| 48. E' affidabile la crittografia? | La crittografia, nota
anche come crittazione e cifratura, è una
tecnica assolutamente efficace che risale ai tempi di Giulio Cesare. Nel corso
dei secoli è stata più volte ripresa ed aggiornata. Spesso è stata al centro di episodi romanzeschi
sullo sfondo di conflitti
bellici. Nell'ultima guerra mondiale ebbe un ruolo di assoluta rilievo. Gli Uffici di
Cifratura specializzati nell'intercettazione e nell'interpretazione dei
messaggi nemici, giocarono un ruolo decisivo. Sia da parte dei tedeschi che da parte degli
alleati furono messe a punto tecniche assai sofisticate. Il confronto tra
Eclipse (macchina per crittare inventata in Germania) e Colossus (il
sistema elettronico inglese per decrittare) è venuto progressivamente
alla luce con gli anni settanta. La crittografia rientrava prepotentemente sulla scena intorno al 1974 con i primi delitti informatici. I pochi computer, circondati agli inizi da una aura di futurismo e di astrazione, avevano tenuto lontano i male-intenzionati. Il grande boom del settore, tra gli anni sessanta a settanta aveva portato un sistema in ogni azienda, in ogni istituto, in ogni organizzazione e la diffusione dei centri di calcolo cominciò ad essere una occasione per commettere reati. Le case costruttrici corsero ai ripari e lanciarono una serie di contromisure per proteggere i computers ed i loro dati. Si cominciò con il controllo degli accessi (fino allora chiunque poteva entrare in un centro di calcolo e manomettere la macchina), si spostarono i centri in zone isolate e più sicure di fronte a possibili attacchi terroristici. Tra le varie misure protettive venne ripresa a crittografia. Il motivo di questo excursus storico è molto semplice: dimostra che questa tecnica non è affatto nuova ma semplicemente è stata ripresa e perfezionata. Come già succedeva nel passato, la crittazione ha una collocazione molto precisa: protegge l'informazione che passa da una zona all'altra oppure viene depositata per un lungo un periodo di tempo. Situazioni in cui non si può escludere l'acquisizione da parte di terzi. La crittazione non impedisce l'atto doloso. Non esclude che persone non autorizzate o nemici possano trafugare l'informazione ma, preso atto di questa possibilità, la vanifica alla radice. Infatti codifica l'informazione con un metodo segreto quindi, passato il pericolo, la ripristina nella forma originaria. Ad esempio la parola ROMA viene crittata come E4T7, quindi viene riportata nella sua versione originale. Chi intercetta E4T7 possiede qualcosa di indecifrabile e quindi inutile.
Nella risposta 31 abbiamo spiegato come le informazioni digitali si distinguono l'una dall'altra mediante metodi combinatori (a differenza di quelle analogiche che si differenziano con secondo criteri qualsiasi) dunque la crittazione sovverte la struttura dell'informazione digitale mediante complicate combinazioni. L'algoritmo di regola lavora con una chiave, la quale determina il risultato, cioè produce una cifratura diversa a seconda della chiave adottata. Cambiando la chiave cambia risultato, dunque nella ricostruzione si deve usare la stessa chiave al fine di riottenere il messaggio originale. Gli algoritmi crittografici sono doppi perché uno lavora nella fase di cifratura ed il secondo nella decifratura. Ce ne sono tantissimi e tra i più noti c'è il DES (Data Encryption Standard), apprezzato come standard internazionale. Gli algoritmi ovviamente operano a livello binario e l'operazione piu' apprezzata per "mischiare" i bit è l'OR-esclusivo il quale segue questa tabella; da non confonderlo con l'OR usuale il quale nell'ultima riga produce 1 invece che 0.
Per dare un'idea di come funziona un algoritmo crittografico supponiamo che si debba cifrare 01000001 (= lettera "i") mediande la chiave 11010100. Per semplicità decidiamo che la cifratura che la decifratura operino soltanto con l'OR-Esclusivo.
Usando la tabellina di sopra si ottiene 10010101 (= lettera "r") che è irriconoscibile. Una volta passato il pericolo viene riportato nella forma originale sempre usando la chiave 11010100. Di regola l'algoritmo crittografico è conosciuto ed in pratica l'elemento che assicura la segretezza del messaggio è la chiave. A causa della sua importanza, viene cambiata molto spesso e di conseguenza diventa l'elemento sensibile e più delicato di tutto il sistema. Il nemico o una persona non-autorizzata cercherà di trafugare la chiave ed il resto diventerà un gioco da ragazzi. Sono state fatte ricerche per ovviare a questo problema cruciale e dopo anni di studi si è trovato il modo di trattare la chiave apertamente senza per questo mettere a rischio la cifratura. Come possa funzionare è presto detto. L'algoritmo utilizza per la crittazione due elementi diversi: F e V il primo è privato e fisso, il secondo pubblico. Gli utenti si scambiano V senza alcuna cautela, mentre sono ben accorti nel maneggiare F che è essenziale per interpretare il messaggio. Il termine crittazione a chiave pubblica è dunque paradossale perchè c'è comunque l'elemento segreto F in mano agli interlocutori. Oggi la denominazione viene accettata per dividerla dai metodi classici che hanno l'unico elemento F e si chiamano crittazione a chiave segreta.
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