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Negli anni
pionieristici la comunicazione tra l'uomo ed il computer era ridotta al minimo,
e per giunta presentava uno stile oscuro. Si usava un linguaggio enigmatico
e le espressioni sembravano cifrature da controspionaggio. Il crescente
successo dei personal computers negli anni settanta ed ottanta accentuò il
bisogno di chiarezza in modo prepotente. Oggi con l'ampliarsi del web, gli
esperti di Human-Computer Interface
(HCI) fanno concorrenza
alla più suggestiva comunicazione televisiva.
Nel 1990 un certo Jackob Nielsen,
partendo dall'analisi statistica di più di duecento difetti di usabilità incontrati
nella pratica quotidiana, ricavò dieci regole. Le cosidette euristiche
di Nielsen
intendevano dare una guida semplice e chiara per disegnare una
buona interfaccia e/o per valutarla una volta che è stata creata. In breve
chiedono questo.
Per arrivare alle obbiezioni del suo professore, c'è da dire che questo
elenco ha un difetto d'origine, anzi ne ha più di uno. In conclusione gli ingegneri, che per definizione
hanno poca fantasia, si lasciano guidare da Nielsen. Si potrebbe dire:
meglio questo che niente. I creativi guardano il decalogo con un sentimento di
compassione, perché capiscono quanto esso sia elementare.
L'intero episodio è una ulteriore interessante illustrazione della scarsa cultura
che regna nel settore informatico che mi pare ben tratteggiata da Fabrizio
Comolli:
anno 2005 |
101. Due domande:-1°) l'usabilità delle interfacce, rispondendo con le euristiche di Nielsen, il prof. ha detto che non andava bene, mi può dire cosa sono? |
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102.- 2°) Cos'è la
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Innanzi tutto
introduciamo il concetto di
linguaggio formale (es.
Pascal, Prolog) il quale viene creato dagli esperti secondo un preciso piano.
Esso si distacca dal
linguaggio naturale (es.
l'italiano, l'inglese, il francese ecc.) il quale viene creato da una
comunità umana al di fuori di uno specifico progetto. Pieno di improvvisazioni ed invenzioni, il linguaggio naturale presenta equivoci e contraddizioni. Il linguaggio formale (che talora prende in prestito le parole dall'altro) segue regole esplicite che non ammettono eccezioni e non consentono sinonimi e omonimie, cioè ogni termine ha un solo significato e mai due o tre. Il valore di una frase è assolutamente privo di ambiguità o di sfumature, ed è sempre possibile determinarne la correttezza. Il linguaggio naturale è un sistema aperto e creativo, che si rinnova continuamente, divenendo così inesauribile e con un grande potere espressivo. Un linguaggio formale è, invece, per la sua stessa natura, chiuso con un potere espressivo molto limitato.
La grammatica è l'insieme di regole che definiscono un linguaggio. La grammatica del linguaggio naturale viene dettata 'a posteriori' poiché, come abbiamo detto, il linguaggio è spontaneo. Viene invece stabilita 'a priori' per il linguaggio formale. La lingua parlata la fanno i popoli, ed i vocabolari ne rilevano gli orientamenti. Le grammatiche sono descrittive mentre quelle dei linguaggi formali sono rigidamente normative.
La
grammatica comprende due sezioni principali: la
sintassi e la semantica.
La scelta delle parole e delle frasi viene
guidata da
regole esatte che nel loro insieme formano appunto la sintassi. Essendo rigida e
razionale la sintassi di un linguaggio formale può
essere definita mediante un metalinguaggio
(vedi 50). Le caratteristiche dei
due linguaggi che appositamente abbiamo messo in opposizione dovrebbero
aiutare il lettore che ha posto la domanda.
anno 2005 |