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I programmi della Scuola Media D. M. 9 febbraio 1979 SCIENZE MATEMATICHE, CHIMICHE, FISICHE E NATURALI
PREMESSA GENERALE CARATTERI E FINI DELLA SCUOLA MEDIA 1 - Il dettato costituzionale La costituzione italiana sancisce all'art. 34 che "l'istruzione inferiore impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita" e all'art. 3 che "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Al raggiungimento di queste finalità è diretta e ordinata la scuola media nella sua impostazione educativa e didattica, nelle sue strutture, nei suoi contenuti programmatici. 2 - Gli interventi legislativi La scuola media discende da interventi legislativi che appartengono ad un unico disegno riformatore. La legge 31 dicembre 1962, n. 1859 ha istituito la scuola media unica, obbligatoria, gratuita, secondaria di primo grado. La legge 16 giugno 1977, n. 348 ha perfezionato il processo di unificazione eliminando il principio della facoltatività, estendendo in pari tempo l'area delle discipline obbligatorie tutte aventi uguale valore e dignità, e introducendo notevoli innovazioni nella impostazione dell'educazione linguistica, della educazione scientifica e dell'educazione tecnica. La legge 4 agosto 1977, n. 517 ha rafforzato la capacità democratica delle strutture della scuola media, ponendo al centro dei suoi interventi la programmazione educativa e didattica dalla quale discendono nuovi criteri di organizzazione del lavoro scolastico, nuovi strumenti valutativi e corrispondenti iniziative di integrazione e di sostegno. Gli interventi legislativi del 1977 sviluppano i principi ispiratori della riforma del 1962 sia mettendo a disposizione più adeguate strutture per un servizio scolastico finalizzato alla promozione umana e culturale di tutto il popolo italiano, sia eliminando quelle strutture che si erano dimostrate inadeguate (classi d'aggiornamento e classi differenziali). 3 - Principi e fini generali della scuola media Come scuola per l'istruzione obbligatoria la scuola media risponde al principio democratico di elevare il livello di educazione e di istruzione personale di ciascun cittadino e generale di tutto il popolo italiano, potenzia la capacità di partecipare ai valori della cultura, della civiltà e della convivenza sociale e di contribuire al loro sviluppo. La scuola media, secondo la legge istitutiva, "concorre a promuovere la formazione dell'uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla Costituzione e favorisce l'orientamento dei giovani ai fini della scelta dell'attività successiva". a) Scuola della formazione dell'uomo e del cittadino La scuola media è formativa in quanto si preoccupa di offrire occasioni di sviluppo della personalità in tutte le direzioni (etiche, religiose, sociali, intellettive, affettive, operative, creative, ecc.). Essa favorisce, anche mediante l'acquisizione di conoscenze fondamentali specifiche, la conquista di capacità logiche, scientifiche, operative e delle corrispondenti abilità e la progressiva maturazione della coscienza di sé e del proprio rapporto con il mondo esterno. b) Scuola che colloca nel mondo La scuola media aiuta pertanto l'alunno ad acquisire progressivamente una immagine sempre più chiara ed approfondita della realtà sociale, a riconoscere le attività con cui l'uomo provvede alla propria sopravvivenza e trasforma le proprie condizioni di vita, a comprendere il rapporto che intercorre fra le vicende storiche ed economiche, le strutture, le aggregazioni sociali e le decisioni del singolo. Le esperienze e le conoscenze che la Scuola media è tenuta a fornire offrono, in questo quadro, un ruolo di primaria importanza anche ai fini dell'orientamento. c) Scuola orientativa La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizioni di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale tramite un processo formativo continuo cui debbono concorrere unitariamente le varie strutture scolastiche e i vari aspetti dell'educazione. La possibilità di operare scelte realistiche nell'immediato e nel futuro, pur senza rinunciare a sviluppare un progetto di vita personale deriva anche dal consolidamento di una capacità decisionale che si fonda su una verificata conoscenza di sé. d) Scuola secondaria nell'ambito dell'istruzione obbligatoria Successiva alla scuola primaria, la scuola media si colloca all'interno del processo unitario di sviluppo della formazione, che si consegue attraverso la continuità dinamica dei contenuti e delle metodologie, nell'arco della istruzione obbligatoria; essa persegue con sviluppi originali, conformi alla sua natura di scuola secondaria di primo grado, il raggiungimento di una preparazione culturale di base e pone le premesse per l'ulteriore educazione permanente e ricorrente. Come tale non è finalizzata all'accesso alla scuola secondaria di secondo grado pur costituendo il presupposto indispensabile per ogni ulteriore impegno scolastico. 4 - Strutture partecipative per la collaborazione tra famiglia e scuola previste dal D.P.R. 31 maggio 1974 n. 416 Le strutture partecipative di una scuola non ancorata ad un'unica interpretazione della realtà, ma effettivamente aperta a tutti i fermenti e agli apporti del mondo esterno, debbono consentire alla scuola media di sviluppare in modo tutto particolare la propria azione educativa in stretta cooperazione con le famiglie, raccogliendo le loro indicazioni per quanto riguarda le scelte educative fondamentali: a tal fine dovranno essere vitalizzate le occasioni di incontro offerte dai consigli di classe, dal consiglio d'istituto, dalle assemblee dei genitori, dai periodici incontri docenti - genitori. Dovranno essere altresì utilizzate tutte le occasioni e le strutture per un proficuo rapporto fra la comunità territoriali, anche per il tramite del consiglio distrettuale, ai sensi del decreto delegato del 31 maggio 1974, n. 416 e delle disposizioni legislative successive. 5 - La professionalità dei docenti nella scuola media Agli insegnanti si richiede una specifica capacità professionale al fine di assicurare la loro iniziativa responsabile nelle scelte didattiche e nella programmazione degli itinerari di apprendimento anche al fine di realizzare un proficuo dialogo educativo. In relazione all'ampliamento delle responsabilità, nel rispetto dei nuovi compiti a lui assegnati dai decreti delegati, si pone per il docente l'esigenza di una approfondita preparazione non solo sul piano culturale specifico ma anche su quello didattico. Da ciò la necessità di un aggiornamento - come diritto e dovere - che permetta al docente non solo di adeguare le proprie conoscenze ma anche di acquisire gli strumenti necessari per affrontare con competenza i propri compiti. 6 - La libertà d'insegnamento e i diritti degli alunni La libertà d'insegnamento, è garantita ai docenti dall'art. 4 della legge 30 luglio 1973, n. 477 esplicitato nell'art. 1 del D.P.R. n. 417 che recita: "nel rispetto delle norme costituzionali e degli ordinamenti della scuola stabiliti dalle leggi dello Stato, ai docenti è garantita la libertà d'insegnamento. L'esercizio di tale libertà è inteso a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni. Tale azione di promozione è attuata nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni stessi". Vengono qui chiaramente indicati gli spazi di una interpretazione realmente democratica del principio di libertà d'insegnamento per il docente, il quale, mentre è protagonista delle scelte didattiche, è tenuto contemporaneamente, nel rispetto dei diritti degli alunni, ad operare per il raggiungimento dei livelli educativi e culturali suggeriti dai programmi.
UNA SCUOLA ADEGUATA ALL'ETA' E ALLA PSICOLOGIA DELL'ALUNNO
1 - La realtà dell'alunno che si trova nella fase della preadolescenza Gli alunni ai quali questa scuola si rivolge si trovano ad affrontare (pur nella diversità delle situazioni personali, dei ritmi dello sviluppo psico-fisico e dei livelli di maturazione) il passaggio dalla fanciullezza all'adolescenza per giungere ad una più avvertita coscienza di sé, alla conquista di una più strutturata capacità di astrazione e di problematizzazione e ad un nuovo rapporto con il mondo e con la società. L'aderenza alle caratteristiche psicologiche di una fase evolutiva, nella quale si sviluppa la capacità sociale di reciproca relazione e collaborazione e si avvia l'organizzazione della personalità di una responsabile autonomia, deve costituire un criterio direttivo costante dell'azione educativa e didattica dei docenti e della scuola, affinché possano realizzarsi, da parte degli alunni, proficui processi di apprendimento e di auto-orientamento. Dato per scontato che alla scuola media accedono alunni che hanno un retroterra sociale e culturale ampiamente differenziato, la scuola media deve programmare i propri interventi in modo da rimuovere gli effetti negativi dei condizionamenti sociali, da superare le situazioni di svantaggio culturale e da favorire il massimo sviluppo di ciascuno e di tutti. 2 - Individualizzazione degli interventi La individualizzazione degli itinerari di apprendimento è garanzia, per l'alunno, di effettiva soddisfazione del diritto allo studio, cui corrisponde il dovere di impegnarsi per la promozione di sé e per la preparazione ad assolvere i propri compiti sociali in termini sia di conquista degli elementi culturali comunque indispensabili, sia di sviluppo di tutte le potenzialità personali. In questo quadro pone particolari problemi la presenza di alunni portatori di handicaps, i quali evidentemente esigano, pur se inseriti, come disposto dalla legge, nelle classi normali, il rispetto più attento della loro differenziata situazione e la messa in azione di appropriati interventi educativi e didattici. Gli interventi specialistici di medicina scolastica, la disponibilità di docenti particolarmente preparati, il servizio socio-psico-pedagogico, le forme particolari di sostegno previsti dalla legge n. 517 del 1977 a favore degli handicappati - tanto più che il solo inserimento dello handicappato nella scuola non risolve le difficoltà ma rischia addirittura di determinare situazioni dannose per lo stesso handicappato e gli altri membri della comunità - classe - concorrono proprio ad assicurare un servizio scolastico adeguato alla delicatezza dell'inserimento. Di fronte a queste situazioni peraltro l'individuazione didattica diventa esigenza imprenscindibile nella programmazione del consiglio di classe. 3 - Rapporti interpersonali Di fondamentale importanza è, infine, la presa di coscienza del ruolo che in educazione ha la interazione educativa nei rapporti interpersonali che coinvolgono aspetti razionali ed affettivi, emotivi, etici; e ciò particolarmente in quella delicata fase dell'età evolutiva in cui avvengono le trasformazioni più importanti nella condizione fisica e psicologica (crisi puberale, affermazione della propria autonomia, ricerca di una socialità di sostegno e di rassicurazione tra i coetanei). Si impone perciò ai docenti una costante verifica dei loro comportamenti in base alla conoscenza delle dinamiche psicologiche sia individuali che sociali e tenendo presenti che il rispetto della crescita e della maturazione personale del preadolescente è essenziale in questa fase del processo educativo.
