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I
programmi della Scuola Elementare
D.P.R. 12 febbraio 1985, n 104
PREMESSA
GENERALE
PROGRAMMAZIONE
DIDATTICA ED ORGANIZZAZIONE DIDATTICA
LINGUA
ITALIANA
MATEMATICA
EDUCAZIONE
MOTORIA
EDUCAZIONE
ALL'IMMAGINE
GEOGRAFIA
LINGUA
STRANIERA
EDUCAZIONE
AL SUONO E ALLA MUSICA
SCIENZE
RELIGIONE
STORIA
PREMESSA
GENERALE
I
PARTE
CARATTERI
E FINI DELLA SCUOLA ELEMENTARE
Il
dettato costituzionale
La scuola
elementare ha per suo fine la formazione dell'uomo e del cittadino nel
quadro dei principi affermati dalla Costituzione della Repubblica; essa
si ispira, altresì, alle dichiarazioni internazionali dei diritti
dell'uomo e del fanciullo e opera per la comprensione e la cooperazione
con gli altri popoli.
La scuola elementare che ha per compito anche la promozione della prima
alfabetizzazione culturale, costituisce una delle formazioni sociali
basilari per lo sviluppo della personalità del fanciullo, dà un
sostanziale contributo a rimuovere "gli ostacoli di ordine
economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana"
(art. 3 Cost.) e pone le premesse all'esercizio effettivo del
diritto-dovere di partecipare alla vita sociale e di "svolgere,
secondo le proprie possibilità e le proprie scelte, un'attività o una
funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società"
(art. 4 Cost.).
Scuola
elementare e continuità educativa
La scuola
elementare attua il suo compito nell'ambito della "istruzione
inferiore, impartita per almeno otto anni, obbligatoria e gratuita"
(art. 34 della Costituzione).
La scuola elementare contribuisce, in ragione delle sue specifiche
finalità educative e didattiche, anche mediante momenti di raccordo
pedagogico, curricolare ed organizzativo con la scuola materna e con la
scuola media, a promuovere la continuità del processo educativo,
condizione questa essenziale per assicurare agli alunni il positivo
conseguimento delle finalità dell'istruzione obbligatoria.
In questa prospettiva un ruolo fondamentale compete anche alla scuola
materna, che, integrando l'azione della famiglia, concorre, con
appropriata azione didattica, a favorire condizioni educative e di
socializzazione idonee ad eliminare, quanto più possibile,
disuguaglianze di opportunità nel processo di scolarizzazione.
PRINCIPI
E FINI DELLA SCUOLA ELEMENTARE
Scuola,
famiglia, partecipazione
La scuola
elementare riconosce di non esaurire tutte le funzioni educative:
pertanto, nell'esercizio della propria responsabilità e nel quadro
della propria autonomia funzionale favorisce, attraverso la
partecipazione democratica prevista dalle norme sugli organi collegiali,
l'interazione formativa con la famiglia, quale sede primaria
dell'educazione del fanciullo e con la più vasta comunità sociale.
La scuola elementare valorizza nella programmazione educativa e
didattica, le risorse culturali e ambientali e strumentali offerte dal
territorio e dalle strutture in esso operanti, e nello stesso tempo
educa il fanciullo a cogliere il valore dei processi innovativi come
fattori di progresso della storia.
La vita scolastica ed extra scolastica ed i mezzi di comunicazione di
massa offrono occasioni continue di un confronto vario e pluralistico.
Sin dalla prima infanzia il fanciullo è coinvolto in una realtà
sociale caratterizzata da rapidi e profondi processi di mutamento dei
costumi, da atteggiamenti, comportamenti individuali e collettivi che lo
stimolano ad interrogarsi, rendendo forte l'esigenza di conoscere
adeguatamente e di comprendere nella sua complessità la realtà che lo
circonda.
La scuola, rispettando le scelte educative della famiglia, costituisce
un momento di riflessione aperta, ove si incontrano esperienze diverse;
essa aiuta il fanciullo a superare i punti di vista egocentrici e
soggettivi, così come ogni giudizio sommario che privilegi in maniera
esclusiva un punto di vista e un gruppo sociale a scapito d'altri.
Educazione
alla convivenza democratica
Il
fanciullo sarà portato a rendersi conto che "tutti i cittadini
hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3 Cost.).
La scuola è impegnata ad operare perché questo fondamentale principio
della convivenza democratica non inteso come passiva indifferenza e
sollecita gli alunni a divenire consapevoli delle proprie idee e
responsabili delle proprie azioni, alla luce dei criteri di condotta
chiari e coerenti che attuino valori riconosciuti.
Il fanciullo, quando inizia la sua esperienza scolastica, ha già
cumulato un patrimonio di valori e di esperienze relative a
comportamenti familiari, civici, religiosi, morali e sociali.
La scuola, nel corretto uso del suo spazio educativo e nel rispetto di
quello della famiglia e delle altre possibilità di esperienze
educative, ha il compito di sostenere l'alunno nella progressiva
conquista della sua autonomia di giudizio, di scelte e di assunzione di
impegni e nel suo inserimento attivo nel mondo delle relazioni
interpersonali, sulla base dell'accettazione e del rispetto dell'altro,
del dialogo, della partecipazione al bene comune.
Ciò comporta che gli insegnanti in primo luogo stimolino le energie
interiori del fanciullo per promuovere una produttiva riflessione sulle
concrete esperienze della vita ed in particolare su quelle concernenti i
rapporti umani.
In relazione alle complessive finalità educative la scuola deve operare
perché il fanciullo:
-
prenda
consapevolezza del valore della coerenza tra l'ideale assunto e la
sua realizzazione di un impegno anche personale;
-
abbia
più ampie occasioni di iniziativa, decisione, responsabilità
personale ed autonomia e possa sperimentare progressivamente forme
di lavoro di gruppo e di vicendevole aiuto e sostegno, anche per
prendere chiara coscienza della differenza fra "solidarietà
attiva" con il gruppo e "cedimento passivo" alla
pressione di gruppo, tra la capacità di conservare indipendenza di
giudizio ed il conformismo, tra il chiedere giustizia ed il farsi
giustizia da sé;
-
abbia
basilare consapevolezza delle varie forme di "diversità e di
emarginazione" allo scopo di prevenire e contrastare la
formazione di stereotipi e pregiudizi nei confronti di persone e
culture;
-
sia
sensibile ai problemi della salute e dell'igiene personale, del
rispetto dell'ambiente naturale e del corretto atteggiamento verso
gli esseri viventi, della conservazione di strutture e servizi di
pubblica utilità (a cominciare da quelle scolastiche), del
comportamento stradale, del risparmio energetico;
-
sia
progressivamente guidato ad ampliare l'orizzonte culturale e sociale
oltre la realtà ambientale più prossima, per riflettere, anche
attingendo agli strumenti della comunicazione sociale, sulla realtà
culturale e sociale più vasta, in uno spirito di comprensione e di
cooperazione internazionale, con particolare riferimento alla realtà
europea ed al suo processo di integrazione.
La scuola
elementare, nell'accogliere tutti i contenuti di esperienze di cui
l'alunno è portatore, contribuisce alla formazione di un costume di
reciproca comprensione e di rispetto anche in materia di credo
religioso.
La scuola statale non ha un proprio credo da proporre né un
agnosticismo da privilegiare.
Essa riconosce il valore della realtà religiosa come un dato
storicamente, culturalmente e moralmente incarnato nella realtà sociale
di cui il fanciullo ha esperienza ed, in quanto tale, la scuola ne fa
oggetto di attenzione nel complesso della sua attività educativa,
avendo riguardo per l'esperienza religiosa che il fanciullo vive nel
proprio ambito familiare ed in modo da maturare sentimenti e
comportamenti di rispetto delle diverse posizioni in materia di
religione e di rifiuto di ogni forma di discriminazione.
II
PARTE
UNA
SCUOLA ADEGUATA ALLE ESIGENZE FORMATIVE DEL FANCIULLO
La
creatività come potenziale educativo
La scuola
concorre a sviluppare la potenziale creatività del fanciullo. Due
aspetti di essa devono essere sottolineati in modo particolare. Il primo
riguarda la necessità che le funzioni motorie, cognitive ed affettive
giungano ad operare progressivamente e puntualmente in modo sinergico,
suscitando nel fanciullo il gusto di un impegno dinamico nel quale si
esprime tutta la personalità. Il secondo riguarda la necessità di non
ridurre la creatività alle sole attività espressive, ma di coglierne
il potere produttivo nell'ambito delle conoscenze in via di elaborazione
nei processi di ricerca.
L'attenzione alla creatività rappresenta, in sostanza, l'esigenza di
promuovere nel fanciullo la consapevolezza delle proprie possibilità e
la "consapevolezza di sé", come progressiva capacità di
autonoma valutazione dell'uso delle conoscenze sul piano personale e
sociale.
La
scuola come ambiente educativo di apprendimento
La scuola
elementare, il cui intervento è intenzionale e sistematico, realizza il
suo compito specifico di alfabetizzazione culturale partendo
dall'orizzonte di esperienze e di interessi del fanciullo per renderlo
consapevole del suo rapporto con un sempre più vasto tessuto di
relazioni e di scambi.
La scuola elementare promuove l'acquisizione di tutti i fondamentali
tipi di linguaggio e un primo livello di padronanza dei quadri
concettuali, delle abilità, delle modalità di indagine essenziali alla
comprensione del mondo umano, naturale e artificiale.
Essenziale a tal fine è anche la realizzazione di un clima sociale
positivo nella vita quotidiana della scuola, organizzando forme di
lavoro di gruppo e di aiuto reciproco e favorendo l'iniziativa,
l'autodecisione, la responsabilità personale degli alunni.
Sono queste le condizioni necessarie perché ogni alunno viva la scuola
come "ambiente educativo di apprendimento", nel quale maturare
progressivamente la propria capacità di azione diretta, di
progettazione e verifica, di esplorazione, di riflessione e di studio
individuale.
Pertanto, le sollecitazioni culturali, operative e sociali offerte dalla
scuola elementare promuovono la progressiva costruzione della capacità
di pensiero riflesso e critico, potenziando nel contempo creatività,
divergenza e autonomia di giudizio, sulla base di un adeguato equilibrio
affettivo e sociale e di una positiva immagine di sé.
La scuola elementare pone così le basi cognitive e socio-emotive
necessarie per la partecipazione sempre più consapevole alla cultura e
alla vita sociale, basi che si articolano, oltre che nelle conoscenze e
nelle competenze prima indicate, anche nella motivazione a capire ed a
operare costruttivamente, nella progressiva responsabilizzazione
individuale e sociale, nel rispetto delle regole di convivenza, nella
capacità di pensare il futuro per prevedere, prevenire, progettare,
cambiare e verificare.
