Sintesi del libro bianco
Insegnare e apprendere: verso la società conoscitiva
di Édith Cresson
1995

Premessa di Édith Cresson Pàdraig Flynn

Mondializzazione degli scambi, società dell'informazione, progresso scientifico e tecnico....: ogni giorno possiamo renderci conto dei cambiamenti prodotti da questi fenomeni. In seno all'impresa essi conducono a nuove forme di lavoro. A scuola esigono nuove forme del sapere. Nella vita di tutti i giorni modificano le abitudini. Queste mutazioni non sono una semplice parentesi, ma preannunciano la società del domani.
Per l'Europa, per ciascuno di noi ciò che conta è assumere il controllo di tali trasformazioni, per evitare di subirle. Non avendo saputo prevederle i nostri paesi conoscono un livello drammatico di disoccupazione ed esclusione sociale.
Per quanto indispensabile, un ritorno dello sviluppo non potrà risolvere la situazione. Ci si rende conto che, se dieci milioni di posti di lavoro fossero immediatamente disponibili, le imprese avrebbero enormi difficoltà a reperire la totalità dei candidati idonei ad occuparli per via della mancanza di qualifiche sufficienti, mentre d'altro canto in Europa si contano diciotto milioni di disoccupati?
In tale contesto, l'istruzione e la formazione svolgono evidentemente un ruolo chiave.
Come formare lavoratori qualificati, in possesso delle necessarie competenze ed in grado di adattarle rapidamente a nuove esigenze ?
Come dotare l'individuo di conoscenze e qualifiche di base suscettibili di aiutarlo nel corso della sua esistenza?
Come contribuire al reinserimento sociale degli esclusi o di coloro corrono il pericolo di esserlo ?
Sono questi i quesiti che affronta il presente libro bianco. Non si tratta affatto di proporre un modello educativo. Il contenuto degli insegnamenti, la realizzazione di politiche dell'istruzione e della formazione rientrano nell'esclusiva competenza degli Stati Membri.
Tuttavia conformemente al principio di sussidiarietà, questo non esclude minimamente un'azione comune sul piano europeo. Tale azione potrebbe fornire un innegabile plusvalore al trattamento di alcune questioni: garantire per esempio la mobilità degli studenti e dei lavoratori, indispensabile per elevare il livello generale delle qualifiche in Europa; avvicinare la scuola all'impresa con l'ausilio di un programma di mobilità dei tirocinanti e grazie ad uno statuto europeo del tirocinante; sostenere nel rispetto della diversità linguistica e culturale, lo sviluppo di una vera e propria industria europea del software educativo e multimediale, effettivo strumento pedagogico di domani. Sostenere qualsivoglia iniziativa nazionale o locale intesa a offrire, grazie ad un insegnamento adattato che si valga delle nuove tecnologie dell'informazione, una seconda possibilità educativa ai giovani che non hanno avuto successo nel sistema scolastico classico.
Ecco alcune idee proposte dal libro bianco.
Nel corso del 1996 , che è stato l'anno europeo dell'istruzione e della formazione lungo tutto l'arco della vita , si è svolto un vasto dibattito con tutti i principali interessati: autorità nazionali competenti, insegnanti, imprese, parti sociali...... A tale concertazione hanno fatto e faranno seguito proposte più specifiche, che avranno tutte un solo ed unico obiettivo: preparare gli europei ad una transizione morbida verso una società fondata sull'acquisizione di conoscenze e nella quale non si smetta di apprendere ed insegnare per tutta la vita. In altri termini, verso una società conoscitiva.
Édit Cresson - Pàdraig Flynn

Introduzione

I numerosi sforzi che vengono compiuti da anni sono risultati incapaci di arginare l'aumento della disoccupazione in Europa. La creazione di posti di lavoro risultante da un ritorno ad una fase di maggiore crescita non ha permesso un'inversione di tendenza a lungo termine. La disoccupazione di lunga durata persiste e l'esclusione, in particolare far i giovani, assume proporzioni tal da diventare il problema principale della nostra società.
L'istruzione e la Formazione appaiono come l'ultima possibilità di rimedio al problema dell'occupazione. Ci si può stupire che l'attenzione loro prestata sia così tardiva e che sia stata necessaria una recessione economica per stimolarla. Non si può peraltro chiedere alle sole iniziative in materia di istruzione di risolvere problemi collettivi che ne oltrepassano le competenze. L'Istruzione e la Formazione non possono evidentemente risolvere da sole il problema dell'occupazione e più in generale quello della competitività delle industrie e dei servizi. Inoltre, pur aprendo alla Comunità un campo d'azione in tali settori, il trattato sull'Unione Europea ha esplicitamente previsto che l'Europa può intervenire soltanto a sostegno e completamento delle azioni degli Stati Membri.
Rimane comunque assodato che oggi i paesi Europei non hanno più scelta. Per mantenere le loro posizioni e continuare ad essere un punto di riferimento nel mondo essi devono completare i progressi compiuti in sede di integrazione economica con maggiori investimenti nel sapere e nella competenza.
La Commissione ha delineato il contesto generale della propria analisi nel libro bianco "Crescita, competitività, occupazione " elaborato su iniziativa di Jacques Delors, sottolineando che lo sviluppo dell'istruzione e della formazione è una delle condizioni da soddisfare per rendere possibile l'instaurarsi di un nuovo modello di crescita maggiormente foriero di occupazione.
Il Consiglio Europeo ha confermato questo orientamento con le conclusioni adottate ad Essen nel dicembre 1994. Esso ha ribadito tali conclusione nel giugno 1995 a Cannes sulla base del rapporto consultivo sulla competitività.
La posta in gioco è duplice: si tratta innanzi tutto di fornire risposte immediate agli attuali bisogni d'istruzione e di formazione, come pure di preparare l'avvenire ed elaborare una prospettiva globale suscettibile di accomunare gli sforzi degli stati membri e quelli dell'Unione Europea, pur nel rispetto delle rispettive competenze.
L'azione comunitaria nel campo dell'istruzione e della formazione degli anni Sessanta ha già prodotto risultati estremamente importanti in termini di cooperazione, di scambi di esperienze di sostegno all'innovazione e all'elaborazione di prodotti e materiali di formazione. Essa ha inoltre impartito un impulso decisivo alla mobilità Europea degli studenti e delle persone in formazione, nonché contribuito alla promozione dell'apprendimento delle lingue comunitarie e allo sviluppo della comunicazione fra cittadini Europei.
Il presente libro bianco parte deliberatamente dalla situazione del cittadino europeo, giovane o adulto che si trova davanti al problema del suo adattamento a nuove condizioni di accesso all'occupazione e all'evoluzione del lavoro.
Questo problema riguarda tutti i gruppi sociali, tutte le professioni, tutti i mestieri.
La mondializzazione degli scambi, la globalizzazione delle tecnologie, in particolare l'avvento delle società dell'informazione, hanno aperto agli individui maggiori possibilità di accesso all'informazione e al sapere. Ma nello stesso tempo questi fenomeni comportano una modificazione delle competenze acquisite e dei sistemi di lavoro. Questa evoluzione ha comportato per tutti una maggiore incertezza, creando per alcuni situazioni intollerabili di esclusione.
E' ormai chiaro che sia le nuove possibilità offerte agli individui che lo stesso clima d'incertezza chiedono a ciascuno uno sforzo di adattamento, in particolare per costituire da sé le proprie qualifiche, raccogliendo e ricomponendo conoscenze elementari acquisite in svariate sedi. La società del futuro sarà quindi una società conoscitiva. E' in questa prospettiva che si profila il ruolo centrale dei sistemi di istruzione e quindi in primis, degli insegnanti, di tutti gli operatori della formazione e in particolare delle parti sociali nell'esercizio delle rispettive responsabilità, ivi compresa la contrattazione collettiva.
Un coinvolgimento attivo delle parti sociali in tale evoluzione è tanto più importante in quanto quest'ultima condizione rappresenta il mondo del lavoro di domani.
L'istruzione e la formazione diventeranno sempre più i principali vettori d'identificazione, di appartenenza, di promozione sociale e di sviluppo personale. E' attraverso l'istruzione e la formazione, acquisite in seno al sistema d'istruzione istituzionale, all'impresa o in maniera più informale, che gli individui si renderanno padroni del loro futuro e potranno realizzare le loro aspirazioni.
Istruzione e formazione sono sempre stati fattori determinanti della parità di opportunità. I sistemi educativi hanno già svolto un ruolo fondamentale in materia di emancipazione e promozione sociale e professionale delle donne. Lo sforzo educativo può e deve contribuire ulteriormente all'indispensabile parità fra uomini e donne.
L'investimento nelle risorse immateriali e la valorizzazione delle risorse umane incrementeranno la competitività globale, svilupperanno l'occupazione e permetteranno di salvaguardare le realizzazioni sociali. Quanto ai rapporti sociali fra gli individui, essi saranno sempre più guidati dalle capacità di apprendimento e dalla padronanza delle conoscenze fondamentali.
La posizione di ciascuno nello spazio del sapere e della competenza sarà decisiva. Questa posizione relativa, che si può qualificare come << rapporto conoscitivo >>, strutturerà sempre più intensamente la nostra società.
La capacità di rinnovarsi e l'innovazione stessa dipenderanno dai nessi fra la produzione del sapere con la ricerca e la sua trasmissione attraverso l'istruzione e la formazione. La comunicazione svolgerà infine un ruolo indispensabile, sia per la produzione delle idee che per la loro diffusione.
L'avvenire dell'Unione Europea e il suo prestigio dipenderanno notevolmente dalla capacità di accompagnare il movimento verso la società conoscitiva che dovrà essere una società di giustizia e di progresso, fondata sulla propria ricchezza e diversità culturale. Occorrerà darsi i mezzi per incoraggiare il desiderio d'istruzione e di formazione sull'arco di tutta la vita, aprire e generalizzare in maniera permanente l'accesso a più forme di conoscenza. Occorrerà inoltre fare del livello di competenza raggiunto da ciascuno uno strumento di misurazione dei risultati individuali, la cui definizione e il cui uso garantiscano il più possibile la parità dei diritti dei lavoratori.
Non tutti possono evolvere in maniera analoga nella vita professionale. Quale che sia l'estrazione sociale, l'istruzione iniziale, ciascun individuo deve poter cogliere tutte le occasioni che gli permetteranno di migliorare il suo posto nella società e favorire la realizzazione delle sue aspirazioni.
Ciò vale in particolare per i più sfavoriti, che non possono approfittare di un contesto familiare e sociale che permetta loro di usufruire della formazione generale impartita a scuola. Essi debbono poter beneficiare di possibilità non solo di recupero, ma anche di accesso a nuove conoscenze che consentano loro di valorizzare in seguito al meglio le proprie capacità
Vista la diversità delle situazioni nazionali e l'inadeguatezza delle soluzioni globali in materia, non è affatto questione di proporre un modello, peraltro destinato all'insuccesso per via del ruolo centrale dell'iniziativa individuale nella costruzione della società conoscitiva e della diversità sociale e culturale degli Stati Membri.
Scopo del presente libro bianco è di additare la via verso tale nuova società individuando le linee d'azione accessibili all'Unione Europea nei settori dell'istruzione e della formazione. Si tratta di proposte, orientamenti e obiettivi a sostegno e ad integrazione di politiche d'istruzione e di formazione di precipua competenza delle autorità nazionali, regionali e locali. Non si tratta tanto di imporre regole comuni quanto, sulla base di un ampio dibattito, di individuare convergenze e strumenti adeguati alle poste in gioco.
Al di là della diversità dei sistemi di istruzione dei paesi dell'Unione, esiste comunque un approccio europeo all'istruzione fondato su radici storiche comuni, e questo spiega ad esempio il successo della cooperazione fra istituti d'istruzione superiore, in particolare grazie al programma ERASMUS che ha permesso la mobilità di 500.000 giovani studenti.
Nel nuovo contesto di mondializzazione dell'economia, di diffusione di nuove tecnologie e di rischio di uniformazione culturale, l'Europa rappresenta più che mai un livello pertinente di riflessione e d'intervento. Le conseguenze della libertà di circolazione delle persone e delle idee non mancheranno di confermarlo in futuro, rendendo indispensabile un inserimento della dimensione europea nei sistemi nazionali d'istruzione e di formazione.
Considerare l'istruzione e la formazione in relazione con il problema dell'occupazione non significa che l'istruzione e la formazione debbano ridursi ad un'offerta di qualificazioni. La funzione essenziale dell'istruzione e della formazione è l'inserimento sociale e lo sviluppo personale, mediante la condivisione dei valori comuni, la trasmissione di un patrimonio culturale e l'apprendimento dell'autonomia.
Ma oggi questa funzione essenziale risulta minacciata se non è accompagnata dall'apertura di una prospettiva di occupazione. Ogni famiglia, ogni giovane in formazione iniziale, ogni persona attiva conosce ormai gli effetti distruttivi della disoccupazione sotto il profilo sia personale che sociale. Una risposta convincente a tale preoccupazione è per il sistema educativo il mezzo più sicuro per poter esercitare la sua funzione di inserimento sociale. Una società europea che pretenda di insegnare ai propri giovani i valori della cittadinanza senza che tale insegnamento offra loro prospettive di occupazione si vedrebbe minacciata nelle sue stesse fondamenta.
Di fronte alla disoccupazione e agli sconvolgimenti tecnologici il bisogno di formazione supera il contesto dell'istruzione iniziale. Esso pone il problema di una capacità permanente di evoluzione delle persone attive attraverso un rinnovamento delle conoscenze tecniche e professionali fondato su una solida cultura generale.
Il presente libro bianco ritiene che nella società europea moderna i tre obblighi rappresentati dall'inserimento sociale, dallo sviluppo dell'attitudine al lavoro e dallo sviluppo personale non sono incompatibili, non sono di segno opposto e devono piuttosto essere strettamente associati. La ricchezza dell'Europa nel campo scientifico, la profondità della sua cultura, la capacità delle sue imprese e delle sue istituzioni devono nello stesso tempo consentirle di trasmettere i suoi valori fondamentali e di preparare il lavoro. Questo presuppone che la società europea interpreti correttamente le tendenze fondamentali della propria evoluzione.