PROGRAMMAZIONE EDUCATIVA E DIDATTICA
1 - Significato finalità e struttura dei programmi Ai programmi di tutte le discipline debbono riferirsi il Consiglio di classe e i singoli docenti per impostare concretamente, e in relazione alla situazione della classe e dei singoli alunni, i piani didattici, secondo il criterio della programmazione curriculare. La relativa ampiezza dei programmi è giustificata dalla esigenza di richiamare: le finalità specifiche delle singole discipline e attività, nel quadro educativo generale in cui esse si inseriscono; la proposta di alcune linee metodologiche, pur nel rispetto della libertà didattica dei docenti; la definizione dei contenuti programmatici, reimpostati, secondo gli sviluppi della ricerca culturale, tenendo presente gli esiti positivi e quelli meno soddisfacenti dell'esperienza sinora maturata nella scuola dal 1963 e, per alcune discipline, delle indicazioni contenute nella legge n. 348 del 1977. 2. Il consiglio di classe Il consiglio di classe, che costituisce l'organo competente a realizzare il coordinamento degli interventi delle singole discipline, concorda ed elabora la programmazione educativa e didattica. In base alla legge n. 517 la programmazione presenta caratteristiche notevolmente innovative rispetto a quanto previsto dalla legge n. 1859: viene ribadita la corresponsabilità degli organi collegiali (consiglio di classe - collegio dei docenti - consiglio d'istituto) - nella specificità delle loro competenze - in tutte le fasi sia di impostazione ed attuazione sia di verifica periodica della programmazione stessa; sono incluse tutte le attività educative da realizzare nel corso dell'anno scolastico, comprese le iniziative di sostegno e le attività di integrazione; sono indicati tempi specifici per lo svolgimento dell'attività programmata; sono previste periodiche verifiche collegiali del suo andamento complessivo, per opportuni conseguenti adempimenti didattici e organizzativi. 3 - Fasi della programmazione Questa impostazione postula un progetto educativo didattico che comprende organicamente i seguenti momenti: a) individuazione delle esigenze del contesto socio-culturale e delle situazioni di partenza degli alunni; b) definizione degli obiettivi finali, intermedi, immediati che riguardano l'area cognitiva, l'area non cognitiva e le loro interazioni; c) organizzazione delle attività e dei contenuti in relazione agli obiettivi stabiliti: d) individuazione dei metodi, materiali e sussidi adeguati; e) sistematica osservazione dei processi di apprendimento; f) processo valutativo essenziale finalizzato sia agli adeguati interventi culturali ed educativi sia alla costante verifica dell'azione didattica programmata; g) continue verifiche del processo didattico, che informino sui risultati raggiunti e servano da guida per gli interventi successivi. La programmazione può prevedere anche l'organizzazione flessibile e articolata delle attività didattiche (attività interdisciplinari, interventi individualizzati, nonché raggruppamenti variabili di alunni, anche di classi diverse, e utilizzazione di docenti specializzati nell'ambito consentito dalla legge 517). 4 - Interventi di integrazione e di sostegno Particolare attenzione dovrà essere prestata dal collegio dei docenti e dal consiglio d'istituto alla rilevazione delle esigenze manifestate dalla comunità sociale entro la quale la scuola sviluppa la sua azione, assumendo anche i problemi proposti da particolari situazioni di emarginazione culturale e sociale e promuovendo interventi capaci di rimuovere nel quadro dell'educazione permanente programmata dal distretto scolastico. In tale prospettiva rientrano le attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate, per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, e le iniziative individualizzate di sostegno. Il collegio dei docenti, sulla base dei criteri generali indicati dal consiglio d'istituto e dalle proposte elaborate dai consigli di classe, particolarmente in riferimento ai dati offerti dalle verifiche periodiche, stabilisce il piano di queste iniziative da correlarsi strettamente con gli obiettivi individuali nella programmazione e da realizzarsi secondo le modalità previste dalla legge n. 517/77. Nelle attività di integrazione dovranno essere impegnati tutti gli alunni; in particolare si dovrà evitare che gli alunni bisognosi delle iniziative di sostegno siano impegnati soltanto in esse mentre i loro compagni si dedicano alle attività di integrazione.
LE DISCIPLINE COME EDUCAZIONE - METODOLOGIE DELL'APPRENDIMENTO
1 - L'unità dell'educazione Se la legge n. 348/77 pone l'accento sul rafforzamento dell'educazione linguistica, sul potenziamento dell'educazione scientifica, sulla valorizzazione del lavoro nell'educazione tecnica e sull'introduzione dell'educazione sanitaria, tuttavia non prendono valore nè significato i restanti interventi disciplinari, i quali tutti concorrono in una prospettiva unitaria all'educazione della persona. Infatti, se correttamente interpretate, tutte le discipline curriculari - sia pure in forme diverse - promuovono nell'allievo comportamenti cognitivi, gli propongono la soluzione di problemi, gli chiedono di produrre risultati verificabili, esigono che l'organizzazione concettuale e la verifica degli apprendimenti siano consolidate mediante linguaggi appropriati. Nella loro differenziata specificità le discipline sono, dunque, strumento e occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco, di funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte. Si tratta del resto di soddisfare l'esigenza che il preadolescente manifesta, passando da esperienze di vita più globali e di cultura più indifferenziate, proprie della scuola primaria, a quelle più articolate e specifiche della scuola secondaria di primo grado, sulla linea della necessaria e appropriata pluralità delle discipline e dei contributi che esse forniscono. Confluiscono armonicamente in tale quadro, aderente alle caratteristiche dell'età e all'esigenza di partecipare alla cultura e alla società contemporanee, gli insegnamenti indicati dalla legge. Di ognuno è necessario ricercare e potenziare il contributo peculiare al progetto educativo formulato unitariamente dal consiglio di classe.
2 - Le articolazioni di una educazione unitaria a) Educazione linguistica L'insegnamento dell'italiano si inserisce nel più vasto quadro dell'educazione linguistica la quale riguarda, sia pure in diversa misura, tutte le discipline e le attività, e, in particolare, tende a far acquisire all'alunno, come suo diritto fondamentale, l'uso del linguaggio in tutta la varietà delle sue funzioni e forme nonché lo sviluppo delle capacità critiche nei confronti della realtà. L'insegnamento dell'italiano mira a far conseguire specificatamente il possesso dinamico della lingua. L'uomo si avvale principalmente della lingua per organizzare la propria comprensione della realtà e per comunicarla, esprimerla, interpretarla. Con la lingua l'uomo arricchisce il suo dato interiore e ordina, chiarisce ed adegua lo strumento della comunicazione verbale. Di questa devono essere analizzate forme, strutture, genesi ed evoluzione storica e deve anche essere colto il significato evocatore di civiltà e di esperienze umane, culturali e sociali. La lingua straniera ha il compito di contribuire, in armonia con le altre discipline, e in modo particolare con la lingua italiana, alla conquista delle capacità espressive e comunicative degli alunni, anche mediante l'allargamento degli orizzonti culturali, sociali e umani, reso possibile dal contatto che la conoscenza della lingua straniera consente con realtà, storiche e socio-culturali diverse da quella italiana. b) Educazione storica, civica, geografica L'insegnamento della storia è finalizzato a favorire la presa di coscienza del passato, a interpretare il presente e a progettare il futuro attraverso una conoscenza essenziale degli avvenimenti significativi sia nella dimensione politico-istituzionale e socio-economica sia in quella specificatamente culturale. Funzione dell'educazione civica, a partire dai suoi primari motivi di educazione morale e civile, è quella di far maturare il senso etico come fondamento dei rapporti dei cittadini, di rendere coscienti del compito storico delle generazioni e dei singoli, di promuovere una concreta e chiara consapevolezza dei problemi della convivenza umana ai vari livelli di aggregazione comunitaria, guidando l'alunno a realizzare comportamenti civilmente e socialmente responsabili. A tal fine l'insegnamento dell'educazione civica si giova sia della riflessione sulle situazioni emergenti nella stessa vita scolastica, sia di informazioni essenziali ma precise sulle forme di organizzazione civile e politica della società a livello locale, regionale, nazionale, internazionale, viste come risultati di un processo storico pervenuto a formulazioni giuridiche positive e come presupposto per ulteriori sviluppi. L'insegnamento della geografia è volto a far conoscere e interpretare la dinamica uomo-ambiente e quindi a spiegare l'attuale volto fisico e politico della terra, quale risulta dalla operatività degli uomini, sviluppatasi attraverso i secoli. Da questo discende l'esigenza di richiamare l'attenzione sui mondi socio-economici diversi e sulla solidarietà mondiale. c) Educazione matematica, scientifica e sanitaria Le scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali con i loro propri metodi e contenuti, tendono a sviluppare sia la capacità logica, astrattiva e deduttiva, sia una mentalità scientifica nel modo di affrontare i problemi attraverso un rapporto costruttivo e dinamico con la realtà sostenuto da un complesso di conoscenze iniziali e da adeguati strumenti di formalizzazione del pensiero. L'alunno sarà così avviato ad una comprensione delle interazioni fra sapere matematico scientifico e società umana, che lo preparerà ad autonomia di giudizio e a capacità di scelte consapevoli. In questo ambito didattico si inserisce per la prima volta l'educazione sanitaria: essa si propone come obiettivo primario la consapevolezza dei fattori personali e comunitari che condizionano la sanità fisico-psichica e ambientale nonché dei modi idonei per tutelarla e promuoverla. d) Educazione tecnica L'educazione tecnica, essa pure aspetto irrinunciabile dell'educazione, si propone di iniziare l'alunno alla comprensione della realtà tecnologica e all'intervento tecnico mediante processi intellettuali ed operativi resi significativi da costanti riferimenti ai contesti socio-produttivi, culturali e scientifici. e) Educazione artistica L'educazione artistica concorre alla