Per questo la scuola elementare, nell'adempiere il suo compito
specifico, è scuola che realizza concretamente il rapporto fra
istruzione ed educazione.
Diversità
e uguaglianza
Per
assicurare la continuità dello sviluppo individuale delle esperienze
educative precedenti, la scuola elementare è impegnata a conoscere e
valorizzare le attitudini individuali, le conoscenze acquisite da ogni
alunno (anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa) e le
sicurezze raggiunte sul piano affettivo, psicologico e sociale.
Pertanto è essenziale, per procedere al loro potenziamento, accertare
fin dai primi giorni le abilità di base esistenti, relative al piano
percettivo, psicomotorio e manipolativo, ai processi di simbolizzazione,
alle competenze logiche, espressive, comunicative e sociali, alla
rappresentazione grafica, spaziale e ritmica, ecc. Eventuali difficoltà
e ritardi richiedono l'utilizzazione di tutti i canali della
comunicazione oltre a quella verbale, per perseguire, attraverso una
appropriata metodologia, una sostanziale equivalenza di risultati.
E' dovere della scuola elementare evitare, per quanto possibile, che le
"diversità", si trasformino in difficoltà di apprendimento
ed in problemi di comportamento, poiché ciò quasi sempre prelude a
fenomeni di insuccesso e di mortalità scolastica e conseguentemente a
disuguaglianze sul piano sociale e civile.
Alunni in
difficoltà di apprendimento ed integrazione di soggetti portatori di
handicap
L'esercizio
del diritto all'educazione ed all'istruzione nell'ambito dell'istruzione
obbligatoria non può essere impedito dalla presenza di difficoltà
nell'apprendimento scolastico, sia esso legato a situazioni di handicap
o di svantaggio che, peraltro, non vanno tra loro confuse.
La condizione di svantaggio è legata a carenze familiari ed affettive,
a situazioni di disagio economico e sociale, a divari culturali e
linguistici dovuti a scarsità di stimolazioni intellettuali. La
programmazione educativa e didattica dovrà,
quindi, articolarsi e svilupparsi in modo da prevedere la costruzione e
la realizzazione di percorsi individuali di apprendimento scolastico
che, considerando con particolare accuratezza i livelli di partenza,
ponga una progressione di traguardi orientati, da verificare in itinere.
Il processo di integrazione di alunni portatori di handicap, soprattutto
se gravi, esige non tanto una "certificazione medica" quanto
la possibilità per la scuola di affrontare il processo educativo
didattico, sulla base di una "diagnosi funzionale" predisposta
da servizi specialistici.
La diagnosi funzionale deve porre in evidenza le principali aree di
potenzialità e di carenza presenti nella fase di sviluppo osservata,
cosicché gli interventi da attivare nel quadro della programmazione
educativo-didattica, di competenza dei docenti, siano i più idonei a
corrispondere ai bisogni ed alle potenzialità del singolo soggetto;
tali interventi devono mirare a promuovere il massimo di autonomia, di
acquisizione di competenze e di abilità espressive e comunicative e,
fin dove è possibile, il possesso di basilari strumenti linguistici e
matematici.
In ogni caso, l'obiettivo dell'apprendimento non può mai essere
disatteso e tanto meno sostituito da una semplice socializzazione
"in presenza", perché il processo di socializzazione è in
larga misura una questione di apprendimento, e perché la mancanza di
corretti interventi di promozione dello sviluppo potrebbe produrre
ulteriori forme di emarginazione.
L'alunno in situazioni di handicap pone alla scuola una domanda più
complessa di aiuto educativo e di sostegno didattico.
Mentre per la maggior parte dei soggetti può essere sufficiente il
potenziamento, l'affinamento e la differenziazione della prassi
didattica, per un minor numero di alunni in condizione di particolare
gravità sono necessari interventi qualificati di didattica
differenziata, integrata da sostegni terapeutico-riabilitativi. In
questo quadro la scuola deve potersi avvalere della collaborazione di
specialisti, nonché di servizi e di strutture stabilmente disponibili
sul territorio.
E' necessario, in questi casi, che al suo lavoro si accompagnino lo
sforzo solidale della famiglia e l'azione concorde di un sistema
socio-sanitario che realizzi forme di prevenzione, di intervento precoce
e di assistenza.
Per disabilità collegate ad handicap particolarmente gravi è opportuno
prevedere, nell'ambito di uno stesso distretto, il funzionamento di
centri adeguatamente attrezzati al fine di consentire interventi
specificamente mirati da realizzare in stretta collaborazione tra
scuola, strutture sanitarie del territorio e istituzioni specializzate.
La valutazione dei risultati scolastici degli alunni portatori di
handicap non può che essere rapportata ai ritmi ed agli obiettivi
formativi individualizzati perseguiti nell'azione didattica.
Comunque, l'esperienza scolastica dell'alunno in situazioni di handicap
dovrebbe potersi sviluppare secondo un percorso unitario e
fondamentalmente continuo, quanto più possibile in armonia con i ritmi
di maturazione e di apprendimento propri del soggetto.
III
PARTE
PROGRAMMA
E PROGRAMMAZIONE
Le
linee del programma
Per
attuare i suoi compiti la scuola elementare si organizza in modo
funzionale rispetto agli obiettivi educativi da perseguire; pertanto,
mentre segue le linee di un programma che prescrive sul piano nazionale
quali debbano essere i contenuti formativi e le abilità fondamentali da
conseguire, predispone una adeguata organizzazione didattica, affinché
il programma possa essere svolto muovendo dalle effettive capacità ed
esigenze di apprendimento degli alunni.
Il programma, necessariamente articolato al suo interno, mira ad aiutare
l'alunno, impegnato a soddisfare il suo bisogno di conoscere e di
comprendere, a possedere unitariamente la cultura che apprende ed
elabora.
La peculiarità del programma scaturisce dall'intento di aiutare
l'alunno a penetrare il significato della lingua, ad avviare seriamente
una preparazione scientifica, a cominciare ad elaborare una conoscenza
attenta della vita umana e sociale nelle sue varie espressioni, ad
interrogare criticamente quegli aspetti della realtà che più lo
colpiscono (a cominciare dal mondo delle immagini).
I PROGRAMMI
Il
progetto culturale ed educativo evidenziato dai programmi esige di
essere svolto secondo un passaggio continuo che va da una impostazione
unitaria pre-disciplinare all'emergere di ambiti disciplinari
progressivamente differenziati.
L'educazione linguistica viene ricondotta
nell'ambito dei linguaggi, intesi quali opportunità di simbolizzazione,
espressione e comunicazione.
Poiché ogni linguaggio esprime la capacità dell'essere umano di
tradurre in simboli e segni il suo pensiero e i suoi sentimenti,
l'educazione linguistica, che concerne specificamente il linguaggio
verbale, dovrà non disattendere gli apporti comunicativi ed espressivi
prodotti dall'uso di altre forme di linguaggio (l'iconico, il musicale,
il corporeo, il gestuale, il mimico).
L'educazione linguistica, in un'epoca di intense comunicazioni e nella
prospettiva di un crescente processo di integrazione nella comunità
europea, non può prescindere da un approccio alla conoscenza di una
lingua straniera.
Si intende con ciò dare assetto sistematico ad uno degli insegnamenti
speciali già previsti nell'ordinamento e che potranno trovare una loro
generalizzata applicazione con apposite modifiche legislative.
Un breve tempo dedicato quotidianamente alla lingua straniera durante le
normali attività didattiche assicurerà la necessaria continuità
nell'educazione linguistica e sarà ausilio non indifferente per
rinforzare il processo di apprendimento.
Componenti essenziali dell'unità educativa della persona sono
considerati, nei nuovi programmi, anche l'educazione estetica, musicale
e motoria.
La lettura e l'interpretazione dei linguaggi iconico, musicale e
motorio, con i quali il fanciullo ha così forte consuetudine, possono
favorire anche gli apprendimenti più complessi dell'area linguistica e
logico-matematica.
Per la prima volta, il programma prevede uno spazio riservato
all'insegnamento delle scienze, che consentirà una più approfondita
comprensione delle realtà naturale ed umana e del mondo tecnologico.
Questa disciplina, insieme alla matematica, tende a sviluppare la
capacità di percepire i problemi e a dare spiegazioni rigorose delle
soluzioni.
Organica attenzione viene prestata anche alle dinamiche della vita
umana, intesa nel suo sviluppo storico, nella sua collocazione
geografica, nella sua organizzazione. Questa area disciplinare è stata
definita per consentire al fanciullo di conoscere il patrimonio
culturale in cui è immerso e di elaborare progressivamente una
coscienza del suo significato.
Per la religione la scuola elementare offre a tutti gli allievi uguali
opportunità di conoscenza, di comprensione e di rispetto dei valori
religiosi.
Nello sviluppo complessivo del programma e negli obiettivi della
programmazione, è indispensabile che la scuola elementare preveda un
graduale accostamento al mondo del lavoro ai livelli consentiti dalle
esperienze proprie dell'età.
Questo approccio culturale obbedisce, altresì, alle caratteristiche
psicologiche proprie dell'età in chiave di operatività, di
manipolazione.
PROGRAMMAZIONE
DIDATTICA ED ORGANIZZAZIONE DIDATTICA
Programmazione
didattica
La
programmazione didattica ha un valore determinante per il processo
innovativo che, con i programmi, si deve realizzare nella scuola
elementare.
Spetta ai docenti, collegialmente ed
individualmente, di effettuare con ragionevoli previsioni la
programmazione didattica, stabilendo le modalità concrete per mezzo
delle quali conseguire le mete fissate dal programma e la scansione più
opportuna di esse, tenuto conto dell'ampliamento delle opportunità
formative offerte dal curricolo, sia con l'inserimento di nuove attività,
sia con la valorizzazione degli insegnamenti tradizionali.
La programmazione, nel quadro della prescrittività delle mete indicate
dal programma, delineerà i percorsi e le procedure più idonee per lo
svolgimento dell'insegnamento, tenendo comunque conto che i risultati
debbono essere equivalenti qualunque sia l'itinerario metodologico
scelto.
La programmazione didattica deve essere assunta e realizzata dagli
insegnanti anche come sintesi progettuale e valutativa del proprio
operato.
Organizzazione
didattica
La
scuola elementare si articola in due cicli: il primo ciclo che comprende
la 1^ e la 2^ classe ed il secondo ciclo che comprende le classi
successive.
Il principio della scansione in cicli si attua secondo una logica
pedagogica che può non essere la medesima per tutti gli alunni e per
tutti gli insegnanti.