Verso la società conoscitiva

Il libro bianco parte da una constatazione: le mutazioni in corso hanno incrementato le possibilità di ciascun individuo di accedere all'informazione ed al sapere. Al tempo stesso questi fenomeni comportano una modifica delle competenze necessarie e dei sistemi di lavoro che necessitano di notevoli adattamenti.
Per tutti questa evoluzione ha significato più incertezza. Per alcuni si è venuta a creare una situazione di emarginazione intollerabile. Sempre più la posizione di ciascuno di noi nella società verrà determinata dalle conoscenze che avrà acquisito. La società del futuro sarà quindi una società che saprà investire nell'intelligenza, una società in cui si insegna e si apprende, in cui ciascun individuo può costruire la propria qualifica.
In altri termini, una società conoscitiva.

 

I tre fattori di cambiamento

Fra i numerosi e complessi mutamenti che travagliano la società europea, tre grandi tendenze, tre grandi <fattori di cambiamento> sono particolarmente percettibili: si tratta dell'estensione a livello mondiale degli scambi, dell'avvento della società dell'informazione e del rapido progresso della rivoluzione scientifica e tecnica.
La società dell'informazione: la sua conseguenza principale è quella di trasformare le caratteristiche del lavoro e l'organizzazione della produzione. Lavori di routine e ripetitivi, lavori cui era destinata la maggior parte dei lavoratori dipendenti, vanno scomparendo a vantaggio di un'attività più autonoma più variata. Il risultato è un diverso rapporto nell'impresa. Il ruolo del fattore umano assume più importanza, ma nel tempo stesso il lavoratore è più vulnerabile rispetto ai cambiamenti dell'organizzazione del lavoro, perché è diventato un semplice individuo confrontato ad una rete complessa. Sorge quindi la necessità per tutti di adattarsi non solo ai nuovi strumenti tecnici, ma anche alla trasformazione delle condizioni di lavoro.
L'estensione a livello mondiale degli scambi: questo fattore sconvolge i dati sulla creazione di posti di lavoro. Dopo un primo momento in cui ha interessato soltanto lo scambio di merci, di tecnologia e gli scambi finanziari , l'estensione degli scambi a livello mondiale cancella le frontiere fra i mercati del lavoro, a un punto tale che il mercato globale dell'occupazione è una prospettiva più vicina di quanto non si creda. Nel libro bianco "Crescita, competitività, occupazione ", la Commissione ha chiaramente accolto la sfida dell'apertura mondiale, sottolineando al tempo stesso l'importanza di mantenere il livello sociale Europeo, il che comporterà un miglioramento generale delle qualifiche, altrimenti l'onere sociale rischia di essere tale da diffondere fra i cittadini una sensazione di insicurezza.
La civiltà scientifica e tecnica: lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, la loro applicazione ai metodi di produzione, i prodotti sempre più sofisticati che sono il risultato di questa applicazione danno origine ad un paradosso: malgrado un effetto generalmente benefico, il progresso scientifico e tecnico fa sorgere nella società un sentimento di minaccia, addirittura una paura irrazionale. Ne consegue la tendenza a conservare della scienza soltanto un'immagine violenta e preoccupante. Numerosi paesi Europei hanno cominciato a reagire a questa situazione di disagio: promuovendo la cultura scientifica e tecnica sin dai banchi di scuola; definendo regole etiche , in particolare nei settori della biotecnologia e delle tecnologie dell'informazione; ovvero ancora favorendo il dialogo fra gli scienziati e i responsabili politici, se necessario tramite istituzioni create appositamente.

Le risposte: cultura generale e attitudine all'occupazione

Quali sono le risposte che possono fornire l'istruzione e la formazione per eliminare gli effetti nocivi previsti causati da questi tre fattori ? Il libro bianco propone due risposte

 

a) rivalutare la cultura generale
La prima risposta consiste nella rivalutazione della cultura generale. In una società in cui l'individuo dovrà essere in grado di comprendere situazioni complesse che evolvono in modo imprevedibile, in cui dovrà affrontare un cumulo di informazioni di ogni genere, esiste un rischio di separazione fra coloro che possono interpretare, coloro che possono utilizzare e coloro che non possono fare né l'una né l'altra cosa. In altri termini, tra coloro che sanno e coloro che non sanno. Lo sviluppo della cultura generale, cioè della capacità di cogliere il significato delle cose, di capire e di creare, è la funzione di base della scuola, nonché l primo fattore di adattamento all'economia e all'occupazione.
Inoltre si osserva sempre più un ritorno della cultura generale nei centri di formazione professionale, nei programmi di riconversione dei lavoratori con poche qualifiche o molto specializzati; essa diventa un passaggio obbligato verso l'acquisizione di nuove competenze tecniche.

b) sviluppare l'attitudine all'occupazione
Secondo orientamento: sviluppare l'attitudine all'occupazione. In che modo l'istruzione e la formazione possono aiutare i paesi Europei a creare occupazioni durevoli, in quantità paragonabile ai posti di lavoro scomparsi a causa delle nuove tecnologie?
Il sistema tradizionale, quello che generalmente segue l'individuo, è la conquista del titolo di studio. Ne risulta una tendenza generale, a livello Europeo, di prolungare gli studi e una forte pressione sociale per ampliare l'accesso agli studi superiori. Il diploma resta ancora oggi il miglior passaporto per l'occupazione, il fenomeno tuttavia ha un rovescio della medaglia: una svalutazione dei settori professionali, ritenuti opzioni di seconda categoria; una sovraqualificazione dei giovani, rispetto alle occupazioni che vengono proposte loro quando entrano nella vita attiva; infine un'immagine del diploma come riferimento quasi assoluto di competenza, che permette di filtrare le élite al vertice e, più generalmente, di classificare i lavoratori in una determinata occupazione. Da questo deriva una maggiore rigidità del mercato del lavoro e un enorme spreco dovuto all'eliminazione di persone dotate di talento, ma che non corrispondono al profilo standard.
Senza rimettere in questione questa via tradizionale in quanto tale, il libro bianco suggerisce di associarvi un'impostazione di tipo più aperto, più flessibile. Essa consiste in particolare nell'incoraggiare la mobilità dei lavoratori.- dipendenti, insegnanti, ricercatori - e degli studenti. Al giorno d'oggi sorprende dover constatare che in Europa le merci, i capitali, e i servizi circolano più liberamente delle persone e delle conoscenze.
Tuttavia perché questa mobilità venga veramente attuata bisogna passare da un riconoscimento delle conoscenze acquisite all'interno dell'Unione Europea: non solo per quanto riguarda i diplomi, ma anche per le varie materie che li compongono. In altri termini, uno studente che abbia effettuato un semestre di studio in un altro paese europeo dovrebbe ottenere automaticamente il riconoscimento dall'università di origine, senza dover ripetere gli esami corrispondenti.
Attualmente questo è possibile solo se le due università interessate hanno già stipulato un accordo fra loro. Una vera mobilità comporta l'eliminazione degli ostacoli amministrativi e giuridici (legati al diritto di soggiorno e al regime di protezione sociale), oppure fiscali (imposizione delle borse di studio).
Un'altra idea - impulso: l'accesso alla formazione deve essere sviluppato nell'arco di tutta la vita.
Visto che tutti, autorità o imprese, ne sottolineano la necessità, i progressi compiuti in questo senso sono molto scarsi. Nell'Unione Europea, un lavoratore dipendente beneficia mediamente di una settimana di formazione continua su un periodo di tre anni. Questo è tanto più insufficiente se si tiene conto dei cambiamenti dell'organizzazione del lavoro, imputabili in particolare a questi nuovi strumenti, e ha un carattere urgente.
L'Anno Europeo 1996, dedicato all'istruzione e alla formazione nell'arco di tutta la vita , deve aiutarci a prendere coscienza di questa esigenza.
Ma la società dell'informazione non modifica soltanto il funzionamento dell'impresa. Essa offre nuovi orizzonti per l'istruzione e le formazione, ma bisogna essere attrezzati per sfruttare pienamente questo potenziale. Orbene, la frammentazione del mercato europeo del settore multimediale, la qualità ancora scarsa dei prodotti multimediali disponibili, la scarsa disponibilità di elaboratori nelle classi (1 ogni 30 alunni in Europa, 1 ogni 10 alunni negli Stati Uniti) hanno come conseguenza una penetrazione molto lenta di questi strumenti nelle scuole. Per questo motivo la Commissione attribuisce priorità allo sviluppo di software multimediale per l'istruzione coordinando ancor più gli sforzi di ricerca compiuti in questa direzione dall'Unione Europea. Peraltro è questo il compito affidato ad una " task force " che raggruppa le risorse della sig.ra Cresson e del sig Bangemann.

Mobilità, formazione continua, ricorso ai nuovi strumenti tecnologici

Questa maggiore flessibilità nell'acquisire conoscenze ci invita a riflettere sui nuovi modi per il riconoscimento delle competenze acquisite, sia che siano sancite da un diploma , che in caso contrario. Questa impostazione è già stata messa in pratica: il TOEFL, che consente di valutare le conoscenze della lingua inglese di chiunque, i test "canguro " per la matematica sono dispositivi che hanno dimostrato la loro validità.
A questo punto perché non immaginare una "tessera personale delle competenze" sulla quale figurerebbero le conoscenze del titolare, che siano di base (lingue, matematica, diritto, informatica, economia, ecc....) o tecniche, ovvero addirittura professionali (contabilità , tecnica finanziaria ..... )? In questo modo un giovane non munito di diploma potrebbe candidarsi ad un posto di lavoro munito della tessera sulla quale figurerebbero le sue competenze per quanto riguarda l'espressione scritta, le conoscenze linguistiche, il trattamento testi.
Tale formula permetterebbe di valutare istantaneamente le qualifiche di ognuno in ogni momento della propria vita, contrariamente ai diplomi che, nel corso degli anni - e sempre più rapidamente - perdono il loro valore.

 

Orientamenti per l'azione

La costruzione della società cognitiva non sarà oggetto di un decreto, ma sarà un processo continuo. Questo libro bianco non ha l'ambizione di presentare un programma di provvedimenti, la Commissione non propone toccasana. Essa intende soltanto proporre una riflessione e tracciare linee d'azione. Senza in alcun modo volersi sostituire alle responsabilità nazionali, il libro bianco suggerisce che vengano raggiunti cinque obiettivi generali per un'azione e per ciascuno di loro, uno o più progetti di sostegno svolti a livello comunitario.

1) Favorire l'acquisizione di nuove conoscenze: in altre parole, innalzare il livello generale delle conoscenze. In questa prospettiva, la Commissione invita anzitutto a riflettere su nuovi sistemi di riconoscimento delle competenze che non sono necessariamente sancite da un diploma. A livello Europeo il libro Bianco propone un nuovo sistema di riconoscimento delle competenze tecniche e professionali.
Come attuare questa impostazione? Anzitutto creando delle reti Europee di centri di ricerca e di centri di formazione professionale, di imprese, di settori professionali che permetteranno di identificare le conoscenze più richieste, le competenze indispensabili. Si tratterà quindi di definire i metodi migliori di riconoscimento (test, programmi di valutazione, addetti alla valutazione...). Alla fine il risultato potrebbe essere una tessera personale delle competenze che permetterebbe a chiunque di far riconoscere le proprie conoscenze e competenze in tutta l'Unione Europea.
Il Libro bianco vuole inoltre facilitare la mobilità degli studenti. La Commissione proporrà di autorizzare uno studente che abbia ottenuto una borsa di studio nel proprio paese a utilizzarla, qualora lo desideri, per seguire dei corsi in un istituto superiore di un altro Stato membro. Essa proporrà inoltre di diffondere il riconoscimento reciproco delle " unità di valore " dell'insegnamento (sistema ECTS - Sistema di trasferimento di crediti accademici ), vale a dire delle varie conoscenze di cui è composto il diploma. Infine la Commissione proporrà di eliminare gli ostacoli amministrativi, giuridici e relativi alla protezione sociale che frenano gli scambi di studenti, di partecipanti a corsi di formazione, insegnanti e ricercatori. Infine verranno pubblicati bandi di gara comuni ai vari programmi comunitari che si interessano allo sviluppo di materiale didattico informatizzato multimediale.

2) Avvicinare la scuola e l'impresa: sviluppare l'apprendimento in Europa sotto tutti gli aspetti; il libro bianco propone di collegare tramite una rete i centri di apprendimento dei vari paesi Europei, favorire la mobilità degli apprendisti nel quadro di un programma del tipo ERASMUS e mettere a punto uno statuto Europeo dell'apprendista, facendo seguito al prossimo libro verde sugli ostacoli alla mobilità transnazionale delle persone in corso di formazione.

3) Lottare contro l'emarginazione: offrire una seconda opportunità tramite la scuola. I giovani esclusi dal sistema scolastico sono a volte decine di migliaia nei grandi agglomerati urbani. Sempre più le scuole che si trovano in quei quartieri particolarmente sensibili vengono riorientate verso dispositivi che offrano una seconda opportunità. Si tratta per queste scuole di migliorare l'accesso alle conoscenze facendo ricorso a migliori insegnanti, pagati meglio che altrove, nonché a ritmi di insegnamento adattati, a tirocini nelle aziende, disponibilità di materiale multimediale, classi composte da un numero ridotto di alunni,. Inoltre la scuola deve svolgere il ruolo di centro d'animazione del contesto in cui crollano i riferimenti sociali e familiari. Come fare? Il libro bianco propone di sviluppare i finanziamenti complementari Europei, a partire da programmi esistenti quali i programmi Socrates o Leonardo, appoggiando i finanziamenti nazionali e regionali. Si suggerisce anche di sviluppare la concertazione e il partenariato con il settore economico: si potrebbe ad esempio, immaginare che ogni impresa sponsorizzi una scuola, eventualmente con promessa di assunzione qualora il riconoscimento delle competenze sia soddisfacente. Le famiglie sarebbero anch'esse coinvolte direttamente nel funzionamento del dispositivo di formazione. Infine, il ricorso a nuovi metodi pedagogici, tecnologie dell'informazione e tecnologie multimediali verrebbe fortemente incoraggiato

4) Possedere Tre lingue comunitarie: un marchio di qualità. La conoscenza di più lingue è diventata oggi una condizione indispensabile per ottenere un lavoro e questo è ancor più necessario in un mercato Europeo senza frontiere. Inoltre costituisce un vantaggio che permette di comunicare più facilmente con gli altri, scoprire culture e mentalità diverse, stimolare l'intelletto. Il plurilinguismo, elemento di' identità e caratteristica della cittadinanza Europea, è inoltre un elemento di base della società conoscitiva. Pertanto il libro bianco propone di istituire un marchio di qualità "classi Europee ", che verrebbe attribuito, in base ad un certo numero di criteri, alle scuole che abbiano sviluppato meglio l'apprendimento delle lingue. Gli istituti che otterranno questo marchio saranno collegati fra di loro mediante una rete. Peraltro verrebbe sistematicamente favorita la mobilità dei professori di lingua materna verso gli istituti di altri paesi.