formazione umana maturando le capacità di comunicare, chiarire e esprimere il proprio mondo interiore mediante i linguaggi propri della figurazione e anche mediante tecniche nuove; sviluppa le capacità percettive; favorisce la lettura e la fruizione delle opere d'arte e l'apprezzamento dell'ambiente nei suoi aspetti estetici; avvia ad un giudizio critico e alla partecipazione alla vita del territorio considerato sotto il profilo di bene culturale. f) Educazione musicale L'educazione musicale, mediante la conoscenza e la pratica della musica - intesa come forma di linguaggio e di espressione - sviluppa nel preadolescente la capacità non solo di ascoltare, ma di esprimersi e comunicare mediante il linguaggio musicale. L'educazione musicale concorre con la metodologia ad essa propria e con la necessaria gradualità, allo sviluppo della sensibilità del preadolescente, alla maturazione del senso estetico e ad un primo avvio alla capacità del giudizio critico. g) Educazione fisica L'educazione fisica nella peculiarità delle sue attività e delle sue tecniche concorre a promuovere l'equilibrata maturazione psico-fisica, intellettuale e morale del preadolescente e un suo migliore inserimento sociale mediante la sollecitazione di un armonico sviluppo corporeo. h) Educazione religiosa Nel processo evolutivo e culturale dell'educazione, promosso e perseguito dalla scuola obbligatoria del preadolescente, trova la sua funzione e collocazione l'educazione religiosa proposta nei suoi motivi specifici ed autentici di esigenza spirituale e umana, e nei suoi aspetti affettivi, intellettuali, etici e sociali ordinati a promuovere la fratellanza, la giustizia e la pace tra gli uomini, illuminate dal trascendente. 3 - Unità del sapere: interdisciplinarità I vari insegnamenti esprimono modi diversi di articolazione del sapere, di accostamento alla realtà. di conquista, sistemazione e trasformazione di essa, e a tal fine utilizzano specifici linguaggi che convergano verso un unico obiettivo educativo: lo sviluppo della persona nella quale si realizza l'unità del sapere. I vari linguaggi infatti concorrono - attraverso il processo di comunicazione e utilizzando contenuti, attività, strumenti specifici a seconda della disciplina - all'acquisizione di un sapere unitario. Di conseguenza possono stabilirsi modalità di cooperazione tra i diversi insegnamenti evitando comunque accostamenti forzati e puramente estrinseci. Tale cooperazione dovrà consentire di perseguire, per vie diverse, gli obiettivi della programmazione educativa, e di mettere a disposizione di altre discipline i contributi specifici dell'uno e dell'altro ambito. Riuscirà pertanto pedagogicamente e didatticamente utile programmare le interrelazioni delle varie discipline in vista di un approccio culturale alla realtà più motivato e concreto, volto all'acquisizione di un sapere articolato ed insieme unitario (si considerino ad esempio il contributo che l'educazione linguistica può dare alla comprensione dei termini scientifici e del linguaggio matematico; o, viceversa, il contributo che il metodo scientifico e le operazioni tecniche possono dare al chiarimento dell'espressione verbale; nonché gli esiti di chiarezza di pensiero e di capacità di espressione promossi dall'educazione artistica e dall'educazione musicale attraverso i linguaggi non verbali pertinenti ai due campi disciplinari). In particolare, in tutte le discipline, deve trovare spazio l'operatività, che non è solo compito dell'educazione tecnica e della educazione scientifica, al fine di superare la separazione tra attività intellettuale ed attività manuale. 4 - Processi di apprendimento e graduale sistemazione delle esperienze e delle conoscenze L'insegnamento della scuola media si innesta sull'effettivo grado di sviluppo e di preparazione conseguito nel corso della istruzione primaria. A questo scopo non è sufficiente prendere atto delle condizioni soggettive di maturazione e di preparazione raggiunte da ogni alunno. E' necessario che la scuola media predisponga la sua organizzazione didattica avendo presente i caratteri metodologici inerenti alle attività educative realizzate nella scuola elementare e precostituendo, in tal modo, una situazione scolastica nella quale la progressione dei processi di apprendimento e di maturazione dell'alunno non abbia a subire, particolarmente nei tempi del primo approccio con la nuova istituzione, compressioni artificiose o sollecitazioni innaturali. Si dovrà dunque riprendere all'inizio, la peculiarità dei procedimenti che consentono all'alunno di compiere efficacemente tutte le possibili esperienze capaci di suscitare in lui interesse e quindi, valida motivazione all'apprendimento. Ciò non significa, peraltro che tali procedimenti, pur se certamente proficui soprattutto nella fase di approccio conoscitivo, debbano permanere in tutto lo svolgersi dell'apprendimento, che anzi ad essi debbono sempre più accompagnarsi processi di sistemazione che, elaborando ed ordinando le conoscenze acquisite, introducano l'alunno alla capacità di astrazione e di sintesi, base sicura di ogni ulteriore conquista culturale e condizione di libero giudizio critico e quindi di umana dignità. In particolare, l'educazione al metodo scientifico che è uno degli obiettivi principali della scuola media, viene favorita dal procedimento che - muovendo dalle curiosità, da esperienze facilmente comprensibili e per quanto possibile realizzabili dallo stesso alunno, dall'operatività - sviluppi gradualmente la capacità di astrazione e sistemazione. Il procedimento induttivo non è disgiungibile dal procedimento deduttivo, operazione logiche entrambe, sempre presenti nell'operare della mente che si consolida in rapporto allo sviluppo delle capacità logico-formali. Vanno visti in questa prospettiva taluni strumenti metodologici che traggono la loro validità dalla correttezza dell'impostazione e dall'esecuzione, come, ad esempio la ricerca individuale e di gruppo. Essa si fonda essenzialmente su alcuni punti, il rispetto dei quali ne assicura l'utilità ai fini dell'apprendimento: a) la definizione dell'ipotesi che la ricerca si propone di realizzare; b) l'obiettivo che intende conseguire; c) il metodo prescelto e gli strumenti (documentazione e materiale) da utilizzare. E' preferibile che la ricerca sia attuata in classe sotto la guida dell'insegnante. Un corretto procedimento metodologico perseguirà costantemente la organicità e la coerenza nella trattazione dei contenuti culturali. Evitare di insistere su tematiche quasi esclusivamente riferite al presente non significa certamente voler impedire che l'interesse naturale dell'alunno si polarizzi su argomenti più vicini alla sua diretta esperienza, ma far sì che egli, insieme alla più gradita conoscenza del presente, acquisti anche la consapevolezza dei rapporti che ci legano al passato. Parimenti è da evitare la insistenza ai temi monografici che restringono il vasto spazio delle conoscenze a fatti episodici, oggetto di trattazione pressoché obbligata in una prassi didattica ampiamente diffusa che consegue spesso il risultato di privare l'alunno della visione di insieme di un quadro di conoscenze organiche tra loro collegate sia pur nelle loro linee fondamentali. In tal modo acquistano validità ed incisività culturale le nozioni, tempestivamente ed adeguatamente utilizzabili in un contesto più ampio, mentre è da evitare che la cultura si identifichi in una serie di informazioni fini a se stesse e nella successione memorizzazione-ripetizione. Sotto questo profilo particolarmente opportuno sembra che tutti gli insegnanti stimolino gli alunni alla lettura di opere divulgative o monografiche su aspetti fondamentali di tali ambiti: dalla storia alla letteratura, alle scienze, alle arti, alla tecnica, ecc. La scuola inoltre non deve ignorare che gli alunni vivono in un contesto ampiamente connotato dai messaggi dei mezzi di comunicazione sociale che possono avere un forte potere persuasivo e massificante: in questa situazione la scuola media deve favorire la comprensione dei loro linguaggi specifici al fine di mettere i preadolescenti in grado sia di utilizzare tali linguaggi a fini espressivi o comunicativi sia di leggere e di valutare criticamente i messaggi così trasmessi. 5 - La socializzazione Non minore importanza, rispetto all'educazione al conoscere, riveste l'educazione al vivere insieme, all'operare in spirito di solidarietà con gli altri nella costruzione del bene comune. La scuola media concorre alla formazione del cittadino sia mediante la proposta di prospettive culturali, offerta da tutte le sue discipline e da tutte le sue attività, che valgano a far cogliere il significato del contributo del singolo allo sviluppo sociale, sia mediante concrete esperienze di cooperazione, a cominciare da quelle costituite dal procedimento didattico del lavoro di gruppo di cui, al di là di errate mitizzazioni, si deve utilizzare la funzione di stimolo all'operare insieme nel rispetto reciproco, avviando un utile tirocinio del comportamento democratico. Evidentemente il lavoro di gruppo dovrà essere attuato in modo da valorizzare il contributo di ciascuno e non sopprimere il momento della riflessione e dello studio personale. Se alla formazione del cittadino debbono concorrere, come si è detto, tutte le discipline, l'educazione civica avrà una sua peculiare responsabilità in quanto consente in modo più preciso di prendere conoscenza e coscienza degli ordinamenti e delle strutture civiche e politiche. Utile sarà anche un avvio alle metodologie del vivere in democrazia che educhi ad un dibattito tanto più corretto quanto più fondato sulla tolleranza e sul rispetto reciproci e su una conoscenza della realtà la più documentata possibile e che valga ad evitare forme distorte di competitività. Le conoscenze acquisite, le capacità maturate, i comportamenti e le abilità sviluppate, sempre nell'ambito di un clima che consenta all'allievo di nutrire fiducia nella propria possibilità di esprimere liberamente e criticamente opinioni e proposte, gli permetteranno una lettura puntale e funzionale della realtà che lo circonda e lo coinvolge ad una partecipazione responsabile alla gestione critica e creativa di essa. Ponendo gli alunni a contatto con i problemi e le culture di società diverse da quella italiana, la scuola media favorirà anche la formazione del cittadino dell'Europa e del mondo, educando ad un atteggiamento mentale di comprensione che superi la visione unilaterale dei problemi, e ci avvicini alla intuizione di valori comuni agli uomini per nella diversità delle civiltà, delle culture e delle strutture politiche.