Possono essere
previste nell'arco del quinquennio anche scansioni diverse, sia per
rispettare i ritmi di crescita individuale degli alunni, sia per
consentire una verifica e una frequente valutazione a scopo formativo in
corso di apprendimento, da raccordarsi con quella consuntiva terminale.
L'unitarietà dell'insegnamento, che costituisce la caratteristica
educativo-didattica peculiare della scuola elementare, è assicurata sia
dal ruolo specifico dell'insegnante di classe - questo particolarmente
nel 1° ciclo - che dall'intervento di più insegnanti sullo stesso
gruppo classe o per gruppi di classe diversi organizzati in un sistema
didattico a classi aperte.
In particolare nel 2° ciclo, nel quale si prevede l'utilizzazione di
una pluralità di docenti, ferma restando la classe il modulo base
dell'organizzazione didattica deve basarsi sulla valorizzazione delle
esperienze e degli specifici interessi culturali degli insegnanti. A
tale fine essenziali sono la collaborazione ed il lavoro collegiale e
altresì le modalità di raggruppamento permanenti e temporanee degli
alunni.
L'organizzazione didattica utilizzerà, inoltre, attività didattiche di
sostegno e di didattica differenziata per aree d'intervento specifico,
coordinate all'attività didattica generale; valorizzerà le tecnologie
educative che promuovono un ambiente di comunicazioni multimediale.
La
valutazione
Al fine
di assicurare un'effettiva valutazione dei punti di partenza e di
arrivo, dei processi, delle difficoltà riscontrate e degli interventi
compensativi attuati, gli insegnanti devono raccogliere in maniera
sistematica e continuativa informazioni relative allo sviluppo dei
quadri di conoscenza e di abilità, alla disponibilità ad apprendere,
alla maturazione del senso di sé di ogni alunno.
Le informazioni devono essere raccolte in forma sintetica, secondo
criteri che assicurino un positivo confronto dei livelli di crescita
individuali e collettivi. Le modalità e gli strumenti della raccolta di
informazioni saranno differenti e sempre pertinenti al tipo di attività
preso in considerazione: in alcuni casi sarà utile rifarsi a prove
oggettive, in altre forme di registrazione proprie dell'esperienza
didattica meno formalizzata.
Il complesso delle osservazioni sistematiche effettuate dagli insegnanti
nel corso dell'attività didattica costituirà lo strumento privilegiato
per la continua regolazione della programmazione, permettendo agli
insegnanti di introdurre per tempo quelle modificazioni o integrazioni
che risultassero opportune.
La comunicazione dei risultati di tale attività di valutazione ai
soggetti interessati (famiglie e scuole) deve documentare anche quanto
la scuola ha fatto e si impegna a fare in ordine allo sviluppo del
singolo e del gruppo.
L'attività di programmazione e di verifica deve consentire agli
insegnanti di valutare l'approfondimento della loro preparazione
psicologica, culturale e didattica anche nella prospettiva della
formazione continua.
LINGUA
ITALIANA
Lingua
e cultura
Nessuna
definizione globale può esaurire la complessità del fenomeno
linguistico. Esistono però definizioni parziali che possono essere
utilmente assunte:
-
la
lingua è strumento del pensiero, non solo perché lo traduce in
parole (permettendo all'individuo di parlare con se stesso, cioè di
ragionare), ma anche perché sollecita e agevola lo sviluppo dei
processi mentali che organizzano, in varie forme, i dati
dell'esperienza;
-
la
lingua è mezzo per stabilire un rapporto sociale: più precisamente
consente di comunicare con gli altri e di agire nei loro confronti;
-
la
lingua è il veicolo attraverso cui si esprime in modo più
articolato l'esperienza razionale e affettiva dell'individuo;
-
la
lingua è espressione di pensiero, di sentimenti, di stati d'animo,
particolarmente nella forma estetica della poesia;
-
la
lingua è un oggetto culturale che ha come sue dimensioni quella del
tempo storico, dello spazio geografico, dello spessore sociale.
Per
l'insieme di questi aspetti, la lingua ha un ruolo centrale nella scuola
elementare, sia per il contributo che offre allo sviluppo generale
dell'individuo, sia per il carattere pregiudiziale che una buona
competenza linguistica ha sulle altre acquisizioni.
Pertanto,
i compiti della scuola elementare in questo campo sono i seguenti:
-
fornire
all'alunno i mezzi linguistici adeguati per operazioni mentali di
vario tipo, quali, ad esempio: simbolizzazione, classificazione,
partizione, seriazione, quantificazione, generalizzazione,
astrazione, istituzione di relazioni (temporali, spaziali, causali,
ecc.);
-
potenziare
nell'alunno la capacità di porsi in relazione linguistica con
interlocutori diversi per età, ruolo, status, ecc. e in diverse
situazioni comunicative, usando la lingua nella sua varietà di
codici, registri e nelle sue numerose funzioni;
-
offrire
mezzi linguistici progressivamente più articolati e differenziati
per portare ad un livello di consapevolezza e di espressione le
esperienze personali;
-
promuovere
le manifestazioni espressive del fanciullo e il suo approccio al
mondo dell'espressione letteraria;
-
avviare
l'alunno a rilevare che la lingua vive con la società umana e ne
registra i cambiamenti nel tempo e nello spazio geografico, nonché
le variazioni socio-culturali; utilizzare queste dimensioni della
lingua per attivare in lui la capacità di pensare storicamente e
criticamente.
Il
fanciullo ha un'esperienza linguistica iniziale di cui l'insegnante dovrà
attentamente rendersi conto e sulla quale dovrà impostare l'azione
didattica.
In particolare ogni fanciullo:
-
ha
una varietà di codici verbali e non verbali (tra cui quelli
derivati dai mass-media), nella quale il codice verbale è
dominante;
-
ha
maturato una capacità di comunicare oralmente in una lingua e in un
dialetto;
-
sa
che la lingua scritta esiste e, percependone l'importanza, desidera
impadronirsene.
Di fatto
queste caratteristiche si manifestano e si compongono in modo diverso da
alunno a alunno. La scuola terrà presenti queste diversità,
differenziando le metodologie e gli strumenti in rapporto alle esigenze
individuali di apprendimento.
Attenzione particolare andrà posta nell'identificazione tempestiva di
eventuali disturbi del linguaggio (difetti dell'udito, difficoltà di
articolazione dei suoni, balbuzie, ecc.) e di fenomeni di disgrafia e
dislessia, per i quali andranno predisposte specifiche strategie
didattiche.
Qualora gli insegnanti accertino, mediante opportune osservazioni e
prove, la inadeguatezza dei prerequisiti sul piano percettivo, cognitivo
e della motricità fine, necessari per l'apprendimento della lettura e
della scrittura, disporranno opportuni interventi, giochi sensoriali,
esercizi di pregrafismo, attività psicomotorie.
Obiettivi
e contenuti
Nel campo
della formazione linguistica la scuola elementare persegue un insieme di
obiettivi generali all'interno dei quali vengono individuati alcuni
traguardi essenziali, prescrittivi per tutti gli alunni.
I.
La scuola si propone l'obiettivo di far conseguire la capacità
di usare, in modo sempre più significativo, il codice verbale, senza
peraltro trascurare altri tipi di codici (grafico, pittorico, plastico,
ritmico-musicale, mimico-gestuale, ecc.) che non sono alternativi al
codici verbale, ma complementari ad esso. All'interno di questo
obiettivo dovrà essere garantito a tutti gli alunni il raggiungimento
del traguardo della consapevolezza che:
-
esistono
diversi codici;
-
ciascuno
di essi offre opportunità specifiche;
-
il
codice verbale è particolarmente comodo, in quanto consente con
poche unità semplici, di formare un illimitato numero di messaggi;
-
il
codice verbale favorisce l'accesso agli altri codici e consente la
riflessione su questi e su se stesso:
II.
La scuola si propone l'obiettivo di far conseguire la capacità di
comunicare correttamente in lingua nazionale, a tutti i livelli, dai più
colloquiali e informali ai più elaborati e specializzati; va anche
rispettato l'eventuale uso del dialetto in funzione dell'identità
culturale del proprio ambiente.
All'interno di questo obiettivo dovrà essere
garantito a tutti gli alunni il raggiungimento del traguardo di:
-
saper
utilizzare la lingua nelle forme colloquiali richieste dai problemi
della vita quotidiana;
-
rendersi
conto di punti di vista diversi riscontrabili in situazioni
comunicative;
-
essere
consapevoli delle varietà di forme in cui il discorso si realizza
in rapporto a contesti differenti (ad esempio, con i compagni di
gioco, con i genitori e i familiari, con l'insegnante, ecc.).
III.
La scuola si propone l'obiettivo di assicurare all'alunno una buona
competenza di lingua scritta (lettura e scrittura): ci sono infatti
attività della mente che esigono questo veicolo e si avvantaggiano del
suo uso.
Il fanciullo deve saper leggere, cioè capire il
significato di testi scritti a fini diversi; deve saper ricercare e
raccogliere informazioni da testi scritti; seguire la descrizione, il
resoconto, il racconto e saperne cogliere l'essenziale; apprezzare
l'efficacia linguistica ed espressiva dei vari tipi di scrittura.
Il fanciullo deve saper scrivere: comunicare a distanza con
interlocutori diversi, registrare e organizzare dati e istruzioni,
esprimere impressioni, valutazioni; produrre testi di tipo descrittivo,
narrativo, argomentativo.
Tutte queste capacità confluiscono in quella della rielaborazione del
testo (parafrasi, trasposizione, riscrittura in contesti diversi,
riordinamento di argomenti, operazioni in cui il fanciullo può
manifestare quell'originalità e fantasia che, lungi dall'essere
alternative o antitetiche alla razionalità, ne rappresentano componenti
essenziali).
All'interno di questo obiettivo dovrà essere garantito a tutti i
fanciulli il conseguimento del traguardo di:
-
saper
leggere e capire i testi di uso quotidiano nei loro significati
essenziali e nei loro differenti scopi comunicativi, almeno in
rapporto alle necessità e situazioni più comuni;
-
leggere
facili testi di tipo anche letterario, che attivino processi
interpretativi;
-
produrre
semplici testi scritti di carattere pratico-comunicativo per utilità
personale (prendere nota, prendere appunti), o per stabilire
rapporti con altri;
-
scrivere
semplici testi che realizzino, nelle forme a ciascuno congeniali,
una iniziale elaborazione di carattere personale.
Nel
programma non sono state proposte rigide scansioni interne relative a
ciascun anno, perché:
-
si
ritiene che queste debbano rientrare nella programmazione formulata
dagli insegnanti in relazione alle esigenze della classe;
-
esiste
il rischio che certe indicazioni possano essere interpretate
restrittivamente e causare non giustificati insuccessi;
-
date
le caratteristiche particolari della disciplina non è sempre
possibile indicare una progressione rigida degli apprendimenti nei
diversi anni scolastici.
