Assistenza Rurale Legale
della California, Claudia Smith, ha manifestato la sua opposizione alle
misure di Washington, le quali - ha detto - hanno reso impossibile il
passaggio da zone urbane e hanno incrementato il flusso migratorio verso
i monti.
Secondo la Smith, ci sono ancora centinaia di cadaveri da scoprire nelle
alture e nel deserto, dove la temperatura raggiunge i 50 °C in estate.
Autorità nordamericane hanno riconosciuto che nei luoghi indicati dalla
responsabile del gruppo difensore degli emigranti, possono esserci
vittime non identificate ogni volta che gli agenti della Pattuglia di
Frontiera hanno localizzato resti umani in zone distanti dalle strade.
A giudizio di Martínez e della Smith, "la politica restrittiva degli
Stati Uniti e le imposizioni di ostacoli hanno complicato il sistema di
traffico e obbligato ad abbandonare la pratica di attraversare a nuoto
il Río Bravo o di attraversare la frontiera in luoghi poco sorvegliati"
A seguito delle severe misure, i messicani illegali hanno cominciato a
utilizzare vie più pericolose, soprattutto attraverso il deserto, dove i
pericoli, in particolare, sembrano dovuti alle alte temperature, alla
mancanza di acqua e alla non conoscenza dei tracciati che li porta a
perdersi in zone aride.
Come conseguenza dell'esodo verso gli Stati Uniti, il Messico perde
annualmente circa 300.000 persone. Secondo i dati divulgati qui,
soltanto nell'anno 2000 nella zona limitrofa sono periti circa 500
messicani.
I denuncianti accusano gli Stati Uniti di mettere deliberatamente gli
emigranti in pericolo mortale.
Secondo l'opinione della Smith, "non si tratta del fatto se esista il
diritto di controllare la frontiera, si tratta del fatto che Washington
ha abusato di questo diritto, ricorrendo a una strategia che massimizza
il rischio di morte e produce centinaia di perdite all'anno".
Il tema dell'immigrazione fa parte di periodiche trattative tra le
autorità degli Stati Uniti e del Messico, però finora non c'è nessun
accordo concreto che metta fine alla situazione degli emigranti
dall'altro lato e ordini in maniera legale le uscite verso gli Stati
Uniti.
Occorrono azioni urgenti per recuperare il ritardo scolastico degli
indios
novembre 2002 - Oltre 60.000 bambini e bambine indigene che vivono in
comunità isolate, ogni settimana devono camminare per diverse ore per
potere arrivare a un albergo-scuola e altrettante per far ritorno a casa
al fine di completare gli studi scolastici. Lì trascorrono cinque
giorni, ma in strutture diroccate e insalubri, come è riconosciuto dallo
stesso Governo.
Gli alberghi-scuola sono una buona opzione per ricevere un'educazione
bilingue e di relativa qualità, ma la maggior parte di questi centri
richiedono molte riparazioni e riforme, ha dichiarato all'agenzia IPS
Xóchil Gálvez, capo dell'Ufficio della Presidenza per lo Sviluppo dei
Popoli Indigeni.
In Messico esistono 1.079 alberghi-scuola amministrati dallo Stato, nei
quali i bambini indios possono frequentare l'educazione elementare.
Altri si recano in scuole vicine alle loro abitazioni, ma come tutti i
nativi le possibilità che hanno di studiare sono limitate.
Dati ufficiali indicano che il 75 % di circa 10 milioni di indigeni che
vivono in Messico non ha portato a termine l'insegnamento elementare, il
doppio della media generale del paese, e che il 44.7 % della popolazione
nativa è analfabeta, percentuale quattro volte superiore alla media
nazionale.
Le statistiche segnalano anche che il 25 % degli alunni del quarto grado
del paese leggono e scrivono in maniera soddisfacente, ma nelle zone
indigene questa percentuale è appena l'8.
I dati che parlano della povertà dei nativi messicani sono molti. In
nessun settore riescono a essere migliori rispetto alla media nazionale.
Per esempio, le cifre ufficiali segnalano che la mortalità infantile tra
gli eredi delle grandi culture che si sono sviluppate in America prima
dell'arrivo degli europei è di 48.3 per ogni mille nati vivi, a fronte
di 28.2 per mille della media nazionale.
L'attuale esecutivo messicano afferma la propria volontà per togliere i
popoli nativi dalle loro situazioni critiche, però occorre pazienza,
dato che il ritardo è profondo e molteplice. Attualmente, le autorità
hanno destinato per quest'anno 48 milioni di dollari per migliorare gli
alberghi-scuola. Il problema è che la riparazione completa di questi
centri richiede oltre 270 milioni di dollari.
Panama
Verrà valutata a Panama la situazione di indigenza
giugno 2002 - La critica situazione della provincia occidentale
panamense di Chiriquí sarà tema di discussione di una commissione
parlamentare che intende determinare in questo luogo l'indice di
povertà. La principale fonte di impiego in questa regione è la
produzione di banane e finora esistono 800 disoccupati come conseguenza
della perdita di mercato del frutto in Europa. Tuttavia, l'inadeguata
politica governativa è vista dagli esperti come la vera causa di questa
situazione. Esteban Morales, direttore nazionale della Salute, ha reso
noto che a Panama 37 persone su 100 vivono nella povertà, in particolare
quelle delle zone rurali.
Aumenta la delinquenza giovanile a Panama
maggio 2002 - A Panama, 43 gruppi criminali sono formati da giovani, ha
affermato la polizia locale, che nelle ultime settimane ha realizzato
una serie di operazioni contro alcune delle organizzazioni che hanno
realizzato particolari crimini e assalti. Allo stesso modo, il Ministero
della Gioventù, della Donna, dell'infanzia e della Famiglia ha mostrato
preoccupazione per l'incremento dei giovani senza lavoro e con precarie
condizioni di vita che in ultima analisi rende possibile la
proliferazione di comportamenti violenti. Le bande giovanili prendono
nomi dai telefilm comici della televisione come "Chukys", "Pitufos" e
"Loco Adams".
Uruguay
Intellettuali del mondo chiedono di riaprire il caso dei desaparecidos
dicembre 2002 - Oltre ottomila artisti e intellettuali, tra questi
diversi Premi Nobel, hanno chiesto al Presidente uruguayano Jorge Batlle,
di agire per arrivare a sapere dove si trovino i resti della nuora del
poeta argentino Juan Gelman, scomparsa nel 1976 in Uruguay al tempo
della dittatura militare. La lettera aperta, che porta tra le altre la
firma dei Premi Nobel della Pace, Rigoberta Menchú e Adolfo Pérez
Esquivel, e dei Premi Nobel della Letteratura, Irme Kertesz, Gabriel
García Márquez, Günter Grass, Wole Soyinka, José Saramago, Derek Walcott
e Dario Fo, è stata pubblicata dal quotidiano 'La República' di
Montevideo. Sottoscritta da persone di 112 nazioni, la lettera si
inquadra in una campagna internazionale di sostegno agli sforzi del
poeta argentino, che vive in Messico, per indagare sulla sparizione di
sua nuora María Claudia García Iruretagoyena.
Difficile oscurare il sole con un dito
novembre 2002 - Che le cose vadano malissimo è una percezione
generalizzata nella psicologia uruguayana e non perché si ostinino su
questo aspetto, è la realtà che lo impone. Tuttavia, e nonostante i
risultati ufficiali dell'Istituto Nazionale di Statistica (INE)
sull'aumento della disoccupazione, il Ministro di Economia e Finanza,
Alejandro Atchugarry, ha osato affermare che il paese è messo male, ma
molto meno di quanto previsto.
Questo eufemismo sembra condiviso anche dalla filosofia del Presidente
dell'Uruguay, Jorge Batlle, che in una conferenza stampa all'inizio di
novembre, convocata parallelamente alla dissoluzione di un Governo di
coalizione di centro-destra con il Partito Nazionale, o Blanco, ha detto
di avere fiducia nell'affrontare le sfide future.