I - Obiettivi Il linguaggio esprime e comunica la realtà interiore e l'esperienza dell'uomo. Pertanto lo sviluppo e la maturazione progressivi dell'alunno si realizzano e manifestano in modo eminente attraverso l'educazione linguistica. L'acquisizione di una sempre più sicura padronanza del linguaggio in tutte le sue funzioni è un diritto dell'uomo e, di conseguenza, uno degli obiettivi fondamentali della scuola la quale, con la varietà dei suoi interventi, si propone di promuovere nell'alunno la capacità di esprimere una più ricca realtà interiore ossia il suo pensiero, i suoi sentimenti, come segno di una coscienza di sé, degli altri e del mondo. Tutti i linguaggi propri dell'uomo - verbali e non verbali - devono integrarsi nel processo educativo, anche se ognuno di essi è più specifico oggetto di insegnamento di singole discipline. Il linguaggio verbale, tuttavia, ha una sua evidente centralità; infatti di esso si valgono tutte le discipline per elaborare e comunicare i propri processi e contenuti. Specificatamente si tratta di conseguire "il rafforzamento dell'educazione linguistica attraverso un adeguato sviluppo dell'insegnamento della lingua italiana - con riferimento alla sua origine latina e alla sua evoluzione storica - e delle lingue straniere" (cfr. art. 2 L. 348/77). Principalmente attraverso l'uso e lo studio del linguaggio verbale l'alunno raggiunge gradualmente come obiettivo fondamentale la capacità di: - acquisire ed esprimere l'esperienza del mondo di sé; - stabilire rapporti interpersonali e sociali; - accedere ai più diversi ambiti di conoscenza ed esperienze (estetiche, scientifiche, logiche, tecnologiche, eccetera); - sviluppare, attraverso la riflessione sul linguaggio le modalità generali del pensiero, quali ad esempio, l'articolazione logica, il senso dell'evoluzione nel tempo e della diversità nello spazio, eccetera. - prendere coscienza del patrimonio culturale col quale giunge alla scuola media e accedere via via ad un mondo culturale più ampio, sia moderno che passato, sia nazionale che internazionale. Più specificamente è obiettivo degli insegnanti linguistici far conseguire all'alunno - anche mediante un coordinamento di obiettivi e di metodi - il possesso il più ampio e sicuro possibile rispettivamente della lingua italiana e della lingua straniera. Nella scuola media l'insegnamento della lingua italiana in continuità con gli apprendimenti della scuola elementare, contribuisce alla maturazione e allo sviluppo della comprensione e della produzione del parlato e dello scritto mediante l'interdipendenza dell'ascoltare, parlare, leggere e scrivere secondo le diverse funzioni e varietà della lingua, dirette sia al dominio dei contenuti sia alla graduale acquisizione della correttezza formale. Il primo obiettivo è volto a sviluppare le capacità di capire e di organizzare la struttura dei discorsi parlati e scritti nelle rispettive caratteristiche, in quanto il parlato e lo scritto comportano tecniche e modalità espressive per quanto complementari. Il secondo obiettivo si raggiunge mediante la buona percezione del parlato, una pronuncia largamente accettabile, la lettura corrente ed espressiva, lo scritto corretto anche dal punto di vista ortografico. Ciò consentirà di utilizzare il veicolo essenziale di valori culturali a mezzo espressivo di più ampia fruizione, sia nella comunità nazionale sia nell'incontro con le culture straniere. II - Indicazioni metodologiche Compito dell'educazione linguistica, mediante l'insegnamento dell'italiano, è educare alla espressione e alla comunicazione verbale, promuovendo e sviluppando le capacità potenziali dell'alunno attraverso attività sia espressivo-creative sia fruitivo-critiche. Perciò nel lavoro didattico si darà spazio in modo vario ad attività che sollecitino l'iniziativa dell'alunno e favoriscono il rafforzarsi, delle sue capacità mentali, il suo progressivo contatto con la realtà nonché la conseguente analisi della esperienza, dei pensieri e sentimenti personali da essa suscitati. Così anche l'esperienza stimolerà nell'alunno il processo di assunzione di nuovi contenuti e il bisogno di esprimerli. Infatti, solo se l'alunno acquisisce sempre nuove cose da dire e se la scuola valorizza l'importanza dell'esperienza, si danno le condizioni del processo di riflessione su di essa e della sua consapevole assunzione. Di qui la motivazione dell'impulso a comunicare e conseguentemente la motivazione ad apprendere come esprimersi in maniera personale: il processo andrà cioè nel senso della valorizzazione della maturazione espressiva. Per contro il ricco possesso degli strumenti linguistici favorisce anche la lettura della propria esperienza. Gli apprendimenti linguistici vanno riferiti alle abilità di base (ascoltare, parlare, leggere, scrivere), alle varie funzioni e usi del linguaggio (informare, persuadere, raccontare, esprimere sentimenti e stati d'animo, interrogare, impostare ragionamenti ed argomentarli, partecipare a discussioni eccetera) e, tenendo conto delle varietà sociali della lingua legate a fattori geografici, a situazioni particolari ed ambiti territoriali. La particolare condizione linguistica della società italiana, con la presenza di dialetti diversi e di altri idiomi e con gli effetti di vasti fenomeni migratorio, richiede che la scuola non prescinda da tale varietà di tradizioni e di realtà linguistiche. Queste vanno pertanto considerate, dove esistono, come riferimento per sviluppare, promuovere i processi dell'educazione linguistica anche per la loro funzione pratica ed espressiva, come aspetti di culture ed occasione di confronto linguistico. Questo vale tanto più per gli idiomi alloglotti. Parimenti non si trascureranno le varietà tipiche, ad esempio della lingua colloquiale e familiare, della lingua più formale e colta, perché l'alunno ne sappia cogliere le caratteristiche espressive al fine di utilizzare l'una e l'altra varietà linguistica a seconda della situazione. Il linguaggio delle opere letterarie di prosa e di poesia sarà considerato anche come espressione della tradizione linguistica che ha fornito la base principale della lingua nazionale nell'uso colto come nell'uso popolare. I testi letterari andranno visti pertanto, oltre che come espressione della personalità dell'autore, anche nel loro aspetto estetico e come documento della civiltà, della vita sociale, delle consuetudini e degli usi linguistici. Si promuoverà tanto la lettura libera e corrente non mortificata da commenti minuti, limitati quindi a sobri richiami intesi alla comprensione generale del passo, quanto la lettura guidata dall'insegnante in ordine alla comprensione dell'insieme e dei particolari, ampliando i contenuti del testo attraverso conversazioni, esercitazioni orali e scritte sul significato generale, sugli aspetti essenziali, su elementi lessicali. Sarà utile anche la riformulazione orale e scritta di quanto letto. Si curerà che la lettura sia scorrevole, attenta alla funzione della punteggiatura, realizzata con buona pronuncia italiana. La lettura in classe non può considerarsi sufficiente, e l'insegnante, perciò, favorirà in tutti i modi la lettura personale e l'incoraggiamento a leggere indirizzando all'uso della biblioteca di classe, ove esistente, e della scuola, e l'accesso alle biblioteche pubbliche: tutto ciò perché il leggere è l'essenziale strumento educativo di accesso al patrimonio culturale e naturale fattore di autocultura. L'apprendimento linguistico comporta la riflessione sulla lingua in atto: è il problema della grammatica, non come proposta di astratte e aride cognizioni teoriche e terminologiche, ma come riflessione sui caratteri essenziali dell'organizzazione della lingua sulla realtà dei suoi usi. Tale studio deve coinvolgere l'impegno operativo dell'allievo condotto a riflettere sulle strutture grammaticali come si presentano nei testi di ogni tipo ed a sperimentarle nel proprio parlare e nelle proprie espressioni scritte. Le "regole" della grammatica non sono che uno strumento di analisi della lingua solo approssimativo e sono infatti relative alle varietà linguistiche e alle diverse esigenze espressive: sono inoltre il risultato di una evoluzione storica. La riflessione sull'uso vivo e attuale della lingua va congiunta ad una coscienza storica che porti a cogliere nella evoluzione della lingua le connessioni con la storia sociale, politica e culturale (letteraria, scientifica, tecnologica, ecc.), si constaterà per tale via come la varietà dei nostri dialetti e le vicende dell'affermazione dell'italiano sono strettamente legate alla storia della comunità italiana; e come le lingue costituiscano un documento primario della civiltà. In una prospettiva del genere prenderà forma e sviluppo il riferimento all'origine latina dell'italiano, pur non costituendo più il latino materia di specifico insegnamento. Nel contesto della evoluzione dell'italiano, il latino andrà visto, cioè, come il momento genetico della nostra lingua; andrà, anzi, considerato come la sua componente maggiore, presente e riscontrabile nel lessico, nelle strutture, nella tradizione popolare e dotta, nella lingua scientifica, etc. Si terrà anche conto che il latino è all'origine di altre lingue moderne ed elemento costitutivo nella formazione e nella realtà della cultura europea. III - Indicazioni programmatiche a) Educazione all'ascoltare, al parlare, al leggere e allo scrivere Tenendo presente l'inscindibilità dei vari aspetti dell'educazione linguistica, quello dell'educazione mediante l'ascolto tende allo sviluppo della capacità di distinzione fonologica e di comprensione dei messaggi parlati e dei loro contenuti; ci si avvarrà quindi di messaggi di diverso tipo, inerenti il più possibile alla reale esperienza dell'alunno, da quelli della vita quotidiana a quelli dei mezzi di comunicazione sociale, e in modo particolare a quelli delle letture e delle dizioni espressive. Anche più importante è l'esercizio del parlare, che, favorito dall'intervento immediato e puntale dell'insegnante, guida l'alunno all'acquisizione e all'uso dell'italiano per comunicare con una lingua differenziata secondo esigenze e modi personali. Risulterà utile a questo scopo, ad esempio, far raccontare esperienze personali; promuovere il dialogo con i compagni e con l'insegnante; far esporre quanto ascoltato o letto, o visto in trasmissione televisive, in films o provato davanti ad opera d'arte o nell'ascoltare musica; far discutere un argomento o un problema; guidare gradualmente all'uso più preciso del lessico attraverso l'impiego di sinonimi, contrari, associazioni di parole. Tuttavia, l'esercizio più concreto resta quello della conversazione che fonde insieme i due diversi processi dell'ascoltare e del parlare. Largamente praticata sarà la lettura sia in classe sia in casa: intesa come momento tra i più efficaci dell'educazione linguistica, come impulso al gusto della lettura personale e come stimolo per nuove conoscenze. Per motivare a leggere si sceglieranno letture rispondenti agli interessi più tipici degli alunni: dallo sport all'avventura, dal mondo della natura alla narrativa più viva ed attuale; nel contempo non si trascurerà di avviare e sostenere gli alunni nelle letture intese ad ampliare la loro conoscenza della realtà e ad arricchire la loro maturazione con l'incontro di testi di alto valore letterario, al riguardo dei quali non è da trascurare un sia pur misurato apprendimento a memoria di poesie e passi di prosa. Le letture saranno riferibili al mondo della fantasia (poesia lirica, epica, favole, romanzi, novelle, letteratura di fantascienza etc.), della storia (biografie di personaggi illustri, documenti storici e di tradizioni popolari, passi di epistolario, autobiografie), della scienza e della tecnica (storia di scoperte e di invenzioni, relazioni di viaggiatori, semplici testi scientifici e di tecnica), della vita associata (sport, giornali, testi legislativi e regolamentari, resoconti della realtà economica e sociale), dell'esperienza interiore (testi di carattere religioso e di riflessione morale, diari), della musica e delle arti figurative. Necessaria la lettura di passi, opportunamente scelti, di opere di fondamentale importanza per la nostra lingua e, in genere, per le nostre tradizioni letterarie; é parimenti necessaria la lettura, in ciascuno dei tre anni, di almeno un'opera di narrativa moderna italiana ovvero straniera in buona traduzione italiana (completa o adeguatamente ridotta in relazione all'età degli alunni). Traendo specialmente occasione dall'esperienza dell'alunno, dall'osservazione della realtà, dal contributo delle altre discipline, dalle varie letture, si perverrà all'uso via via più sicuro e personale della lingua scritta, con riferimento alle concrete situazioni che la richiedono, in quanto forma indispensabile per la comunicazione dei messaggi da conservare e trasmettere nel tempo e nello spazio. Da esercitazioni concrete emergerà la consapevolezza che lo scrivere serve ad esprimere se stessi, commuovere, informare, persuadere, documentare, rendere esplicito il proprio pensiero, mediante appropriate forme linguistiche: si promuoveranno perciò - individualmente e in gruppo - libere espressioni spontanee, diari, cronache vissute e riflessioni; stesura di corrispondenza; preparazione e compilazione di questionari; descrizione di eventi e di esperienze, resoconti, verbali e relazioni, riassunti, manifesti, regolamenti relativi alla vita della classe, articoli per i giornali scolastici, ecc. Nella correzione degli elaborati scritti dagli alunni, si mirerà ad educare alla congruenza tra il testo scritto e le sue finalità espressive e comunicative, ed insieme all'acquisizione di un corretto uso grammaticale e dell'ortografia, con particolare attenzione per l'interpretazione. E' da sottolineare l'esigenza di offrire costanti occasioni agli alunni di esprimersi liberamente nelle forme e nei modi che meglio corrispondono alle loro esigenze e al loro