5) Trattare sullo stesso piano l'investimento a livello fisico e l'investimento a livello di formazione. Non basta portare l'istruzione e la formazione a livello di priorità per la competitività e l'occupazione. Bisogna inoltre incoraggiare, grazie a provvedimenti concreti, le imprese o le autorità pubbliche che hanno compiuto grandi sforzi a favore di questo investimento " non materiale ", a proseguire sulla stessa strada. Ciò comporta, in particolare, un evoluzione del trattamento fiscale e contabile delle spese destinate alla formazione. Sarebbe quindi auspicabile che venissero adottate disposizioni a favore delle imprese che attribuiscono particolare attenzione alla formazione, affinché una parte degli stanziamenti impegnati a questo scopo vengano iscritti in bilancio all'attivo, come beni non patrimoniali. Parallelamente dovrebbero essere sviluppate formule del tipo "risparmio formazione ", destinate a persone che desiderino rinnovare le loro conoscenze o riprendere una formazione dopo aver interrotto gli studi.

Queste raccomandazioni non hanno la pretesa di risolvere l'insieme delle questioni sospese. Il libro bianco ha un obiettivo più modesto: contribuire, tramite le politiche dell'istruzione e della formazione degli Stati Membri, a orientare l'Europa sulla strada della società cognitiva. Esso intende inoltre avviare, nel corso dei prossimi anni, un dibattito più vasto, poiché sono necessarie trasformazioni profonde. Come ha dichiarato la sig.ra Cresson, "i sistemi d'istruzione e di formazione hanno troppo spesso l'effetto di tracciare una volta per tutte il percorso professionale. C'è troppa rigidità , troppi ostacoli tra i sistemi d'istruzione e di formazione, manca la comunicazione, mancano le possibilità di ricorrere a nuovi tipi di insegnamento nell'arco di tutta la vita".
Il libro bianco può contribuire a dimostrare che, per garantire il futuro dell'Europa e il suo posto nel mondo, occorre attribuire un'attenzione prioritaria allo sviluppo personale dei suoi cittadini, un'attenzione almeno pari a quella accordata finora alle questioni economiche e monetarie. In questo modo l'Europa dimostrerà che non è soltanto una semplice zona di libero scambio, ma un insieme politico organizzato, in grado, non già di subire, ma di controllare l'espansione a livello mondiale.

Conclusioni generali

Il mondo attraversa un periodo di transizione e di profondi cambiamenti. Tutto indica che la società europea, al pari delle altre, sta per entrare in una nuova era, probabilmente più mutevole ed imprevedibile delle precedenti.
Certo, questa nuova era della mondializzazione degli scambi, della società dell'informazione, degli sconvolgimenti scientifici e tecnici suscita interrogativi e timori soprattutto perché non è agevole precisarne i contorni.
Questi interrogativi e timori sono probabilmente più forti in Europa che altrove. La civiltà Europea è antica e complessa. Essa è oggi divisa fra una sete di ricerca e di conoscenza molto forte, eredità di una storia che ha visto l'Europa compiere la prima rivoluzione tecnica industriale e cambiare così il mondo, e una fortissima domanda di stabilità e di sicurezza collettiva. Questa aspirazione è perfettamente comprensibile in un continente così a lungo devastato dalle guerre e dilaniato dai conflitti politici e sociali, ma può andare fino ad alimentare riflessi conservatori nei riguardi del cambiamento.
Eppure, questa epoca di trasformazioni è opportunità storica per l'Europa perché tali periodi di mutamenti, in cui una società genera quella che le succederà, sono i soli propizi a profonde riforme che permettono di evitare bruschi cambiamenti. L'incremento degli scambi attraverso il mondo, le scoperte scientifiche, le nuove tecnologie aprono di fatto nuove potenzialità di sviluppo e di progresso.
Leggiamo quanto scrive un grande storico europeo per comparare questo periodo di mutazioni con quelli precedenti, in particolare il periodo del passaggio dal Medioevo al Rinascimento:

"L'Europa del Medioevo e dei tempi moderni ha dovuto far fronte al mondo bizantino, al mondo arabo, all'impero turco. Oggi si tratta per fortuna di un confronto più pacifico; ma l'esistenza dei protagonisti della storia giganteschi per estensione o per la forza economica, o per entrambe nello stesso tempo, impone all'Europa di raggiungere una dimensione paragonabile alla loro se vuole esistere, evolversi e conservare la sua identità. Di fronte all'America, al Giappone, domani alla Cina, l'Europa deve avere la massa economica, demografica e politica capace di garantire la sua indipendenza.
Essa ha per fortuna dalla sua la forza della sua civiltà e dei suoi patrimoni comuni. L'abbiamo visto nel corso di venticinque secoli, in strati sempre rinnovati, la civiltà Europea è stata creatrice; e ancora oggi, come dice lo slogan, la principale materia prima dell'Europa è probabilmente la materia grigia."

(Jacques le Goff, La vecchia Europa e la nostra, Parigi, 1994)

E' proprio sulla dimensione Europea che potrà essere edificata una società di progresso capace nello stesso tempo di contribuire a modificare la natura delle cose su scala planetaria e preservare una piena coscienza di sé.
Il presente libro bianco ha difeso il punto di vista secondo il quale è costruendo il più rapidamente possibile la società conoscitiva Europea che tale obiettivo potrà essere raggiunto.
Questo passo in avanti comporta trasformazioni profonde. I sistemi d'istruzione e di formazione hanno infatti troppo spesso l'effetto di tracciare una volta per tutte gli iter professionali Esistono troppe rigidità troppe barriere fra i sistemi di istruzione e di formazione, non abbastanza vi sono interconnessioni, possibilità di cogliere nuovi metodi d'insegnamento nell'arco di tutta la vita.
L'istruzione e la formazione trasmettono i capisaldi necessari all'affermazione di qualsivoglia identità collettiva, consentendo nel contempo nuovi progressi scientifici e tecnologici. L'autonomia conferita agli individui, se condivisa da tutti, consolida il senso della coesione e radica il sentimento di appartenenza. La diversità culturale dell'Europa, la sua antichità, la mobilità fra culture diverse sono grandissime opportunità di adattamento al nuovo mondo che si profila all'orizzonte.
Essere europei significa beneficiare di conquiste culturali di una varietà e di una profondità ineguagliate. Deve peraltro anche comportare la possibilità di beneficiare di tutte le opportunità di accesso al sapere e alla competenza. Lo scopo del libro bianco è quello di permettere un maggiore sfruttamento di tali possibilità; le raccomandazioni che vi figurano non possono pretendere di esaurire l'argomento.
Esse hanno un obiettivo più modesto: contribuire con le politiche dell'istruzione e della formazione degli Stati membri a collocare l'Europa sul cammino della società conoscitiva. Esse mirano inoltre ad avviare nei prossimi anni un dibattito più vasto. Possono contribuire infine a mostrare che l'avvenire dell'Europa e il suo posto nel mondo dipendono dalla capacità di conferire oggi all'evoluzione delle donne e degli uomini che la compongono un ruolo almeno altrettanto grande di quello attribuito finora agli aspetti economici e monetari. In questo modo l'Europa potrà mostrare di non essere una semplice zona di libero scambio, ma un complesso politico organizzato, nonché uno strumento idoneo a padroneggiare, e non già a subire, la mondializzazione.


Indice

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA - LE POSTE IN GIOCO

I - I tre capisaldi trainanti

A - La società dell'informazione

B - La mondializzazione

C - La civiltà scientifica e tecnica

II - Una prima risposta incentrata sulla cultura generale

A - Cogliere il significato delle cose

B - La comprensione e la creatività

C - La valutazione e la decisione

III - Una seconda risposta: lo sviluppo dell'attitudine al lavoro e all'attività

A - Quali sono le attitudini richieste?

B - Come può l'individuo acquisire un'attitudine al lavoro?

IV - Le vie del futuro

A - La fine dei dibattiti di principio

B - La questione centrale: verso una maggiore flessibilità

C - Le risposte in corso di elaborazione negli Stati membri

D - Nuovi sviluppi

PARTE SECONDA - COSTRUIRE LA SOCIETA' CONOSCITIVA

I - PRIMO OBIETTIVO GENERALE: incoraggiare l'acquisizione di nuove conoscenze

A - Il riconoscimento delle competenze

B - La mobilità

C - I programmi informatici educativi multimediali

II - SECONDO OBIETTIVO GENERALE: avvicinare la scuola all'impresa

A - L'apprendistato

B - La formazione professionale

III - TERZO OBIETTIVO GENERALE: lottare contro l'esclusione

A - Le scuole della seconda opportunità

B - Il servizio volontario europeo

IV - QUARTO OBIETTIVO GENERALE: promuovere la conoscenza di tre lingue comunitarie

V - QUINTO OBIETTIVO GENERALE: porre su un piano di parità gli Investimenti materiali e gli investimenti nella formazione

CONCLUSIONI GENERALI


 

Livre blanc sur l'éducation et la formation
(29 novembre 1995)

ENSEIGNER ET APPRENDRE
***
VERS LA SOCIETE COGNITIVE

 

"Il faut oser tout examiner, tout discuter, tout enseigner même"
Condorcet

 

PREAMBULE

Le présent Livre blanc s’inscrit dans une démarche qui vise, à la fois, à proposer une analyse, et des orientations d'action dans les domaines de l’éducation et de la formation. Il met en oeuvre le Livre blanc "Croissance, compétitivité, emploi", qui a souligné l'importance pour l'Europe de l'investissement immatériel, en particulier dans l'éducation et la recherche. Cet investissement dans l'intelligence joue en effet un rôle essentiel pour l'emploi, la compétitivité et la cohésion de nos sociétés. La présentation de ce Livre blanc a été rappelée en vue du Conseil européen de Madrid dans les conclusions du Conseil européen de Cannes qui a souligné que "les politiques de formation et d'apprentissage, éléments fondamentaux pour l'amélioration de l'emploi et de la compétitivité, doivent être renforcées, et en particulier la formation continue".

Il convient de rappeler que les articles 126 et 127 du traité instituant la Communauté européenne précisent, pour le premier, que "la Communauté contribue au développement d’une éducation de qualité en encourageant la coopération entre Etats membres et, si nécessaire, en appuyant et en complétant leur action", et, pour le second, que "la Communauté met en oeuvre une politique de formation professionnelle, qui appuie et complète les actions des Etats membres".

Ces articles cadrent clairement le débat que la Commission, en présentant ce Livre blanc, entend lancer en 1996, dont le Parlement et le Conseil ont décidé de faire l'Année européenne de l'éducation et de la formation tout au long de la vie.

Le présent Livre blanc, après une description des enjeux et une analyse des évolutions à envisager, distingue, dans le respect du principe de subsidiarité, des actions à mener au niveau des Etats membres et des mesures de soutien à mettre en oeuvre au niveau communautaire. Parmi les mesures à mettre en oeuvre dès 1996 sur le plan européen, les principales initiatives proposées visent à:

- encourager l'acquisition de connaissances nouvelles;

- rapprocher l'école et l'entreprise;

- lutter contre l'exclusion;

- maîtriser trois langues européennes;

- traiter sur un plan égal l'investissement physique et l'investissement en formation.

 

SOMMAIRE

INTRODUCTION

PREMIERE PARTIE: LES ENJEUX

I. Les trois chocs moteurs

A. Le choc de la société de l'information

B. Le choc de la mondialisation

C. Le choc de la civilisation scientifique et technique

II. Une première réponse centrée sur la culture générale

A. Saisir la signification des choses

B. La compréhension et la créativité

C. Le jugement et la décision

III. Une deuxième réponse: le développement de l’aptitude à l’emploi et à l'activité

A. Quelles sont les aptitudes requises?

B. Comment chacun peut-il acquérir une aptitude à l’emploi?

IV. Les voies de l'avenir

A. La fin des débats de principe

B. La question centrale: vers une plus grande flexibilité

C. Les réponses en cours dans les Etats membres

D. De nouvelles évolutions

DEUXIEME PARTIE: CONSTRUIRE LA SOCIETE COGNITIVE

I. PREMIER OBJECTIF GENERAL: "Encourager l'acquisition de connaissances nouvelles"

A. Reconnaissance des compétences

B. La mobilité

C. Les logiciels éducatifs multimédia

II. DEUXIEME OBJECTIF GENERAL: "Rapprocher l'école et l'entreprise"

A. L'apprentissage

B. La formation professionnelle

III. TROISIEME OBJECTIF GENERAL: "Lutter contre l'exclusion"

A. Les écoles de la deuxième chance

B. Le service volontaire européen

IV. QUATRIEME OBJECTIF GENERAL: "Maîtriser trois langues communautaires"

V. CINQUIEME OBJECTIF GENERAL: "Traiter sur un plan égal l'investissement physique et l'investissement en formation"

Conclusion générale

Annexe 1 - Quelques données et chiffres

Annexe 2 - Exemples de programmes européens dans le domaine de l'éducation et la formation

Annexe 3 - Le modèle éducatif de l'Alyat Hanoar

Annexe 4 - L'expérience des "Accelerated Schools" aux Etats Unis

 

INTRODUCTION

Depuis plusieurs années, beaucoup d'efforts se sont révélés vains pour endiguer le chômage en Europe. Les créations d'emplois résultant de périodes de retour à une croissance plus forte n'ont pas permis d'inverser la tendance sur une longue période. Le chômage de longue durée persiste et l'exclusion, parmi les jeunes notamment, se développe de telle façon qu'elle devient le problème majeur de notre société.