Però qualcosa sta accadendo alla radice del sistema poiché cinque
ministri dell'attuale gabinetto hanno deciso di abbandonare l'uomo del
Partito Colorado (PC) sul quale avevano puntato nella loro campagna
elettorale e dopo, nel marzo del 2000, hanno deciso di far parte della
sua squadra.
Il Partito Nazionale qualifica Batlle di incompetenza, fatto di fronte
al quale il Presidente si difende proponendo una nuovo cambiamento di
direzione con la fusione di alcuni ministeri, come quello di Industria,
Energia e Miniere con quello del Turismo, e quello di Educazione e
Cultura con quello di Sport e Gioventù, per portare da tredici a undici
le segreterie di Stato.
Pertanto, il PC ha bisogno dei "bianchi" per approvare le leggi e senza
dovere coinvolgere la forza di sinistra Frente Amplio, di grande
influenza sui banchi, in quanto conta sul 40 % di rappresentanti
parlamentari. Questo fatto obbligherà, presto o tardi, "l'ottimista"
Presidente uruguayano a riconoscere ragioni ai suoi oppositori
tradizionali, anche se non di classe.
Nessuno con un minimo di capacità intellettuale può dubitare del pantano
politico ed economico in cui si trova l'Uruguay. Senza fare riferimenti,
tuttavia, alla crisi morale nazionale, per il fatto che sono pendenti
molti macigni riguardo alle sparizioni ai tempi della dittatura
militare.
Nonostante questo, l'impossibilità di nascondere il sole con un dito, la
cupola di Montevideo continua a scherzare con la nazione.
L'INE ha reso noto lo scorso 5 novembre che il tasso di disoccupazione
in Uruguay è arrivato al record storico del 19 % nel trimestre
luglio-agosto-settembre, contro il 17.2 % del periodo precedente, fatto
che significa che di una popolazione generale di 3.3 milioni e di una
economicamente attiva di 1.231.000, sono senza lavoro circa 233.500
persone.
Allo stesso modo, un dispaccio cablografico dell'agenzia AFP ha
informato che la Banca Centrale ha dovuto intervenire sul mercato dei
cambi comprando 3.250 milioni di dollari per contenere la discesa del
dollaro, mentre il peso uruguayano si è svalutato del 46.43 % lo scorso
4 novembre.
Intanto il debito estero è cresciuto fino a giugno, l'ultimo dato, del
111 %.
E sul piano sociale, la Centrale Unica dei Lavoratori realizza costanti
appelli di scioperi parziali come protesta contro la politica imperante.
Lavoro, salario, abitazione, salute, educazione, pagamento del debito
estero ed emergenza alimentare, costituiscono non solo un sogno per i
cittadini, bensì un'esigenza politica.
L'Assemblea Intersindacale dei Lavoratori-Convenzione Nazionale dei
Lavoratori (PIT-CNT) raggruppa sotto la consegna: Per la riattivazione
economica, perché un altro Uruguay non solo è possibile e necessario, ma
è un fatto urgente.
Juan Castillo, leader del PIT-CNT, ha argomentato all'agenzia EFE che le
convocazioni per gli scioperi raccolgono lo "spirito di protesta della
maggior parte degli uruguayani".
Sembra che prossimamente, Batlle e i suoi seguaci dovranno aprire il
palmo della mano per ripararsi dalla protesta popolare. Il Sole delle
difficoltà incalza gli uruguayani e questi non vogliono più scottarsi
con raggi di incertezza e povertà.
Argentina
Due giovani morti per aver chiesto lavoro e cibo
luglio 2002 - Lo scorso 26 giugno sono morti, a causa della repressione
poliziesca, Darío Santillán, di 21 anni, e Maximiliano Kosteki, di 25,
mentre partecipavano a una affollata manifestazione a Buenos Aires, per
chiedere lavoro e cibo.
La protesta era stata convocata da varie organizzazioni di disoccupati,
conosciuti come "piqueteros", e il loro obiettivo era quello di sbarrare
le principali vie di accesso alla capitale argentina.
Gli incidenti più gravi hanno avuto luogo al ponte Pueyrredón, che
unisce Buenos Aires con il settore Avellaneda, a est della città. Lì un
gruppo di disoccupati si è scontrato con la polizia con pietre e
bastoni.
Dopo settimane, il panorama nazionale continua a essere caldo, in quanto
oltre 3.000 persone si sono riunite in Plaza de Mayo, di fronte al
Palazzo Presidenziale della capitale argentina, per chiedere cambiamenti
al modello economico, aumenti salariali e cibo.
"Mafiosi" è stato uno degli epiteti usato da uno degli oratori contro i
tecnici del FMI, in visita al paese per valutare la possibilità di
negoziare un pacchetto di aiuti di diversi milioni.
Un altro degli spunti polemici ruota attorno all'annuncio delle prossime
elezioni anticipate da parte di Duhalde per marzo 2003, alle quali,
incredibilmente, ha intenzione di candidarsi Carlos Ménem.
L'oppositore Mario Capello, dell'Unione Civica Radicale, ha espresso il
suo disappunto per quanto segnalato che "al posto di risolvere i gravi
problemi economici, finanziari e sociali che ha l'Argentina, già siamo
passati al tema elettorale".
Secondo gli esperti la convocazione alle elezioni risponde a esigenze
del FMI per raggiungere un accordo con l'Argentina. L'organismo ha
indicato che il principale problema del paese è politico.
Dove sono gli alimenti?
settembre 2002 - Se parliamo dei mali del neoliberismo, il suo esempio
più attuale è l'Argentina, dove la crisi economica conduce alla fine
delle illusioni nel popolo soffocato dalla miseria e dalla disperazione.
La foto di centinaia di argentini che fanno la coda nelle strade per
ricevere un piatto di minestra, danno fastidio e a volte commuovono in
particolar modo molti esperti, perché conoscono la straordinaria
ricchezza che esiste nel paese australe. A prescindere dai disastri
della cattiva amministrazione di questo paese e dal dramma che stanno
vivendo là, siamo restii ad accettare il fatto che non si intravedano
soluzioni in una nazione che raggiunge la maggior produzione di alimenti
del mondo per abitante.
Secondo la IPS, il dottor Fernando Villa, decano della Facoltà di
Agronomia dell'Università di Buenos Aires, definisce inconcepibile
questa situazione.
Nonostante le difficoltà attuali, l'Argentina, con 36 milioni di
abitanti, produce 70 milioni di tonnellate di grano all'anno.
Praticamente due tonnellate per persona, sei volte la dieta necessaria,
e l'equivalente alimentare per 200 milioni di consumatori.
Tuttavia, la proporzione di persone con mancanza di alimentazione
necessaria è passata in un anno dal 35.9 al 53 % della popolazione.
Se quanto accade è questo, allora ci sarebbe da chiedersi: dove sono gli
alimenti in Argentina?
Il Governo di Eduardo Duhalde non dà risposta alla questione perché non
ce l'ha, o non la vuole dare per evitare di affrontare i potenti
interessi nazionali e stranieri colpevoli di questa situazione, che è un
prodotto di un modello economico e politico ingiusto le cui radici sono
nelle dittature militari che hanno provocato migliaia di vittime, e
della corruzione dei governanti successivi che hanno consegnato al
dominio straniero l'economia e le risorse del paese.
Ci sarebbe da ricordare che le dittature militari degli anni '70 e '80
del secolo scorso si sono caratterizzate per l'indebitamento dello Stato
e delle aziende pubbliche, aggiungendo la necessità di divisa per il
selvaggio incremento delle importazioni di armi e di altri articoli.
Le compravano negli Stati Uniti, che aveva promosso il golpe militare.