livello di maturazione. In tali libere attività espressive è consigliabile associare alla scrittura disegni, fotografie, schemi, diagrammi, ecc., congiungendo linguaggi diversi in un unico risultato espressivo. b) Riflessione sulla lingua La riflessione grammaticale non si realizzerà come studio formale - poco corrispondente ai modi di apprendimento dei preadolescenti e perciò poco produttivo - ma - andrà inserita nel processo di sviluppo linguistico espressivo, come uno dei mezzi atti a promuovere tale sviluppo. Essa muoverà da concrete esperienze linguistiche per avviare gli alunni a valersi coscientemente dei materiali linguistici, descriverne gli usi concreti ed arrivare successivamente alle conseguenti generalizzazioni delle strutture fondamentali dell'italiano sia per quanto attiene agli aspetti più propriamente grammaticali (piano semantico, sintattico, morfologico, fonologico), sia per quanto attiene alle funzioni comunicative della lingua. Lo studio del lessico è importante per allargare e precisare l'ambito delle proprie conoscenze ed è favorito dalla estensione e molteplicità delle esperienze. Servendosi del più vario materiale disponibile, ricavato anche dall'uso linguistico personale degli alunni, si tenderà a far acquisire coscienza e padronanza di alcune importanti proprietà del lessico stesso: derivazione, composizione, giustapposizione, affinità di forma e di significato, rapporti tra significati pluralità di significati, appartenenza dei vocaboli alle diverse varietà della lingua. Sarà importante abituare a cogliere valori e significati delle parole sia esaminando contesti significativi, sia utilizzando ampiamente e criticamente il vocabolario ed altri strumenti fondamentali di consultazione e di studio, quali enciclopedie, atlanti, etc. c) Riferimento all'origine latina della lingua e alla sua evoluzione storica. Dalla varietà attuale delle lingue, all'uso vivo, dal confronto tra documenti di vario genere e di epoche diverse si ricaveranno, anche attraverso ricerche dell'alunno, quei dati che lo abituino a collocare la lingua italiana nello spazio e nel tempo e lo aiutino a sistemare le sue conoscenze più varie (storiche, geografiche, scientifiche, etc.) e le sue esperienze pratiche. In particolare si cercherà di cogliere adeguatamente il riflesso che gli eventi salienti della mostra hanno avuto fino ad oggi sulla nostra lingua. Si darà rilievo agli scambi con le altre lingue moderne, si metterà in luce l'apporto dei dialetti e la loro utilizzazione pratica ed espressiva ( in canti, racconti, proverbi). Dei dialetti e delle lingue delle minoranze etniche si accennerà alla funzione sia nel passato, sia nel presente. Si cercherà - ove possibile - di delineare una prospettiva cronologica complessiva dei fatti via via illustrati e di mettere in risalto i fattori generali della trasformazione delle lingue come le mescolanze dei popoli, la formazione degli stati, lo sviluppo delle tecnologie della comunicazione (introduzione della scrittura, della stampa, dei mezzi di comunicazione sociale). In questa prospettiva si collocano i riferimenti all'origine latina dell'italiano, da realizzarsi tuttavia, in modo non sistematico e non finalizzato all'apprendimento autonomo del latino. L'origine latina - presente direttamente o indirettamente nel lessico italiano - potrà essere utilmente esplorata, mettendo in evidenza le modificazioni semantiche e fonologiche: facendo così prendere ragione sia di alcuni aspetti fonologici (quali la pronuncia e l'ortografia di alcuni fonemi italiani), sia di alcuni aspetti semantici (quali le derivazioni, i calchi, i prestiti etc. la concorrenza di parole di tradizione popolare e di parole di introduzione dotta). Analogamente alcune strutture morfo-sintattiche italiane protranno essere messe a confronto con elementari strutture latine, omogenee o divergenti, per osservarne la genesi, le variazioni e la permanenza nella lingua italiana. L'importanza del latino sarà così mostrata anche facendo ampi riferimenti al quadro storico generale (as es. alla formazione della civiltà romana; all'affermazione del cristianesimo; ad alcuni aspetti della cultura europea). Attraverso le esercitazioni proposte nelle varie parti del programma l'insegnante verificherà il grado di maturità linguistica raggiunto dagli allievi e le capacità di analisi e di sintesi. Tale verifica gli suggerirà interventi, stimoli e rinforzi appropriati: per esempio, o verso il leggere o lo scrivere più liberi o verso il leggere e lo scrivere più organicamente guidati. La verifica gli permetterà di individuare anche il livello linguistico generale sul quale più opportunamente insistere e gli indicherà quando sarà possibile orientare gli alunni verso una maggiore ricchezza e finezza espressiva. L'insegnante procederà alla valutazione tenendo conto del sostanziale sviluppo delle varie abilità - distinguendone gli aspetti essenziali da quelli superficiali - e dalla maturazione dell'alunno.
I) Finalità e obiettivi L'insegnamento della storia deve anzitutto proporsi di far comprendere che l'esperienza del ricordare è un momento essenziale non solo dell'agire quotidiano del singolo individuo, ma anche della vita della comunità umana (locale, regionale, nazionale, europea, mondiale) cui l'individuo stesso appartiene. Solo diventando in qualche modo partecipe di questa memoria collettiva, si diventa uomini, e cittadini, a pieno titolo. L'acquisita consapevolezza del fatto che l'anno della propria nascita non è anche l'anno di nascita della comunità di cui si viene a far parte, arricchisce l'individuo di una dimensione nuova; radicandolo nel passato, lo mette in condizione di valutare con maggiore penetrazione il presente e di assumere elementi per progettare il futuro. Dal momento che risulta essere il prodotto di una lenta stratificazione, il mondo circostante cessa di apparire come un dato esterno ostile ed immutabile, per proporsi come un campo aperto, a nuove esperienze che contribuiranno a farlo evolvere ulteriormente. Ciò corrisponde alla particolare esigenza del preadolescente di conoscere la vicenda umana non solo al fine di comprendere il passato, ma anche - e soprattutto - di dare un'orientamento alla propria esistenza con riferimento alla realtà che lo circonda. Su questo bisogno si fonda la possibilità di costruire e coltivare il "senso della storia" come naturale premessa al formarsi di una vera e propria "coscienza storica" che maturerà nell'adolescenza. In concreto, l'obiettivo che l'insegnante di scuola media deve proporsi è quello di condurre gli alunni sia a percepire la dimensione temporale del fenomeno storico, sia a rendersi conto di come il lavoro storiografico obbedisca a regole che garantiscono la genuinità dell'operazione e il controllo dei risultati, sia a considerare - come avvio di giudizio critico - le soluzioni che gli uomini e le società hanno dato nel tempo ai loro problemi. Ne deriva pertanto l'opportunità di far acquisire strumenti di verifica adeguati alla effettiva capacità degli alunni ai vari livelli di età e alle oggettive possibilità offerte dalla situazione locale. II) Contenuti Per quanto concerne la scelta dei contenuti meglio adatti a realizzare l'obiettivo educativo su esposto, considerato il carattere peculiare della scuola dell'obbligo, che deve fornire a tutti gli strumenti indispensabili alla comprensione della realtà, si suggerisce di privilegiare, nella progettazione dell'azione didattica, gli aspetti connessi con la formazione e lo sviluppo (in particolare - ma non esclusivamente - nel mondo classico, e nell'Europa medioevale, moderna e contemporanea) delle forme di organizzazione della vita associata, nei loro risvolti politici ed economico-produttivi, nonché delle istituzioni giuridico amministrative e religiose, con continui riferimenti al variare dei modi di vita, al succedersi delle espressioni linguistiche ed artistico-letterarie e alle tappe del progresso tecnico e scientifico, in modo da "datare" concretamente i diversi momenti e le diverse età che scandiscono l'evoluzione delle forme di vita associata. Per conseguire tale risultato che è essenziale ai fini dell'acquisizione del senso della "dimensione temporale" debbono essere utilizzati i riferimenti cronologici collegati a fatti o prodotti che connotano le diverse epoche storiche. Invenzioni e scoperte, arti e scienze, progresso tecnologico e grandi movimenti di pensiero, coerentemente inseriti nella successione dei movimenti di sviluppo della civiltà, costituiscono un tessuto di elementi capaci di far cogliere all'alunno il fluire del tempo nell'arco del divenire della storia. Si rileva, tra l'altro, la necessità di fornire l'informazione basilare sull'origine e sulla storia delle singole minoranze linguistiche presenti in Italia e ciò in particolar modo nelle zone abitare da dette minoranze. All'interno di questa rete di riferimenti cronologici e rivolgendo sempre una preminente attenzione alla contemporanea evoluzione delle diverse forme di vita associata, si collocheranno la ricostruzione e lo studio dei fatti storici propriamente detti e l'analisi degli elementi che su di essi variamente incidono, tenendo sempre presente la necessità di impegnare l'alunno in attività che stimolino le sue capacità e il suo spirito di iniziativa. Ciò risulta tanto più importante se ci si pone nella prospettiva dell'educazione permanente e se si tiene conto del carattere orientante di ogni disciplina nella scuola obbligatoria non solo ai fini della prosecuzione degli studi, qualora ciò avvenga, ma anche per un responsabile inserimento in ogni tipo di attività lavorativa; è essenziale perciò che il preadolescente acquisisca sufficiente consapevolezza dei metodi, delle operazioni e del linguaggio che sono propri del lavoro storiografico. III) Suggerimenti metodologici Tale lavoro consiste in tutta una serie di operazioni (quali il reperimento e la consultazione di fonti, la formulazione di ipotesi, la selezione di dati, l'analisi di documenti anche non scritti, l'individuazione di raccordi con altri fatti contemporanei o successivi) che possono essere riprodotte a fini didattici a un livello di sperimentazione molto elementare. Tutto ciò, lungi dall'escludere l'intervento assiduo dell'insegnante, lo qualifica nella funzione dell'insegnare ad apprendere, e gli consente svariate forme di insegnamento individualizzato. Al fine però di evitare che le singole esercitazioni assumano carattere frammentario ed episodico, costituendosi ciascuna come esperienza a sé stante, sarà cura del docente inserire in una linea organica di svolgimento, senza "salti" arbitrari, raccordandoli con ampie sintesi, gli argomenti che vengono fatti oggetto di un più specifico approfondimento. Tali approfondimenti offriranno altresì la migliore occasione per stabilire collegamenti organici con tutte le altre discipline, di volta in volta chiamate, da sole o per gruppi, ad integrarsi con la ricerca storica, a seconda del tipo di problema affrontato. A titolo di esempio, di ricordano le connessioni con la storia della lingua, con le letture antologiche, con la geografia, con l'educazione artistica, musicale, scientifica e tecnica. La storia è infatti una disciplina complessa, peculiare fra le scienze dell'uomo, in quanto dà evidenza al tipico potere umano di produrre cultura, nella più articolata accezione del termine. Conviene pertanto che, escludendo ogni forma di enciclopedismo, l'insegnante punti a dare il gusto della ricerca, che potrà proseguire anche fuori della scuola, parallelamente alla esperienza di vita, purché si sia acquisito - anche attraverso la consuetudine con la lettura libera - l'interesse per tale tipo di indagine e purché il preadolescente abbia maturato in sé la consapevolezza che tutti gli uomini, tutti i popoli, l'umanità intera sono protagonisti della storia. Per quanto attiene poi alle verifiche periodiche e finali del processo di apprendimento, esse dovranno sempre essere costruite sulla base del lavoro effettivamente svolto, nella triplice prospettiva di: - accertare l'acquisizione e l'organizzazione dei concetti e delle conoscenze; - accertare il possesso dei metodi di ricerca; - accertare il livello di sviluppo di capacità e abilità generali e specifiche. Sembrano pertanto da valorizzare anche le verifiche pratiche e scritte (utilizzando a tale scopo le visite a musei e monumenti; il reperimento di fonti, la scelta e l'elaborazione di dati da documenti, l'uso di bibliografie, ecc.), che consentono omogeneità, oggettività e frequenza di controlli e un loro pratico impiego didattico. Lo sviluppo delle capacità di esposizione orale sarà curato nel corso delle discussioni e nei momenti di dialogo che il piano di lavoro dovrà comunque prevedere. IV) Suddivisione per anno L'indicazione della suddivisione annuale della materia si limita volutamente alla individuazione dei termini cronologici in modo da lasciare al consiglio di classe la programmazione curriculare, possibile solo in quella sede, in rapporto all'effettivo e verificato livello di partenza degli alunni. In altri termini l'indicazione dei contenuti non significa necessariamente trattazione dettagliatamente svolta per argomenti, ma, nel caso lo esiga la funzionalità del processo di insegnamento, e per particolari periodi storici, lo svolgimento potrà avvenire su linee di sviluppo fondamentali, caratterizzanti l'epoca, fra loro raccordate da opportune sintesi. Si raccomanda, in particolare, che anche in connessione con il programma di Educazione Civica l'insegnante si preoccupi di svolgere il programma di III anno in modo che esso dia ampio spazio alla trattazione dei problemi della vita contemporanea. I classe: dalla preistoria al IX secolo; II classe: dal X secolo al 1815; III classe: dal 1815 ai giorni nostri con riferimenti essenziali all'Europa, al mondo, alla decolonizzazione. Si avrà particolare riguardo all'Italia nell'ultimo cinquantennio, nel quadro della storia mondiale.