L'éducation et la formation font figure d'ultimes recours face au problème de l'emploi. On peut s'étonner que l'attention portée à leur égard soit si tardive, et qu'il ait fallu une récession économique pour la stimuler. Pour autant, on ne peut demander au seul effort éducatif de suppléer à des défaillances collectives qui le dépassent. L'éducation et la formation ne peuvent évidemment pas à elles seules résoudre la question de l'emploi et, plus généralement, celle de la compétitivité des industries et des services. En outre, même si le Traité sur l'Union européenne a ouvert à la Communauté un champ d'action dans ces domaines, il a expressément prévu que l'Europe ne peut intervenir qu'en soutien et complément des actions des Etats membres.

Il n'en est pas moins vrai qu'aujourd’hui les pays européens n’ont plus le choix. Pour maintenir leur place, continuer à être une référence dans le monde, ils doivent compléter les progrès réalisés dans l'intégration économique par un investissement plus important dans le savoir et la compétence.

La Commission a établi le cadre général de son analyse dans le Livre blanc "Croissance, compétitivité, emploi", élaboré à l'initiative de Jacques Delors. Elle a souligné que le développement de l'éducation et de la formation était l'une des conditions de l'émergence d'un nouveau modèle de croissance enrichie en emplois.

Le Conseil européen a confirmé cette orientation par les conclusions qu'il a adoptées à Essen en décembre 1994. Il a réaffirmé ces conclusions, en s'appuyant sur le rapport du groupe consultatif sur la compétitivité, en juin 1995 à Cannes.

L’enjeu est double: il est d'abord d'apporter des réponses immédiates aux besoins d'éducation et de formation actuels. Il est aussi de préparer l'avenir, et de tracer une perspective d'ensemble dans laquelle pourraient s'investir les efforts des Etats membres et ceux de l’Union européenne, chacun agissant dans sa sphère de compétences.

L'action communautaire dans le domaine de l'éducation et de la formation depuis les années 60 a déjà apporté des résultats très significatifs en termes de coopération, d'échanges d'expériences, d'appui à l'innovation et à l'élaboration de produits et matériels de formation. Elle a aussi donné une impulsion décisive à la mobilité européenne des étudiants et des personnes en formation. Elle a enfin contribué à la promotion de l'apprentissage des langues communautaires et au développement de la communication entre les citoyens européens (voir Annexe 2).

Le présent Livre blanc part délibérément de la situation du citoyen européen, jeune ou adulte, confronté au problème de son adaptation à de nouvelles conditions d'accès à l'emploi et à l'évolution du travail. Ce problème touche tous les groupes sociaux, toutes les professions, tous les métiers.

La mondialisation des échanges, la globalisation des technologies et, en particulier, l'avènement de la société de l’information ont augmenté les possibilités d’accès des individus à l’information et au savoir. Mais, en même temps, tous ces phénomènes entraînent une modification des compétences acquises et des systèmes de travail. Pour tous, cette évolution a accru l’incertitude. Pour certains, elle a créé des situations d’exclusion intolérables.

Il est désormais clair que les potentialités nouvelles offertes aux individus demandent à chacun un effort d'adaptation en particulier pour construire soi même sa propre qualification, en recomposant des savoirs élémentaires acquis ici ou là. La société du futur sera donc une société cognitive. C'est dans cette perspective que se place le rôle bien évidemment central des systèmes éducatifs - et donc au premier chef des enseignants - et de tous les acteurs de la formation et en particulier des partenaires sociaux, dans l'exercice de leurs responsabilités, y compris par la négociation collective. La participation active des partenaires sociaux à cette évolution est d'autant plus importante que celle-ci conditionne ce que sera, demain, le monde du travail.

L’éducation et la formation deviendront encore davantage les principaux vecteurs d’identification, d’appartenance, de promotion sociale et d'épanouissement personnel. C’est par l’éducation et la formation, acquises dans le système éducatif institutionnel, dans l’entreprise, ou de façon plus informelle, que les individus maîtriseront leur avenir et assureront leur épanouissement.

Education et formation ont toujours été des facteurs déterminants de l'égalité des chances. Les systèmes éducatifs ont déjà pris une part essentielle dans l'émancipation, puis dans la promotion sociale et professionnelle des femmes. L'effort éducatif peut et doit contribuer encore à l'indispensable égalité entre femmes et hommes.

Investir dans l'immatériel et valoriser la ressource humaine augmenteront la compétitivité globale, développeront l'emploi, permettront de préserver les acquis sociaux. Ce seront les capacités à apprendre et la maîtrise des savoirs fondamentaux qui situeront de plus en plus les individus les uns par rapport aux autres dans les rapports sociaux.

 

La position de chacun dans l’espace du savoir et de la compétence sera donc décisive. Cette position relative, que l’on peut qualifier de "rapport cognitif", structurera de plus en plus fortement nos sociétés.

La faculté de renouvellement et l’innovation dépendront des liens entre la production du savoir dans la recherche et sa transmission par l’éducation et la formation. La communication, enfin, y sera indispensable, autant pour la production des idées que pour leur circulation.

L’avenir de l’Union européenne, son rayonnement, résulteront en grande partie de sa capacité à accompagner le mouvement vers la société cognitive. L’enjeu est d’en faire une société de justice et de progrès appuyée sur sa richesse et sa diversité culturelles. Il faudra se donner les moyens d’y développer l’appétit d’éducation et de formation tout au long de la vie et d'ouvrir et généraliser de façon permanente l’accès à plusieurs formes de connaissance. Il faudra aussi faire du niveau de compétence atteint par chacun un instrument de mesure de la performance individuelle, dont la définition et l'usage garantissent le plus possible l'égalité des droits des travailleurs.

Tout le monde ne peut évoluer dans sa vie professionnelle de la même façon. Quelle que soit l'origine sociale, l'éducation de départ, chacun doit pouvoir saisir toutes les occasions qui lui permettront d'améliorer sa place dans la société et favoriser son épanouissement. C'est notamment vrai pour les plus défavorisés qui n'ont pas le cadre familial et social qui leur permet de profiter de la formation générale dispensée à l'école. Il faut qu'ils puissent bénéficier de possibilités, non pas seulement de rattrapage, mais d'accès à de nouvelles connaissances qui leur permettront ensuite de mieux révéler leurs capacités.

Au vu de la diversité des situations nationales et de l’inadéquation des solutions globales en cette matière, il ne s’agit nullement de proposer un modèle. Celui-ci serait d’ailleurs voué à l’échec, étant donné le rôle central de la démarche individuelle dans la construction de la société cognitive et la diversité sociale et culturelle des Etats membres. L’objet du présent Livre blanc est de dessiner le chemin vers cette société nouvelle, en identifiant les lignes d’action ouvertes à l’Union européenne, dans les domaines de l’éducation et de la formation. Il s'agit de suggestions, d'orientations et objectifs, en appui et complément des politiques d'éducation et de formation qui sont d'abord et essentiellement du ressort des autorités nationales, régionales et locales. Il ne s'agit pas d’imposer des règles communes, mais bien, sur la base d'un large débat, de dégager des convergences et des outils à la mesure des enjeux actuels.

Au delà de la diversité des systèmes éducatifs des pays de l'Union, il existe bien une approche européenne de l'éducation, fondée sur des racines historiques communes: c'est ce qui explique, par exemple, la réussite de la coopération entre établissements d'enseignement supérieur, en particulier avec le programme ERASMUS, qui a permis la mobilité de 500.000 jeunes étudiants.

Dans le nouveau contexte de mondialisation de l'économie, de diffusion des nouvelles technologies et de risque d'uniformisation culturelle, l'Europe est plus que jamais un niveau pertinent de réflexion et d'intervention. Les conséquences de la liberté de circulation des personnes et des idées ne manqueront pas de le confirmer dans l'avenir, en rendant indispensable la prise en compte de la dimension européenne par les systèmes nationaux d'éducation et de formation.

Considérer l'éducation et la formation en relation avec la question de l'emploi ne veut pas dire que l'éducation et la formation se réduiraient à une offre de qualifications. L'éducation et la formation ont pour fonction essentielle l'intégration sociale et le développement personnel, par le partage de valeurs communes, la transmission d'un patrimoine culturel et l'apprentissage de l'autonomie.

Mais, aujourd'hui, cette fonction essentielle est menacée si elle ne s'accompagne pas de l'ouverture d'une perspective en matière d'emploi. Chaque famille, chaque jeune en formation initiale, chaque actif a désormais à l'esprit l'effet destructeur du chômage, d'un point de vue personnel comme du point de vue social. Tenter de répondre d'une façon convaincante à cette crainte est pour le système éducatif le moyen le plus sûr de pouvoir exercer sa fonction d'intégration sociale. Une société européenne qui prétendrait enseigner à ses enfants la citoyenneté sans que cet enseignement leur offre de perspective d'emploi verrait ses fondements mêmes menacés.

Face au chômage et aux bouleversements techniques, l'exigence de formation déborde du cadre de l'éducation initiale. Elle pose le problème d'une capacité permanente d'évolution des actifs, à travers un renouvellement des connaissances techniques et professionnelles fondé sur un socle solide de culture générale.

Le présent Livre blanc considère que dans la société européenne moderne ces trois obligations que sont l'insertion sociale, le développement d'aptitudes à l'emploi et l'épanouissement personnel ne sont pas incompatibles, ne sauraient être opposées et doivent au contraire être étroitement associées. La richesse de l'Europe dans le domaine scientifique, la profondeur de sa culture, la capacité de ses entreprises et de ses institutions doivent lui permettre à la fois de transmettre ses valeurs fondamentales et de préparer à l'emploi. Cela suppose que la société européenne interprète correctement les tendances lourdes de sa propre évolution.

A partir de ce constat, le Livre blanc aborde successivement :

- les enjeux que représentent l'éducation et la formation pour l'Europe, à la lumière du contexte des mutations technologiques et économiques actuelles;

- des orientations pour l'action autour d'objectifs visant à développer une éducation et une formation de grande qualité.

 

PREMIERE PARTIE: LES ENJEUX

En cette fin de siècle, les causes de changement de la société ont été diverses et toutes ont des conséquences, à un degré ou à un autre, sur les systèmes d’éducation et de formation. L’évolution démographique a accru la durée de vie en même temps qu’elle a profondément modifié la pyramide des âges, augmentant le besoin de formation tout au long de la vie. L'augmentation considérable du nombre de femmes exerçant un emploi a modifié la place traditionnelle de la famille, par rapport à l'école, dans l'éducation des enfants. Les innovations technologiques se sont multipliées dans tous les domaines, nécessitant de nouveaux besoins de connaissance. Les modes de consommation ont évolué, de même que les styles de vie. Egalement, une prise de conscience s'étend sur les problèmes d'environnement et l'utilisation des ressources naturelles, qui touche à la fois nos systèmes d'éducation et de formation et nos activités industrielles.

Trois chocs moteurs plus transversaux émergent, cependant. Ils transforment profondément et durablement le contexte de l’activité économique et le fonctionnement de nos sociétés. Ce sont l'avènement de la société de l’information ainsi que le développement de la civilisation scientifique et technique et la mondialisation de l'économie. Ces trois chocs contribuent à l'évolution vers la société cognitive. S'ils peuvent représenter des risques, ils peuvent également apporter des chances, qu'il faut saisir.

La construction de cette société dépendra de la capacité à apporter deux grandes réponses aux implications de ces chocs: une première, centrée sur la culture générale; une seconde, visant à développer l'aptitude à l'emploi et à l'activité.

Elle dépendra, aussi, de la façon dont les acteurs et institutions de l'éducation et de la formation sauront poursuivre une évolution déjà engagée dans les Etats membres.

I. Les trois chocs moteurs

L'Europe, comme le reste du monde, est confrontée aux effets de la diffusion massive des technologies de l’information, à la pression du marché mondial et à un renouvellement scientifique et technique accéléré. Ces défis sont porteurs de progrès: ils mettent davantage les individus en rapport avec les autres.

La confrontation à l’universalité technologique et économique a lieu dans un contexte où l'Europe connaît un taux de chômage plus élevé que d’autres parties du monde. Les phénomènes d’exclusion se sont développés. Cette situation a conduit les uns à penser que la technologie était désormais une limitation intrinsèque et définitive à la croissance de l’emploi. Elle a mené d’autres à croire que le niveau de la protection sociale dans les pays les plus touchés générait des coûts fixes qu’il fallait remettre en cause. Enfin, elle a poussé certains à un repli nationaliste qui peut être interprété comme une incapacité à concevoir et à construire un nouveau modèle de société.

Le présent Livre blanc part de l’idée que la société européenne est entrée dans une phase de transition vers une nouvelle forme de société, au delà des aspects conjoncturels de la situation actuelle.

A.Le choc de la société de l’information

Comme l'a souligné le rapport sur "l'Europe et la société de l'information planétaire" du Groupe à haut niveau présidé par M. Bangemann (mai 1994) : "dans le monde entier, les technologies de l'information et des télécommunications engendrent une nouvelle révolution industrielle, qui apparaît d'ores et déjà aussi importante et radicale que celles qui l'ont précédée."

Cette révolution ne peut manquer d'avoir, comme les précédentes, des conséquences pour l'emploi et le travail.

En fait, il n’est pas démontré que les nouvelles technologies fassent baisser le niveau de l'emploi. Des pays technologiquement avancés ont su créer autour des nouvelles activités touchant à l’information un nombre d’emplois comparable, voire dans certains cas supérieur, à celui qu'ils avaient supprimé dans les autres activités.

Il est certain, en revanche, que les technologies de l’information ont transformé la nature du travail et l’organisation de la production. Ces transformations sont en train de modifier en profondeur la société européenne.