Si aggiungano le fortune inviate all'estero da politici e da
imprenditori argentini. Dall'inizio della dittatura nel 1976, il debito
estero argentino è cresciuto da meno di 8.000 milioni di dollari a oltre
70.000 milioni (oggi supera i 130.000 milioni).
Il paese ha dovuto sborsare oltre 200.000 milioni di dollari di
interessi, ma il debito è continuato a crescere per l'aumento degli
interessi imposti dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna.
La privatizzazione incrementata durante i regimi di Ménem e di De la Rúa
ha lasciato nelle mani di enti stranieri favolose rendite monopoliste,
grazie agli aumenti dei prezzi nei servizi di comunicazione, energia,
strade e altro. Intanto, Duhalde convalidava il blocco e la confisca dei
risparmi nelle mani delle banche - circa 47.000 milioni di dollari -
svalutava la moneta nazionale e con altre misure ha garantito agli
istituti bancari la libera disponibilità delle divise, ben conservate
nei paradisi fiscali.
Al contrario, il 44.2 % della popolazione si trova sotto il livello di
povertà, l'assistenza medica è stata ridotta, la mortalità infantile è
salita a 28 per ogni mille nati vivi, le entrate dei lavoratori sono
diminuite di oltre il 20 %, i disoccupati ammontano a milioni e
l'esplosione sociale è sempre più intensa.
La risposta di quelli che sfruttano il paese è quella di cercare formule
per attenuare la crisi che loro stessi hanno creato. Sono arrivati
perfino a manovrare per un possibile colpo di Stato mediante una formula
golpista "legalizzata".
Sarebbe una specie di via pseudocostituzionale e autoritaria. Anche se,
ci sono pure militari che rifiutano di prendere nelle loro mani la brace
ardente.
Così vanno le cose nel granaio del Cono Sud.
Commozione nazionale in Argentina per la morte di bambini
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novembre 2002 - Il Movimento Patriottico San Martín dell'Argentina ha
chiesto che venga decretato il lutto nazionale per le recenti morti a
causa della denutrizione di sei bambini nella provincia di Tucumán, a
1.300 chilometri da Buenos Aires. Questa organizzazione ritiene
responsabili dei decessi le politiche inadeguate portate avanti dagli
ultimi governanti. Secondo l'Istituto Nazionale di Statistica e di
Censimento, il 20 % dei bambini argentini è denutrito, ossia uno su
cinque, qualcosa di molto contraddittorio se si tiene conto che questa
nazione sudamericana viene chiamata il granaio del mondo, per le sue
produzioni di grano e di altri prodotti agricoli.
Istituzione argentina conferma gli alti indici di povertà
giugno 2002 - L'Istituto Nazionale di Statistica e Censimento (INDEC),
dell'Argentina, ha confermato che nel marzo scorso c'erano nel paese
circa 15.345.000 poveri, vale a dire il 42.6 % dei 36 milioni di
abitanti. Di questo settore, 5.655.300 persone sono indigenti, ossia, le
loro entrate sono insufficienti per coprire l'alimentazione di base.
Tuttavia, la società privata di ricerche Equis, indica che la povertà ha
già raggiunto 18 milioni di persone, la metà della popolazione totale
dell'Argentina, e che gli indigenti sono 6 milioni.
Brasile
Quando avrò la terra.
giugno 2000 - La Terra, con la maiuscola, è la casa di tutti. Ebbene,
quando si tratta della terra. il problema fondamentale non è la
scoperta, ma è insito nella sua da secoli ingiusta distribuzione.
L'iniquità riguardo alla proprietà, non è affatto prerogativa di un
paese, ma le recenti azioni del Movimento dei Senza Terra (MST) in
Brasile, mettono questo in evidenza.
Percentuali e numeri sono quasi sempre guardati con scetticismo, perché
è riconosciuto che possono essere manipolati per adattarsi a qualsiasi
tesi. Basta trovare il lato adatto a dimostrarla.
Tuttavia ogni regola ha la sua eccezione e ce ne sono di eminentemente
chiarificatrici, capaci di tratteggiare al volo una situazione.
Il Brasile è niente meno che il quinto paese più esteso del mondo, con
una superficie totale di 8.547.403 chilometri quadrati e la sua
popolazione è di 162.161.707 abitanti.
Uno dei punti principali del problema agrario brasiliano, adesso negli
articoli per il suo aggravarsi, poggia sul fatto che meno del 3 % della
popolazione accaparra il 60 % delle terre coltivabili.
In quanto, se queste cifre non fossero sufficienti per dimostrare la
spaventosa disuguaglianza, il Ministro dello Sviluppo Agrario
(incaricato della riforma agraria), Raul Jungmann, ha dichiarato
recentemente al giornale 'Folha' di San Paolo, che si "sospetta" che i
titoli di proprietà di circa il 75 % di questi latifondi siano falsi.
Significherebbe che 3.065 possidenti terrieri brasiliani "potrebbero"
stare occupando illegalmente circa 70 milioni di ettari. Jungmann ha
indicato che il Governo confischerà le terre delle proprietà non
convalidate per ridistribuirle.
Il giornale ha aggiunto che il Governo ha ricevuto soltanto (fino ad
aprile) documenti di proprietà di 5 dei 93 milioni di ettari che formano
i grandi latifondi.
Deve essere ricordato che, al suo arrivo al potere nel 1961, Joao
Goulart aveva cominciato ad adottare misure legislative per determinate
riforme di base, tra cui l'espropriazione di terre non sfruttate. Ma,
come è noto, nel marzo del 1964 il suo Governo fu sconfitto, fatto che
arrestò il programma sul riordinamento della proprietà della terra.
Vent'anni dopo - come direbbe Alessandro Dumas - viene creato il
Movimento dei Senza Terra. I contadini senza proprietà decisero di
occupare i terreni improduttivi e di lottare per i titoli di proprietà
nei tribunali.
Un'azione provocata dal fatto dell'evidente lentezza della riforma
agraria, la cui applicazione è assicurata dalla stessa Costituzione del
Brasile.
Anche se l'attuale Governo del presidente Fernando Henrique Cardoso
assicura che dal 1994 sono stati distribuiti oltre 14 milioni di ettari,
quasi il doppio della terra consegnata nei 35 anni precedenti, i dati
del MST riferiscono che 4.9 milioni di famiglie brasiliane sono ancora
senza possesso di terre.
Si sono appena intaccate le profonde disuguaglianze sociali. E' per
questo che, nel maggio scorso, oltre 30.000 membri del MST negli stati
di Pernambuco, Minas Gerais, Río Grande do Sul, Sao Paulo, Paraná, hanno
occupato gli edifici pubblici dei ministeri delle Finanze e dello
Sviluppo Agrario e, a Rio de Janeiro, la sede della Banca Nazionale
dello Sviluppo Economico e Sociale.
Il Governo ha risposto con violenza - un morto a Curitiba, decine di
feriti, centinaia di arresti - alla giornata della disobbedienza civile,
ma il capo del MST, Jose Rainha Junior, ha reiterato che continueranno
ad avvalersene contro l'ingiustizia.
Durante le proteste è stata anche pretesa la sistemazione definitiva di
oltre centomila famiglie accampate in 504 proprietà di terre
improduttive occupate.
Di recente, la rivista 'Istoe' ha informato che Almir Guedes Soriano,
presidente dell'Unione Democratica Rurale (raggruppamento di grandi
proprietari terrieri), ha minacciato una reazione armata di fronte alle
invasioni contadine e ha affermato che "se la difesa delle (loro) terre
occorre che sia fatta con le armi, allora saranno pronti a sparare".
Dirigenti del MST hanno criticato il Governo di Cardoso per lo schema di
riforma agraria che verrà applicato, il quale parte dal pagamento delle
terre improduttive ai latifondisti, procedimento che considerano lungo e
costoso, e del quale si sono fatte denunce per frodi multimilionarie.