Tuttavia
è possibile dare indicazioni orientative che si riferiscono alle:
a)
capacità da attivarsi nel primo anno del corso elementare;
b) capacità da sviluppare nell'intero corso elementare.
a)
Capacità da attivarsi nel primo anno
Nel primo
anno di scuola elementare appare necessario perseguire questi obiettivi:
-
capacità
da parte del fanciullo di esprimersi oralmente e di comunicare in
maniera sempre più compiuta su argomenti che gli siano noti e gli
appaiano interessanti;
-
capacità
di leggere e di scrivere almeno a quel livello strumentale che è
indispensabile fase di accesso all'uso pieno e consapevole della
lettura e della scrittura.
In
particolare, al termine del primo anno o al massimo nel corso del
secondo, dovrebbe essere raggiunta la capacità di leggere in maniera
scorrevole brevi e facili testi e di formulare il proprio pensiero e
comunicarlo per iscritto, rispettando le più importanti convenzioni
ortografiche.
b) Capacità da
sviluppare nell'intero corso elementare.
Sin dal
primo anno vanno stimolate e gradualmente sviluppate nel corso del
quinquennio le capacità dell'alunno di:
-
cogliere
e ripetere con parole sue il contenuto di ciò che ha sentito dire o
leggere, o di ciò che lui stesso ha letto;
-
sapersi
inserire opportunamente nelle situazioni comunicative più frequenti
e, con gradualità, rendersi conto dei punti di vista diversi;
-
descrivere
ordinatamente le fasi di attività a lui familiari;
-
eseguire
la lettura silenziosa di testi di vario tipo, opportunamente scelti
e graduati, e dare prova di averne compreso il contenuto in forme
via via più aderenti alle intenzioni comunicative del testo;
-
comunicare
per iscritto con interlocutori diversi in modo via via più ricco e
più articolato per contenuto e forma;
-
produrre
testi di vario genere;
-
acquisire
il lessico fondamentale e progressivamente arricchirlo, utilizzando
le opportunità offerte da tutte le discipline;
-
prestare
attenzione alle corrispondenze lessicali tra dialetto e lingua allo
scopo di evitare interferenze inconsce tra i due sistemi
linguistici;
-
individuare
le diversità tra le pronunce regionali dell'italiano e la pronuncia
dell'italiano cosiddetto standard, che rappresenta anche la base per
una corretta esecuzione scritta.
In
particolare si raccomanda l'attivazione, a partire dal terzo anno, delle
capacità di:
-
eseguire
la lettura a voce alta di testi noti e non, dando prova, anche
attraverso un uso appropriato delle pause e dell'intonazione, di
averne compreso il contenuto;
-
scrivere
in modo ortograficamente corretto e con buon uso della
punteggiatura, con lessico appropriato e sintassi adeguata;
-
prendere
note, appunti, ecc. in forme progressivamente più funzionali e
precise;
-
produrre
testi di tipo descrittivo, narrativo, argomentativo;
-
ricercare
e raccogliere informazioni da testi scritti (libri, giornali,
vocabolari, enciclopedie, ecc.);
-
leggere
facili testi di tipo anche letterario, che attivino nel fanciullo
elementari processi interpretativi e sviluppino il senso estetico;
-
riflettere
sui significati delle parole e sulle loro relazioni (rapporti di
somiglianza e differenza, gradazioni di significato, passaggio dal
generale allo specifico e viceversa, ecc.);
-
ricavare
il significato di una parola sconosciuta ragionando sul semplice
contesto in cui è contenuta;
-
notare
all'interno di contesti alcune elementari concordanze fra parole,
organizzando gradualmente questi rilievi in schemi morfologici
(flessioni, modificazioni, ecc.);
-
individuare,
attraverso la riflessione sull'uso della lingua (orale e scritta),
le fondamentali strutture sintattiche;
-
applicare
la naturale curiosità per la parola alla storia delle parole,
soprattutto per quanto riguarda il loro mutamento di significato,
anche nel caso di vocaboli provenienti da lingue straniere.
Indicazioni
didattiche
Queste
indicazioni vanno considerate come un contributo per la programmazione,
che, comunque, deve essere indirizzata a perseguire gli obiettivi o a
raggiungere i traguardi già enunciati.
Lingua
orale. La prima attività
linguistica dell'alunno nella scuola, decisiva per gli ulteriori
sviluppi, è parlare con l'insegnante e con i compagni.
In questa fase sono determinanti l'atteggiamento e
il comportamento linguistici dell'insegnante, che deve adottare un
linguaggio accessibile, motivante e adeguato al ruolo di chi, comunque,
rappresenta per il fanciullo un modello significativo.
E' importante che, fin dall'inizio, si instauri all'interno della classe
un clima favorevole alla vita di relazione e, quindi, allo scambio
linguistico che progressivamente andrà organizzandosi.
Ciò comporta che l'insegnante sappia sollecitare il dialogo, dargli
ordine (anche abituando l'alunno a "chiedere la parola", ad
attendere il suo turno se altri l'hanno chiesta prima di lui, a tener
conto nel suo intervento di ciò che gli altri hanno detto, ecc.),
tutelando gli spazi comunicativi di ciascuno e la significatività degli
interventi in rapporto all'argomento.
Qui emerge l'importanza del comportamento di ascolto, da intendere non
come atteggiamento di passiva ricezione, quanto come capacità di
comprensione e interpretazione dei messaggi.
La comunicazione orale è anche una importante fonte per l'arricchimento
del lessico dell'alunno; pertanto, l'insegnante favorirà l'acquisizione
di parole nuove e appropriate in situazioni a cui esse facciano preciso
riferimento.
E' opportuno cogliere e promuovere situazioni comunicative che
consentano all'alunno la fruizione e la produzione di una varietà di
messaggi volta per volta adeguati all'interlocutore e alle circostanze.
Si tratta di avviare l'alunno a riconoscere nei discorsi altrui e nei
propri delle varianti che, gradualmente, lo porteranno ad individuare
l'esistenza di una gamma di usi specifici della lingua.
Devono essere sollecitate tutte le forme di comunicazione orale:
descrizione, resoconto, racconto, narrazione, discussione, ecc.
Sarà bene stimolare gli alunni a cogliere differenze di pronuncia
presenti in classe e orientarli, con gradualità, verso una pronuncia
largamente accettabile e ben articolata, anche in funzione di una
corretta esecuzione scritta.
Lingua
scritta. A livello di
apprendimento iniziale della lingua scritta i metodi in uso sono
parecchi e ciascuno di essi si rifà a motivazioni teoriche che vanno
tenute presenti per effettuare una scelta. Vi sono tendenze
metodologiche le quali partono da un tutto (parole, frasi) che viene
analizzato in elementi successivamente ricomponibili; altre che partono
da elementi per giungere alla loro sintesi in parole e frasi. Le une e
le altre hanno una loro efficacia didattica, purché vengano usate senza
appesantimenti che riuscirebbero sterili e demotivanti.
La scelta del metodo dovrà anche tener conto di
una attenta osservazione e valutazione del livello di sviluppo
percettivo e mentale dei fanciulli. Infatti, anche in funzione delle
loro disponibilità e dei loro ritmi individuali, l'insegnante,
consapevole delle opportunità offerte dai singoli metodi, prenderà le
sue decisioni e predisporrà le condizioni per l'apprendimento.
Una delle prime conquiste del fanciullo, nella fase iniziale
dell'apprendimento, è la constatazione che le variazioni della
scrittura sono dovute a variazioni degli aspetti fonici della lingua
orale; questa scoperta è facilitata dalla riflessione sul linguaggio
parlato (percezioni, analisi e segmentazione del continuo fonico).
Poiché la nostra lingua usa una scrittura alfabetica, è inevitabile il
momento in cui, nell'apprendimento, si produce la separazione temporanea
degli aspetti del significato da quelli dei singoli formali (fonemi e
grafemi). Sarà necessario che l'insegnante consideri questo passaggio
come preliminare per la riconquista dei significati. Scrivere non è
copiare graficamente (disegnare lettere) e non è soltanto problema di
manualità; è essenzialmente traduzione sulla pagina con mezzi adeguati
(anche con alfabetieri mobili, con strumenti come la macchina da
scrivere, ecc.) di contenuti che convogliano la pluralità di esperienze
dell'alunno.
I contenuti concettuali relativi alle varie esperienze del fanciullo si
possono tradurre in diverse forme di "testo": non
necessariamente, né immediatamente in frasi complete. L'alunno deve
essere sollecitato all'attività di scrittura in relazione alla gamma più
ampia possibile di funzioni, senza ricorrere a pratiche riduttive che
mortifichino le sue scelte linguistiche.
E' essenziale, comunque, che, fin dal primo anno della scuola
elementare, si propongano stimoli e occasioni realmente motivanti il
fanciullo a scrivere.
Vi saranno momenti diversi da fanciullo a fanciullo, in cui sarà lo
stesso alunno a manifestare l'esigenza di scrivere. L'insegnante
accetterà qualsiasi tipo di testo che l'alunno voglia produrre e
collaborerà con lui per rendere i testi più adeguati alle intenzioni.
Poiché questa condizione non sarà né frequente, né generalizzata, si
dovrà porre particolare attenzione a suscitare la motivazione, tenendo
conto che lo "scrivere" equivale a formulare e comunicare
graficamente quanto si sente e si pensa.
Le forme di scrittura quali la descrizione, la narrazione, il racconto,
la corrispondenza, la relazione, la poesia, ecc. sono valide se
scaturiscono da un effettivo interesse del fanciullo a comunicare le
proprie esperienze.
Dettare alla classe un argomento quale spunto per gli alunni a svolgere
la loro composizione scritta non è pratica didattica accettabile se,
preventivamente, non ci si sarà adoprati a far convergere su
quell'argomento l'interesse degli alunni medesimi, provocando l'emergere
di una non artificiosa motivazione del fanciullo a comunicare per
iscritto gli stati d'animo, le osservazioni, le riflessioni, i giudizi
che egli è venuto maturando.
Può essere necessario promuovere quell'interesse - e, quindi, motivare
l'alunno a scrivere - facendo appello al criterio dell'utilità. Ad
esempio, gli alunni sono impegnati in una ricerca o in un semplice
esperimento di scienze: si può porre in luce l'esigenza di annotare,
sia pure in modo sintetico, le fasi di quell'attività, facendo capire
che riuscirà utile, più tardi, poter ricordare quelle fasi nella
giusta successione. Oppure, si può suggerire di raccogliere, in modo
ordinato e comprensibile, appunti su letture compiute su questo o su
quell'argomento, sottolineando l'utilità di poter consultare al momento
giusto quegli appunti.