La production de masse s’efface au profit d’une production plus différenciée. La tendance longue au développement du travail salarié permanent, c'est-à-dire à temps plein et à durée indéterminée, paraît se renverser. Les rapports de production et les conditions d’emplois changent. L’organisation de l’entreprise évolue vers plus de flexibilité et de décentralisation. La recherche de la souplesse, le développement de coopérations en réseau, le recours accru à la sous-traitance, le développement du travail en équipes, sont quelques unes des conséquences de la pénétration des technologies de l’information.

Désormais, les technologies de l’information contribuent à faire disparaître ceux des travaux routiniers et répétitifs qui peuvent être codifiés et programmés par les machines automatiques. Le travail aura un contenu de plus en plus chargé en tâches nécessitant initiative et adaptation.

Mais les technologies de l’information, en facilitant la décentralisation des tâches, les coordonnent dans des réseaux interactifs de communication en temps réel qui fonctionnent aussi bien entre les continents, qu’entre les bureaux d’un même étage. Il en résulte, à la fois, une plus grande autonomie individuelle du travailleur dans l’organisation de son activité et une moins bonne perception du cadre général de cette activité. L’effet des nouvelles technologies est double: d’une part, elles accroissent sensiblement le rôle du facteur humain dans le processus de production, d’autre part, elles rendent le travailleur plus vulnérable aux changements de l’organisation du travail parce qu’il est devenu un simple individu confronté à un réseau complexe.

Les technologies de l'information pénètrent de manière massive aussi bien les activités liées à la production que les activités liées à l'éducation et à la formation. En ce sens, elles opèrent un rapprochement entre les "manières d'apprendre" et les "manières de produire". Les situations de travail et les situations d'apprentissage tendent à devenir proches sinon identiques du point de vue des capacités mobilisées.

Cette mutation liée aux technologies de l’information a des incidences économiques et sociales plus générales: développement du travail individuel indépendant, des activités tertiaires et de nouvelles formes d'organisation du travail, dites "qualifiantes", pratiques de décentralisation de la gestion, horaires variables.

La société de l'information amène enfin à se poser la question de savoir, si, au delà des nouvelles techniques de connaissances qu'elle offre, le contenu éducatif qu'elle véhicule sera ou non pour l'individu un facteur d'enrichissement culturel. Jusqu'à maintenant, l'attention a été focalisée sur les potentialités offertes par les autoroutes de l'information, par la révolution du quasi-instantané qu'opère, par exemple INTERNET, dans les relations entre entreprises, chercheurs, universitaires. Mais on peut aussi craindre que la qualité, des programmes éducatifs notamment, du monde du multimédia amène à une culture "bas de gamme" dans laquelle l'individu perdrait tous repères historiques, géographiques, culturels.

C'est la raison pour laquelle, en particulier lors de la réunion du G7 à Bruxelles en février 1995 sur la société de l'information, la Commission a tant insisté sur la nécessité d'un encouragement à la production européenne de logiciels éducatifs. La société de l'information va modifier les modes d'enseignement en substituant au rapport trop passif de l'enseignant et de l'enseigné le nouveau rapport, a priori fécond, de l'interactivité. Cependant la modification des formes de l'enseignement ne peut suppléer la question de son contenu.

B.Le choc de la mondialisation

La mondialisation de l'économie, deuxième choc moteur, s'est traduit par une libre circulation sans précédent des capitaux, des biens et des services.

Demain se créera, plus vite que l’on ne le croit généralement, un marché global et différencié de l’emploi. Ainsi, de grandes firmes, mais aussi de petites entreprises, voire des professions libérales, utilisent des téléports pour faire exécuter des travaux en temps réel dans des pays à bas salaires.

Dans son Livre blanc "Croissance, Compétitivité, Emploi", la Commission a clairement fait le pari de l'ouverture sur le monde tout en soulignant la nécessité de donner une dimension européenne à cette évolution. Elle a en particulier mis l'accent sur l'importance du maintien du modèle social européen. La mondialisation ne fait donc que renforcer la pertinence de l'Europe comme niveau d'intervention. Dans un monde mouvant et incertain, l'Europe est un facteur d'organisation. C'est ce qui a été montré au travers de la politique commerciale, de l'harmonisation technique, de la protection de l'environnement, de la solidarité entre régions, mais aussi par des avancées concrètes en matière d'éducation et de formation, comme le programme ERASMUS, par exemple. Encore faut-il que l'Europe fasse savoir et percevoir aux citoyens qu'elle ne sert pas seulement à produire des réglementations, mais qu'elle est proche de leurs préoccupations quotidiennes.

Le choix de l’ouverture, qui pousse à développer la compétitivité générale de nos économies augmente le bien-être général en rendant plus efficace l'allocation mondiale de ressources. Elle nécessite cependant des ajustements importants dans tous les pays.

Le risque d’une fracture sociale existe, avec toutes les conséquences négatives, voire dramatiques, qui peuvent en découler.

C. Le choc de la civilisation scientifique et technique

Le développement des connaissances scientifiques et la production d'objets techniques s'accélèrent de même que leur diffusion.

Un nouveau modèle de production de savoirs et de savoir-faire émerge qui allie extrême spécialisation et créativité. L'industrie recourt de plus en plus à la science pour mettre au point de nouveaux produits (les alliages spéciaux pour les articles de sport, les procédés biologiques pour les industries de l'environnement, etc.). La recherche scientifique exige de disposer d'équipements d'une grande sophistication technique (supercalculateurs, réseaux de communication à hautes performances, génome humain, etc.).

Mais, au lieu de célébrer le progrès comme au siècle dernier, l'opinion publique perçoit souvent l'entreprise scientifique et le progrès technologique comme une menace.

La montée du sentiment d'insécurité est une donnée majeure de cette fin de siècle. Et paradoxalement, alors que les progrès de la science sont considérables (recul de la famine et de nombreuses maladies, prolongation de la durée de la vie, mais aussi rapidité accrue des déplacements, etc.), se développe vis à vis du progrès une peur qui n'est pas sans rappeler le décalage entre progrès et conscience collective qui a déjà existé lors du passage du Moyen Age à la Renaissance.

Le contexte de la médiatisation, donnant du monde une vision mouvante et violente, contribue à renforcer ces inquiétudes.

Face à cette crise, une meilleure information, indispensable, ne suffit plus. C'est par la diffusion de la connaissance que ce climat irrationnel disparaîtra. C'est en montrant le lien entre science et progrès humain, en ayant conscience de ses limites que la civilisation scientifique et technique sera acceptée et que pourra mieux se diffuser une culture de l'innovation.

Dans de nombreux pays européens, la réponse s'organise à deux niveaux: culturel et éthique.

- La promotion de la culture scientifique et technique fait l'objet d'une attention soutenue des pouvoirs publics. Les activités menées sur ce thème au niveau national sont, depuis 1993, amplifiées et complétées par une action proprement européenne: la "Semaine européenne de la culture scientifique" dont le succès va croissant dans chacun des Etats de l'Union. Mais le véritable enjeu réside à l'école. On profite d'autant plus de l'information scientifique et technique que l'on dispose d'une base de connaissances scientifiques scolaires solide.

- Le deuxième niveau concerne l'éthique. Le développement des biotechnologies, la relation avec des machines intelligentes, de nouvelles approches de la procréation, la prise en compte de notre coexistence avec d'autres espèces, la protection de l'environnement sont autant de problèmes inédits que l'Europe doit se préparer à affronter. La question se pose également pour la société de l'information. Les "autoroutes de l'information" auxquelles les jeunes, les enfants mêmes, auront de plus en plus facilement accès, risquent d'être submergées par des messages attentatoires à la dignité humaine. Le problème de la protection de la jeunesse est clairement posé. L'éducation de base et la formation des chercheurs se doivent d'intégrer cette dimension d'une éthique de la responsabilité.

 

A travers toute l'Europe, dans tous les Etats membres, la prise en compte de ces trois chocs moteurs et de leurs conséquences pour l'industrie et l'emploi se manifeste et s'étend. On peut citer, à titre d'exemple national, le rapport du gouvernement fédéral allemand (Bundesministerium für Wirtschaft) sur "l'avenir du site industriel Allemagne" de septembre 1993. Au niveau européen, le Livre blanc "Croissance, compétitivité, emploi" et les conclusions du Conseil européen d'Essen, réaffirmées à Cannes, illustrent cette prise en compte, en insistant sur le lien entre compétitivité, emploi, éducation et formation.

Les réponses à ces trois chocs sont multiples et elles nécessitent des adaptations profondes de la société européenne.

La finalité ultime de la formation, qui est de développer l'autonomie de la personne et sa capacité professionnelle, en fait l'élément privilégié de l'adaptation et de l'évolution. C'est pourquoi les deux réponses principales qu'a choisi de retenir le présent Livre blanc sont, d'abord, de permettre à chacun et à chacune d'accéder à la culture générale et, ensuite, de développer son aptitude à l'emploi et à l'activité.

 

II. Une première réponse centrée sur la culture générale

Dans l'avenir, l’individu devra, de plus en plus, comprendre des situations complexes qui évoluent de façon imprévisible, mais dont la maîtrise devrait malgré tout être plus grande grâce aux progrès de la science. Chacun sera confronté à une variété croissante d’objets physiques, de situations sociales, de contextes géographiques ou culturels. Il sera soumis, enfin, à une profusion d'informations parcellaires et discontinues faisant l'objet d'un grand nombre d’interprétations et d’analyses partielles.

Il existe, dès lors, un risque que la société européenne se divise entre ceux qui peuvent interpréter, ceux qui ne peuvent qu’utiliser, et ceux qui sont marginalisés dans une société qui les assiste: autrement dit, entre ceux qui savent et ceux qui ne savent pas.

L’enjeu pour la société cognitive est de réduire l’écart entre ces groupes, tout en permettant la progression et le développement de l’ensemble des ressources humaines.

La compréhension du monde est possible, si l’on peut percevoir son sens, comprendre son fonctionnement et y trouver son chemin. Là se trouve la fonction principale de l’école. On pourrait particulièrement appliquer cette observation à la construction européenne. En donnant aux jeunes une culture générale leur permettant à la fois d'en démêler la complexité et d'en discuter la finalité et la dimension historique, c'est l'école qui dressera les fondations de la conscience et de la citoyenneté européenne.

De même, le développement de la culture générale, c'est à dire de la capacité à saisir la signification des choses, à comprendre et à porter un jugement, est le premier facteur d'adaptation à l'évolution de l'économie et à celle de l'emploi. Le rapport de la Table Ronde des industriel européens (février 1995) a insisté sur la nécessité d'une formation polyvalente fondée sur des connaissances élargies, développant l'autonomie et incitant à "apprendre à apprendre" tout au long de la vie: "la mission fondamentale de l'éducation est d'aider chaque individu à développer tout son potentiel et à devenir un être humain complet, et non un outil pour l'économie; l'acquisition des connaissances et des compétences doit s'accompagner d'une éducation du caractère, d'une ouverture culturelle et d'un éveil à la responsabilité sociale".

Cette exigence d'une base culturelle solide et large, littéraire et philosophique, scientifique, technique et pratique, ne concerne pas que la formation initiale. De nombreux exemples montrent que la reconversion professionnelle des salariés, peu qualifiés ou très spécialisés par la taylorisation du travail, implique l'acquisition d'une telle base, point de passage nécessaire vers l'acquisition de nouvelles compétences techniques. Les centres de formation professionnelle sont de plus en plus amenés, lors d'actions de reconversion des travailleurs, à redonner à ceux-ci une culture générale avant de leur apprendre un nouveau métier.

On observe d'ailleurs une convergence de plus en plus forte entre les entreprises et les acteurs de l'éducation quant à l'utilité de concilier les enseignements généraux et les formations spécialisées.

De manière beaucoup plus générale, on assiste à un retour en force de la culture générale comme instrument de compréhension du monde en dehors des cadres de l'enseignement.

 

A. Saisir la signification des choses

Dans la société du savoir, par essence universelle, une identité sociale et culturelle n’est que partiellement transmissible. Celle doit être construite non seulement par l'école, dont la fonction demeure irremplaçable, mais aussi par l’individu lui même, en puisant dans la mémoire collective, en assimilant des informations diverses en provenance du monde, à travers son immersion dans différents milieux, professionnel, social, familial, culturel.

L’avenir de la culture européenne dépend de sa capacité à donner des clés aux jeunes pour leur permettre de tout remettre en cause de façon permanente, sans toucher aux valeurs de la personne. Tel est le fondement même de la citoyenneté dans une société européenne ouverte, pluriculturelle et démocratique.

De ce point de vue, il faut souligner l’importance d’une culture scientifique suffisante - à ne pas réduire à une culture mathématique - pour le bon exercice de la démocratie. Nos démocraties fonctionnent suivant la règle de la prise de décision majoritaire sur de grands problèmes, qui, étant donné leur complexité, réclament de plus en plus de culture. Ce sont, notamment, des problèmes d’environnement ou des problèmes d’éthique. Ils ne pourront être tranchés sainement que si nous formons des jeunes dotés d'un certain bon sens scientifique. De nos jours, les décisions qui touchent à ces domaines sont prises le plus souvent sur des critères subjectifs et émotionnels, sans que la majorité ait véritablement les connaissances requises pour faire des choix réfléchis. Il ne s'agit évidemment pas de transformer chaque citoyen en expert scientifique, mais de lui permettre de jouer un rôle éclairé dans les choix concernant son environnement et d'être en mesure de comprendre le sens général et les implications sociales des débats entre experts. Il s'agit également de donner à chacun les moyens de s'orienter dans ses choix de consommateur.

La profonde transformation en cours du paysage scientifique et technique nécessite que l'individu soit en mesure, même s'il ne vise pas une carrière de chercheur, de mieux saisir la signification des choses. Il doit également apprendre à penser davantage en termes de système et à se situer comme utilisateur et citoyen, à la fois au niveau individuel et comme membre d'un groupe.

La culture littéraire et philosophique joue le même rôle vis-à-vis des "éducateurs sauvages" que sont les grands média et que seront, bientôt, les grands réseaux informatiques. C’est elle qui permet le discernement, développe le sens critique de l'individu, y compris contre la pensée dominante. Elle peut protéger l’individu contre la manipulation, en lui permettant de décrypter l'information qui lui parvient.