Il presidente del Consiglio dei Vescovi del Brasile, Dom Jayme Chemello,
ha sostenuto che questo paese non sarà democratico senza riforma
agraria, che significa di fatto che le misure adottate sono
insufficienti.
Lula presidente: la speranza possibile
novembre 2002 - La sua perseveranza e la sua dedizione gli hanno dato
l'unico risultato possibile dopo molti anni di sforzo: essere il
Presidente più votato in tutta la storia del Brasile. Luiz Inacio Lula
da Silva ha ottenuto, il 27 ottobre, 51 milioni di voti.
Per un continente schiacciato da problemi economici e sociali, il
Partito dei Lavoratori brasiliano (PT), del quale Lula è un fedele
esponente, cristallizza gli aneliti di cambiamento reclamati da milioni
di latinoamericani, stanchi delle strategie neoliberiste.
Nel suo contesto generale, la presenza del leader metallurgico
rappresenterà un passo gigantesco nell'unità regionale e l'avanzamento
delle forze progressiste in questo continente. Nel senso più stretto
significherà una speranza concreta per i brasiliani.
"Vado a governare pensando al popolo brasiliano, ma anche per il popolo
della nostra amata America Latina", ha detto Lula apprendendo la sua
vittoria. "Farò di tutto affinché il continente viva in armonia e in
pace - ha affermato - però anche senza fame, e mostrerò ai poveri del
nostro continente che loro possono, che sono capaci".
Quello che non è mai accaduto ora accade. Un 61.40 % di consenso ha
accompagnato la sua vittoria. Rispondendo all'appello di diverse
richieste del suo paese, ha conformato un programma elettorale
conseguente alle necessità nazionali che spera di potere concretizzare
dal prossimo 1° gennaio.
"Dobbiamo rendere compatibili le nostre relazioni con il mercato
(finanziario) e con la società brasiliana", ha confermato alla
televisione questo politico di umile estrazione, desideroso di togliere
dalla crisi l'economia brasiliana e a fianco delle aspirazioni di una
vita dignitosa per le grandi masse.
Ha confermato che onorerà tutti gli impegni del paese, compresi quelli
stabiliti dal suo predecessore con l'FMI, ma con il proposito manifesto
di far marciare una società di 170 milioni di abitanti, di cui 50
milioni di loro sono poveri.
Un giorno lo ha visto chiaramente e si è aggrappato alla luce del farsi
capire e degli ultimi cambiamenti di un mondo mal costruito, in cui,
tuttavia, le alternative di Governo, ha affermato, possono stare anche
nelle mani dei lavoratori e dei contadini in un'alleanza con il settore
imprenditoriale.
La coalizione di centro-sinistra "Lula presidente" non è sorta per
capriccio di un uomo, che molti hanno infangato durante il suo cammino
verso il vertice dello Stato, è stata il prodotto di una maturazione
politica nella quale ha primeggiato l'integrazione delle forze non
tradizionali di fonte a un nuovo Brasile.
Nel 1968, nel fare i suoi primi passi in un'organizzazione sindacale,
Lula ancora si esprimeva con lo stretto linguaggio delle rivendicazioni
settoriali. Ha sofferto le persecuzioni della dittatura militare e ha
discusso, senza indietreggiare, innumerevoli volte con i principali
partiti brasiliani.
Nel 1975, a capo dei metallurgici, ha spianato il cammino per le grandi
lotte generali del 1978 e del 1979, rampa di lancio del Partito dei
Lavoratori, che puntò su di lui come un probabile presidente
sudamericano nonostante lo scetticismo generalizzato dopo le sue
candidature del 1989 e 1994.
E per il 1998, al suo terzo tentativo elettorale, aveva sulla brace le
denunce contro il neoliberismo, ma il Piano Reale per la stabilizzazione
dell'economia e del controllo dell'inflazione sospinto da Henrique
Cardoso ha avuto maggior impulso degli allora 20 milioni di
simpatizzanti del PT.
Nonostante la nuova sconfitta, Lula disse nell'ottobre 1999 al
quotidiano 'Folha de Sao Paulo' che "la gente di sinistra è molto
cosciente, ma noi dobbiamo evitare il rifiuto delle classi medie, che
temono il nostro Partito perché potrebbe togliere loro privilegi, per
cui si tratta di arrivare ad alleanze con gente seria, onesta, perché
dobbiamo preoccuparci delle classi medie ma anche degli emarginati".
E su questa linea di crescente unità, la sua campagna elettorale,
iniziata lo stesso giorno dopo le elezioni del 1999, è andata a
guadagnarsi i mezzi di comunicazione e i diversi aggruppamenti: i
liberali, i comunisti, i socialisti, gli ecologisti, gli evangelici e
importanti imprenditori.
"In America Latina, dove vasti settori restano virtualmente fuori dal
mercato o ai suoi margini, lo stato deve occuparsi delle politiche
industriali, agrarie, educative o di sicurezza sociale che promuovano
l'uguaglianza di opportunità e il superamento delle sacche di povertà",
ha detto pure nel 1999.
Ma il prossimo Presidente brasiliano dovrà resistere alle pressioni che
troverà sul suo cammino, che non potrà allontanarsi molto dalle
condizioni già stabilite dal cosiddetto consenso di Washington,
propiziatorio di economie vincolate e dipendenti dagli organismi
finanziari internazionali.
A tutto ciò bisogna aggiungere l'ombra del dubbio che il leader del PT
rappresenta per gli Stati Uniti. Quando ha appreso il risultato
definitivo, la Casa Bianca ha emesso uno scarno comunicato dove si
congratulava con il brasiliano, senza entrare in molti dettagli sulle
prospettive di relazione, rimettendosi a indicare che "si lavorerà sullo
scambio di valori e di mutuo rispetto".
Tuttavia, la compagnia statunitense che definisce i rischi standard, si
è raccomandata all'ex-dirigente sindacale affinché rafforzi la stabilità
economica e per far questo dovrà applicare un insieme di politiche
tendenti a controllare la situazione fiscale e le pressioni sul servizio
del debito se desidera, secondo loro, un Brasile con crescita economica.
In questo nuovo contesto, lontano da quello di tre anni prima, Lula,
come parte attiva di una delle nazioni che ha paradossalmente un
potenziale immenso di sviluppo di fronte a un panorama di sofferente
miseria, deve riflettere come un dotto in questioni economiche obiettive
con il sogno di offrire una soluzione praticabile a "quelli che stanno
di sotto". Le sfide abbondano. La speranza si impone.
Colombia
Gli indigeni continuano a
essere minacciati
gennaio 1999 - Gli indigeni dell'etnia Uwa, radicati nel nord-est della
Colombia, considerano la loro principale missione quella di preservare
la natura. Attualmente sono circa cinquemila e dai tempi dei
conquistatori spagnoli sono riusciti a mantenere quasi intatta la loro
cultura ancestrale.
Tuttavia, nel gennaio 1995 ha avuto inizio per gli Uwa un periodo di
pericoli. Il governo colombiano ha autorizzato la compagnia petrolifera
nordamericana Oxy a iniziare le ricerche nella loro terra. Ma gli Uwa
non sono rimasti con le mani in mano e hanno intavolato una lotta
giuridica che secondo la stampa colombiana hanno perso in condizioni
poco chiare.
Trovandosi senza appoggio, gli Uwa si sono rifatti alla loro storia,
quando 500 anni prima avevano deciso un suicidio collettivo, e hanno
minacciato di ripetere il gesto. Tutto indica che si trattava di una
decisione ferma, dato che nel maggio del 1998 la compagnia nordamericana
ha rinunciato alla concessione.