Sembrano comunque da evitare esercitazioni scritte di lingua che non
siano ancorate ad un bisogno, spontaneo o indotto che esso sia, di
comunicare le proprie idee ed i propri sentimenti.
La
lettura. La prima
esperienza di lettura da parte del fanciullo, che deve essere protratta
per tutto l'arco della scuola elementare, è sentir leggere l'adulto,
cioè sentirgli "eseguire" oralmente la lettura di testi di
vario tipo (non solo racconti, poesie, brani letterari, ma anche brevi
notizie tratte dai giornali, lettere, documenti scolastici, ecc.).
Leggere è sostanzialmente un processo di ricerca,
comprensione e interpretazione del significato del testo. Contribuiscono
all'attivazione di tale processo la capacità di decodificare la parola
scritta, le conoscenze lessicali e morfosintattiche, le attese sul tipo
di testo che viene letto, la conoscenza di "ciò di cui si
tratta" e della situazione in cui il testo è ambientato.
L'insegnante, anche testimoniando la sua consuetudine alla lettura,
stimola e accresce la motivazione del fanciullo a leggere e dedica
particolare attenzione alla scelta di testi validi per le loro qualità
intrinseche.
Per adempiere efficacemente a tale compito, l'insegnante dovrà
possedere aggiornata e non superficiale conoscenza delle pubblicazioni e
dei libri più adatti per i fanciulli, dai testi di narrativa e di
divulgazione, alle collane monografiche, alle enciclopedie, ecc.
Inoltre, tenendo conto della diffusa disaffezione dei fanciulli di oggi
per il leggere - assorbiti come sono dalle immagini televisive e
filmiche - l'insegnante avrà cura di accendere interessi idonei a far
emergere il bisogno ed il piacere della lettura.
E' una esigenza anche infantile quella di accrescere la propria
esperienza e di allargare i confini della propria conoscenza e dei
propri sentimenti: è opportuno che l'insegnante aiuti gli alunni a
trovare i libri e, in genere, le pubblicazioni che corrispondano a
quella esigenza in modo sempre più costruttivo.
La motivazione al leggere va ulteriormente incentivata: l'insegnante
verificherà in quale misura i fanciulli si avvalgano della lettura a
livello di processi cognitivi (cioè, come l'esperienza presentata dalle
pagine in lettura si assimila al complesso organico di idee già
possedute), a livello affettivo-emotivo e a quello comportamentale.
Andranno individuate e valutate le cause di eventuali cadute
dell'interesse a leggere.
Ciò non soltanto riguardo alle letture effettuate in aula, e, quindi,
di facile controllo da parte dell'insegnante, bensì anche alle letture
che il fanciullo può e deve essere stimolato a compiere nel tempo
libero dalla scuola.
Anche per la lettura, analogamente a ciò che si è rilevato per la
scrittura riguardo alla produzione di testi non di natura strettamente
scolastica, si consiglia, il ricorso, oltre che ai testi scolastici e ai
libri della biblioteca di classe, a una varietà di materiali idonei a
incentivare il bisogno di leggere.
La scuola non dovrà trascurare alcuna iniziativa utile ad avvicinare i
fanciulli ai libri. Ciò, consentirà loro l'accesso diretto alla
biblioteca (che va quindi attrezzata a questo scopo), li solleciterà a
segnalare l'acquisto di libri o pubblicazioni periodiche cui siano
particolarmente interessati, e riserverà alla lettura personale tempi
adeguati nell'arco della settimana.
La
correzione
Per
quanto riguarda l'insieme delle attività linguistiche, esiste il
problema del rispetto di certe convenzioni che rendono i testi orali e
scritti, "corretti", non ambigui, largamente comprensibili.
Su questo punto si è passati, in ambito scolastico, da un atteggiamento
di astratto rigore e di fiscalismo valutativo ad un atteggiamento
opposto di accettazione incondizionata e di astensione dall'intervento
correttivo e valutativo. Occorre invece distinguere tempi e modi di
questo intervento per renderlo didatticamente produttivo e tale da non
bloccare le attività linguistiche.
C'è una fase in cui l'alunno è così impegnato nell'attività
comunicativa, nella codificazione-decodificazione dei significati che
sarebbe inopportuno interrompere la sua tensione con interventi,
commenti marginali, di tipo tecnico. Questo non significa trascurare
l'errore, lasciarlo correre; significa rimandarne la discussione e
correzione ad un secondo tempo, quando il fanciullo si è "fatto
capire" e "ha capito".
Allora è giusto correggere gli errori che l'alunno ha commesso;
valutandoli in rapporto alla sua maturità linguistica, al tipo di
testo, al livello di comunicazione, all'esistenza di convenzioni, alla
situazione extralinguistica in cui la comunicazione è avvenuta.
Ciò non esclude che, in altre situazioni, l'intervento possa essere
contestuale, indirizzato a favorire la presa di coscienza della varietà
di scelte offerta dalla lingua a tutti i livelli.
E' comunque possibile e auspicabile che, attraverso una metodologia
graduale e sistematica, l'errore venga prevenuto. Per esempio, si
possono rendere consapevoli gli alunni delle differenze esistenti fra la
pronuncia del loro italiano regionale e dell'italiano cosiddetto
standard in modo da evitare, soprattutto nella scrittura, gli errori che
ne conseguono.
La
riflessione linguistica
Il
fanciullo ha le sue curiosità linguistiche. Altre curiosità possono
essere stimolate in lui: è il momento della riflessione sulla lingua,
una riflessione esplicita concepita come momento valido in sé e come
strumento di conferma della competenza e delle abilità linguistiche.
Dapprima e per lungo tempo la riflessione dovrebbe rivolgersi all'ambito
del significato (di parole estratte dal contesto o di unità superiori
alla parola); questo aspetto della lingua non si può ridurre alla
spiegazione episodica di una parola sconosciuta, né ad una meccanica
consultazione del vocabolario, ma deve dar luogo ad un'attività
programmata che tenga conto del gusto del fanciullo di giocare con la
lingua, di scoprire relazioni tra forme, tra significati, tra forme e
significati, di costruire catene di parole, di ripercorrere con l'aiuto
dell'insegnante, anche "storie di parole".
La riflessione, poi, può diventare individuazione di certe fondamentali
strutture sintetiche: predicati che esprimono la caratteristica di un
soggetto, predicati che mettono in relazione il soggetto, con un altro
elemento. I rilievi morfologici possono essere fatti sul testo e
mostrare la funzionalità di certe "marche" formali che
collegano tra loro parole o che segnalano particolari rapporti.
Importante, in tutti i casi, è che l'osservazione
"grammaticale" emerga dal testo orale e scritto e serva per
tornare ai testi assicurandone una più precisa e consapevole
interpretazione.
La grammatica va concepita come sollevamento a livello consapevole di
fenomeni che l'alunno è già in grado di produrre e percepire. In
questo concetto allargato di grammatica rientra la rielaborazione del
testo, una delle operazioni più produttive e capaci di sintetizzare le
varie attività linguistiche.
MATEMATICA
Matematica
e formazione del pensiero
L'educazione
matematica contribuisce alla formazione del pensiero nei suoi vari
aspetti: di intuizione, di immaginazione, di progettazione, di ipotesi e
deduzione, di controllo e quindi di verifica o smentita. Essa tende a
sviluppare, in modo specifico, concetti, metodi e atteggiamenti utili a
produrre le capacità di ordinare, quantificare e misurare fatti e
fenomeni della realtà e a formare le abilità necessarie per
interpretarla criticamente e per intervenire consapevolmente su di essa.
L'insegnamento della matematica nella scuola elementare è stato per
lungo tempo condizionato dalla necessità di fornire precocemente al
fanciullo strumenti indispensabili per le attività pratiche. Con il
dilatarsi della istruzione si è avuta la possibilità di puntare più
decisamente verso obiettivi di carattere formativo. In questa
situazione, che offriva una più ampia libertà progettuale,
l'insegnamento della matematica, in quasi tutti i paesi del mondo, si è
orientato verso l'acquisizione diretta di concetti e strutture
matematiche e ha promosso anche in Italia una intensa attività di
sperimentazione.
La vasta esperienza compiuta ha però dimostrato che non è possibile
giungere all'astrazione matematica senza percorrere un lungo itinerario
che collega l'osservazione della realtà, l'attività di
matematizzazione, la risoluzione dei problemi, la conquista dei primi
livelli di formalizzazione. La più recente ricerca didattica,
attraverso un'attenta analisi dei processi cognitivi in cui si articola
l'apprendimento della matematica, ne ha rilevato la grande complessità,
la gradualità di crescita e linee di sviluppo non univoche. In questo
contesto si è constatato che anche gli algoritmi (cioè, i procedimenti
ordinati) di calcolo e lo studio delle figure geometriche hanno una
valenza formativa ben al di là delle utilizzazioni pratiche che un
tempo giustificavano il loro inserimento nei programmi.
Obiettivi
e contenuti
Per
chiarezza espositiva vengono distinti di seguito alcuni temi matematici
articolati per obiettivi. L'insegnante si sforzerà di svilupparli in
modo coordinato, approfittando di tutte le occasioni sia per richiamare
questioni di tipo matematico, sia per collegarli con argomenti di altre
discipline.
Gli obiettivi elencati hanno caratteristiche e funzioni diverse. Alcuni
tengono conto della acquisizione di abilità e di conoscenze
strettamente concatenate, e vanno tradotti in precise progressioni e in
indicatori particolari che ne segnalino una acquisizione stabile oppure
incertezze o carenze. Si tratta, principalmente, di obiettivi
riguardanti i numeri naturali e decimali, le abilità di calcolo e
alcuni contenuti della geometria. Altri obiettivi riguardano fatti,
concetti, principi e procedimenti meno strettamente concatenati, da
introdurre ad un primo stadio di conoscenza e che verranno sviluppati e
approfonditi ad un successivo livello scolastico. Fra questi, si possono
ricordare quelli relativi alla logica, alla probabilità, alla
statistica e all'informatica. La valutazione del conseguimento degli
obiettivi proposti deve pertanto tener conto di tali diversità.
a)PROBLEMI
Il
pensiero matematico è caratterizzato dall'attività di risoluzione di
problemi e ciò è in sintonia con la propensione del fanciullo a porre
domande e a cercare risposte. Di conseguenza le nozioni matematiche di
base vanno fondate e costruite partendo da situazioni problematiche
concrete, che scaturiscono da esperienze reali del fanciullo e che
offrano anche l'opportunità di accertare quali apprendimenti matematici
egli ha in precedenza realizzato, quali strumenti e quali strategie
risolutive utilizza e quali sono le difficoltà che incontra.