Il convient néanmoins de souligner le rôle éducatif que peuvent jouer les grands médias. Ainsi, des chaînes de télévision généralistes, comme la BBC au Royaume-Uni, par exemple, ou spécialisées, comme "La Cinquième" en France, proposent-elles des programmes éducatifs - et notamment des programmes à heures fixes - qui offrent de véritables menus de formations aux téléspectateurs.

Les grands médias permettent aussi, en association avec les authorités publiques, d'atteindre des objectifs pédagogiques qui ne seraient pas réalisables avec des moyens classiques. C'est ainsi que, par exemple, la BBC a mené récemment, avec grand succès, une campagne ciblée ("Read and Write") visant la lutte contre l'illettrisme. Cette campagne destinée au renforcement de la pratique de la lecture et de l'écriture s'adressait aux familles défavorisées, aux parents comme aux enfants.

Une base solide de culture générale donne au citoyen le moyen de se repérer dans la société de l'information, c'est à dire d'être capable de situer et de comprendre, de façon critique, les images et les données qui lui parviennent de multiples sources.

B. La compréhension et la créativité

Le pouvoir de comprendre, c’est la capacité à analyser la façon dont les choses se construisent et se défont. Le présent Livre blanc souhaiterait attirer l’attention sur la question cruciale de la pédagogie de l’innovation.

En effet, la normalisation du savoir qui prévaut encore largement est excessive. Elle conduit à penser que tout doit être enseigné dans un ordre strictement logique, et privilégie la maîtrise d’un système déductif, fondé sur des notions abstraites, où les mathématiques jouent un rôle prédominant. Dans certains cas, le système déductif peut aller jusqu'à faire de l’élève un sujet passif et brider l'imagination.

L’observation, le bon sens, la curiosité, l’intérêt pour le monde physique et social qui nous entoure, la volonté d’expérimentation, sont des qualités négligées et peu considérées. Ce sont pourtant elles qui permettront de former des créateurs et pas seulement des gestionnaires de la technologie.

Dans la société d'hier, qu'elle ait été à dominante rurale ou manufacturière, l'effort d'instruction se portait naturellement en priorité sur l'acquisition de notions abstraites, venant compléter une culture pratique assimilée dans la vie quotidienne, hors de l'école. Cette culture pratique s'est transformée, appauvrie, dans une société urbanisée, automatisée, médiatique. Il faut la réintégrer dans la culture générale, comme moyen de préparation de l'individu à la maîtrise des outils techniques qu'il aura à employer, pour lui permettre de dominer la technique au lieu de la subir.

Pour développer ces aptitudes, il faut faire percevoir la richesse de l’invention, le chemin qui y a conduit. De ce point de vue, toutes les actions qui se développent, aujourd’hui, dans les Etats membres, visant à introduire des enseignements d’histoire des sciences et de la technique dans l’éducation scolaire, à renforcer les liens entre la recherche et l’enseignement de base, doivent être encouragées.

C. Le jugement et la décision

La capacité de juger et de choisir est la dernière capacité indispensable à la compréhension du monde. Elle suppose des critères de choix, la mémoire du passé et l'intuition du futur.

Les critères de choix se forment à partir des valeurs de la société, des méthodes acquises pour dénouer la complexité du monde, de l’éthique personnelle des individus.

La mémoire et la compréhension du passé sont indispensables pour porter un jugement sur le présent. La culture historique (intégrant l'histoire scientifique et technique) et géographique a une double fonction d'orientation, dans le temps et dans l'espace, essentielle à la fois pour l'appropriation par chacun de ses racines, le développement du sens d'appartenance collective et la compréhension des autres. Il est a contrario très révélateur que tous les régimes autoritaires et dictatoriaux se soient signalés par l'appauvrissement et la falsification de l'enseignement historique. L'amnésie historique se paye socialement par la perte de références et de points de repère communs. Il n'est pas étonnant que, faute de connaissances de l'histoire de la civilisation européenne, des expressions telles que "la traversée du désert", "un chemin de croix", "Eurêka !", "le Jugement de Salomon" ou, "la tour de Babel" tendent à se perdre.

Enfin, c’est en présentant le monde non pas comme un monde construit, mais à construire, que sera cultivée l'intuition du futur.

L’école doit non seulement laisser se développer l’esprit critique à tous les niveaux, chez les jeunes et chez les enseignants, elle doit l'encourager. Son ouverture, les coopérations qu’elle devra nécessairement mener, la préparation à l’emploi, ne sauraient lui interdire d’accomplir sa fonction principale, qui est de guider les jeunes gens dont elle a la charge dans leur développement personnel et social. Le présent Livre blanc soutient que dans la société future ces deux exigences sont encore davantage compatibles qu’auparavant.

III. Une deuxième réponse: le développement de l’aptitude à l’emploi et à l'activité

Une des questions centrales aujourd’hui, à laquelle le présent Livre blanc veut contribuer à répondre, est de savoir comment s'appuyer sur l'éducation et la formation pour engager les pays européens dans un processus de création d’emplois et d'activités, en prenant toute la mesure de la mondialisation de l'économie et de l'apparition de nouvelles technologies.

Deux questions se posent alors. Quelles sont les aptitudes requises? Comment peut-on les acquérir?

A. Quelles sont les aptitudes requises?

Dans le monde moderne, la connaissance au sens large peut être définie comme une accumulation de savoirs fondamentaux, de savoirs techniques et d'aptitudes sociales. C’est une combinaison équilibrée de ces savoirs , acquis dans le système d’enseignement formel, dans la famille, dans l’entreprise, par divers réseaux d’information, qui donne la connaissance générale et transférable la plus propice à l’emploi.

Les connaissances de base constituent le socle sur lequel se construit l’aptitude individuelle à l’emploi. Il s’agit du domaine du système éducatif et de formation formel par excellence. Dans l’éducation de base, il convient de trouver un bon équilibre entre l’acquisition des savoirs et les compétences méthodologiques qui permettent d’apprendre soi même. Ce sont celles-ci qu’il convient aujourd’hui de développer.

Les pays européens, ces dernières années, ont choisi de recentrer l’enseignement de base sur la lecture, l’écriture et le calcul, de façon à éviter l’échec scolaire qui joue un rôle majeur dans la marginalisation sociale.

Le démarrage de l'éducation très tôt, c’est-à-dire au niveau pré-scolaire, soit dans les jardins d'enfants, se développe. On observe que les élèves qui ont bénéficié d’une éducation pré-scolaire réussissent en moyenne mieux leur scolarité que les autres, poursuivent des études plus longues et semblent s’insérer plus favorablement.

Il convient également de soutenir l'apprentissage des langues. On peut citer à cet égard l'expérience d'Euroling, projet soutenu par le programme SOCRATES, qui a permis de développer un matériel d'enseignement en trois langues (italien, espagnol, néerlandais) destiné aux niveaux d'éducation élémentaire et primaire. L’enseignement précoce des langues dès l'école maternelle devrait faire partie des connaissances de base. La Commission estime qu'il faudrait faire une priorité de la maîtrise d'au moins deux langues étrangères au cours de la scolarité, comme le propose le présent Livre blanc dans sa seconde partie.

Les connaissances techniques sont les savoir-faire qui permettent l’identification la plus claire à un métier. Ils peuvent être acquis, pour partie, dans le système éducatif et la formation professionnelle, pour partie, dans l’entreprise. Ils se sont fortement modifiés avec les technologies de l’information et, de ce fait, leur relation au métier est aujourd’hui moins nette. Parmi ces connaissances, certaines, "les compétences clés", sont au coeur de plusieurs métiers et sont donc centrales pour pouvoir changer de travail. De ce point de vue, une initiation généralisée aux technologies de l’information est devenue une nécessité.

Il ne faut pas, cependant, réduire la question de l'acquisition de connaissances techniques aux seuls secteurs de pointe ou d'apparition récente. Dans des industries très anciennes, mais performantes, il existe une vraie tradition de compétence d'une grande qualité, parfois dans le droit fil du compagnonnage. Cette tradition est une source d'inspiration toujours valable, qui produit des travailleurs maîtrisant pleinement leurs savoir-faire et les transmettant.

Les aptitudes sociales concernent les capacités relationnelles, le comportement au travail et toute une gamme de compétences qui correspondent au niveau de responsabilité occupée: la capacité de coopérer, de travailler en équipe, la créativité, la recherche de la qualité. La maîtrise de telles aptitudes ne peut être pleinement acquise qu’en milieu de travail, donc essentiellement dans l’entreprise.

L’aptitude à l’emploi d’un individu, son autonomie, sa possibilité d’adaptation, sont liées à la façon dont il pourra combiner ces différentes connaissances et les faire évoluer. Ici, l'individu devient l'acteur et le constructeur principal de sa qualification: il est apte à combiner les compétences transmises par les institutions formelles et les compétences acquises par sa pratique professionnelle et par ses initiatives personnelles en matière de formation.

C’est donc en diversifiant les offres éducatives, les passerelles entre filières, en multipliant les expériences pré-professionnelles, en ouvrant toutes les possibilités de mobilité, qu’on lui permettra de construire et développer son aptitude à l’emploi et de mieux maîtriser son parcours professionnel.

B. Comment chacun peut-il acquérir une aptitude à l’emploi?

• 1. La voie traditionnelle: le diplôme

L’individu choisit souvent aujourd’hui de s’en remettre aux formations les plus attractives par le diplôme, et de rester le plus longtemps possible dans le système éducatif. Il fait de même en choisissant les cycles offrant des diplômes dans les formations professionnelles qui lui sont offertes.

On observe, en effet, dans tous les Etats membres, un mouvement de prolongation des études et une forte pression sociale pour élargir l’accès aux études supérieures et élever ainsi le niveau atteint par le plus grand nombre. Ce phénomène concerne également les jeunes qui ont choisi une filière professionnelle et même ceux qui ont eu une première expérience professionnelle. Il en résulte des problèmes d’attractivité pour les filières professionnelles qui, dans de nombreux Etats membres, sont perçues comme des options de second choix offrant des perspectives de carrière limitées. Les jeunes préfèrent souvent se tourner vers les formations générales, au risque de se sentir surqualifiés dans leur emploi.

Ce comportement de la jeunesse est aujourd’hui rationnel, parce que le niveau d'études et le diplôme sont encore, de loin, les meilleurs passeports pour l’emploi. Cependant, du point de vue social, il crée des difficultés. Les jeunes qui ont des niveaux de qualification inférieurs se trouvent repoussés vers des emplois moins qualifiés que ceux auxquels ils pensaient pouvoir prétendre. Cet effet "file d'attente" finit par toucher les moins diplômés et ceux qui en sont dépourvus, et devient un facteur important d’exclusion sociale. La surqualification des emplois freine également la promotion sociale dans l'entreprise.

Dans la plupart des systèmes européens, les diplômes sont conçus dans la perspective de filtrer, au sommet, les élites dirigeantes de l’administration et des entreprises, les chercheurs et les professeurs. Ce sont même, dans certains pays, les références quasi-absolues de compétence, ce qui constitue une puissante incitation à poursuivre des études longues et à tenter sa chance dans des formations très sélectives. Presque partout, la classification du travailleur dans son emploi est largement définie par le niveau du diplôme qu'il possède. Cette correspondance entre "grille" de diplômes et "grille" statutaire, pour logique qu'elle soit, accentue la rigidité interne du marché du travail.

La société peut "éliminer" ainsi des talents s'écartant des profils moyens, mais innovateurs. Elle produit donc souvent une élite assez peu représentative du potentiel de ressource humaine disponible. Ce point de vue est confirmé par plusieurs enquêtes récentes qui montrent que sur longue période, les formations les plus élitistes sont le plus souvent suivies par ceux ou celles issus des couches supérieures dirigeantes ou intellectuelles.

Il ne s'agit évidemment pas de contester la voie du diplôme: il demeure bien entendu nécessaire de poursuivre les efforts importants consentis par les Etats membres, et soutenus par la Communauté à travers SOCRATES et LEONARDO, pour renforcer la formation initiale. Mais, parallèlement, il convient d'adopter une démarche qui valorise les qualifications, quelles qu'en soient les modalités d'acquisition, et qui accroît les potentialités de chacun en répondant plus étroitement aux besoins des individus et des entreprises. Une approche plus ouverte et plus souple est nécessaire: une approche qui encourage la formation tout au long de la vie et l'acquisition continue de compétences.

2. La voie moderne: l’insertion dans un réseau qui coopère, qui éduque, forme et apprend

Pour que chacun puisse exercer davantage sa responsabilité dans la construction de sa qualification, il faut d'abord qu'il puisse s'insérer plus facilement dans les systèmes de formation institutionnels. Cela suppose qu'il les connaisse, que leur accès soit plus largement ouvert et que la mobilité entre les différentes filières soit accrue.

Deux solutions sont envisageables: soit l'on maintient le niveau des diplômes et dans ce cas le nombre de jeunes sans diplôme augmente, soit l'on élargit largement le nombre de diplômes ou le nombre de jeunes qui en bénéficient et se posent inévitablement des questions sur la qualité des diplômes.

Dans tous les Etats membres ces questions se posent à intervalles réguliers. Dans tous les Etats membres aussi, l'on observe qu'un nombre significatif de jeunes sortent du système éducatif sans diplômes, ressentent cette situation comme un échec personnel et sont fragilisés sur le marché du travail parce qu'ils n'ont aucune compétence reconnue.

Le présent Livre blanc suggère d'expérimenter une troisième voie, qui existe déjà dans certains Etats membres.Cette solution, qui ne remet pas en cause les diplômes et permet, au contraire, d'en maintenir la qualité, consiste à reconnaître des compétences partielles, à partir d'un système d'accréditation fiable. Celui ou celle que le système formel d'enseignement rebute sera encouragé à développer ses compétences. Il ne s'agit plus ici de qualification au sens large mais de compétences sur des savoirs fondamentaux ou professionnels particuliers (la connaissance d'une langue, un certain niveau en mathématiques, en comptabilité, la connaissance d'un tableur, d'un traitement de texte etc.). On peut noter que cette recherche de compétence partielle pourra concerner également les adultes qui ont développé une connaissance approximative apprise de façon autodidacte (en informatique, par exemple) et les pousser à l'approfondir. Bien évidemment un tel système d'accréditation pourrait permettre de faire reconnaître sur une base plus large les savoirs techniques acquis dans l'entreprise, que celle-ci évalue le plus souvent de façon interne.