Secondo l'organizzazione non governativa Survival International, con
sede a Londra, si tratta di un'eccezione che conferma la regola, giacché
le compagnie petrolifere e forestali, tra le altre, decimano i popoli
indigeni e cercano di abolire le loro culture.
Secondo dati dell'UNESCO, attualmente sopravvivono circa 300 milioni di
indigeni distribuiti in 70 Paesi.
Il prodigio dei boschi di mangrovie
novembre 2002 - Una comunità del Caribe colombiano riesce a utilizzare
in modo sostenibile il bosco di mangrovie, un'ecosistema tropicale
minacciato dalla deforestazione.
Questi boschi pantanosi si trovano in zone costiere relativamente
tranquille come estuari, baie e insenature. Il bosco di mangrovie entra
nel territorio, seguendo il corso dei fiumi dove si mescolano acque
salate e dolci, ambienti salmastri richiesti per vivere.
Occorrono quattro anni affinché il tronco acquisti 10 cm. di diametro e
"un buon tronco" di 20 cm. si forma dopo venti anni, sostiene Ignacia de
la Rosa Pérez, leader della Associazione dei Mangleros Indipendenti
(AMI), del municipio di San Antero, nel dipartimento settentrionale di
Córdoba, sul litorale caraibico della Colombia.
"Mio padre racconta che quando sono nata, nel 1950, tutto era diverso
perché il fiume Sinú aveva cambiato il suo percorso allontanandosi dalla
baia di Cispatá, la vegetazione era povera e nei pantani meno salmastri
la gente seminava riso e banano".
Ma essendo giovane io scoprì che lontano dalle rive del fiume
incominciarono a germogliare nuove piante di mangrovie. Pérez è stata la
prima a creare, nel 1975, un'organizzazione per utilizzare, in modo
sostenibile, le risorse della mangrovia.
In Colombia - che ha 380.000 ettari di mangrovie, 87 sul Mar Caribe e
292.000 sul Pacifico - il Ministero dell'Ambiente rilascia licenze per
lo sfruttamento di questo legno.
Le licenze vengono assegnate per appezzamento, secondo le condizioni del
bosco. "Se il lotto è di 10.000 metri quadri, ne possiamo disboscare
2.000 per ottenere la sua sostenibilità", ha detto la Pérez.
I 70 produttori affiliati all'AMI amministrano, insieme all'azienda
governativa Corporazione del Valle del Sin, un progetto produttivo da
cui dipendono 500 famiglie.
La mangrovia ha tutte le stesse funzioni di tutti gli alberi e, in più,
è fonte di vita e di alimento. Secondo alcune ricerche, due terzi della
popolazione di pesci tropicali del mondo dipendono dalle aree delle
mangrovie. Inoltre, sono la centrale di alimento più grande che esista,
in quanto una grandissima varietà di uccelli e di mammiferi vivono in
essa.
Economia per la guerra
settembre 2002 - Con scetticismo è stata commentata dagli analisti la
proposta del nuovo Governo colombiano di incorporare nelle forze armate
20.000 contadini delle zone rurali, dove lo Stato non ha presenza di
polizia o militare. A questi si aggiungerebbero 25.000 nuovi effettivi
regolari nell'ambito del piano del Presidente Uribe, di vincolare un
milione di abitanti come collaboratori della forza pubblica con
l'obiettivo di rafforzare il confronto con gli insorti.
Il finanziamento di questo progetto è stato annunciato dal Governo, che
emetterà buoni di obbligazione e titoli non obbligatori, come pure
un'imposta sul patrimonio liquido per mezzo dei quali i cittadini
finanzieranno la guerra. La misura, che è stata appoggiata
incondizionatamente dagli imprenditori, commercianti e industriali, è in
contrasto con gli avvertimenti di vari settori politici e di
Organizzazioni Non Governative (ONG), che vedono detta proposta come la
generalizzazione del conflitto in un paese che ha problemi di ogni tipo,
come lo aveva sottolineato l'ex-candidato presidenziale, Luis Eduardo
Garzón.
Si vede con preoccupazione il piano di armare contadini senza esperienza
e con poco addestramento per affrontare gruppi armati con anni di
pratica nella contesa bellica. I nuovi soldati e i nuovi poliziotti di
appoggio riceveranno un salario mensile come paga per i loro servizi.
Questo progetto indica un aumento del bilancio per la guerra in un paese
che ha registrato, nell'ultimo mese, un aumento del 18 % della
disoccupazione e dove diventano sempre più acuti gli alti indici di
povertà che raggiungono il 64 % della popolazione, dei quali i più
vulnerabili continuano a essere i bambini, secondo il riassunto
informativo del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUD) per
il 2003. Il bilancio del Governo centrale per i programmi di assistenza
sociale si è mantenuto attorno all'1 % per tutto il decennio del '90 ed
è diminuito allo 0.7 % nel 2002, molto al di sotto di quelli del
Messico, Perù, Venezuela e Uruguay.
Il Governo si prepara ad affrontare gli insorti, intanto che le Forze
Armate Rivoluzionarie della Colombia affermano di essere disposte a
intavolare colloqui di pace con il nuovo Presidente Uribe, ma senza
condizioni e senza la partecipazione dell'ONU. In una lettera aperta
hanno segnalato di essere disposti a riannodare il dialogo, riprendendo
l'Agenda Comune per il Cambiamento verso la Nuova Colombia firmata con
il Governo di Andrés Pastrana (1998-2002), che comprende la
partecipazione attiva delle organizzazioni sociali e popolari. Le misure
del nuovo Governo di decretare lo stato speciale perseguono il
rafforzamento delle forze militari e dell'intelligence dello Stato. La
linea tracciata dal Presidente Alvaro Uribe è quella di negoziare con la
guerriglia, solo sui punti che si possano ottenere con l'ONU, che non si
rispecchiano nella posizione della guerriglia e che allontanano sempre
di più le possibilità di rendere concreto un punto per riannodare le
conversazioni.
Il conflitto continua a svilupparsi nell'altra Colombia, come lo
descrive una relazione del PNUD, nel paese periferico di frontiera,
isolato, rurale, le cui logiche condizioni di vita e di contesto
d'azione sono lontane dai centri di decisione.
Paraguay
Per il 2003 si prospetta un panorama austero
dicembre 2002 - Con la severa crisi economica che attualmente investe il
Paraguay, con l'elevato deficit fiscale e con una situazione finanziaria
al limite della cessazione dei pagamenti, i pronostici per il prossimo
anno riguardo lo sviluppo di questo Paese sono carichi di pessimismo,
secondo Prensa Latina.
Secondo rivelazioni ufficiali diffuse dai mezzi di informazione, i
maggiori problemi cui il Governo deve far fronte nel 2003 sono il basso
volume di entrate, dovuto all'evasione fiscale, e alle difficoltà di
rispettare i termini dei pagamenti dei debiti esteri.
Per quel periodo lo Stato disporrà di circa mille milioni di dollari
l'87 % dei quali sarà destinato al pagamento dei salari dei funzionari
pubblici e restano solo 130 milioni di dollari per saldare i debiti.
Gli studi puntualizzano anche che il grande buco delle casse statali
consiste nell'evasione fiscale che si stima intorno al 3 % del Prodotto
Interno Lordo (PIL) della nazione.
Il Governo sta disperatamente negoziando dall'agosto scorso un credito
straordinario con il Fondo Monetario Internazionale (di circa 200
milioni di dollari) per puntellare le riserve statali e ridurre il
deficit fiscale per il 2003.
Tuttavia, i negoziati restano congelati fino a quando il Congresso
paraguayano approverà le legge di Transizione Economica.