Occorre evitare, peraltro, di procedere in modo episodico e non ordinato
e tendere invece ad una progressiva organizzazione delle conoscenze.
Obiettivi:
-
Tradurre
problemi elementari espressi con parole in rappresentazioni
matematiche, scegliendo le operazioni adatte; quindi trovare le
soluzioni e interpretare correttamente i risultati; inversamente,
attribuire un significato a rappresentazioni matematiche date;
-
individuare
situazioni problematiche in ambiti di esperienza di studio e
formularne e giustificarne ipotesi di risoluzione con l'uso di
appropriati strumenti matematici, sia aritmetici sia di altro tipo;
-
risolvere
problemi aventi procedimento e soluzione unici e problemi che
offrono possibilità di risposte diverse, ma ugualmente accettabili;
-
individuare
la carenza di dati essenziali per la risoluzione di problemi ed
eventualmente integrarli; riconoscere in un problema la presenza di
dati sovrabbondanti, oppure contraddittori con conseguente
impossibilità di risolverlo.
b)
ARITMETICA
Lo
sviluppo del concetto di numero naturale va stimolato valorizzando le
precedenti esperienze degli alunni nel contare e nel riconoscere simboli
numerici, fatte in contesti di gioco e di vita familiare e sociale. Va
tenuto presente che l'idea di numero naturale è complessa e richiede
pertanto un approccio che si avvale di diversi punti di vista (ordinalità,
cardinalità, misura, ecc.); la sua acquisizione avviene a livelli
sempre più elevati di interiorizzazione e di astrazione durante
l'intero corso di scuola elementare, e oltre.
La formazione delle abilità di calcolo va fondata su modelli concreti e
strettamente collegata a situazioni problematiche. Con ciò non si
intende sottovalutare l'importanza della formazione di alcuni
automatismi fondamentali (quali le tabelline, ad esempio) da concepire
come strumenti necessari per una più rapida ed essenziale
organizzazione degli algoritmi di calcolo. In effetti, la conoscenza di
tali algoritmi, insieme all'elaborazione di diverse procedure e
strategie del calcolo mentale, contribuisce anche alla costruzione
significativa della successione degli interi naturali e di altre
importanti successioni numeriche (pari, dispari, multipli, ecc.)
Obiettivi
del primo e secondo anno:
-
Contare,
sia in senso progressivo che regressivo, collegando correttamente la
sequenza numerica verbale con l'attività manipolativa e percettiva;
-
confrontare
raggruppamenti di oggetti rispetto alla loro quantità e indicare se
essi hanno lo stesso numero di elementi, oppure di più o di meno;
-
leggere
e scrivere i numeri naturali almeno entro il cento, esprimendoli sia
in cifre che a parole; confrontarli e ordinarli, anche usando i
simboli =, <, >; inoltre disporli sulla linea dei numeri in
modo corretto;
-
eseguire
con precisione e rapidità semplici calcoli mentali di addizioni e
sottrazioni;
-
raggruppare
oggetti a due a due contando per due, raggrupparli a tre a tre
contando per tre, e così via;
-
con
l'aiuto di quantità adeguate di oggetti calcolare, in collegamento
reciproco, il doppio/la metà, il triplo/il terzo, il quadruplo/il
quarto, ecc.;
-
eseguire,
almeno entro il cento, addizioni e sottrazioni, moltiplicazioni e
divisioni (con moltiplicatori e divisori di una cifra) anche con
l'ausilio di opportune concretizzazioni e razionalizzazioni.
Obiettivi
del terzo, quarto e quinto anno:
-
Leggere
i numeri, naturali e decimali, espressi sia in cifre sia a parole,
traducendoli nelle corrispondenti somme di migliaia, centinaia,
decine, unità, decimi, centesimi, ecc.;
-
scrivere
sia in cifre sia a parole, anche sotto dettatura, i numeri naturali
e decimali, comprendendo il valore posizionale delle cifre, il
significato e l'uso dello zero e della virgola;
-
confrontare
e ordinare i numeri naturali e decimali, utilizzando opportunamente
la linea dei numeri (ad esempio, mediante sottograduazioni);
-
scrivere
una successione di numeri naturali partendo da una regola data;
viceversa, scoprire una regola che generi una data successione;
-
intuire
e saper usare la proprietà commutativa e associativa nella
addizione e nella moltiplicazione, la proprietà distributiva del
prodotto rispetto alla somma, la proprietà invariantiva nella
sottrazione e nella divisione, anche per agevolare i calcoli mentali
utilizzando opportune strategie e approssimazioni;
-
eseguire
per iscritto le quattro operazioni aritmetiche con i numeri naturali
e decimali, comprendendo il significato dei procedimenti di calcolo;
-
moltiplicare
e dividere numeri naturali e decimali per dieci, cento e mille,
comprendendo il significato di queste operazioni;
-
calcolare,
in relazione reciproca, multipli e divisori di numeri naturali, e
riconoscere i numeri primi;
-
trovare
le frazioni che rappresentano parti di adatte figure geometriche, di
insiemi di oggetti o di numeri; viceversa, data una frazione trovare
in opportune figure geometriche, in insiemi di oggetti o in numeri
la parte corrispondente, con particolare attenzione alle
suddivisioni decimali;
-
confrontare
e ordinare le frazioni più semplici, utilizzando opportunamente la
linea dei numeri (ad esempio, con graduazioni successive);
-
confrontare
e ordinare sulla linea dei numeri gli interi relativi, facendo
riferimento, se necessario, a esperienze personali (ad esempio,
l'uso del termometro);
-
rispettare
l'ordine di esecuzione di una serie di operazioni (espressioni),
interpretando il significato della punteggiatura e comprendendo
l'ordine stesso; viceversa, costruire una espressione usando
l'adeguata punteggiatura per il rispetto dell'ordine di esecuzione.
c)
GEOMETRIA E MISURA
La
geometria va vista inizialmente come graduale acquisizione delle capacità
di orientamento, di riconoscimento e di localizzazione di oggetti e di
forme e, in generale, di progressiva organizzazione dello spazio, anche
attraverso l'introduzione di opportuni sistemi di riferimento.
L'itinerario geometrico elementare, tenendo alla sistemazione delle
esperienze spaziali del fanciullo, si svilupperà attraverso la
progressiva introduzione di rappresentazioni schematiche degli aspetti
della realtà fisica; dallo studio e dalla realizzazione di modelli e
disegni si perverrà alla conoscenza delle principali figure geometriche
piane e solide e delle loro trasformazioni elementari. Si porrà
particolare attenzione ad una corretta acquisizione dei concetti
fondamentali di lunghezza, area, volume, angolo, parallelismo,
perpendicolarità.
Consistente rilievo dovranno avere, altresì, l'introduzione delle
grandezze e l'uso dei relativi procedimenti di misura, da far apprendere
anch'essi in contesti esperienziali e problematici e in continuo
collegamento con l'insegnamento delle scienze.
Obiettivi
del primo e secondo anno:
-
Localizzare
oggetti nello spazio, prendendo come riferimento sia se stessi, sia
altre persone e oggetti, e usare correttamente i termini:
davanti/dietro, sopra/sotto, a destra/a sinistra, vicino/lontano,
dentro/fuori;
-
effettuare
spostamenti lungo percorsi che siano assegnati mediante istruzioni
orali e scritte e descrivere - verbalmente o per iscritto percorsi
eseguiti da altri, anche ricorrendo a rappresentazioni grafiche
appropriate;
-
riconoscere
negli oggetti dell'ambiente e denominare correttamente i più
semplici tipi di figure geometriche, piane e solide;
-
individuare
simmetrie in oggetti e figure date; realizzare e rappresentare
graficamente simmetrie mediante piegature, ritagli, disegni, ecc.;
-
confrontare
e misurare lunghezze, estensioni, capacità, durate temporali,
usando opportune unità, arbitrarie o convenzionali, e loro
successive divisioni.
Obiettivi
del terzo, quarto e quinto anno:
-
Riconoscere
in contesti diversi, denominare, disegnare e costruire le principali
figure geometriche piane; costruire con tecniche e materiali
diversi, alcune semplici figure geometriche solide e descriverne
alcune caratteristiche, come, nel caso di poliedri, numero dei
vertici, degli spigoli, delle facce;
-
riconoscere
l'equiestensione di semplici figure piane mediante scomposizioni e
ricomposizioni;
-
misurare
e calcolare il perimetro e l'area delle principali figure piane,
avendo consapevolezza della diversità concettuale esistente tra le
due nozioni;
-
trovare
il volume di oggetti anche irregolari con strategie e unità di
misura diverse, avendo consapevolezza della diversità concettuale
esistente tra la nozione di volume e quella di area della superficie
di una figura solida;
-
individuare,
in situazioni concrete, posizioni e spostamenti nel piano (punti,
direzioni, distanze, angoli come rotazioni); rappresentare tali
situazioni anche con l'uso di reticolati a coordinate intere
positive, di mappe, di cartine, ecc.;
-
usare
correttamente espressioni come: retta verticale, orizzontale, rette
parallele, incidenti, perpendicolari; disegnare, con riga, squadra e
compasso, rette parallele e perpendicolari, angoli e poligoni;
-
riconoscere
eventuali simmetrie presenti in una figura piana e classificare
triangoli e quadrangoli rispetto alle simmetrie stesse;
-
realizzare,
anche con l'uso di materiale concreto e con disegni, la
corrispondente di una figura geometrica piana sottoposta ad una
traslazione, ad una simmetria assiale, ad una rotazione, ad un
ingrandimento e impicciolimento in scala;
-
conoscere
le principali unità internazionali e pratiche per la misura di
lunghezze, aree, volumi/capacità, pesi; saperle usare correttamente
per effettuare stime e misure;
-
scegliere,
costruire e utilizzare strumenti adeguati per effettuare le
misurazioni;
-
passare
da una misura espressa in una data unità ad un'altra ad essa
equivalente, limitatamente ai casi più comuni e con aderenza al
linguaggio corrente anche in riferimento al sistema monetario;
-
effettuare
misure: di ampiezze angolari (in gradi), di durate (in ore, minuti
primi e secondi); operare con tali unità in casi problematici
reali.
d)
LOGICA
L'educazione
logica, più che oggetto di un insegnamento esplicito e formalizzato,
deve essere argomento di riflessione e di cura continua dell'insegnante,
a cui spetta il compito di favorire e stimolare lo sviluppo cognitivo
del fanciullo, scoprendo tempestivamente eventuali difficoltà e
carenze.