Néanmoins, que le savoir et la compétence soient acquis dans un système formel d'enseignement ou de façon moins formelle, l'individu doit être assisté dans sa démarche. Les processus éducatifs et de formation les plus performants sont de ceux qui fonctionnent en réseau. Ces réseaux peuvent être des réseaux d'institutions (institutions d'enseignement et de formation coopérant avec les familles ou les entreprises) ou des réseaux de savoirs informels qui semblent se développer aujourd'hui rapidement (universités populaires, collèges coopératifs, etc.).

a) Favoriser l'accès à l'éducation et à la formation

Une fois acquis les éléments de connaissances de base, deux conditions principales paraissent nécessaires pour que l’individu soit en mesure d’exercer sa responsabilité dans la construction de sa qualification:

• une information et une orientation suffisante,

• un accès à la formation, avec toutes les possibilités de mobilité,

i) L’information et l'orientation sont la première condition.

Le jeune qui cherche à s’orienter, l’adulte en formation professionnelle ou permanente, sont confrontés à une offre multiple, présentée de façon institutionnelle, voire administrative. L’Européen a, aujourd’hui, une meilleure information pour choisir un hôtel, ou un restaurant, que pour choisir une formation.

Progresser vers une meilleure information implique de disposer, au préalable, de capacités de recensement de l'offre de formation. C'est ce qu'a souligné le rapport du Groupe consultatif sur la compétitivité, en proposant la création de "Centres de ressources en connaissances" assurant l'interface entre l'offre et la demande d'information sur la formation.

Cela suppose également la mise en oeuvre d’une évaluation des formations indépendante, donc réalisée à l'extérieur des systèmes éducatifs. Cette évaluation doit être simple. Elle doit hiérarchiser et comparer clairement, et permettre de connaître la contribution réelle des formations à l’aptitude à l’emploi. Il est aussi important d'évaluer comment la formation contribue à diminuer la segmentation du marché du travail en encourageant les femmes à s'insérer davantage dans les professions traditionnellement occupées par les hommes (domaines technologiques en particulier). Une telle évaluation permettra de lever le premier obstacle à l'orientation.

Le second obstacle à l’orientation est la difficulté à prévoir l’évolution des métiers et des compétences requises. Se poser cette question au niveau de l’espace européen permettrait d’avoir une perspective comparative plus large qui pourrait contribuer à la résoudre.

Le troisième obstacle réside dans les mentalités elles mêmes. Des progrès importants ont été accomplis, mais l'origine sociale continue à marquer, voire à conditionner l'orientation choisie par les individus, aux dépens de la promotion sociale.

ii) Un accès large et ouvert, en fonction des aptitudes et des besoins individuels, est la seconde condition.

• Remplir celle-ci implique la mobilité entre les institutions éducatives. Cette dernière s'est fortement accentuée dans les Etats membres: ce mouvement est à encourager.

La mobilité s'est également développée à l'échelle européenne, et la Communauté y a fortement contribué, notamment grâce au programme ERASMUS. Mais elle demeure insuffisante.

Deux obstacles principaux s'opposent à la mobilité professionnelle des personnes, qu'il s'agisse des travailleurs -les salariés, les enseignants, les chercheurs, mais aussi les chômeurs- ou des personnes en formation, notamment des étudiants.

C'est d'abord la très grande difficulté d'assurer une reconnaissance véritable des savoirs à l'intérieur de l'Union. La reconnaissance mutuelle des diplômes est garantie pour les professions réglementées, et a été confirmée par la jurisprudence communautaire. Mais elle se heurte encore à des limitations pour les autres professions. La reconnaissance des éléments qui composent le diplôme -la reconnaissance académique- n'est pas encore assurée, sauf lorsqu'elle est encouragée par la Communauté, à travers la coopération entre établissements d'enseignement supérieur et donc en contrepartie d'un financement communautaire... On peut citer à titre d'exemple la coopération entre plus de quarante écoles européennes de traduction/interprétation dans le réseau Tradutech, qui assure depuis 1986 la mobilité des enseignants et des étudiants en appliquant le système européen de transfert des crédits de cours (ECTS), dans le cadre d'ERASMUS.

La validation des acquis professionnels, en dehors d'un diplôme, d'un Etat membre à l'autre est encore plus difficile à faire prévaloir.

Le second obstacle, tout aussi important, réside dans les entraves juridiques et administratives à la mobilité transnationale. Selon les situations et les Etats membres, ces entraves proviennent des dispositions relatives à la protection sociale (notamment en ce qui concerne les régimes complémentaires de retraite), au droit de séjour - en particulier pour les résidents légaux des Etats membres aynt la nationalité d'un pays tiers -, voire même à la fiscalité (par exemple celle appliquée aux bourses d'étude ou aux allocations de recherche). Le fait, par ailleurs, que les bourses nationales d'études d'enseignement supérieur ne soient pas transférables d'un Etat membre à l'autre est un obstacle additionnel à la mobilité.

La marche vers la société cognitive implique la levée de ces blocages de la mobilité des Européens, alors même que les nouvelles technologies de la communication permettent une mobilité immatérielle instantanée.

L'accès à la formation doit être développé tout au long de la vie

Les conclusions du Conseil européen d'Essen et de celui de Cannes ont insisté sur le développement de la formation continue. Toutes les autorités publiques des Etat membres, tous les partenaires sociaux ont souligné cette nécessité.

Or il ne semble pas que des progrès sensibles aient été réalisés dans cette direction ces dernières années, bien au contraire. Les contraintes financières provoquées par la récession, l'existence d'une réserve de main d'oeuvre sur le marché du travail, l'entrée de jeunes surqualifiés sur ce même marché ne contribuent pas à encourager l'effort de formation des entreprises, en direction notamment des salariés les plus âgés ou les moins qualifiés. On constate toujours qu'il existe une inégalité d'accès à la formation entre types d'entreprises et catégories de salariés, au détriment des PME et des travailleurs peu ou pas qualifiés, malgré certaines avancées, ainsi que des femmes, soit parce qu'ellesn'exercent pas des fonctions d'encadrement, soit parce qu'elles sont moins présentes dans des secteurs à forte intensité technologique, soit enfin parce qu'elles ont fréquemment des conditions d'emploi particulières (par exemple, le travail à temps partiel). Ainsi, un projet soutenu par le programme communautaire Applications télématiques, IDEALS, a permis, par la coopération entre PME et institutions d'enseignements techniques, le développement de formations pour les PME (base de données de modules de cours, adaptés aux besoins des différentes PME concernées), ces formations étant accessibles sur le poste de travail ou dans des centres locaux d'enseignement.

L'effort général de formation demeure trop maigre. L'avènement de la société de l'information et les transformations du contenu comme de l'organisation du travail qu'elle implique rendent pourtant urgente l'amélioration des conditions d'accès des travailleurs à la formation. Elles nécessitent également un enrichissement du contenu de celle-ci, qui ne peut plus se réduire à une simple adaptation au nouveau poste de travail.

Toutes les possibilités offertes par la société de l'information doivent être saisies.

L'enjeu est à la fois éducatif et industriel. Actuellement, un constat s'impose: la concurrence des Etats-Unis est particulièrement vive dans le multimédia en général et dans le multimédia éducatif en particulier. La faiblesse de l'Europe n'est pas liée à une insuffisance de créativité, bien au contraire. Mais les créateurs et les industriels européens sont confrontés à l'obstacle sérieux de la très grande fragmentation du marché qui résulte de la diversité culturelle et linguistique de l'Europe. De ce fait, les investissements consentis au niveau local, régional ou national sont difficiles à rentabiliser. Il convient donc de stimuler la conception de produits susceptibles d'atteindre une diffusion non seulement européenne mais aussi mondiale.

Il convient également que les enseignants soient mis en situation de pouvoir s'adapter aux nouvelles technologies et à ce qu'elles apportent en terme d'approches pédagogiques. Le rythme de pénétration du multimédia éducatif dans les écoles est encore trop lent. Il y a à cela de nombreuses raisons. La qualité pédagogique des produits aujourd'hui disponibles n'est pas encore suffisante pour inciter les enseignants à recourir aux multimédias. D'où l'importance du développement de logiciels éducatifs multimédia, que la Commission européenne soutient avec la mise en place de la Task-force "Logiciels éducatifs multimédisa". En outre, les enseignants ne disposent pas toujours des équipements suffisants en puissance et en quantité. Enfin, les enseignants ne sont pas, dans l'ensemble, suffisamment bien formés à l'utilisation du multimédia éducatif.

Dans la société de l'information, une autre question se trouve également posée. Comme l'a souligné le Comité des régions de l'Union européenne dans son avis sur "L'éducation et la formation face aux défis technologiques et sociaux: premières réflexions" (septembre 1995), l'enjeu est bien de "promouvoir l'égalité des chances en matière d'accès à l'éducation, en particulier entre hommes et femmes, et pour faire en sorte que les groupes défavorisés (tels que ceux des communautés rurales, les personnes âgées, les minorités ethniques et les immigrés) ne deviennent pas des citoyens de seconde classe par rapport aux possibilités d'accès aux nouvelles technologies et aux possibilités d'apprentissage".

La Commission considère qu'il existe encore trop d'inégalités dans l'accès à la formation et sur le marché du travail, et que les possibilités offertes par la société de l'information doivent être pleinement utilisées pour les réduire.

Il faut relever que les technologies de l’information permettront une croissance considérable de toutes les formes d’enseignement à distance, comme l'observait le Parlement européen dans sa résolution d'initiative de juillet 1993 sur l'apprentissage ouvert et à distance, sur la base du rapport de Madame D. Pack.  

Il faut évoquer à ce sujet l'expérience de l'Open University, qui a permis depuis plusieurs années le développement, à une grande échelle, de l'enseignement à distance.

• Enfin, des accès particuliers permettant à des populations marginales, ou exclues, de retrouver ensuite, soit un cycle de formation normal, soit une activité, doivent encore être développés. Le présent Livre blanc considère qu’il s’agit désormais d’une priorité. De nombreux efforts ont été réalisés dans les Etats membres pour mettre en place des filières spécialisées ou des mécanismes de rattrapage par l’action sociale. L’observation des résultats, en particulier, les difficultés de réinsertion sociale des jeunes et adultes concernés, conduit maintenant à penser qu’il convient de favoriser des dispositifs de deuxième chance, que l'Union européenne peut contribuer à soutenir, comme le propose, dans sa seconde partie, le présent Livre blanc.

b) Reconnaître la compétence acquise

Dans la société cognitive, l'individu doit pouvoir faire valider des compétences fondamentales techniques ou professionnelles, indépendamment du fait qu'il passe ou non par une formation diplômante, la pratique que l'on observe, par exemple, pour le permis de conduire, l'anglais (le test TEFL), les mathématiques (tests Kangourou). Chacun devrait pouvoir disposer, s'il le désire, d'une carte personnelle de compétences où seraient portées les connaissances ainsi validées.

Cela peut concerner certains savoirs fondamentaux dont la décomposition en niveaux est aisée (les langues, les mathématiques, des éléments de gestion, d'informatique, de droit, d'économie, etc.). cela peut concerner aussi des savoirs techniques qui sont évalués dans les entreprises (comptabilité, techniques financières, techniques de l'exportation, etc.) et même des savoirs professionnels plus transversaux (le sens de l'organisation, certaines capacités de décision, etc.). Le but est de permettre, par exemple, à une personne dépourvue de diplôme de se présenter devant un employeur en justifiant d'une compétence accréditée en expression écrite, en langue, en traitement de texte et en tableur et de susciter un intérêt pour la combinaison de compétences partielles bien maîtrisées qu'elle a su construire, même si elle ne dispose pas de la sanction qualifiante que donne le diplôme de secrétariat. D'autres exemples pourraient être donnés, par exemple pour les connaissances en gestion ou en informatique.

Pourraient également être généralisés, après expertise, certains dispositifs d'évaluation et d'accréditation des compétences adaptés à leurs besoins que de nombreuses entreprises européennes ont développés.

Ce système d'accréditation sur base volontaire, qui devrait être largement disponible en Europe et associer les universités, les chambres consulaires, les branches professionnelles, est bien entendu complémentaire au système du diplôme et ne saurait lui être substitué.

La mise en place de nouveaux modes de validation des compétences, telle qu'elle est proposée dans la seconde partie du présent Livre blanc, permettrait un certain nombre d'avancées vers la société cognitive.

c) Placer l'individu dans un réseau coopératif qui le soutient

Si l'individu peut de moins en moins s'en remettre à une institution unique pour développer son aptitude à l'emploi, il ne peut non plus être livré à lui-même. Toutes les expériences montrent que c'est par son insertion dans un réseau d'acteurs qui coopèrent qu'il trouvera le plus grand profit éducatif.

i) La coopération des institutions et des acteurs concernés.

Aujourd’hui, l'adaptation et l'amélioration des systèmes d'éducation et de formation doit être renforcée dans le cadre de partenariats: aucune institution et, en particulier, même pas l’école ou l’entreprise, ne peut prétendre à elle seule développer les compétences nécessaires à l’aptitude à l’emploi.

Au plus jeune âge, c’est la coopération entre l’école et la famille qui assurera le mieux l’acquisition des connaissances de base. De ce point de vue, une attention particulière doit être apportée au rôle de la famille, en particulier dans les milieux défavorisés. Les familles devraient être associées étroitement au fonctionnement des dispositifs de deuxième chance et bénéficier de programmes de soutien.

Plus tard, cette coopération doit se faire entre les établissements d'enseignement et l’entreprise. Dans de nombreux Etats membres se développent des formations en alternance, en particulier l’apprentissage, qui est la forme encore la plus performante de cette coopération. L’apprentissage devra être encouragé au niveau européen et des parcours d’apprentis rendus possibles entre les Etats membres. Dans ce but, le présent Livre blanc propose, dans sa seconde partie, de développer l'apprentissage au niveau européen.