1) Finalità generali e obiettivi L'educazione civica, intesa come finalità essenziale dell'azione formativa della scuola, esige il responsabile impegno di tutti i docenti e la convergenza educativa di tutte le discipline e di ogni aspetto della vita scolastica; essa è, pertanto un grande campo di raccordo culturale, interdisciplinare, che ha anche suoi contenuti specifici rappresentati dalle informazioni sulle forme e sulle caratteristiche principali della vita sociale e politica del Paese e che richiede interventi coordinati del Consiglio di classe intesi a far maturare la coscienza delle responsabilità morali, civiche, politiche, sociali, personali e comunitarie di fronte ai problemi dell'umanità, nel contesto sociale italiano, europeo, mondiale e, quindi, a fare acquisire comportamenti civilmente e socialmente responsabili. In tale prospettiva la scuola attua il suo impegno di educazione civica attraverso il contatto col mondo civile e la presa di coscienza dei valori sui quali si fonda la Costituzione, l'offerta di conoscenza di problemi e di metodologie per la valutazione critica dei fatti, nonché attraverso un concreto esercizio di vita demografica nella scuola, di ricerca e di dialogo nel rispetto più attento della libertà di coscienza morale e civile degli alunni. Obiettivi che l'Educazione civica, come impegno costante del Consiglio di classe, deve perseguire cogliendo tutte le occasioni educative e didattiche più opportune, sono: a) la maturazione, da parte dell'alunno, degli orientamenti che sostanziano la responsabilità personale all'interno della società, l'iniziativa civica e la solidarietà umana; b) la conquista di una capacità critica che permetta alla persona di darsi dei criteri di condotta, di comprendere la funzione delle norme che consentono un corretto svolgersi della vita sociale, di definire il rapporto intercorrente tra libertà individuale ed esigenze della comunità: ciò nell'intento di porre l'alunno nella condizione di analizzare i vari aspetti dei problemi e di tendere all'obiettività del giudizio. c) la crescita della volontà di partecipazione come coscienza del contributo che ciascuno deve portare alla risoluzione dei problemi dell'uomo, della società nazionale ed internazionale. A tal fine il Consiglio di classe utilizzerà nella sua programmazione i contributi che possono essere offerti dallo studio dei principi costituzionali e delle istituzioni che sono alla base della organizzazione democratica dello Stato; identificherà i problemi che possono essere oggetto di analisi interdisciplinare, farà riferimento anche a significativi aspetti del rapporto con la dimensione europea e mondiale dei problemi, con particolare riguardo a quello del sottosviluppo dell'uomo e dei popoli, sentito come positiva sfida del nostro tempo. II) Contenuti specifici della disciplina L'educazione civica, quale specifica materia d'insegnamento, esplicitamente prevista dal piano di studi, ha come oggetto di apprendimento le regole fondamentali della convivenza civile, come risultati di un processo storico pervenuto a formulazioni giuridiche positive e come presupposto per ulteriori sviluppi. Il relativo insegnamento è affidato al docente di materie letterarie per la riconosciuta opportunità di sviluppare la trattazione dei suoi contenuti specifici in costante correlazione con l'insegnamento della storia. Il nucleo fondamentale di tali contenuti è dato dal testo della Costituzione Italiana, legge fondamentale dello Stato e sintetica espressione della nostra civile convivenza che abbisogna del concorso di tutte le forze per la sua completa attuazione. La comprensione della Costituzione - che gioverà anche a dare sistemazione, quasi secondo un indice ragionato, agli altri temi di educazione civica, - avrà un momento più organico nella classe terza, in quanto lo consentono l'età e l'esperienza raggiunta dagli allievi. Nelle classi I e II, lo studio, pur avviando, appena possibile, alla conoscenza del testo costituzionale, assumerà la forma di una considerazione sui valori umani e sociali insiti nell'esperienza di vita comunitaria dell'alunno (la famiglia, il gruppo, la comunità scolastica ...). La stessa esperienza della classe scolastica, anche nei momenti della sua eventuale articolazione in gruppi, dovrà essere utilizzata, anche in sede di riflessione specifica, per guidare alla scoperta, al suo interno, dei ruoli e delle strutture di questo microcosmo che deve essere organizzato secondo le esigenze del metodo democratico e della partecipazione responsabile; così pure dovranno essere presentate agli organi collegiali della scuola previsti dai decreti delegati del 1974 e, per quanto possibile, sperimentare le forme di partecipazione alla vita della scuola anche in vista di più ampio impegno nella scuola secondaria superiore. Accanto al nucleo delle norme costituzionali, e raccordate con esse, saranno rese comprensibili, in forma semplice ed adatta all'età degli allievi, le funzioni di taluni istituti fondamentali dell'ordinamento pubblico e privato, la cui conoscenza aiuti a comprendere i meccanismi sempre più complessi della società contemporanea. In tale quadro, potranno essere trattati, ad esempio, temi attinenti alla persona, alla famiglia, alle comunità territoriali; all'ordinamento della giustizia, al sistema tributario, al lavoro, alla sua organizzazione, alla sua tutela e alle sue condizioni di sicurezza, all'educazione stradale, all'educazione sanitaria, alla cooperazione internazionale. Gli scambi sempre più frequenti, le interdipendenze delle economie, le necessità della cooperazione internazionale, rendono, inoltre, necessaria la conoscenza delle funzioni e delle attività dei principali organismi di cooperazione ed integrazione europea nonché degli altri organismi internazionali. Nel quadro delle finalità dell'educazione civica trova una sua collocazione l'attenzione per i problemi delle minoranze linguistiche - da approfondire in modo particolare nelle zone in cui esse sono presenti - per quanto riguarda il loro significato sul piano sociale e ordinamenti ad esse riferiti. III) Suddivisione della materia per anno Classi I e II Partendo dall'esperienza diretta della classe scolastica si valorizzi la progrediente capacità del preadolescente di inserirsi nel lavoro comune di gruppo della classe, della scuola, sicché egli possa via via realizzare una riflessione consapevole sui valori umani e sociali insiti nelle sue esperienze di vita comunitaria (la famiglia, il gruppo, la comunità scolastica) e sui diritti e sui doveri relativi alle varie forme di vita sociale. I temi da affrontare saranno graduati, con opportuni riferimenti al testo della Costituzione, passando dalla famiglia e dalla comunità scolastica alle più complesse forme di aggregazione comunitaria (gruppi associativi, Partiti, Sindacati, Comune, Provincia, Regione, Stato, organismi della cooperazione internazionale, con particolare riguardo alla Comunità europea). Si evidenzi comunque, appena lo si riterrà possibile , il principio della partecipazione responsabile alla vita politica, caratterizzante tutte le forme associative sopra indicate e ben presente nel testo della Costituzione Classe III Studio della Costituzione, con riferimenti alla sua genesi, ai suoi principi ispiratori e alla sua attuazione; opportuni raffronti con testi costituzionali di altri Stati, soprattutto europei. Trattazione elementare di taluni temi attinenti ad istituti fondamentali dell'ordinamento pubblico e privato. Principi e organismi della cooperazione europea ed internazionale.