Particolare cura sarà rivolta alla conquista della precisione e della
completezza del linguaggio, tenendo conto che, soprattutto nei primi
anni di scuola, il linguaggio naturale ha ricchezza espressiva e
potenzialità logica adeguate alle necessità di apprendimento.
L'insegnante proporrà fin dall'inizio, sul piano dell'esperienza e
della manipolazione concreta, attività ricche di potenzialità logica,
quali: classificazioni mediante attributi, inclusioni, seriazioni ecc.
Con gradualità potrà introdurre qualche rappresentazione
logico-insiemistica (si potranno usare i diagrammi di Eulero-Venn, i
grafi, ecc.) che sarà impiegata per l'aritmetica, la geometria, per le
scienze, per la lingua, ecc. Tuttavia terrà presente che la
simbolizzazione formale di operazioni logico-insiemistiche non è
necessaria, in via preliminare, per l'introduzione degli interi naturali
e delle operazioni aritmetiche. Terrà, inoltre, presente che le più
elementari questioni di tipo combinatorio forniscono un campo di
problemi di forte valenza logica.
Obiettivi
del primo e secondo anno:
-
Classificare
oggetti, figure, numeri ... in base ad un dato attribuito e,
viceversa, indicare un attributo che spieghi la classificazione
data;
-
in
contesti problematici concreti e particolarmente semplici,
individuare tutti i possibili casi di combinazioni di oggetti e di
attributi;
-
scoprire
e verbalizzare regolarità e ritmi in successioni date di oggetti,
di immagini, di suoni e, viceversa, seguire regole - proposte
oralmente o per iscritto - per costruire tali successioni;
-
rappresentare
con schematizzazioni elementari (ad esempio, con frecce) successioni
spazio-temporali, relazioni d'ordine, corrispondenze, riferite a
situazioni concrete.
Obiettivi
del terzo, quarto e quinto anno:
-
Classificare
oggetti secondo due o più attributi e realizzare adeguate
rappresentazioni delle stesse classificazioni mediante diagrammi di
Venn, di Carroll, ad albero, con tabelle, con schede a bordo
perforato...;
-
usare
correttamente il linguaggio degli insiemi nelle operazioni di
unione, di intersezione, di complemento, anche in relazione alla
utilizzazione dei connettivi logici e con applicazioni alle
classificazioni aritmetiche, geometriche, naturalistiche,
grammaticali, ecc.
e)
PROBABILITA', STATISTICA, INFORMATICA
Importanza
educativa notevole va riconosciuta anche a concetti, principi e capacità
connessi con la rappresentazione statistica di fatti, fenomeni e
processi e con l'elaborazione di giudizi e di previsioni in condizioni
di incertezza.
L'introduzione dei primi elementi di probabilità, che può trovare
posto alla fine del corso elementare, ha lo scopo di preparare nel
fanciullo un terreno intuitivo su cui si possa, in una fase successiva,
fondare l'analisi razionale delle situazioni di incertezza.
La classica definizione di probabilità - come rapporto fra il numero
dei casi favorevoli e il numero dei casi possibili in situazioni
aleatorie simmetriche - non può essere assunta come punto di partenza,
ma è piuttosto il punto di arrivo di una ben graduata attività.
Nello sviluppo di questo itinerario può realizzarsi la costruzione e
l'analisi di procedimenti e di algoritmi - numerici e non numerici -
anche con l'uso iniziale, ma coerente e produttivo, di opportuni
strumenti di calcolo e di elaborazione delle informazioni.
Obiettivi
del primo e del secondo anno:
-
In
situazioni problematiche tratte dalla vita reale e dal gioco, usare
in modo significativo e coerente le espressioni: forse, è
possibile, è sicuro, non so, è impossibile, ecc.
Obiettivi
del terzo, quarto e quinto anno:
-
Compiere
osservazioni e rilevamenti statistici semplici; tracciare diagrammi
a barre, istogrammi, areogrammi...;
-
calcolare
medie aritmetiche e percentuali, usando, se ritenuto opportuno,
calcolatrici tascabili; viceversa, interpretare rappresentazioni e
calcoli fatti da altri;
-
confrontare
in situazioni di gioco le probabilità dei vari eventi mediante
l'uso di rappresentazioni opportune;
-
rappresentare,
elencare e numerare tutti i possibili casi in semplici situazioni
combinatorie; dedurne alcune elementari valutazioni di probabilità;
-
tracciare
e interpretare diagrammi di flusso per la rappresentazione di
convenienti processi.
Indicazioni
didattiche
1. All'inizio
della prima elementare è opportuno che l'insegnante svolga un'attenta
ricognizione dello stato di preparazione dei singoli alunni in relazione
alle esigenze del processo di apprendimento della matematica. A tal fine
sembra utile un'osservazione sistematica dei comportamenti più
significativi quali si manifestano nel contesto delle attività
didattiche e dei giochi. Importanti settori di osservazione sono le
capacità di: cogliere relazioni e porre in relazione oggetti fra loro,
contare per contare (sequenza numerica verbale), contare oggetti
(corrispondenza fra passi successivi della sequenza numerica verbale e
oggetti), orientarsi nello spazio (sopra, sotto, avanti, dietro...),
orientarsi nel tempo (prima, dopo).
La programmazione didattica verrà sviluppata tenendo conto delle
informazioni ottenute mediante questa prima ricognizione e sarà
diretta, in primo luogo, a costituire una comune base di esperienze su
cui fondare la riflessione e la concettualizzazione matematica e un più
agevole raccordo con la scuola materna e l'extra-scuola. Ciò potrà
essere raggiunto anche attraverso attività e giochi scelti fra quelli
tradizionalmente presenti negli ambienti di vita del fanciullo.
Nel conseguimento dei diversi obiettivi è importante procedere in modo
costruttivo e significativo, fornendo agli alunni una adeguata base
manipolatoria e rappresentativa.
Ciascun alunno va messo in condizione di utilizzare, inizialmente,
materiali diversi, comuni o strutturati, che forniscano adeguati modelli
dei concetti matematici implicati nelle varie procedure operative.
Tuttavia è importante che egli si distacchi, ad un certo punto, dalla
manipolazione dei materiali stessi per arrivare ad utilizzare soltanto
le relative rappresentazioni mentali nell'esecuzione e nella
interpretazione dei compiti a lui assegnati.
Il passaggio dall'esperienza alla rappresentazione e quindi alla
formalizzazione può avvenire muovendo dalle situazioni più varie; fra
di esse un ruolo importante hanno le più naturali e spontanee: quelle
di gioco. Ogni attività di gioco e di lavoro, ben impostata e condotta,
favorisce un'attività intellettuale controllata ed educa al confronto
di idee, comportamenti, soluzioni alternative, in un clima positivo di
socializzazione.
Fra i giochi si possono comprendere sia quelli spontanei o appresi dal
fanciullo nel suo ambiente culturale, sia quelli più specificamente
indirizzati al conseguimento di particolari abilità matematiche.
2.
Cura particolare va posta sia
nell'acquisizione del complesso concetto di numero naturale, sia nella
formazione della capacità di rappresentarlo nel sistema di scrittura
decimale, con riferimento al valore posizionale delle cifre e al
significato e all'uso dello zero. A tale scopo può risultare
vantaggiosa l'introduzione di sistemi di numerazione diversi da quello
decimale per la notazione multibase di tali numeri. Va, inoltre, tenuto
presente che l'insieme dei numeri naturali ha la caratteristica
fondamentale di essere ordinato e, pertanto, è essenziale che il
fanciullo acquisisca la capacità di confrontare e ordinare gli stessi
numeri, utilizzando anche la cosiddetta linea numerica o retta graduata.
Entro il secondo anno gli alunni dovranno
pervenire a dominare operativamente i numeri naturali almeno entro il
cento. In terza classe sarà opportuno condurli a operare, come
traguardo minimo per tutti, con numeri entro il mille proponendo
addizioni e sottrazioni con non più di due cambi (riporti o prestiti),
moltiplicazioni con fattori di non più di due cifre e divisioni con
divisore di una cifra. In quarta classe tali vincoli potranno cadere,
anche se è opportuno non oltrepassare il milione nel calcolo scritto.
L'introduzione dei numeri con virgola va realizzata a partire dal terzo
anno e le relative operazioni vanno introdotte, con gradualità negli
ultimi due anni. In quarta classe ci si può limitare alle addizioni e
alle sottrazioni, con specifica attenzione al valore frazionario delle
cifre secondo la posizione occupata a destra della virgola, e quindi
all'incolonnamento. In quinta classe le moltiplicazioni e le divisioni
con numeri decimali non dovranno avere, rispettivamente, fattori e
divisori con più di due cifre dopo la virgola.
I suggerimenti di non oltrepassare determinati limiti numerici vanno
intesi esclusivamente in funzione della necessità di centrare
l'attenzione degli alunni sui fondamentali concetti di notazione
posizionale e sulle relative eventuali conseguenze di cambio; questi
dovranno essere totalmente dominati in contesti semplici prima di
poterli ampliare, per analogia e con gradualità, in contesti man mano
più complessi dove si utilizzano numeri di molte cifre.
L'acquisizione significativa delle tecniche ordinarie di calcolo delle
quattro operazioni scritte andrà opportunamente consolidata mettendo
gli alunni in grado di saper ottenere, nei casi possibili, uno stesso
risultato numerico elaborando, di volta in volta, schemi di calcolo
(algoritmi) differenti, sia mediante scomposizioni diverse dei numeri,
sia con l'uso pertinente delle proprietà delle operazioni. Tutto ciò,
accompagnato dall'assunzione dei necessari automatismi, influirà
positivamente sulla formazione delle importanti capacità di eseguire
calcoli mentali con precisione e rapidità, tenendo presente che tali
capacità non solo sono utili a prevedere e a verificare lo sviluppo,
anche in approssimazione, di operazioni complesse eseguite per iscritto,
ma servono, inoltre, a controllare l'esito delle operazioni stesse,
allorché in momenti successivi verranno realizzate mediante
calcolatrici tascabili.
Le attività di manipolazione di materiali idonei, le operazioni di
misura di grandezze fisiche diverse, le analisi di dati economici e
demografici, ecc. possono offrire occasioni di lavoro con i numeri sia
in base dieci che in altre basi o, nel terzo, quarto e quinto anno, un
opportuno punto di partenza per l'avvio della comprensione delle potenze
e della loro scrittura.
Particolarmente utile può risultare, in proposito, la scrittura dei
numeri cento, mille, diecimila,... mediante potenze del dieci, per
giungere alla trascrizione di un numero con più cifre sotto forma di
polinomio numerico.
3.