D’une façon générale, il est souhaitable que puissent se développer des partenariats entre les entreprises et les établissements d'éducation.

De telles coopérations se développent, notamment grâce au concours de l'action communautaire (COMETT). On peut évoquer ECATA, projet transnational de formation aux technologies avancées dans le domaine de l'aéronautique, qui associe sept universités et onze constructeurs européens pour former des jeunes ingénieurs, cette formation étant validée par un diplôme. Le réseau Biomerit, quant à lui, regroupe trente-trois partenaires de sept pays européens-universités, entreprises, PME/PMI notamment- dans le domaine de la formation à la biotechnologie.

L’enjeu de la coopération entre les établissements d’enseignement et les entreprises est d’accepter que les entreprises soient des partenaires à part entière du processus de formation. Aujourd’hui, il n’est plus possible de considérer que le rôle de l’entreprise est uniquement celui de demandeur d’individus formés, ou de fournisseur d’un complément de formation. L’entreprise est désormais un producteur important de connaissances et de nouveaux savoir-faire.

Il faut enfin remarquer que l'évolution des processus éducatifs (notamment dans les domaines transversaux: environnement, santé, consommation) est de plus en plus accompagnée et soutenue par un partenariat très large: associations, collectivités territoriales, mouvements de consommateurs, agences spécialisées (tourisme, énergie, environnement).

ii) Un réseau qui enseigne et qui apprend.

Comme l'ont souligné Carnoy et Castells ("Sustainable Flexibility: A prospective Study on Work, Family and Society in the Information Age". School of Education Université de Stanford, Université de Berkeley, avril 1995), il s'agit aussi bien des coopérations qui se forment à l’intérieur des organisations, que des réseaux de coopération qui se constituent entre elles, ou sur des espaces localisés.

• Les réseaux de formation interne

On sait désormais que, dans l’entreprise, c’est la coopération au sein d’une équipe de travail responsabilisée qui permet l’amélioration de la qualité de la production. Les cercles de qualité, l’enrichissement des tâches, les conseils réunissant les travailleurs et les cadres gestionnaires et commerciaux, ont permis à ces collectivités de travail restreintes, d’apprendre et d’enseigner, ce qui a profité à chacun. Ces coopérations ont permis, à partir de l’expérience professionnelle, de transformer le savoir-faire automatique en capacité d’autonomie, c’est-à-dire en véritable savoir.

Elles se développent en dehors même du cadre des cercles de qualité. On peut citer le cas d'une grande entreprise de construction automobile européenne, où un problème de cloquage du toit des voitures a été réglé en confiant directement aux ouvriers l'observation statistique, la surveillance et l'analyse du phénomène (programme FORCE).

Ces coopérations commencent à modifier en profondeur la nature des actions de formation professionnelle menées dans l’entreprise, fréquemment dans le cadre de plans de formation à l'élaboration desquels participent les travailleurs et leurs représentants. Dans les entreprises les plus avancées et les plus performantes, elles sont de moins en moins organisées autour de l’acquisition de compétences liées à une tâche spécifique et même à un emploi bien défini. Lorsque cela est le cas, c’est généralement pour compléter la formation de jeunes qui entrent dans l’entreprise en n’ayant connu que le monde académique.

La pédagogie des établissements d’enseignement devrait également évoluer encore davantage dans le sens de la coopération.

Des réalisations sont néanmoins notables dans le domaine de l'éducation. Ainsi, "l'European School Project", qui a été mis en place par le Centre pour l'innovation technique et coopérative de l'Université d'Amsterdam, regroupe aujourd'hui 400 écoles. Il fonctionne suivant le principe du "télétrip" (ou télévoyage), projet éducatif conçu en collaboration par les enseignants et qui implique recherches d'informations, échanges de résultats, solution de problèmes. Depuis sa création, plusieurs centaines de "télétrips" ont eu lieu, dans plusieurs langues, avec la participation de milliers d'élèves.

Les réseaux de coopération externe

On observe, partout en Europe, des dynamiques territoriales (dans les technopôles régionales, les parcs scientifiques, les parcs technologiques, les technopôles multi-sites urbains) fondées sur des coopérations d’échange d’informations et d’apprentissage, entre des institutions de recherche, des entreprises, des établissements d’enseignement, et qui ne passent pas par le marché. Mobilisant tous les acteurs concernés, notamment l’Etat et les collectivités locales, ces réseaux locaux favorisent, là encore, l’aptitude à l’emploi des individus.

De même, les réseaux qui mobilisent tous les agents du développement local, notamment le tissu associatif, permettent souvent de trouver des emplois, certes de faible valeur ajoutée, mais qui permettent d'éviter l’exclusion. D’une façon générale, les réseaux d’insertion cherchent non seulement à donner des activités aux jeunes et aux exclus, mais aussi à leur apprendre à communiquer, à se rendre utiles, à changer de milieu d’appartenance. Ils le font pour des motifs altruistes, le plus souvent en dehors de toute considération professionnelle mais, ce faisant, ils acquièrent des compétences centrales pour la société cognitive.

L’échelon régional et local devient donc un échelon privilégié pour nouer des coopérations qui permettent de développer les aptitudes à l’emploi. Il permet, à la fois, de créer des emplois à forte valeur ajoutée, et de concevoir des politiques permettant de mieux intégrer les populations marginalisées. Enfin, c’est un moyen décisif pour généraliser la formation professionnelle et renforcer la cohésion de l’Union européenne.

On observe également le développement de réseaux locaux d'échanges de savoirs à travers l'Europe: en France, en Allemagne, en Autriche, en Belgique, en Espagne, en Suisse. Ces réseaux permettent à des personnes de partager des compétences et de se former mutuellement, suivant une sorte de "troc des savoirs", chacun étant tour à tour enseignant et élève. Les domaines d'échanges sont très variés et vont de l'informatique aux langues, en passant par les échecs. Il est à noter que ces réseaux sont généralement très impliqués dans des actions d'alphabétisation et de soutien scolaire. Cette expérience a inspiré la mise au point d'une méthode de gestion des compétences, fondée sur l'informatique et visant à développer la formation au sein d'un groupe, que plusieurs entreprises exploitent à titre expérimental.

IV. Les voies de l'avenir

Le problème crucial de l'emploi, dans une économie en mutation permanente, amène inéluctablement les systèmes d'éducation et de formation à évoluer. Il s'agit bien de mettre la recherche d'une formation adaptée aux perspectives de travail et d'emploi au coeur des préoccupations.

La nécessité d'une telle évolution est entrée dans les esprits: la meilleure preuve en est la fin des grandes querelles doctrinales sur la finalité de l'éducation.

La question centrale est d'aller vers une plus grande flexibilité de l'éducation et de la formation, permettant de prendre en compte la diversité des publics et des demandes. C'est sur un tel mouvement que doit, en priorité, s'engager le débat à l'intérieur de l'Union.

D'ores et déjà, des réponses à cette question s'esquissent dans les Etats membres, dans le cadre de la diversité de leurs systèmes éducatifs.

Ces efforts d'adaptation sont voués à se poursuivre et à s'intensifier, en particulier vers trois évolutions majeures: l'autonomie des acteurs de la formation, l'évaluation de l'efficacité de l'éducation, la priorité accordée aux publics en difficulté.

A. La fin des débats de principe

La conception des missions des systèmes éducatifs et de formation, leur organisation, le contenu des enseignements, voire même la pédagogie, ont fait l'objet de débats souvent passionnés.

La plupart de ces débats paraissent aujourd'hui dépassés.

• Culture générale et formation à l'emploi ont cessé d'être opposées ou séparées. L'importance des connaissances générales nécessaires pour maîtriser les savoirs professionnels est de plus en plus reconnue.

• Les passerelles entre l'école et l'entreprise se sont développées. Cela montre que les barrières culturelles ou idéologiques qui séparaient l'institution éducative et l'entreprise se défont au bénéfice des deux institutions. Suivant les Etats membres et leurs traditions, ce rapprochement, ou cette coopération, se manifestent pendant la formation initiale ou à travers la formation permanente.

• Le principe de l'égalité des droits en matière d'éducation est de plus en plus apprécié en termes d'égalité des chances. Des discriminations positives en faveur des publics les plus défavorisés sont maintenant acceptés pour prévenir l'échec scolaire.

• L'avènement de la société de l'information, après avoir inquiété le monde de l'enseignement, a révélé de nouvelles demandes d'éducation et de formation et a commencé à renouveler les approches pédagogiques. Il a aussi permis le développement des contacts et des liens entre enseignants et établissements, notamment à l'échelle européenne.

B. La question centrale: vers une plus grande flexibilité

Les structures actuelles des institutions éducatives et de formation doivent s'adapter pour faire face à la diversité des publics et des besoins.

Faites pour éduquer et former le citoyen ou le salarié destiné à un emploi permanent, ces institutions sont encore trop rigides, même si des établissements et des enseignants tentent des expériences de renouvellement encore trop isolées les unes par rapport aux autres.

Or, c'est bien sur la voie de la flexibilité qu'il leur faut s'engager, pour s'adapter à une demande sociale à la fois toujours plus forte et plus diverse.

Comment y parvenir? Il est urgent d'en débattre, à partir des grandes questions qui se posent aujourd'hui:

• Comment concilier le développement de la scolarisation et l'accès du plus grand nombre à l'enseignement supérieur avec la recherche de la qualité dans l'éducation ?

• Comment adapter les missions de l'éducation à la diversité des demandes, alors que subsistent encore certaines réticences à différencier les publics ?

• Comment défendre et améliorer le statut des enseignants et des formateurs tout en les incitant à satisfaire la multiplicité des besoins de la société cognitive ?

• Comment préparer les enseignants et les formateurs à l'évolution des missions éducatives et à la transformation des outils pédagogiques ?

• Comment créer les conditions de la formation tout au long de la vie, c'est-à-dire l'accès permanent au renouvellement des connaissances et à l'acquisition de nouveaux savoirs?

C. Les réponses en cours dans les Etats membres

Des évolutions significatives se manifestent d'ores et déjà dans toute l'Europe. Les systèmes éducatifs cherchent tous à développer la qualité, à faire évoluer les formations, à rendre continue l'éducation et la formation tout au long de la vie, à améliorer l'affectation des financements.

1. La recherche de la qualité

Dans l'éducation initiale, on observe un recentrage sur l'acquisition et la maîtrise des compétences de base, en particulier sur les trois disciplines fondamentales que sont la lecture, l'écriture et le calcul. L'apprentissage des langues étrangères se généralise, de même que l'initiation aux technologies de l'information.

A l'intérieur ou à l'extérieur du système éducatif institutionnel, des expériences de pédagogies innovantes sont développées par des enseignants et des formateurs. A l'école, il s'agit de méthodes comme, par exemple, celles des mouvements Decroly en Belgique, Steiner en Allemagne, Montessori en Italie, Freinet en France. Pour les adultes, se développent également des actions novatrices, telles que celles conduites par les universités populaires, ou "l'Outdoor Education" développée en Grande Bretagne, qui propose des exercices ou des pratiques transformant le contenu de la formation continue traditionnelle en visant l'adaptation des comportements plutôt que la connaissance abstraite.

Toutes ces expériences montrent qu'une réelle capacité créatrice existe parmi les enseignants et les formateurs, qui ne demande qu'à s'exprimer et à se développer. Les formateurs sont généralement en avance des systèmes éducatifs: c'est parmi eux que l'on trouve les précurseurs de la société cognitive.

Dans les niveaux d'étude plus élevés, la tendance à la prolongation des études, l'élargissement de l'accès aux études supérieures sont un gage manifeste d'augmentation de la qualité d'ensemble du capital humain. Se pose néanmoins dans tous les systèmes d'enseignement supérieur la question de pouvoir traiter cet afflux nouveau tout en maintenant le niveau des diplômes.

2. La recherche de nouveaux modes de qualifications

Tous les Etats membres considèrent comme centrale la question des liens entre l'éducation et la formation professionnelle. Certains Etats membres s'efforcent d'assurer l'acquisition des compétences de base au sein même de l'éducation selon une logique d'éducation professionnelle mettant l'accent sur l'apprentissage. Certains d'entre eux, choisissent un jumelage étroit entre l'école et l'entreprise. Le souci est de placer les jeunes concernés en "situation de travail" tout en maintenant la qualité des enseignements. D'autres Etats membres préfèrent repousser la phase de formation professionnelle initiale au-delà de cette période.

L'implication des entreprises et des partenaires sociaux dans l'organisation de la formation initiale et de la transition des jeunes vers la vie active apparaît comme une tendance établie, notamment sous la forme de formations en alternance (incluant la formation "duale" par exemple).

Certains Etats membres cherchent à développer des dispositifs de rattrapage ou de "garantie formation" dont l'objectif est de redonner aux jeunes accédant au marché du travail sans qualification l'opportunité d'acquérir les compétences de base et professionnelles indispensables.

La question des processus de certification, de validation et de reconnaissance des compétences acquises, notamment de celles acquises en situation de travail, est au centre de débats dans plusieurs Etats membres, les processus traditionnels apparaissant souvent trop formels et rigides.

3. Le développement de la formation continue

La notion de compétences clés se généralise à l'ensemble des formations. Les métiers et les qualifications deviennent plus flexibles. Tous les Etats membres considèrent que la séparation entre l'éducation et la formation professionnelle devient de moins en moins assurée.

Il convient de noter que le développement massif des phénomènes d'exclusion et les perspectives démographiques à moyen terme amènent la plupart des Etats membres à faire de l'éducation des adultes un terrain privilégié d'initiative et de développement, particulièrement au niveau local.

Dans plusieurs Etats membres, des dispositifs de formation se développent selon une approche paritaire de discussion, de négociation et même de gestion des problèmes de la formation entre les partenaires sociaux. Compte tenu de la mixité de certains problèmes - par exemple, formations en alternance, accords sur le temps de travail et possibilité d'y intégrer la dimension formation - la voie d'