I) Finalità e obiettivi La geografia ha il compito di indagare fenomeni e sistemi antropofisici in una visione dinamica di tutti gli elementi variabili, naturali ed umani, che concorrono a configurare l'assetto del territorio. L'itinerario fondamentale della ricerca geografica consiste nel verificare e nell'interpretare il rapporto dialettico tra gli uomini - con le loro aspirazioni, necessità, strategie, tecnologie - e la natura - con le sue risorse e le sue leggi - in modo da cogliere la molteplicità delle connessioni che modificano, anche nel tempo, le situazioni geografiche. Una corretta prassi di ricerca geografica che, attraverso i procedimenti dell'analisi e della sintesi conduca l'alunno ad una visione integrata dalla reciprocità uomo-ambiente, contribuisce a sollecitare l'osservazione, a conferire il senso dello spazio, a sviluppare le capacità descrittive, ad arricchire il patrimonio culturale, a promuovere lo spirito critico. Tale procedimento stimola l'alunno ad una attiva partecipazione alla realtà culturale, sociale ed economica e contribuisce a prepararlo a scelte ragionate e responsabili anche in vista del suo inserimento nel mondo del lavoro. La geografia assolve al proprio impegno formativo nei confronti dell'alunno promuovendo l'elaborazione di concetti e l'organizzazione di ipotesi, secondo un metodo scientifico. Il fatto che essa comporti anche momenti descrittivi non significa affatto che i fenomeni e le connessioni fra i fenomeni debbano essere presentati in forma non problematica; al contrario, occorre guidare l'alunno a scegliere e collegare, interpretare i dati, avendo presente che il descrivere non deve necessariamente coincidere con la accettazione acritica di formulazioni chiuse e definitive. E' inoltre rilevante l'acquisizione - anche attraverso la geografia - della capacità di tradurre, nei limiti dell'utile e del possibile, gli elementi quantitativi in elementi qualitativi e viceversa, ai fini dell'educazione alla ricerca geografica. Si tenga presente che proprio la geografia può stimolare la capacità di calcolo rapido in termini di ordini di grandezza per poter impostare immediate comparazioni, escludendo la memorizzazione di cifre, sulle quali non si sappia poi ragionare. II) Indicazioni programmatiche L'analisi del paesaggio non si limiterà, solo, all'individuazione dei fatti e degli oggetti geografici, nè alla mera e passiva identificazione dei segni che l'uomo vi ha lasciato nel corso dei secoli, ma indagherà le interrelazioni, le sincronie, gli influssi, l'azione distinta e composita dei diversi elementi. L'indagine sui fenomeni coinvolgenti la dinamica uomo-ambiente prenderà avvio dalle più immediate esperienze dell'alunno, in modo che tali fenomeni possano essere ricostruiti in sede di verifica problematica diretta, puntualizzando e analizzando i dati necessari (ad esempio, paesaggio agrario, sistemazione urbanistica, approvvigionamento idrico, fonti e consumo di energia, situazione demografica, produzione alimentare, agricola e di trasformazione industriale, consumi, vie di comunicazione, ecc.). Nella programmazione l'insegnante tiene conto delle concrete possibilità offerte dal territorio circostante, che verrà attentamente osservato, indagato e definito a mano a mano che si procede nella ricerca. Gli alunni si impegneranno nell'individuare i vari elementi che lo compongono, per esaminarli nel loro manifestarsi, per coglierne le funzioni e le relazioni, per scoprire le modifiche apportate dall'uomo, per approfondirne le caratteristiche culturali e le diverse modalità e tecniche delle trasformazioni operate nei secoli. Tali attività didattiche, che richiedono un costante collegamento con l'insegnante delle scienze - al quale è affidato l'insegnamento degli aspetti geofisici e astronomici - consentono che l'alunno conquisti cognizioni fondamentali di geografia fisica e antropica e si renda conto che - pur se l'uomo può trasformare l'ambiente - la terra ha una sua storia. Sarà cura dell'insegnante partire, nella presentazione degli argomenti, dalla osservazione diretta, o da fotografie e illustrazioni, scegliendo preferibilmente quei fenomeni che possano offrire una situazione problematica concreta. La partenza da situazioni presenti nel territorio in cui il ragazzo vive ha una duplice funzione: quella di far cogliere i problemi nella loro concretezza e in tutte le loro dimensioni e quella di fondare saldamente il metodo di conoscenza su una ricostruzione critica e verificabile dei problemi. La presa di contatto con la realtà vicina deve essere utilizzata per stimolare progressivamente l'interesse per la conoscenza del lontano: qualificando così l'indagine verso prospettive sempre più ampie e più articolate ed iniziando alla conoscenza di altri paesaggi e di altri Paesi. Perciò anche lo studio dell'Italia dovrà procedere tenendo sempre presenti i rapporti tra il nostro Paese e il resto del mondo in ogni ambito di problemi, ricorrendo il più possibile a comparazioni e riferimenti che aiutino e stimolino i processi di generalizzazione. Analogo procedimento andrà seguito nello studio degli altri Paesi, con gli opportuni confronti con l'Italia. III) Indicazioni metodologiche Occasioni per iniziare l'indagine geografica saranno, di volta in volta, i fenomeni che scaturiscono da rapporti quali: suolo e risorse, territorio e insediamenti, rilievo e viabilità, ambiente e attività economiche, paesaggio, regione e popolamento, ecc., o da relazioni più complesse quali: risorse idriche e loro utilizzazione, fonti di energia, dislocazione industriale, risorse alimentari, processi di produzione e di trasformazione, equilibri territoriali, scambi, emigrazione, ecc.; temi che sono da considerare in maniera sempre più approfondita nell'arco del triennio. Ogni progetto d'indagine deve tendere a far acquisire all'alunno un complesso, il più possibile ampio e articolato, di conoscenze geografiche attraverso l'osservazione degli elementi analitici del paesaggio e dei fattori che lo caratterizzano, per giungere ad una ricomposizione di quadri unitari regionali (approfondendo in particolare, la conoscenza della propria Regione, intesa anche come comprensorio politico-amministrativo), nazionali, continentali. Risulta pertanto chiaro che dovrà essere eliminata ogni presentazione in chiave puramente descrittiva o in termini puramente storico-politici o sociologici o antropologici, anche se tutte queste dimensioni dovranno essere presenti, allo scopo di enucleare le connessioni tra fenomeni, fatti e realtà, ovunque localizzati. Il processo di conoscenza relativo alla distribuzione dell'umanità sulla superficie terrestre, nella sua articolazione in Stati, sarà indotto, durante il triennio, all'interno dei campi d'indagine e dei problemi che costituiscono oggetto di specifico approfondimento, mediante la lettura costante del mappamondo e del globo terrestre, la consultazione e la eventuale costruzione di carte geotematiche, avviando progressivamente alla comprensione delle rappresentazioni simboliche dello spazio geografico con costanti controlli didattici che mirino a verificare che i procedimenti percettivi e concettuali in essa coinvolti siano realmente acquisiti. E' indispensabile, a tal fine, che l'insegnante proceda all'impostazione di un ragionato piano didattico, inserito nella programmazione che il Consiglio di classe dovrà inizialmente formulare. IV) Itinerario didattico Per facilitare l'acquisizione di una mentalità geografica la classe tenderà a configurarsi come un laboratorio di ricerca, si ricorrerà alla necessaria strumentazione tecnica (bussola, pluviometro, cassa a sabbia, ecc.); si introdurranno codici idonei alla raffigurazione di dati mediati ed immediati (carte, grafici, diagrammi, ecc.); si attueranno operazioni che sollecitino la manualità (plastici, mappe, fotografie, ecc); si promuoveranno adeguate letture (resoconti e diari di viaggiatori, esploratori, ecc.); si applicheranno diversi metodi di indagine (ricerche, interviste, inchieste, questionari, ecc.); si organizzeranno scambi epistolari con altre classi (in Italia e all'estero), si utilizzeranno gli opportuni sussidi (documentari, filimini, diapositive, lucidi, ecc.). Si realizzeranno, infine, per quanto possibile, attività all'esterno della scuola (lezioni all'aperto, escursioni, visite, ecc.). Tra i sussidi indispensabili per la conoscenza della realtà economica si tengano presenti, in particolare, i compendi statistici, per giungere così alla preparazione diretta dei grafici di ogni tipo. Non è possibile, infatti, avere una conoscenza di base ragionata dei fenomeni naturali ed economici in termini di dinamica e di sviluppo se non si ricorre ad un minimo di identificazione e di definizione dei dati ed alla loro elaborazione in termini quantitativi. L'itinerario didattico proposto potrà realizzarsi solo se non si abbia la pretesa di acquisire informazioni che esauriscono la totalità dei fenomeni terrestri. Una adeguata programmazione che selezioni, a volte anche in modo campionario, zone del territorio rispetto a problemi fondamentali per illuminare il rapporto uomo-ambiente, sarà indispensabile e andrà organizzata anche a livello di Consiglio di classe, sia per utilizzare le connessioni con l'insegnamento storico, linguistico, artistico, tecnico, sia per realizzare rapide e frequenti prove di verifica ed esercitazioni (costruzione di grafici, letture di tabelle, ecc.) che sostituiscano le tradizionali interrogazioni orali. In particolare andrà tenuto sempre presente il rapporto con gli insegnamenti scientifici; proprio la geografia, infatti, può costituire, a livello di scuola media, un ausilio notevole per superare la frattura tra scienze umane e sociali da un lato, e scienze naturali dall'altro, così grave nella nostra cultura. Articolazione annuale 1° anno La conoscenza dei principali aspetti geografici (fisici, biologici, antropici, socio-economici) del paesaggio locale, nella interazione tra gruppo umano e territorio, e le più accessibili ed evidenti esperienze, rafforzate dalla consultazione delle carte e dall'uso di altri strumenti, daranno luogo alla comprensione di problemi di generale interesse nel mondo. L'alunno, partendo dalla sua regione e attraverso lo studio particolare dell'Italia, allargherà progressivamente le sue prospettive ed approfondirà la sua competenza geografica. 2° anno Utilizzando le esperienze e le conoscenze già acquisite, l'alunno approfondirà argomenti e problemi relativi allo studio particolare dell'Europa e del bacino mediterraneo. Tale allargamento di prospettiva consentirà all'alunno di prendere coscienza dei problemi geografici nella loro più articolata dimensione socio-politico-economica dell'Europa nel mondo. 3° anno Lo studio dei più significativi Paesi del mondo offrirà l'occasione per continuare nei raffronti con l'Europa e con l'Italia nonché per completare la conoscenza e approfondire la riflessione sui rapporti antropici, culturali, politici ed economici. L'alunno, con opportuni riferimenti e progressive scoperte di connessioni, giungerà così alla comprensione non solo degli ambienti geografici, ma dell'interazione tra ambienti e popolazioni e tra popoli e popoli.