L'avvio allo studio della
geometria va ricollegato in modo naturale, ad una pluralità di
sollecitazioni che provengono dalla percezione della realtà fisica.
Sarebbe quindi oltremodo riduttivo limitare l'insegnamento di questo
settore alla semplice memorizzazione della nomenclatura tradizionale e
delle formule per il calcolo di perimetri, aree, volumi di figure
particolari.
Va favorita, invece, un'attività geometrica ricca
e variata, prendendo le mosse dalla manipolazione concreta di oggetti e
dall'osservazione e descrizione delle loro trasformazioni e posizioni
reciproche.
Le nozioni di perimetro, area, volume andranno introdotte - a livello
intuitivo - anche per figure irregolari, in modo da svincolare questi
concetti dalle formule, le quali vanno viste come semplici strumenti
atti a facilitare i calcoli in casi importanti ma particolari.
Il disegno geometrico, inizialmente a mano libera, quindi con riga,
squadra e compasso, andrà curato con attenzione, sia per le notevoli
abilità operative che esso promuove, sia per favorire l'assimilazione
di concetti come "parallelismo" e "perpendicolarità".
Oltre ai sistemi di riferimento di tipo cartesiano, comunemente usati
per individuare posizioni su un reticolato a coordinate intere positive
(geopiano, carta quadrettata, mappe o carte geografiche), si potranno
introdurre informalmente altri sistemi di riferimento più direttamente
collegati alla posizione dell'osservatore.
Per il calcolo dei perimetri e delle aree si raccomanda di non insistere
troppo sull'apprendimento dei cosiddetti "numeri fissi"
(costanti) attraverso la proposizione di nozioni puramente mnemoniche il
cui significato, a questo livello di età, risulta difficilmente
comprensibile; per quel che riguarda la presentazione del numero (pi
greco), sarà sufficiente indicare che esso vale approssimativamente
3,14.
4.
Un itinerario di lavoro per la
misura, che tenga conto delle difficoltà implicate nel processo di
misurazione, dovrà comprendere le tappe del confronto diretto, del
confronto indiretto, con campioni arbitrari e del confronto indiretto
con le unità di misura convenzionali.
Una effettiva comprensione del significato di
"misura" è perseguibile solo attraverso una ricca base
sperimentale, senza la quale non è possibile comprendere che
"misurare" significa scandire una quantità continua e
scoprire le difficoltà che si incontrano e gli errori che si possono
commettere in un processo di misurazione.
Una riflessione sulle unità di misura locali del passato e, dove
permangono ancora, del presente, così come sulle unità di misura di
altri popoli e di altri tempi, potrà servire a consolidare l'idea della
convenzionalità del sistema in uso.
Nell'uso di unità di misura convenzionali si raccomanda di uniformarsi
alle norme del "Sistema Internazionale di Unità" (riportate
nel D.P.R. n. 802 del 12 agosto 1982), che tra l'altro prescrivono di
posporre il simbolo ("marca") al valore numerico in linea con
esso, senza farlo seguire da un punto; si suggerisce anche di evitare
esercitazioni con unità di misura scarsamente usate, ad esempio il
miriagrammo.
Quanto all'uso delle "marche" nella risoluzione di problemi,
essendo inadatto a questo livello di età uno sviluppo sistematico dei
calcoli dimensionali, è preferibile che esse non vengano riportate
nelle indicazioni delle operazioni. E' invece opportuno che accanto alle
operazioni stesse si riporti una descrizione del procedimento nella
quale si indicherà l'unità di misura di ciascun risultato man mano
ottenuto.
E' da tenere, inoltre, presente che possono essere misurati sia gli
aspetti della realtà fisica direttamente esperibili (lunghezze, tempi,
pesi, capacità, temperature,...) sia aspetti della realtà economica e
sociale (produzione, migrazione, variabilità delle nascite,...). Il
"misurare" è quindi da considerarsi come uno strumento
conoscitivo che aumenta le possibilità di comprendere i fatti e i
fenomeni, come, viceversa, dallo studio dei fatti e dei fenomeni si può
comprendere che la misura non è limitabile ai ristretti campi delle
lunghezze, dei pesi o delle aree.
5.
Gli elementi di logica e di
insiemistica hanno come obiettivo principale la padronanza dei relativi
linguaggi e il loro impiego in contesti significativi.
L'insegnante, inoltre, condurrà l'alunno, con
esempi concreti, all'impiego corretto di termini come "tutti",
"qualcuno", ecc. Ciò, peraltro, non comporterà
necessariamente l'impiego della simbologia matematica relativa agli
insiemi e alle operazioni insiemistiche e logiche.
Si raccomanda di non introdurre nozioni in modo scorretto, essendo
preferibile posticipare la precisazione di un concetto alla rettifica di
nozioni già introdotte impropriamente. Ad esempio, è opportuno che il
quadrato sia presentato come caso particolare del rettangolo, evitando
di far credere che un rettangolo è tale solo se ha, necessariamente,
lati disuguali. Così pure una particolare cura dovrà essere posta al
segno di "uguaglianza"; quando, ad esempio, si hanno catene di
operazioni, anziché il segno di uguaglianza (che in questo contesto
indica il compimento di un'operazione, e che spesso viene usato in modo
improprio) si impiegheranno altri segni (ad esempio, si potrà ricorrere
ai grafi).
6.
Le raccolte dei dati,
effettuate in contesti diversi e opportunamente organizzate, condurranno
alle prime nozioni di statistica descrittiva anche attraverso
visualizzazioni immediate.
Quanto alle prime nozioni di probabilità è
importante che il fanciullo sia condotto ad accettare senza turbamento
situazioni di incertezza. Si può raggiungere molto bene questo scopo
mediante il gioco: molti giochi hanno carattere aleatorio o ricorrono
alla sorte per l'assegnazione di particolari ruoli. L'abilità del
giocatore consiste nel saper scegliere, fra le varie mosse possibili,
quella che offre maggiore probabilità di vittoria; si tratta dunque, in
primo luogo di condurre l'alunno a compiere confronti di probabilità.
Ciò può essere fatto dapprima in termini più vaghi, e poi in
situazioni ben schematizzate.
Anche l'informatica richiede un'attenta considerazione: da un lato, essa
mette in evidenza l'idea di algoritmo, già presente nell'aritmetica ma
suscettibile di un impiego assai più vasto; dall'altro, essa presenta
il calcolatore come strumento di esplorazione del mondo dei numeri, di
elaborazione e di interazione. Si terrà presente che esso è diventato
uno strumento importante nella società contemporanea e non può,
quindi, essere ignorato; ma, nello stesso tempo, sarà opportuno evitare
infatuazioni, considerato che nessuno strumento, per quanto
tecnologicamente sofisticato, può avere da solo effetti risolutivi.
In definitiva, l'introduzione al pensiero e all'attività matematica
deve rivolgersi in primo luogo a costruire, soprattutto là dove essa si
manifesta carente, una larga base esperienziale di fatti, fenomeni,
situazioni e processi, sulla quale poi sviluppare le conoscenze
intuitive, i procedimenti e gli algoritmi di calcolo e le più
elementari formalizzazioni del pensiero matematico.
Si favorirà così la formazione di un atteggiamento positivo verso la
matematica, intesa sia come valido strumento di conoscenza e di
interpretazione critica della realtà, sia come affascinante attività
del pensiero umano.
Educazione
motoria
L'affermazione
nella cultura contemporanea dei nuovi significati di corporeità, di
movimento e di sport si manifesta, sul piano personale e sociale, come
esigenza e crescente richiesta di attività motoria e di pratica
sportiva.
La scuola elementare, pertanto, nell'ambito di una educazione
finalizzata anche alla presa di coscienza del valore del corpo inteso
come espressione della personalità e come condizione relazionale,
comunicativa, espressiva, operativa, favorisce le attività motorie e di
gioco-sport.
Nel promuovere tali attività essa, mentre considera il movimento, al
pari degli altri linguaggi, totalmente integrato nel processo di
maturazione dell'autonomia personale, tiene presenti gli obiettivi
formativi da perseguire in rapporto a tutte le dimensioni della
personalità:
-
morfologico-funzionale;
-
intellettivo-cognitiva;
-
affettivo-morale;
-
sociale.
L'educazione
motoria si propone le seguenti finalità:
-
promuovere
lo sviluppo delle capacità relative alle funzioni senso-percettive
cui sono connessi i procedimenti di ingresso e di analisi degli
stimoli e delle informazioni;
-
consolidare
e affinare, a livello concreto, gli schemi motori statici e dinamici
indispensabili al controllo del corpo e alla organizzazione dei
movimenti;
-
concorrere
allo sviluppo di coerenti comportamenti relazionali mediante la
verifica vissuta in esperienze di gioco e di avviamento sportivo,
dell'esigenza di regole e di rispetto delle regole stesse
sviluppando anche la capacità di iniziativa e di soluzione dei
problemi;
-
collegare
la motricità all'acquisizione di abilità relative alla
comunicazione gestuale e mimica, alla drammatizzazione, al rapporto
tra movimento e musica, per il miglioramento della sensibilità
espressiva ed estetica.
Le
finalità indicate concorrono allo sviluppo delle caratteristiche
morfologico-biologiche e funzionali del corpo e allo sviluppo della
motricità in senso globale e analitico.
L'intervento educativo rivolto alla motricità presuppone la conoscenza
del movimento dal punto di vista strutturale, delle sue modalità di
realizzazione, del suo sviluppo.
La struttura del movimento è costituita da unità basiche, riferibili a
schemi motori e schemi posturali. Essi permettono tutte le più
complesse attività funzionali e costituiscono il repertorio necessario
non solo per compiere movimenti o per inibirli, ma anche per assumere
atteggiamenti o posture.
Gli schemi motori sono dinamici e si identificano nel camminare,
correre, saltare, afferrare, lanciare, strisciare, rotolare,
arrampicarsi, quelli posturali sono schemi statici e si identificano nel
flettere, inclinare, circondurre, piegare, elevare, estendere, addurre,
ruotare, oscillare, ecc... e possono riguardare movimenti globali o
segmentari del corpo.
Sia gli schemi motori che quelli posturali maturano secondo un processo
di sviluppo che si evidenzia in caratterizzanti tratti di maturità.
In ciascuna fase dello sviluppo occorre quindi che l'insegnante realizzi
le condizioni per ampliare il più possibile il repertorio di schemi
motori e posturali.
Conseguire una base motoria più ampia possibile rappresenta perciò un
obiettivo educativo e didattico dell'educazione motoria.
Obiettivi
e contenuti
Il
movimento si sviluppa, come qualsiasi altra funzione della personalità,
in un rapporto continuo con l'ambiente, attraverso comportamenti
modificati dall'e |