Paraguayano guadagna un Nobel alternativo
ottobre 2002 - L'avvocato ed educatore paraguayano Martín Almada ha
ricevuto il Premio Nobel Alternativo, concesso dalla Fondazione
Umanitaria Svedese per il Corretto Modo di Vita, per il suo coraggio e
per i suoi persistenti sforzi per richiamare l'attenzione sulla tortura
nel suo paese al tempo della dittatura militare. Nel 1992 aveva scoperto
gli 'Archivi del Terrore', riguardanti la 'Operazione Condor', che
coordinava i servizi repressivi delle dittature militari nel Cono Sud, e
non ha dubitato nel divulgarli nonostante i pericoli per la sua vita.
Nuove proteste in Paraguay
settembre 2002 - Una grande mobilitazione di lavoratori, imprenditori e
contadini si è pronunciata in Paraguay contro le nuove misure
economiche. Il rifiuto generale si è concentrato contro i nuovi
aggiustamenti approvati dal Congresso, che contemplano un aumento dei
prezzi dei servizi pubblici e di altre importanti imposte, come
l'aumento della benzina e il pagamento dell'acqua potabile.
Proteste in Paraguay contro le privatizzazioni
giugno 2002 - Migliaia di contadini, studenti e lavoratori continuano
con le loro manifestazioni di protesta contro la deroga della legge 1615
che favorisce le privatizzazioni in questo paese, e in particolar modo
il trapasso, il prossimo 14 giugno, della telefonia statale nelle mani
di privati. Il popolo paraguayano protesta anche contro il crescente
intervento militare nei dipartimenti di San Pedro, Misiones e Canindayu.
Le principali strade di accesso per Asunción, la capitale, sono state
occupate dai manifestanti che hanno dichiarato di insistere in questa
forma di protesta fino alla convocazione di uno sciopero generale. Un
decreto presidenziale ha fatto appello all'esercito a prendere tutte le
misure necessarie per preservare l'ordine.
Venezuela
Guadagnano "voce" i popoli
indigeni
luglio 2002 - Il concetto di silenzio è di solito abbastanza relativo.
Si può parlare senza pronunciare parole e si può rimanere muti e isolati
anche con un ampio linguaggio. Tuttavia, i popoli indigeni venezuelani
hanno guadagnato "Voce" dopo che sono stati ufficialmente riconosciuti i
loro 31 idiomi autoctoni.
La Rivoluzione Bolivariana ha, tra i suoi postulati fondamentali, il
rispetto delle diversità socioculturali del suo popolo, che in questo
caso è formato per il 2 % da comunità molto antiche, molte delle quali
conservano e rispettano le loro ancestrali tradizioni.
Adesso che lo spagnolo ha smesso di essere l'unico idioma ufficiale del
Venezuela, gli oltre 300.000 nativi hanno il cammino spianato per la
diffusione, l'insegnamento e la propagazione dei loro vocaboli e del
loro pensiero.
Nonostante che questo tuttavia non significa un rapido inserimento, è un
buon esempio di come trattare e di convivenza con la pluralità delle
origini. Jorge Pocaterra, direttore di Educazione Indigena, ha affermato
che i decreti di ufficializzazione degli idiomi indigeni del Venezuela
potrebbero avere ripercussione negli altri paesi dell'America Latina.
Mediante i decreti a favore della Creazione del Consiglio Nazionale di
Educazione, Cultura e Idiomi Indigeni, sarà possibile, allo stesso modo,
formulare politiche educative che tengano conto delle necessità delle
comunità autoctone.
Si lavora, anche, nella produzione di testi scolastici e letterari nelle
lingue originali e si studia la creazione di cattedre specifiche sulle
culture aborigene.
Diventerà obbligatoria, inoltre, nell'ambito giuridico, la presenza di
interpreti, la creazione di uffici pubblici relativi a queste etnie e la
traduzione di documenti ufficiali, fondamentalmente della Costituzione
Nazionale, di leggi e regolamenti specifici. L'indicazione di vie e di
avvisi commerciali, almeno nei villaggi con presenza indigena, dovranno
essere bilingui.
Tutto questo presuppone un periodo di tempo e di tolleranza che
permetterà alle comunità indigene venezuelane di non perdere il loro
idioma.
militari venezuelani insubordinati potrebbero essere dichiarati
disertori
novembre 2002 - L'Esercito venezuelano ha iniziato pratiche
amministrative che possono portare alla dichiarazione di diserzione per
quel gruppo di militari insubordinati riuniti in una piazza venezuelana.
L'ispettore generale dell'arma, Melvin López Hidalgo, ha impartito
istruzioni ai comandanti delle installazioni militari affinché informino
sull'assenza di qualsiasi personale al fine di applicare le norme
militari in tal senso. Risulta evidente che il gruppo di ufficiali
partecipanti al colpo di Stato dello scorso mese di aprile, riuniti ora
da 12 giorni nella piazza Francia chiedendo le dimissioni del Capo di
Stato, sono compresi tra coloro che non rispettano le norme.
Disarmo dei poliziotti venezuelani insubordinati
novembre 2002 - Il nuovo direttore della Polizia Metropolitana (PM)
venezuelano, Gonzalo Sánchez, ha iniziato il disarmo degli agenti che
non riconoscono il nuovo Comando di questa istituzione. Designato a
questa carica dopo che il Ministero degli Interni aveva deciso
l'intervento del corpo di fronte al caos interno che aveva portato allo
sciopero di parte del suo personale e alla politicizzazione imposta dal
sindaco dell'opposizione, Alfredo Peña, Sánchez sorveglierà la legalità
governativa. Sabato 16 novembre sono avvenuti brevi scontri armati con
il Comando Generale della PM. Ci sono state allo stesso modo denunce di
eccessi contro la popolazione da parte della brigata motorizzata.
Denunciato un piano di destabilizzazione nel settore petrolifero
venezuelano
settembre 2002 - La denuncia di un piano di destabilizzazione promosso
da alcuni gerenti di Petroleos de Venezuela (PDVSA), ha posto nuovamente
di attualità la situazione interna di questa corporazione. La Fondazione
Asopetroleros, composta da lavoratori dell'industria e nata dopo il
colpo di stato dello scorso 11 aprile, è stata quella incaricata di
divulgare le azioni di sabotaggio che vengono sviluppate dal settore
cospirativo. Per mezzo di oscure azioni, hanno segnalato gli attivisti,
è stato provocata una falsa mancanza di rifornimento di benzina nella
parte occidentale del paese e di gas in vari stati che producono
petrolio. E' stato denunciato, allo stesso modo, che i meccanismi
amministrativi ancora nelle mani dei gerenti della PDVSA fanno
resistenza agli ordini del Governo di orientare i loro multimilionari
acquisti verso l'industria nazionale al fine di riattivarla.
Bolivia
Sacerdote cattolico boliviano fa appello a resistere contro l'ALCA
ottobre 2002 - Gregorio Iriarte, sacerdote cattolico ed economista
boliviano, considera di vitale importanza la creazione di un movimento
latinoamericano di resistenza contro l'Area di Libero Commercio delle
Americhe (ALCA), che, ha avvertito, pretende di ricolonizzare la
regione. Ha denunciato il fatto che il progetto, in essenza, trasferisce
al grande capitale multinazionale il potere di dettare ai Governi
latinoamericani le politiche macro-economiche, a seconda dei loro
interessi
Le strade si riaprono
ottobre 2000 – I contadini
aymará dell’altopiano confinante con il Perù si sono resi protagonisti
nella lotta sostenuta per le proprie rivendicazioni, scrivendo nella
storia di questo paese una pagina che molti sono stati d’accordo nel
definire "Settembre Nero".
Undici morti fra le fila degli agricoltori e perdite materiali per circa
130 milioni di dollari sono il risultato delle tre settimane di blocco a
numerose strade in tutto il paese nel corso di una protesta durante la
quale il Governo è giunto a un accordo con la potente Confederazione
Sindacale Unica dei Lavoratori Agricoli di Bolivia (CSUTCB) da un lato e
con i sindacati degli insegnanti in sciopero dall’altro.