1) Obiettivi dell'insegnamento della lingua straniera nel quadro dell'educazione linguistica L'insegnamento della lingua straniera nella scuola media ha il compito di contribuire, in armonia con le altre discipline, ed in modo particolare con lo studio della lingua italiana, alla formazione di una cultura di base e allo sviluppo delle capacità di comprendere, esprimere e comunicare degli alunni. Lo studio della lingua straniera contribuirà ad allargare gli orizzonti culturali, sociali e umani dell'allievo per il fatto stesso che ogni lingua rispecchia i diversi modi di vivere delle comunità che la parlano ed esprime in modo diverso i dati dell'esperienza umana. Esso riveste quindi una grande importanza nell'educazione alla comprensione e al rispetto degli altri e dei valori che essi posseggono. Obiettivo principale è la comprensione dell'importanza della lingua straniera come strumento di comunicazione, tenuto conto anche che si vive in un'epoca in cui le relazioni con altri paesi si rivelano indispensabili, in particolare modo nell'ambito della Comunità Europea di cui l'Italia è membro effettivo. L'impegno degli allievi allo studio della lingua straniera dovrà essere stimolato dall'interesse a confrontare la propria realtà socio-culturale con quella degli altri paesi della società contemporanea. Per sviluppare tale motivazione e perché il nesso lingua cultura sia reso evidente, è essenziale che si parta dalla vita di oggi e soprattutto dalla lingua di oggi. Lo studio della civiltà straniera non deve essere quindi inteso come apprendimento di mere nozioni storiche e geografiche, ma come una presa di coscienza dei valori socioculturali e dei costumi delle altre comunità tramite la lingua stessa ed attraverso documenti autentici di attualità e di vita quotidiana. Lo studio della lingua straniera dovrebbe giungere a risultati precisi e concreti sul piano dell'uso linguistico e adeguati al livello di età degli allievi. Tali risultati sono misurabili in base all'effettivo possesso, da parte degli allievi, di abilità operative, ricettive e produttive, sia per quanto riguarda la lingua orale sia per quanto riguarda la lingua scritta e sono riferibili alla capacità di saper comprendere e produrre contesti significativi di lingua orale e di lingua scritta. 2) Indicazioni Metodologiche a) Sviluppo delle abilità linguistiche L'insegnante avrà cura di sviluppare sin dal primo anno, attraverso l'uso costante della lingua straniera sia da parte sua sia da parte degli allievi le abilità fondamentali: saper capire ascoltando, saper parlare, saper leggere e saper scrivere. Ognuna di tali abilità dovrà a sua volta essere specificata in base alle attività linguistiche che si ritengano più appropriate agli allievi di questa fascia scolastica. L'insegnante non dovrà procedere da parole o frasi isolate, ma da contesti globalmente significativi in quanto calati in situazioni di comunicazione nell'uso orale ed in quello scritto. Si darà comunque la massima importanza alle abilità audio-orali, intese sia separatamente (ascolto e comprensione di testi registrati, esposizione orale di fatti, esperienze, idee), sia congiuntamente, così come esse si attuano nella conversazione. All'espressione scritta si potrà comunque pervenire dopo che siano stati accertati la comprensione e l'uso corretto dei modelli orali , senza peraltro accantonare o procrastinare l'uso dello scritto. Si utilizzeranno esercizi che consentano di adoperare la lingua in situazioni di comunicazione, ad esempio: - per dare e comprendere informazioni in una comunicazione orale di tipo quotidiano corrente; - per descrivere (oralmente o per iscritto) luoghi, oggetti, persone; - per leggere e comprendere brevi ed accessibili testi di narrativa e di divulgazione tratta anche da materiali pubblicitari, da giornali, da riviste, da istruzioni varie, ecc.; - per comprendere e redigere comunicazioni epistolari e per prendere parte ad una conversazione non fondata sullo studio preventivo di testi scritti. Lo sviluppo della funzioni comunicative della lingua attraverso tali attività specifiche dovrà costituire il fulcro dell'insegnamento al fine di avviare allievi all'uso linguistico corrente. b) Riflessione sulla lingua La riflessione sulla lingua, senz'altro indispensabile, sarà condotta partendo dall'uso concreto della lingua in un contesto e non da schemi grammaticali. E' opportuno che tale riflessione comprenda sia gli aspetti morfologico-sintattici sia quelli semantico-comunicativi. La riflessione sulla lingua offrirà occasione anche per i necessari riferimenti culturali dato che la lingua è elemento rivelatore del contesto socioculturale. Le possibili diverse impostazioni dell'analisi linguistica richiedono che gli insegnanti di italiano e di lingua straniera, nel consiglio di classe, raggiungano una intesa sulla terminologia grammaticale da adottare. c) Articolazione del programma Sarà opportuno strutturare il programma di unità didattiche sviluppate secondo criteri di funzionalità comunicativa e distribuire la materia nel corso del triennio secondo un criterio "ciclico" che consentirà di procedere a ripetizioni sistematiche e ad ulteriori sviluppi di quanto già introdotto. L'uso costante di sussidi audiovisivi di ogni tipo motiverà all'apprendimento della lingua straniera e contribuirà a far cogliere nella loro realtà gli elementi linguistici entro un contesto di significati. Le ripartizioni che seguono, relative all'articolazione del programma nei tre anni, hanno soltanto valore indicativo. 1° anno Sviluppo graduale della capacità di capire e produrre le espressioni più usuali della comunicazione orale corrente a livello di vita quotidiana. L'alunno dovrà essere messo in condizioni di assumere un ruolo attivo attraverso il dialogo che prenderà l'avvio da situazioni in cui più facilmente egli potrebbe avere necessità di far uso della lingua straniera senza passare attraverso la traduzione. L'acquisizione della pronuncia (nei suoi aspetti percettivi ed articolatori) non va considerata come un momento a se stante, ma inserita nel processo globale di apprendimento linguistico. L'ascolto di brevi testi stimolerà la comprensione della lingua. Saranno inoltre indispensabili esercizi di fissazione ed applicazione, in situazioni comunicative, degli aspetti fonologici, morfologici, sintattici e semantici introdotti globalmente nel dialogo. Il passaggio alla lingua scritta sarà meglio attuato attraverso esercizi di copiatura, di dettatura e di semplici letture graduate impostate sulle espressioni linguistiche già note e riguardanti argomenti di vita quotidiana. 2° anno continuerà l'attività didattica volta ad accrescere la capacità di usare la lingua come strumento di comunicazione, così come previsto per la 1^ classe. A quanto già detto si aggiungerà l'ascolto di dialoghi atti a sviluppare la comprensione. Oltre alla attività di dialogazione si procederà ad attività di lettura (intensiva ed estensiva) sui vari argomenti soprattutto riguardanti la cultura straniera colta nella sua attualità. Le letture, opportunamente graduate, offriranno l'occasione per esercitazioni scritte guidate: dettati, questionari, riassunti, trasposizioni del testo in forma di dialogo. Tali esercizi ed attività potranno essere utilizzati come strumento di controllo per la verifica dell'assimilazione degli elementi linguistici presentati. 3° anno Si approfondirà ulteriormente lo studio della lingua viva e si darà sistemazione alle riflessioni sulla lingua appresa precedentemente, per mettere l'alunno in grado di generalizzare e di avere a disposizione maggiori possibilità di espressione personale. Continueranno pertanto le attività di conversazione, di ascolto di modelli orali registrati e le letture intensive ed estensive con le conseguenti esercitazioni orali e scritte già indicate per il secondo anno. Si continuerà anche ad esercitare gli allievi nella redazione di lettere e di relazioni varie. Tenendo conto del livello di preparazione degli allievi si utilizzeranno poesie o brani di autore per destare l'interesse per i testi letterari. Le attività indicate contribuiranno ad approfondire la conoscenza del paese di cui si studia la lingua, nei suoi aspetti culturali, civili, sociali, ecc. le esercitazioni via via compiute protranno essere utilizzate come prove di controllo. Alla conclusione del ciclo l'alunno dovrebbe essere in grado di utilizzare la conoscenza della lingua almeno per gli essenziali impieghi pratici: capacità di capire - leggere ed esprimersi nella lingua straniera.
SCIENZE MATEMATICHE, CHIMICHE, FISICHE E NATURALI I) Indicazioni generali L'educazione scientifica, che deve interessare l'intero processo formativo, ha il proprio centro specifico negli insegnamenti delle scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali. Obiettivi E' obbiettivo qualificante del processo educativo attraverso tali insegnamenti l'acquisizione da parte dell'alunno del metodo scientifico, quale metodo rigorosamente razionale di conoscenza che si concretizza nelle capacità concettuali e operative di: - esaminare situazioni, fatti e fenomeni; - riconoscere proprietà varianti e invarianti, analogie e differenze; - registrare, ordinare e correlare dati; - porsi problemi e prospettarne soluzioni; - verificare se vi è rispondenza tra ipotesi formulate e risultati sperimentali; - inquadrare in un medesimo schema logico questioni diverse; - comprendere la terminologia scientifica corrente ed esprimersi in modo chiaro, rigoroso e sintetico; - usare ed elaborare linguaggi specifici della matematica e delle scienze sperimentali, il che fornisce anche un contributo alla formazione linguistica; - considerare criticamente affermazioni ed informazioni, per arrivare a convinzioni fondate e a decisioni consapevoli. Suggerimenti metodologici a) Attività sperimentale Il processo di avviamento al metodo scientifico proposto agli alunni dovrà rispettare i tempi e le modalità di apprendimento caratteristici della loro età: dovrà quindi muovere da ciò che può stimolare la loro curiosità e la loro intuizione, da esperienze facilmente comprensibili, della operatività e indirizzare alla sistematicità grazie alla progressiva maturazione dei processi astrattivi. Pertanto gli allievi saranno impegnati, individualmente e in gruppo, in momenti operativi, indagini e riflessioni opportunamente guidati ed integrati dall'insegnante, giungendo, secondo la natura del tema, a sviluppi matematici più approfonditi e generali e, rispettivamente, ad un quadro coerente di risultati sperimentali. In molti casi l'indagine sperimentale e quella matematica protranno proseguire a lungo assieme, integrandosi, senza confondersi. Si sottolinea l'importanza di questa attività di laboratorio non solo, come è ovvio, per le scienze sperimentali, ma anche per la matematica, (procedimenti di misura, rilevazioni statistiche e costruzioni di grafici, costruzioni di geometria piana e spaziale, ecc.). Peraltro, l'insegnate, nello sviluppo dei concetti matematici, non dovrà rimanere esclusivamente ancorato a modelli materiali, tenendo conto che la matematica ha specifici obiettivi e che il suo apprendimento progredisce attraverso i metodi che le sono propri. Si metteranno in rilievo le differenze fra il certo e il probabile, fra il continuo e il discreto, fra leggi matematiche e leggi empiriche. b) Studio, lettura e consultazione A conclusione del corso, in modi e in forme adeguati alla sua età e ai compiti formativi della scuola media, l'allievo giungerà ad acquisire: a) i quadri generali nei quali le conoscenze scientifiche si collocano; b) una prima sistemazione dei concetti portanti e delle strutture specifiche della matematica e delle scienze sperimentali. Le nozioni acquisite nel corso del triennio non dovranno quindi rimanere sconnesse ed occasionali; inoltre, per evitare genericità, gli alunni dovranno impadronirsi di conoscenze precise da considerare irrinunciabili. I risultati delle osservazioni e delle conoscenze acquisite mediante procedimenti attivi di ricerca verranno integrati con l'utilizzazione critica di informazioni ricavate dalla lettura e dalla consultazione di uno o più libri e dal ricorso a mezzi audiovisivi. Avviamento alla collocazione storica della scienza L'insegnante di scienze avvierà l'alunno ad una prima riflessione sulla dimensione storica della scienza, presentando, con esempi significatici, sia le linee di sviluppo della scienza dal suo interno, sia la stretta correlazione esistente fra l'evoluzione scientifica e quella della condizione umana. Rapporti tra le varie discipline I docenti di Scienze Matematiche, chimiche, Fisiche e naturali, oltre a realizzare in modo naturale, all'interno della cattedre, correlazioni e collegamenti fra le discipline che vi afferiscono, dovranno sviluppare stretti rapporti di collaborazione con i docenti di tutte le altre discipline. E' nell'ambito di questa collaborazione che troverà un posto importante l'impegno di tutti i docenti nel programmare una serie di attività concernenti l'educazione sanitaria. Ripartizione oraria La matematica e le scienze sperimentali concorrono unitariamente a realizzare gli obiettivi dell'educazione scientifica; ciò non esclude la specificità dei contributi che esse autonomamente recano. Pertanto i programmi che seguono sono articolati secondo le due componenti predette. Dati i frequenti collegamenti e la costante integrazione prevista nel lavoro di classe fra la matematica e le scienze sperimentali, non è possibile stabilire una rigida ripartizione dell'orario settimanale fra le due aree. Appare tuttavia necessario prevedere per ciascun anno una distribuzione equilibrata dei tempi da dedicare rispettivamente alla matematica e alle scienze sperimentali. II Indicazioni per la matematica |