L’attuale amministrazione del Presidente Hugo Bánzer affronta da diversi
mesi agitate proteste sociali contro la politica di austerità economica
e finalizzate a una soluzione dei conflitti dei lavoratori agricoli,
degli operai e degli insegnanti.
Nonostante questi risultati il leader del movimento rurale, Felipe
Quispé, ha preavvertito i governanti che il mancato rispetto degli
accordi porterà all’intensificarsi della protesta.
"Mallku" (il Grande Condor), come è conosciuto il portavoce delle
posizioni indigene radicali, ha dichiarato ad agenzie giornalistiche
internazionali che le autorità governative hanno acconsentito a
cinquanta richieste degli agricoltori, come ha confermato anche il
Ministro dell’Informazione, Manfredo Kempff.
Tra le altre conquiste, lo sciopero iniziato il 18 settembre scorso –
che non si è interrotto nonostante l’invio di migliaia tra soldati e
poliziotti – ha ottenuto la revisione della legge sui terreni, la
abolizione di una legge sulle acque e l’assegnazione di terre a
contadini poveri.
Secondo gli accordi distensivi, il Governo si impegna inoltre a
riconoscere indennizzi alle famiglie delle 11 vittime della repressione,
a sostenere le cure di più di 100 feriti e a liberare decine di
detenuti.
Parallelamente, la confederazione degli insegnanti, dopo la quarta
settimana di sciopero, ha accettato di riprendere i lavori dopo che il
Ministro dell’Educazione ha garantito il pagamento di 300 bolívares
(circa 50 dollari) e si deciderà di differire al prossimo anno la
discussione intorno a un aumento salariale.
Rimane ancora in sospeso la protesta dei coltivatori di coca della
regione centrale di Chapare – classificata come "zona illegale" – che
chiedono di poter lavorare appezzamenti di terreno ridotti della pianta;
l’esecutivo ha ricusato la petizione, in nome dei suoi piani antidroga.
In accordo con la prima valutazione fatta dal Governo sui forti
conflitti sociali nella regione andina – indica l’Agenzia Ansa – le
perdite milionarie riportate nelle giornate delle proteste contadine nel
triangolo La Paz-Cochabamba-Santa Cruz, equivalgono alla perdita
dell’1.5 % del Prodotto Interno Lordo della Bolivia, che non si riuscirà
a recuperare, ha dichiarato il Ministro dello Sviluppo Economico, José
Luis Lupo.
Lupo ha riconosciuto che questi conflitti sociali comporteranno un
decremento economico allo Stato andino, che va ad aggiungersi a un
aumento dell’inflazione dell’1,8 % registrato il mese precedente a causa
della mancanza di approvvigionamenti e della speculazione.
D’altra parte l’amministrazione di Bánzer, a giudizio degli osservatori
troppo lenta nel fornire risposte alla richieste sociali, dovrà sborsare
70 milioni di dollari per la ricostruzione delle strade che ora sembra
stiano sbloccandosi.
Cile
Soccomberà un florido
deserto di fronte all’insensatezza umana?
ottobre 2002 – Il
meraviglioso rifiorire di un deserto nel nord del Cile corre il rischio
di diventare un disastro ecologico a causa del depredamento da parte dei
turisti, del commercio illegale e delle corse di veicoli a motore.
Le abbondanti piante fiorite nel deserto di Atacama, che si sono
sviluppate dopo eccezionali piogge, quest’anno hanno raggiunto
dimensioni inedite grazie a una piovosità senza precedenti nell’ultimo
mezzo secolo, attribuita agli effetti immediati di El Niño.
Le piogge "hanno svegliato" sementi che erano rimaste a lungo sepolte
sotto le sabbie e le rocce del deserto di Atacama, uno dei più aridi del
mondo, permettendo la rinascita di fiori autoctoni che formano tappeti
multicolori dove prima esisteva solamente un paesaggio grigio e
monotono.
Questi giardini naturali del deserto sono parte di un ecosistema molto
fragile, che può essere alterato irreversibilmente dall’invasione
incontrollata delle persone, ha avvertito Jenia Jofré, presidente del
Comitato per la Difesa della Flora e della Fauna (CODEFF), la più
anziana tra le organizzazioni ecologiste cilene.
La bellezza di paesaggi fioriti, a una distanza tra 450 e 1.100
chilometri da Santiago, sta attraendo un incessante flusso turistico,
che ha cominciato a creare problemi.
A La Serena, capitale della quarta regione di Coquimbo, la polizia
arresta regolarmente commercianti illegali delle stazioni di
supermercati e hotel che vendono ai turisti fiori strappati dal deserto.
Le autorità locali stanno conducendo campagne per far conoscere ai
turisti la proibizione di raccogliere fiori e avvisarli che possono
solamente fotografare lo spettacolo quando transitano per i sentieri
appositamente creati per ammirarli.
Questo spettacolo è unico al mondo con oltre 200 piante, per la maggior
parte endemiche, e i cui nomi popolari assumono connotati mitologici,
come i cosiddetti ‘artiglio di leone’, ‘zampa di guanaco’, ‘farfalla del
campo’ e le ‘Diego della notte’, queste ultime chiamate così perché
aprono i loro petali solamente nell’oscurità.
Sospesa l’istruttoria su
Pinochet
luglio 2002 – La Corte
Suprema di Giustizia del Cile ha confermato la definitiva sospensione
dell’istruttoria per Augusto Pinochet Ugarte in una causa per crimini
avvenuti durante il suo Governo (1973-1990).
Il tribunale massimo ha ratificato – con quattro voti contro uno – la
sospensione decretata dal Tribunale di Appello nel luglio dell’anno
scorso.
La nuova sentenza conferma che l’ex-generale non potrà essere giudicato
per la causa della ‘Carovana della Morte’, a causa di una demenza
"vascolare" che lo ha colpito.
La nuova risoluzione non ha accolto gli argomenti degli accusatori e ha
ribadito che l’ex-governante cileno – di 86 anni – non si trova in
condizioni di salute per affrontare un processo.
Augusto Pinochet era stato denunciato dal giudice designato, Juan Guzmán
Tapia, come il mandante di 57 omicidi e 18 sequestri definiti nel caso
‘Carovana della morte’.
L’avvocato querelante, Hugo Gutiérrez, ha ricevuto la notizia
segnalando: "L’opinione pubblica lo ha ben chiaro: Pinochet non è pazzo,
non è demente. Può comparire davanti a un tribunale, ma la politica può
sempre di più dei giudici e questa è una volta in più, un trionfo della
politica sul giuridico", ha dichiarato Gutiérrez alla BBC in spagnolo.
La CEPAL studia di riaprire
il passaggio del treno tra Cile e Argentina
novembre 2002 – La
Commissione Economica per l’America Latina e i Carabi (CEPAL) sta
studiando il progetto del treno transandino Cile-Argentina attraverso il
Passo dei Liberatori, che era in funzione dal 1910 fino al 1984, quando
smise di circolare, ha informato il quotidiano cileno ‘El Mercurio’. Il
nuovo investimento per il progetto, promosso dall’argentina Tecnicagua,
è di 230 milioni di dollari e dovrà entrare in funzione, se tutto si
concreta, a partire dal 2010. Il treno servirà per canalizzare l’87 %
del traffico commerciale e l’80% di quello turistico.
Giudicare Pinochet
dicembre 1998 - Hortensia
Bussi, vedova del presidente Salvador Allende, ha affermato a Santiago
del Cile che è improbabile che l'ex dittatore Augusto Pinochet sia
giudicato in Cile, perché è protetto dalla Legge di Amnistia e, inoltre,
gode dell'immunità in quanto senatore a vita.
Al suo parere si aggiunge quello di altri analisti che, riferendosi allo
stesso potere giudiziale cileno, fanno notare che in 25 anni non è stato
capace di portarlo di fronte alla giustizia.
I dibattiti, le analisi e i commenti sono sempre al centro
dell'attenzione fino a quando il ministro britannico degli Interni, Jack
Straw, deciderà di dar corso al procedimento di estradizione presentato
dal giudice spagnolo Baltasar Garzón. La decisione non vorrà dire
Pinochet sarà automaticamente estradato, dato che a Londra si attende un
processo lungo e complicato.
Secondo un dispaccio dell'agenzia IPS da Madrid, una missione militare
cilena ha riservato due residenze nella capitale spagnola per
l'alloggiamento dell'ex dittatore.
Allo stesso modo, l'agenzia spagnola EFE commenta da Santiago del Cile
che la destra cilena crede che la sorte di Pinochet è segnata in Europa,
e cita dichiarazioni al riguardo del senatore Hector Larrain, della
Unione Democratica Indipendente, partito che lo stesso qualifica come il
più vicino all'ex dittatore.
In questo senso, si inquadrano inoltre dichiarazioni del portavoce del
Dipartimento di Stato nordamericano, James Foley, che ha detto che
l'attentato per mezzo di una bomba che provocò la morte di Orlando
Letelier, ex Ministro degli Esteri cileno, e della sua segretaria Ronni
Moffitt, "merita l'attenzione particolare degli Stati Uniti", accostando
così l'indagine sulla responsabilità di Pinochet in questo caso.
Emozione per il giudizio
contro Pinochet
novembre 1998 - La Camera dei
Lord britannica ha respinto, per tre voti contro due, l'immunità
diplomatica di Augusto Pinochet e ha così facilitato il cammino verso la
sua estradizione in Spagna, dove è accusato di assassinio, tortura e
genocidio. Questa decisione ha provocato immediatamente una forte
emozione in Cile, dove la costernazione dei suoi seguaci si è mischiata
all'allegria dei suoi avversari.
Agenzie di stampa informano che i familiari dei desaparecidos sotto il
regime di Pinochet, che ha governato tra il 1973 e il 1990, non hanno
potuto contenere l'emozione e hanno accolto il verdetto dei giudici, che
conferma l'arresto dell'ex-dittatore a Londra per 40 giorni, tra lacrime
di gioia.
"E' un momento trascendentale per l'intera umanità", ha detto la
Vicepresidente dell'Associazione Familiari dei Desaparecidos, Viviana
Díaz.
In Cile è atteso un intervento televisivo speciale del Presidente
Eduardo Frei per un appello alla calma per questo movimentato paese,
diviso oggi sulla figura del Senatore a Vita.
Il presidente del Governo spagnolo, José María Aznar, ha dichiarato che
rispetterà il giudizio della Camera dei Lord, che l'Associazione
Americana dei Giudici ha considerato, da parte sua, in linea al diritto
internazionale e alla Convenzione contro la Tortura.
Il Congresso spagnolo ha invitato Aznar a collaborare con le decisioni
giudiziarie e a condurre con la massima attenzione i protocolli per
l'eventuale estradizione in Spagna del generale cileno a riposo.
Una nota del Governo cileno, citata da Associated Press, indica che
circa 3.000 persone sono morte o scomparse durante la dittatura di
Pinochet, dopo che questi aveva deposto con un golpe militare il
presidente costituzionale Salvador Allende, eletto con il voto popolare.
Vi sono, tuttavia, analisti che considerano questa cifra ancora
maggiore.
Fino a ora ammontano a 16 le denunce presentate in Cile contro Pinochet
per violazione dei diritti umani.
La decisione dei giudici britannici probabilmente darà inizio a un
grande processo che potrà concludersi con una sentenza. Per ora,
l'ex-dittatore dovrà restare in Gran Bretagna, mentre proseguono i
protocolli per l'estradizione in Spagna.
Ecuador
Protesta con le pentole a
Quito contro il neoliberismo
febbraio 2002 – Una
giornata di protesta a 48 ore dal cosiddetto Sciopero del Popolo
dell’Ecuador, organizzato dal Fronte Unito dei Lavoratori (FUT), dal
Fronte Popolare e dalla Confederazione delle Nazionalità Indigene
dell’Ecuador (CONAIE), ha preteso, tra i giorni 20 e 21 di questo mese,
una rettifica della politica economica applicata da Gustavo Noboa, che
insiste nel privatizzare aziende statali, oltre che ad avere innestato
un acuto processo di corruzione nazionale. I manifestanti hanno
segnalato che le privatizzazioni sono contro i principi costituzionali.
La strada dell’asfissia
gennaio 2002 - Un'altra
nazione del continente americano, l'Ecuador, ha deciso recentemente di
protestare contro la politica economica decretata ufficialmente due anni
fa che si basa essenzialmente su una strategia di 'dollarizzazione'. La
protesta riguarda anche il rincaro dei prezzi che rende insostenibile
mantenere un livello di vita decoroso.
Studenti in piazza, voci di indigeni che esigono deroghe agli
aggiustamenti governativi, proteste di contadini e lavoratori contro
l'aumento dell'indice di povertà e la disoccupazione caratterizzano la
realtà ecuadoriana di un 2002 appena nato.
L'Assemblea Unitaria dei paesi dell'Ecuador ha dichiarato uno sciopero
generale per la fine di questo mese e i dirigenti parlano già di una
storica partecipazione, tenuto conto anche dei precedenti degli ultimi
giorni, durante i quali la polizia ha represso i manifestanti con bombe
a gas lacrimogeno.
Gustavo Noboa, presidente ecuadoriano, ha deciso di introdurre nel suo
paese le nuove formule finanziarie del Fondo Monetario Internazionale (FMI)
con l'obiettivo di ottenere un credito di 300 milioni di dollari nel
mese di febbraio. Nello stile del suo predecessore, Hamil Mahuad,
l'attuale Presidente sostiene la valuta nordamericana, che ha posto fine
ai 116 anni di circolazione del sucre.
La decisione del Governo di congelare le tariffe dei trasporti via
terra, di aumentare il prezzo del petrolio, di togliere le sovvenzioni
statali all'utilizzo del gas per uso domestico e di valutare
temporaneamente il prezzo al quintale della farina, hanno smosso gli
animi popolari, gli stessi che hanno respinto in più di un'occasione
l'imposizione del neoliberismo.
Nonostante le tensioni sociali, il Ministro di Economia e Finanza,
Carlos Julio Emanuel, si mostra difensore della 'dollarizzazione',
attribuendole di avere portato stabilità al Paese, stimolato gli
investimenti privati, migliorato il patrimonio delle persone e delle
aziende.
"Il possesso di dollari nel paese era scarso, però grazie alla nostra
politica finanziaria, tutti gli ecuadoriani ora ne possiedono e, cosa
più importante, i dollari sono qui per rimanere", ha affermato.
Tuttavia, l'attuale linea di condotta è argomento di polemica anche nei
circoli ristretti di sociologi ed economisti, che si sono aggiunti a
coloro che contestano e contraddicono le lodi ministeriali.
Rafael Correa, noto analista ecuadoriano, sostiene che "adottare
unilateralmente la moneta di un altro paese significa adottarne la
politica monetaria, e se sale il tasso di interesse negli Stati Uniti,
cala il prezzo del petrolio e si riducono gli invii di denaro degli
emigranti; la dollarizzazione è insostenibile".
"Il deficit commerciale, non solamente petrolifero, è sostenuto
solamente da un maggiore indebitamento estero e questo significa pane
oggi e fame domani, come è successo in Argentina", ha dichiarato Correa.
Un altro specialista, Alberto Acosta, indica che "l'inflazione del 2001
(22.4 %), è troppo alta per un'economia dollarizzata e questo evidenzia
che i provvedimenti non sono serviti ad abbassare l'inflazione né hanno
riattivato i settori produttivi".
Recenti sondaggi sociologici hanno fatto
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